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SULLA RIVA DEL FIUME

17 Set

SULLA RIVA DEL FIUME…

Il signor Hu Li Feng era un ricco possidente della Cina imperiale.

Giunto verso i cinquant’anni, quando era nel pieno del suo potere economico e politico, s’accorse, però, che qualcosa stava cambiando: le vecchie tradizioni, l’ordinamento politico e sociale, stavano scivolando pericolosamente verso un lassismo che avrebbe portato alla distruzione di tutto ciò in cui lui aveva creduto e in cui credeva tuttora.

Non esisteva più il rispetto dovuto a quelli della sua casta, non c’era più in nessuno, o quasi, il senso del dovere e delle gerarchie.

Di questo parlava, questo voleva far capire nelle riunioni fra coloro che appartenevano al suo ceto, alla sua casta.

Ma, purtroppo, c’erano i giovani, sempre così irrequieti, sempre pronti a dimenticare i vecchi tempi e ciò che era stato loro tramandato dai vecchi.

Sovente le discussioni diventavano aspre ed anche nel modo di discutere, non c’era più il rispetto della dignità altrui.

Successe un giorno che un altro possidente, suo vicino, durante una discussione, lo offese in maniera pesante, giungendo a deriderlo in pubblico, davanti anche a delle persone di ceto inferiore al suo.

Un tempo quella sarebbe stata un’offesa da lavare col sangue, avrebbe richiesto un duello con la spada, arte in cui Hu Li Feng era un maestro, ma adesso i duelli erano stati vietati.

Il suo contendente, Zhang Rui Chang, arrivò anche a chiedergli scusa, ma lui seguiva il vecchio adagio (un po’ tutta la sua vita era impostata sui proverbi) secondo cui il saggio perdona, ma non dimentica.

Così volle seguire alla lettera l’altra massima che diceva: “Siediti sulla riva del fiume e aspetta: prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”.

La sua cocciuta ottusità gli ottenebrava la mente al punto da non saper riconoscere la metafora contenuta nei proverbi e nelle massime; chiaramente quella a cui s’ispirava, voleva significare che, o prima o poi arriva il momento della rivincita, ma lui non sapeva guardare oltre pochi concetti obsoleti, fra i quali dominava uno su tutti: l’onore.

Così riunì i suoi servi e contadini e ordinò loro di portare un letto e una stuoia sulla riva del fiume, di costruire un riparo per il sole e la pioggia per lui e una casupola di carta di riso per i servi prescelti che avrebbero dovuto assisterlo, accudirlo e nutrirlo.

Ci vollero solo pochi giorni per approntare il tutto secondo i suoi ordini, dopo di che Hu Li Feng si sedette sulla stuoia a gambe incrociate, in attesa di veder passare il cadavere di Zhang Rui Chang: solo così avrebbe avuto soddisfazione della grave offesa subita.

Era quello, oramai, l’unico scopo della sua vita.

Sua moglie pianse e lo supplicò di desistere da quell’insensatezza; i suoi figli non dissero, invece, nulla, perché a loro non era concesso esprimere opinioni.

La cosa funzionava così: lui avrebbe vegliato tutto il giorno, mentre la notte, durante il suo breve riposo, un servo, a turno, avrebbe dovuto osservare il fiume alla luce delle torce ed avvisarlo se fosse per caso passato un cadavere ed in particolare quello del suo nemico.

Passarono i giorni, i mesi, gli anni; Hu Li Feng vide passare lo splendido pesce imperatore, animale rarissimo di cui, si diceva, esistessero solo dieci esemplari al mondo, ma la cosa non lo emozionò: non era quello che lui aspettava.

Ci furono battaglie, guerre, sì, perché i tempi stavano cambiando, e vide passare molti cadaveri di soldati; a quella vista i servi e le donne che lo accudivano, piansero per tanto sangue versato, per tante giovani vite sprecate, ma lui rimase impassibile, troppo compreso dal suo compito ad attento ad individuare in quei volti, spesso gonfiati dalla decomposizione avanzata, le fattezze dell’uomo che aveva osato metterlo in ridicolo.

Altro tempo passò: giorni, mesi, anni.

La guerra finì e c’erano stati altri cambiamenti che il signore di quelle terre non avrebbe capito, non avrebbe condiviso, ma che non avrebbe mai conosciuto, perché la sua mente e la sua attenzione erano altrove.

Il tempo passava, i suoi capelli incanutivano, la sua barba cresceva a dismisura.

Il suo volto, un tempo nobile e altero, era ora quello di un vecchio cocciuto e ostinato nella sua vendetta.

L’uomo aveva oramai perso tutti i denti, le sue guance erano scavate e i suoi occhi malati dal troppo scrutare il fiume e i suoi riflessi in attesa di un evento improbabile.

Per quanto ne sapeva lui, l’uomo che odiava avrebbe anche potuto esser morto e sepolto da anni.

Una notte il servo di guardia lo svegliò: nella lenta corrente dell’ampio fiume, si stava avvicinando un cadavere; il cuore balzò nel petto di Hu Li Feng che scattò a sedere stropicciandosi gli occhi cisposi per avere una visione migliore.

Il cadavere, che viaggiava a testa in giù, fu girato con delle pertiche dagli altri servi, accorsi ai suoi ordini, ma era solo un mendicante.

Il servo che l’aveva svegliato per nulla fu fatto frustare.

Nella casa di Hu Li Feng erano successe molte cose: sua moglie era morta, il suo primogenito aveva assunto il comando dei contadini e dei servi e diversi nipoti erano venuti al mondo: lui non avrebbe mai saputo nulla di tutto ciò.

Venne anche il giorno che il nuovo signore del feudo, stanco della follia da vecchio mentecatto del padre, richiamò a sé tutti servi e l’uomo rimase solo sulla riva del fiume: solo, ma anche vecchio, malato e senza più nessuno a dargli il cambio durante il riposo e a portargli il cibo.

Così imparò a non dormire più, perché non poteva permettersi di perdere l’eventuale momento della rivincita.

Imparò a nutrirsi di radici, di insetti, di ciò che poteva avere dalla natura senza dover lasciare il suo posto d’osservazione.

Gli anni erano passati in quantità anche per Il signore Zhang Rui Chang: ora anch’egli era un vecchio con poca salute, ma a differenza dell’altro, lui aveva vissuto la sua vita, con gioie e dolori, aveva conosciuto i propri nipoti e, soprattutto, aveva totalmente rimosso la sua discussione di tanto tempo prima, un’eternità, con Hu Li Feng.

Zhang era cieco, camminava col bastone e, un giorno, durante una passeggiata, ebbe un malore, cadde dal ponte dentro al grande fiume e annegò.

Molte leghe più a valle, Hu Li Feng vegliava e osservava l’acqua che scorreva, lenta come il tempo.

Qualcuno passò di là: “Ehi, tu, non ti ricordi di me?” lo apostrofò.

Hu Li Feng si girò a guardarlo.

Oh, scusa – disse il passante – ti avevo scambiato per uno che mi doveva del denaro. Ti chiedo umilmente scusa per essere stato sgarbato e inopportuno”.

Il signore, il vecchio signore, accettò le scuse: è così che ci si rivolge a una persona, con deferenza e rispetto, non come quello là… e ricominciò a scrutare la corrente a monte.

Ma mentre lui si era girato per dar retta allo sconosciuto, il cadavere di Zhang era passato a pochi metri da lui, gli occhi ciechi spalancati e rivolti al cielo, sorpreso dalla propria morte.

Hu Li Feng non lo vide, e riprese ad aspettare…

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Pubblicato da su settembre 17, 2011 in Racconti

 

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