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IL GIORNO DELLE PULIZIE

IL GIORNO DELLE PULIZIE

Un qualunque giorno d’estate col suo calore umido che ti si appiccica addosso, le ferie già iniziate, giornate di tempo libero da impiegare in qualche modo, se solo uno ne avesse le forze e la voglia, magari facendo alcune cose rimandate da tanto, troppo tempo.

Una, la prima, viene suggerita dal caos che c’è in casa e non solo dentro quella: è, forse, il giorno e il momento giusto per fare pulizia, per buttare via parecchia roba che è oramai inutile, anche se tutta porta con sé una sua storia e dei ricordi.

Certo che guardare quel disordine, quell’ammasso di cianfrusaglie era scoraggiante: era come decidersi a svuotare un lago con un setaccio bucato.

Del resto se mai s’inizia…

C’era quel cumulo, anzi quei cumuli, di vecchie riviste, per lo più dedicate a videogiochi obsoleti, dimenticati, testimoni di imagesun’epoca e di un’età in cui c’era la voglia di giocare, di credere di essere ancora in quel momento della vita in cui si ha il tempo e il diritto di farlo.

Oramai le consolle a cui si riferivano erano solo pezzi ambiti dai collezionisti, mentre i ragazzini non ne conoscono più né il nome, né la storia, né il battito del cuore nello scoprire quelle ingenue meraviglie che, allora, sembravano il massimo della perfezione e del realismo: via!

Via tutte, senza soffermarsi a guardarle, a ripensare alla storia della propria vita, ai momenti legati a quell’ammasso di carta polverosa.

Una, due, dieci borse di plastica piene di storia personale, e di denaro speso, vanno a finire nei cassonetti condominiali bianchi, quelli per il riciclo della carta.

Forse quei pazzi collezionisti di elettronica da museo ne inorridirebbero, ma oramai la decisione è presa.

Piani di scale, sudore che scurisce la maglietta, ma poi un angolo di casa, un paio di ripiani di libreria, sono liberi: forse nessuno se ne accorgerà, ma è sempre così l’inizio dell’ordine e delle pulizie definitive.

Sotto la libreria della sala ci sono un paio di vecchie cassette, ex confezioni regalo di liquori di un tempo in cui si ricevevano i regali.

Dentro queste ci sono lettere, pacchi di lettere (ora si usano gli s.m.s.): questo vuol proprio dire che si fa parte di una preistoria vecchi computerante-tecnologica!

Forse alcuni francobolli si potevano recuperare per la vecchia collezione, forse qualcuna sarebbe stato anche bello rileggerla… ma no! Via, via anche tutte quelle, senza rimpianti, anzi, con tanti rimpianti, ma senza ripensamenti.

Altre scale, altre borse nei cassonetti che ora non si chiudono più.

Per oggi basta! Sudore, caldo, stanchezza, malumore per quel doloroso separarsi dalla propria vita che, forse, da oggi non avrà più un passato e non è certo che abbia un futuro.

Un altro giorno uguale a un altro giorno; un lavoro da continuare, ma chi ne ha voglia?

Altri giorni, la voglia di finire, la voglia di non farlo mai, di sparire nel nulla perché qualcun altro lo faccia per noi.

No, nessun altro deve avere accesso a quel passato: la vita, le cose belle e brevi e quelle tristi e infinite.

Allora, forza! Un altro sacrificio di tempo inutile, per liberare un angolo di casa, un piano di libreria, una cartella di archivio della propria vita, vissuta in un’eternità e gettata in un attimo.

A chi tocca? I libri no, quelli mai, lo stesso i dischi e i CD.

Forse un po’ di quegli accumuli di vecchi computer non più funzionanti, di monitor monocromatici, che hanno conservato di tanti colori un viola malinconico o un rosso di rabbia o un giallo di tristezza.

Casa – cantina – casa – cantina e stavolta si potrà spazzare quel pezzo di pavimento che da anni non vedeva la luce.
Forse i collezionisti… Basta rimpianti: è così bello un po’ di ordine!

Ordine o vuoto?

Certo adesso non resta molto da buttare.

11430071-pile-of-multicolored-clothes-on-white-background-Stock-Photo-clothes-folded-laundryCome non resta molto? Armadi pieni di vestiti fuori moda e, soprattutto, fuori misura.

Per anni lo stesso pensiero: da domani inizio la dieta, rincomincio a correre, torno in palestra e, cari miei, riuscirò ad indossarvi di nuovo…

Cinque, sei, dieci, quindici sacchi per le organizzazioni caritatevoli, così verranno buoni per qualcuno che ne ha bisogno, ma poi le organizzazioni li vendono agli ambulanti che li rivendono come usato ricondizionato, così si getta il proprio e si acquistano i ricordi e il passato di qualcun altro.

Ora occorre lasciar passare un altro po’ di tempo.

Tanto, adesso, il lavoro fatto si vede: ciò che prima era su sedie e poltrone, ora sta negli armadi, ma così la casa sembra ancora più vuota…

Già, perché ti hanno lasciato tutti a turno, ti hanno lasciato solo con oggetti che ora stai eliminando dalla vita passata e che non entreranno in quella futura che inizierà domani.

È il momento di una pulizia più fine, più dolorosa, che ferisce come un bisturi.

Un’agenda piena di indirizzi di persone, non di cose, ma persone sparite come le cose, lasciando un vuoto che nessuno altro riesce a vedere né, tanto meno, a capire.

Previdentemente i nomi erano stati scritti a matita e così è più facile cancellarli.

Fornitori, artigiani, ex compagni di scuola, colleghi di lavoro, amici, parenti.

Di che colore è il cassonetto degli affetti?

In qualche luogo del mondo forse ora qualcuno sta cancellando con una gomma semi-nuova il tuo nome da una vecchia agenda.

Spazio, spazio per nomi che non saranno mai più scritti, per compagni, colleghi, amici che non avrai mai più.

Giorni di lavoro che sfiniscono più l’anima che il fisico, ma ormai c’è quella frenesia di finire, perché quando si comincia ad 28587f547d7204922fdbc6d4cccc383e_origestirpare il tumore che fa male, tanto vale terminare il lavoro ed arrivare alla radice.

In realtà non c’è molto altro da fare: ora l’ordine e il vuoto sono proprio palesi, poi basterà una passata di straccio e di detergente.

Per l’anima ci vorrà ben altro.

I due cellulari, ecco, testimoni di un’epoca più vicina.

Una rubrica elettronica da ripulire.
“Ti lascio il mio numero di cellulare, così ci sentiamo”.
“Il mio numero ce l’hai, io ho il tuo, così non ci perdiamo di vista”.

Questo: via! Cancello? domanda cortese il telefonino.

Basta premere “sì”.

Poi ancora, poi ancora.

Rimangono solo i numeri di emergenza e poco altro.

Si cancella il nome, si cancella il ricordo, si elimina il rimpianto.

Un qualunque giorno d’estate col suo calore umido che ti si appiccica addosso, le ferie già iniziate, giornate di tempo libero da impiegare in qualche modo, se solo uno ne avesse le forze e la voglia, magari facendo alcune cose rimandate da tanto, troppo tempo.

Oramai, però tutto è stato fatto: che resta?

Resta solo il tempo per abbandonarsi, finalmente al pianto, alle lacrime.

Chissà di che colore è il cassonetto delle lacrime?

Solo! Ma con una vita ripulita dai ricordi e dal dolore e, forse, pronta a ricominciare daccapo.

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Pubblicato da su maggio 25, 2015 in Racconti

 

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COMUNICAZIONE LIBRI

COMUNICAZIONE LIBRI

 

Qui ci sono un centinaio di racconti, ma quelli che ho scritto sono oltre 300, raccolti in 16 sillogi. per pubblicare la numero 17 devo recuperare un po’ delle spese. chi fosse interessato all’acquisto di uno o più volumi, trova l’elenco qui, nel blog. per milano consegno a mano, ci si trova da qualche parte. per le altre città al prezzo di copertina va aggiunta la spedizione: non so il costo, ma ci si può informare in posta – tariffa “pieghi di libri” peso fra i 200 e i 250 g.

Potete fare le ordinazioni con P.M. su facebook.

Grazie a tutti coloro che vorranno sovvenzionare il mio lavoro

 
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Pubblicato da su marzo 1, 2012 in Uncategorized

 

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Base artica (Bear)

Ufficialmente la base artica “bear” era un centro studi meteorologici di cooperazione internazionale.
In realtà esso era una copertura e da qui venivano controllati numerosi satelliti spia.
Ogni sei mesi il personale veniva avvicendato, un po’ per le condizioni climatiche estreme, un po’ perché gli stessi addetti alla base non sapessero troppe cose della sua attività.
Comunque nel centro studi c’era ogni comfort: le pareti erano coibentate, c’erano pannelli solari che garantivano energia e calore e c’era anche una sala ritrovo con tavolo da biliardo, televisore, lettore DVD e centinaia di film a disposizione del personale.
In un capannone attiguo all’edificio principale erano stipate le scorte: cibi in scatola, cibi surgelati, materiale di consumo quale lampadine, batterie eccetera.
In una baracca più piccola, ma comunque riscaldata, c’erano una serie impressionante di attrezzi da lavoro e il riscaldamento era dovuto al fatto che se qualcuno avesse preso con la mano nuda un oggetto di metallo, a quelle temperature avrebbe perso la mano.
C’erano, ovviamente, anche fucili e munizioni per difendersi da possibili attacchi degli enormi orsi bianchi che, assieme alle foche, rappresentavano i soli altri esseri viventi nel raggio di decine di chilometri.
Quel semestre c’erano dieci addetti alla base, alcuni dei quali con compiti fittizi: c’era un biologo, un meteorologo, un geologo, un paleontologo, ma c’era anche un cuoco molto bravo.
Gli altri erano i veri esperti dei sistemi di controllo e osservazione: da lì riuscivano a riprendere la targa di un’automobile che passava col rosso a migliaia di chilometri di distanza.
Ovviamente lo scopo della base non era il controllo del traffico, ma un complesso lavoro d’intelligence che consentisse l’individuazione di terroristi e il controllo del blocco militare orientale (soprattutto di Corea del Nord e Iran).
Diversi attentati terroristici erano stati sventati grazie a “Bear e ad suoi addetti.
Malcom aveva solo diciannove anni e si era arruolato in marina per sfuggire a una situazione di degrado familiare del quale non amava parlare; alla base aveva il compito di semplice inserviente e attrezzista.
Era anche quello che aveva la responsabilità dei magazzini e di quanto vi era contenuto.
I semestri di permanenza erano organizzati in modo che ognuno avesse un trimestre di luce e uno della terribile notte polare; in qualsiasi altro modo un turno avrebbe avuto solo buio e uno solo luce.
Qui il tempo assumeva una durata che pareva essere differente da quello normale, per cui il semestre pareva, in effetti, essere molto più lungo.
Ma anche quello, alla fine finì.
I dieci addetti videro con sollievo arrivare, alla data stabilita, l’enorme sagoma della rompighiaccio che portava il cambio, solo che quella volta il cambio non ci fu.
C’erano stati problemi nell’addestramento dei sostituti che non erano ancora pronti, così in nove sarebbero partiti, ma uno doveva restare a sorvegliare la base e inventariare i nuovi rifornimenti: come non bastassero quelli che già c’erano!
Toccò a Malcom rimanere, ma gli garantirono che si sarebbe trattato solo di un paio di settimane.
In cambio avrebbe avuto un’interessante gratifica e una licenza.
Il ragazzo accettò di buon grado: in effetti due settimane, seppur da solo, senza troppo lavoro da fare e molto tempo a disposizione per vedersi film o pescare con la piccola canna da ghiaccio che si era comperata prima di partire, non erano poi la fine del mondo.
Con un po’ di malinconia vide la poppa della nave farsi più piccola e sparire.
Subito si mise al lavoro per sistemare i nuovi rifornimenti: se si fosse sbrigato, avrebbe avuto poi solo tempo per fare ciò che gli pareva.
Era stata consegnata anche una cassa di libri, le ultime novità editoriali, e lui adorava la lettura.
I primi giorni passarono abbastanza veloci con il lavoro e un po’ di svago.
Poi, terminati i suoi compiti, le giornate divennero un po’ più noiose.
Fortunatamente non era un periodo di tempeste, per cui poteva passare anche un po’ di tempo all’aperto, spesso col binocolo per osservare l’orizzonte nell’eventualità che la nave col cambio avesse anticipato di un po’ il suo arrivo.
Anche se il tempo era buono, ci dovevano essere delle tempeste magnetiche, perché da un paio di giorni non riusciva più a captare né la televisione, né le comunicazioni radio.
Anche le immagini dei satelliti arrivavano deboli e confuse.
Poi, una mattina (ma poteva essere anche una sera, tanto la luce era sempre la stessa) vide quei due lampi, uno ad est e uno ad ovest, enormi e sentì vibrare persino la banchisa.
Poi ne seguirono altri ai primi due; Malcom non se ne sapeva spiegare l’origine: forse se ci fosse stato il suo amico Dieter, il meteorologo, gli avrebbe spiegato il fenomeno, visto che lui non aveva alcuna preparazione specifica.
Ma era solo.
Provò a sintonizzare i satelliti, come aveva visto fare dai tecnici, ma non riuscì a vedere nulla: pareva che questi inquadrassero solamente nebbia.
Quando fossero arrivati i nuovi, gli avrebbero spiegato tutto; sperava solo di non aver fatto dei casini con la sintonizzazione dei satelliti.
Andò in sala ricreazione e fece qualche colpo di biliardo, ma non era molto divertente giocare da solo, così scelse un film da vedere.
Fu attratto da una compilation di vecchi episodi in bianco e nero di “Ai confini della realtà”.
Il primo episodio era ambientato in un ristorante dove alcuni avventori sostenevano di aver visto atterrare un disco volante e, al termine, il cuoco si toglieva il cappello, mostrando un terzo occhio da extraterrestre: divertente.
Il secondo era tremendo: un uomo estremamente miope e col solo hobby della letture, resta chiuso in un caveau durante un attacco atomico; quando tutto è finito, lui è l’unico superstite della guerra atomica, ma ha a sua disposizione un’intera biblioteca, solo che, maldestramente, fa cadere gli occhiali che si rompono, cosicché lui si trova praticamente cieco, solo e con milioni di volumi che non potrà mai leggere.
Malcom ebbe un brivido: improvvisamente gli era passata la voglia di cinema: e se quei lampi?… ma no, si era lasciato suggestionare troppo dalla storia dell’episodio.
La prossima volta avrebbe guardato Jerry Lewis o Jim Carey, o uno di quei filmetti piccanti che si era portato nascosti in valigia: in fondo aveva diciannove anni ed era lì da oltre sei mesi senza compagnia femminile, tranne la dottoressa Dubois, il medico, che aveva cinquantadue anni e, comunque, ora se n’era andata col resto del gruppo..
I giorni passarono fra lettura, film, pesca.
Le due settimane erano trascorse: anzi, ne erano passate oramai quasi quattro e ancora l’avvicendamento non arrivava e la radio continuava a tacere.
C’era qualcosa nel profondo del ragazzo, qualcosa che avrebbe dovuto sapere e accettare, ma che rifiutava a se stesso.
Dopo sei settimane dall’ultimo contatto, prese coraggio e tornò alla sala controllo dei satelliti.
Stavolta qualcosa si vedeva, perché la nebbia si era diradata. Ma doveva aver fatto un pasticcio col posizionamento, perché la visione doveva essere puntata sulla Grecia o sull’Italia, o forse sul Perù, visto che si vedevano solo rovine.
Preso il manuale provò allora, seguendone le istruzioni, a modificare le coordinate di puntamento, ma sembrava non funzionare, perché vedeva solo rovine e macerie; poi, improvvisamente, fra quei residui della storia, scorse un braccio enorme che reggeva una fiaccola: la statua della libertà!
Ora non poteva più fare finta di nulla: forse l’aveva sospettato subito dopo aver visto i lampi all’orizzonte che fossero esplosioni nucleari, ne aveva avuto conferma col vecchio film, ma ora non poteva più tenerlo nascosto nel subconscio.
Urlò e corse fuori, in mezzo al ghiaccio e alla neve.
Poi il freddo vinse e rientrò.
Stette per un tempo indefinibile seduto a terra, accucciato in un angolo della sala comandi, come un feto nel ventre della madre.

Quando si riebbe c’era sempre la stessa luce.
La vescica gli doleva, per cui si costrinse ad alzarsi e andare in bagno.
Poi, prese le chiavi del magazzino, andò a procurarsi un fucile e una scatola di proiettili.
Gli ci volle un po’ per riuscire a caricare l’arma, perché le mani avevano un tremito incontrollabile, ma alla fine riuscì a metterne un paio al loro posto, mentre un’altra decina giaceva ai suoi piedi.
Si portò la bocca della canna sotto il mento e infilò il pollice nell’occhiello che proteggeva il grilletto.
In quel momento un orso fece sentire il suo brontolio: il ragazzo si fermò.
Quell’orso era vivo, come lo era lui; allora perché non avrebbero dovuto esserci altri esseri sopravvissuti alle bombe?
Forse delle tribù di esquimesi, forse anche altri che erano riusciti a raggiungere i rifugi antiatomici in tempo.
In fondo cosa gli costava sperare?
Per quello che voleva fare c’era sempre tempo.
Aveva viveri per anni, poi la sua canna da pesca, il fucile (e c’erano ancora orsi e, sicuramente, foche).
I pannelli solari garantivano caldo e energia per un tempo praticamente infinito.
C’era anche ogni tipo di medicinali, e poi c’erano centinaia di libri e di film e lui, fortunatamente, non portava gli occhiali…
Ogni giorno avrebbe puntato i satelliti su una zona diversa, fino a trovare dei sopravvissuti.
Avrebbe usato di continuo la radio fino a che fosse riuscito a sentire un’altra voce umana.
Uscì e montò il potente binocolo su un treppiede, poi vi pose davanti una poltrona pieghevole, si coprì bene con la tuta termica riscaldata, si sedette davanti al cavalletto, ed attese…

 
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Pubblicato da su aprile 30, 2011 in Racconti

 

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Presentazione: Marco Ernst

Salve,

Per chi ancora non mi conosce, devo dire che insegno matematica nella scuola media (e scienze), ma scrivo per hobby racconti, poesie, romanzi.

Qui c’è solo una parte dei miei oltre 550 racconti e più di 100 poesie scritti fino ad ora.

Chi fosse interessato ai miei libri, parlo delle sillogi di racconti,li può richiedere a me direttamente, se è di Milano, visto che li stampo in proprio e tento di recuperare le spese.

Per la consegna, ci si incontra da qualche parte, oppure posso spedire ai non milanesi.

Bene, spero che qualcuno abbia letto qui alcuni  dei miei racconti. Spero anche  che a qualcuno di quei qualcuno siano piaciuti; ne ho scritti come detto ben più di mezzo migliaio, raccolti in una ventina di sillogi, stampate a mie spese, che cerco di recuperare, ma oramai ho accumulato un passivo che mi fa chiedere se è giusto che io investa ancora in questo hobby.

I gialli pubblicati, invece, sono stampati con editore e sono morte al conservatorio, fuori catalogo, esaurito, mentre di morte e trasgressione, pure fuori catalogo, ne ho ancora poche copie io. Qui ci sono le copertine di questi e di quelli che giacciono in attesa di essere apprezzati da un editore.

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copertina

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MAR.E. Edizioni

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ELENCO LIBRI MIEI

 

  1. I miei figli di un dio minore             – sett. 02 – Pag. 130 – T. 100 – € 6
  2. I miei figli di un dio minore Vol. II   – nov. 02 – Pag. 140 – T. 100 –  € 6
  3. Cani ed altri racconti brevi              –  ott.  03 – Pag. 120 – T.   70 –  € 6,5
  4. Straordinari personaggi comuni      – giu.  04 – Pag. 170 –  T.   70 – € 7,5
  5. Vite di carta                                     – mar. 05 –  Pag. 210 –  T.   72 – € 8,5
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  7. Nuvole, sogni, angeli e farfalle        – mag.06  – Pag. 196  – T.  60 –€ 8
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  12. Settima silloge                                – Set. 08  –  Pag. 216 –  T.   52 – €10
  13. Aristotele, la tragedia e la catarsi     -Ott. 09  –  Pag. 211 – T.   48 – €10
  14. Vite… ed altre catastrofi                     Ott.10  –  Pag. 216 –  T.   50 – €  9
  15. Io, apolide                                       –  Lug.11 –  Pag. 222 –  T.   60 – € 10
  16. Il Titanic e l’arca                             –  Sett.11 –  Pag. 224 –  T.   60  –€ 10
  17. Ordine dal caos                                – Apr.12 –  Pag. 226 –  T.   52  –€ 10
  18. Emozioni di sintesi                          –  Ott.  12 – Pag. 224 –  T.   50  –€ 10
  19. A volte… il dolore                            – Giu. 13 – Pag. 220 –  T.  50  – € 10
  20. Ultimi sogni prima dell’alba      – Apr. 14 – Pag   222 –  T.  50 – €  10
  21. L‘uomo nero                                       – Giu. 14 –  pag. 134 –  T.  60 – €   9
  22. Storie, semplicemente                   – Nov. 14 – pag.  230 – T.  50 – €  10
  23. C’ero una volta                                   -Ott   15    pag. 230  – T.  50 – €  11
  24. Lui quarantanove, io cinquecento-Feb  16    Pag. 240 -T. 40- €  11
  25. Un nuovo viaggio                             – Apr 17 –  pag. 250   – T.  52 – € 12
  26. Morte al conservatorio – Greco & Greco – mar. 07 -P. 126  € 6 (offerta)
  27.  Morte e trasgressione  –  Greco & Greco – 2011 disponibile presso l’editore e librerie on line
  28.  Spirito noir collection II (in antologia) – Salani – 2014
  29. 19 racconti del terrore-L’infernale ediz-Mar 17 Pag 180

Se qualcuno fosse interessato ai miei libri, sovvenzionerebbe la cultura; sinceramente non credo di aver nulla da invidiare neppure a Lucarelli, a Buzzati e a tanti altri.

Se vi interessano anche solo informazioni sui modesti costi dei miei libri e su come averli, lasciate un n° di telefono o un indirizzo e-mail nei commenti oppure nel mio profilo FaceBook.

Alcuni numeri: questo blog ha avuto, al 31 dicembre 2016, oltre 110000 contatti da oltre120 nazioni diverse,( compreso il Vaticano!, ma anche Gibuti, Vietnam, Guatemala, Sud Africa ecc).

Ho pubblicato anche fiabe su tiraccontouna fiaba, dove ho avuto oltre 140000 visite (tutto documentabile).

Ho pubblicato con editore e senza contributo due gialli, morte al conservatorio, morte e trasgressione e due miei racconti gialli sono su una raccolta edita da Salani, assieme ad altri autori, fra cui il noto Maurizio De Giovanni.

Partecipo a premi letterari e ne ho vinti 5, più una decina piazzamenti fra il secondo e il terzo, oltre a numetrose segnalazioni e ingressi in finale.

Con affetto

Marco

p.s. per saperne di più leggere anche “curriculum artistico”

 
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Pubblicato da su marzo 11, 2011 in Uncategorized

 

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