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GENTE DI RIGUARDO

GENTE DI RIGUARDO

 

Il commissario Barbieri Alessandro, fu Giovanni e Cervi Natalina, era a capo della sezione omicidi della questura di Milano, ma oramai era vicino alla pensione: tre anni, tre soli per scordarsi di sangue, cattiveria e odore di morte.

Tre anni che erano come guardare lo striscione del traguardo di una maratona: lo vedi, ma non arriva mai, perché il tuo passo oramai è lento e stanco.

Eppure si trova ancora un sussulto d’orgoglio per andare avanti, magari cercando anche d’accelerare il passo.

Il commissario non aveva fatto ulteriore carriera oltre quel grado, perché era un tipo scomodo, scorbutico, per certi versi indisciplinato e insofferente dell’autorità.

Però era bravo: secondo le statistiche redatte dal ministero degli interni, lui era uno dei pochi in Italia ad avere una percentuale di risoluzione dei casi del cento per cento.

Forse fortuna, forse abilità ed intuito, forse un po’ di tutto questo, sta di fatto che aveva sempre risolto tutti i casi di omicidio affidatigli.

Se già prima non aveva un carattere facile, dopo la morte della moglie per leucemia, una dipartita straziante e lunga, era ancor più peggiorato, se possibile, senza quella santa donna a tenerlo a freno.

E a dargli amore, cosa di cui anche un poliziotto ha bisogno.

La chiamata non gli arrivò dal centralino, o meglio gli arrivò dal centralino, ma il poliziotto di turno gli diceva di andare nell’ufficio del questore, non sul luogo di un delitto.

Qui, oltre al questore con cui riusciva a scontrarsi settimanalmente, ricevendo minacce di rapporti, di note di biasimo, di licenziamento, che puntualmente rientravano alla risoluzione del caso in corso, trovò addirittura il capo della polizia in persona.

Non gli piaceva, non gli piaceva in tutti i sensi: non gli andava a genio come persona e non gli piaceva il suo aspetto.

Quell’uomo doveva essere gravemente ammalato, lo deduceva dal suo colorito grigio verdastro, dalle borse sotto gli occhi, dalle spalle curve.

Sembrava sua moglie negli ultimi tempi.

Il pensiero e il paragone gli causarono una fitta al cuore.

Comunque quei due non gli andavano a genio: lui serviva la legge, anzi come era solito dire, la giustizia, che è un concetto un po’ diverso, mentre i suoi due superiori erano dei politici e dei politicanti.

No, non gli piacevano e se lo avevano convocato lì non era un buon segno.

Dopo quella al cuore, sentì una fitta al fegato.

C’era stato un omicidio: sai che novità! Lui era il commissario della sezione omicidi, quindi era logico che ci fosse stato un delitto, ma perché mai convocarlo dal questore e con addirittura la presenza del capo della polizia? Sentiva puzza, una puzza tremenda di politica.

“Caro commissario – esordì il questore, che solitamente non era così caro e affettuoso, solitamente si tratteneva a stento dall’insultarlo – siamo qui col capo della polizia perché c’è stato questo delitto che, però, sarebbe una questione un po’… delicata. Sappiamo quanto lei sia capace e solerte (questa era la vaselina prima della penetrazione dei suoi principi), ma è noto anche quanto lei sia impulsivo e a volte privo di riguardi: non lo prenda come un rimprovero…”. No? E che cosa era, allora? Riguardi? Perché mai bisognerebbe avere riguardo per un omicida? Non che lui fosse uno che andava avanti a ceffoni, lui aborriva la violenza, anche quella della polizia: era per questo che non gli piaceva il capo di questa, l’uomo che ordinava le cariche contro i disoccupati che manifestavano per il lavoro, ma poi veniva a chiedergli, ne era certo, cautele verso qualche pezzo grosso implicato in quell’omicidio.

Ed in effetti la vittima era la moglie di un grosso finanziere, molto chiacchierato per tangenti, corruzione, e qualsiasi altro crimine che si possa commettere senza sporcarsi i guanti bianchi che quello, idealmente, indossava.

Protettore e protetto dai politici, noto fedifrago che si faceva fotografare senza vergogna insieme a donnine di facili costumi, spesso di un’età per cui gli sarebbero potute essere non figlie, ma nipoti e non in quanto zio, ma nonno.

Qualche giornale aveva insinuato che avesse speso in pochi anni oltre venti milioni di euro con queste “accompagnatrici”. Nello stesso tempo aveva licenziato e messo sul lastrico alcune centinaia di lavoratori delle sue aziende.

La crisi, si diceva, ma il sesso pare non senta mai crisi e le escort non vadano mai in cassa integrazione.

Con i reati per cui era indagato, per l’indignazione dei suoi sostenitori e dei suoi avvocati, ci sarebbe stato anche da aggiungere decine di suicidi di persone che lui aveva rovinato. “… Ecco, lei punti su una vendetta di quelli che lo accusavano ingiustamente delle loro sfortune. Indaghi, indaghi caro commissario in quella direzione e dia in fretta all’opinione pubblica un colpevole, perché quel galantuomo è già stato messo in croce fin troppo”.

Dio, che schifo! Certo che avrebbe indagato e per primo su di lui, il galantuomo e non per personale antipatia, anche se simpatico non gli era di certo, ma perché in caso di omicidio il primo sospettato è sempre il marito, o la moglie, se la vittima è un uomo.

Se si fosse trattato di vendetta, avrebbero ucciso direttamente lui, ben sapendo che i ricchi non fanno galera: hanno sempre problemi di salute che impediscono loro la vita carceraria, non certo quella del puttaniere.

Il commissario Barbieri aveva pochi uomini fidati e di sicuro molte talpe intorno a sé; prese i due agenti più vicini a lui come modo di pensare e di operare, poi si rivolse direttamente al capo della scientifica, il solo di cui si fidava anche in quel settore.

Presero in esame la scena del crimine, le impronte, le tracce, il modus operandi dell’omicida, che denotava una grande rabbia, più che passione o vendetta indiretta.

C’è da dire che anche un delitto richiede capacità, intelligenza e professionalità, non approssimazione, né delirio d’onnipotenza e intoccabilità.

Non ci misero molto a trovare, nella stanza dove era stato commesso il crimine, la sofisticata videocamera wireless nascosta per riprendere gli incontri amorosi del padrone di casa che, evidentemente voleva poi rivederseli, magari con amici coi quali vantarsene; s’era semplicemente dimenticato di rimuoverla, di nasconderla col suo contenuto.

In realtà a vederlo nudo, come appariva nei suoi filmini, il grande uomo aveva ben poco di cui vantarsi.

Solo che oltre che le sue scopate nell’ultimo appariva anche lui che uccideva la moglie: un caso facile e veloce, come volevano i pezzi grossi.

Alla seconda convocazione i due corvi si dovettero complimentare, seppure a denti stretti, con lui, ma di nuovo si raccomandarono di non coinvolgere altri e quali altri, nella vicenda: nei filmini non c’erano solo eros e thanatos, ma anche incontri “d’affari” con uomini politici di primo piano.

Ci sarebbe stata, gli dissero, una conferenza stampa a cui lui non poteva mancare (ne avrebbero fatto volentieri a meno…), perché i media volevano l’integerrimo commissario che non guarda in faccia a nessuno: misurasse, però, bene le parole e i nomi.

Ma lui, invece, quei nomi li fece, parlò di connivenze, di corruzione, di pressioni ricevute, disse tutto, poi annunciò le proprie dimissioni: non c’era disoccupato più felice e leggero di lui.

Intanto l’assassino aveva avuto un malore in carcere e i suoi avvocati avevano già richiesto i domiciliari in quanto inadatto alla vita carceraria.

 

 

 
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Pubblicato da su maggio 26, 2017 in Racconti

 

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GENTE DI RIGUARDO

GENTE DI RIGUARDO

Il commissario Barbieri Alessandro, fu Giovanni e Cervi Natalina, era a capo della sezione omicidi della questura di Milano, ma oramai era vicino alla pensione: tre anni, tre soli per scordarsi di sangue, cattiveria e odore di morte.
Tre anni che erano come guardare lo striscione del traguardo di una maratona: lo vedi, ma non arriva mai, perché il tuo passo oramai è lento e stanco.
il-commissario-nardone-scenografia-ufficio-del-questore-di-milano-realizzata-da-giuseppe-pirrotta-251915Eppure si trova ancora un sussulto d’orgoglio per andare avanti, magari cercando anche d’accelerare il passo.

Il commissario non aveva fatto ulteriore carriera oltre quel grado, perché era un tipo scomodo, scorbutico, per certi versi indisciplinato e insofferente dell’autorità.

Però era bravo: secondo le statistiche redatte dal ministero degli interni, lui era uno dei pochi in Italia ad avere una percentuale di risoluzione dei casi del cento per cento.
Forse fortuna, forse abilità ed intuito, forse un po’ di tutto questo, sta di fatto che aveva sempre risolto tutti i casi di omicidio affidatigli.

Se già prima non aveva un carattere facile, dopo la morte della moglie per leucemia, una dipartita straziante e lunga, era ancor più peggiorato, se possibile, senza quella santa donna a tenerlo a freno.

E a dargli amore, cosa di cui anche un poliziotto ha bisogno.

La chiamata non gli arrivò dal centralino, o meglio gli arrivò dal centralino, ma il poliziotto di turno gli diceva di andare nell’ufficio del questore, non sul luogo di un delitto.

Qui, oltre al questore con cui riusciva a scontrarsi settimanalmente, ricevendo minacce di rapporti, di note di biasimo, di licenziamento, che puntualmente rientravano alla risoluzione del caso in corso, trovò addirittura il capo della polizia in persona.Come-diventare-magistrato

Non gli piaceva, non gli piaceva in tutti i sensi: non gli andava a genio come persona e non gli piaceva il suo aspetto.

Quell’uomo doveva essere gravemente ammalato, lo deduceva dal suo colorito grigio verdastro, dalle borse sotto gli occhi, dalle spalle curve.

Sembrava sua moglie negli ultimi tempi.

Il pensiero e il paragone gli causarono una fitta al cuore.

Comunque quei due non gli andavano a genio: lui serviva la legge, anzi come era solito dire, la giustizia, che è un concetto un po’ diverso, mentre i suoi due superiori erano dei politici e dei politicanti.

No, non gli piacevano e se lo avevano convocato lì non era un buon segno.

Dopo quella al cuore, sentì una fitta al fegato.

C’era stato un omicidio: sai che novità! Lui era il commissario della sezione omicidi, quindi era logico che ci fosse stato un delitto, ma perché mai convocarlo dal questore e con addirittura la presenza del capo della polizia? Sentiva puzza, una puzza tremenda di politica.

“Caro commissario – esordì il questore, che solitamente non era così caro e affettuoso, solitamente si tratteneva a stento dall’insultarlo – siamo qui col capo della polizia perché c’è stato questo delitto che, però, sarebbe una questione un po’… delicata. Sappiamo quanto lei sia capace e solerte (questa era la vaselina prima della penetrazione dei suoi principi), ma è noto anche quanto lei sia impulsivo e a volte privo di riguardi: non lo prenda come un rimprovero…”.

index8No? E che cosa era, allora? Riguardi? Perché mai bisognerebbe avere riguardo per un omicida? Non che lui fosse uno che andava avanti a ceffoni, lui aborriva la violenza, anche quella della polizia: era per questo che non gli piaceva il capo di questa, l’uomo che ordinava le cariche contro i disoccupati che manifestavano per il lavoro, ma poi veniva a chiedergli, ne era certo, cautele verso qualche pezzo grosso implicato in quell’omicidio.

Ed in effetti la vittima era la moglie di un grosso finanziere, molto chiacchierato per tangenti, corruzione, e qualsiasi altro crimine che si possa commettere senza sporcarsi i guanti bianchi che quello, idealmente, indossava.

Protettore e protetto dai politici, noto fedifrago che si faceva fotografare senza vergogna insieme a donnine di facili costumi, spesso di un’età per cui gli sarebbero potute essere non figlie, ma nipoti e non in quanto zio, ma nonno.

Qualche giornale aveva insinuato che avesse speso in pochi anni oltre venti milioni di euro con queste “accompagnatrici”. Nello stesso tempo aveva licenziato e messo sul lastrico alcune centinaia di lavoratori delle sue aziende.

La crisi, si diceva, ma il sesso pare non senta mai crisi e le escort non vadano mai in cassa integrazione.

Con i reati per cui era indagato, per l’indignazione dei suoi sostenitori e dei suoi avvocati, ci sarebbe stato anche da aggiungere decine di suicidi di persone che lui aveva rovinato. “… Ecco, lei punti su una vendetta di quelli che lo accusavano ingiustamente delle loro sfortune. Indaghi, indaghi caro commissario in quella direzione e dia in fretta all’opinione pubblica un colpevole, perché quel galantuomo è già stato messo in croce fin troppo”.

Dio, che schifo! Certo che avrebbe indagato e per primo su di lui, il galantuomo e non per personale antipatia, anche se simpatico non gli era di certo, ma perché in caso di omicidio il primo sospettato è sempre il marito, o la moglie, se la vittima è un uomo.

Se si fosse trattato di vendetta, avrebbero ucciso direttamente lui, ben sapendo che i ricchi non fanno galera: hanno sempre problemi di salute che impediscono loro la vita carceraria, non certo quella del puttaniere.

Il commissario Barbieri aveva pochi uomini fidati e di sicuro molte talpe intorno a sé; prese i due agenti più vicini a lui come modo di pensare e di operare, poi si rivolse direttamente al capo della scientifica, il solo di cui si fidava anche in quel settore.images

Presero in esame la scena del crimine, le impronte, le tracce, il modus operandi dell’omicida, che denotava una grande rabbia, più che passione o vendetta indiretta.

C’è da dire che anche un delitto richiede capacità, intelligenza e professionalità, non approssimazione, né delirio d’onnipotenza e intoccabilità.

Non ci misero molto a trovare, nella stanza dove era stato commesso il crimine, la sofisticata videocamera wireless nascosta per riprendere gli incontri amorosi del padrone di casa che, evidentemente voleva poi rivederseli, magari con amici coi quali vantarsene; s’era semplicemente dimenticato di rimuoverla, di nasconderla col suo contenuto.

In realtà a vederlo nudo, come appariva nei suoi filmini, il grande uomo aveva ben poco di cui vantarsi.

Solo che oltre che le sue scopate nell’ultimo appariva anche lui che uccideva la moglie: un caso facile e veloce, come volevano i pezzi grossi.

Alla seconda convocazione i due corvi si dovettero complimentare, seppure a denti stretti, con lui, ma di nuovo si index89raccomandarono di non coinvolgere altri e quali altri, nella vicenda: nei filmini non c’erano solo eros e thanatos, ma anche incontri “d’affari” con uomini politici di primo piano.

Ci sarebbe stata, gli dissero, una conferenza stampa a cui lui non poteva mancare (ne avrebbero fatto volentieri a meno…), perché i media volevano l’integerrimo commissario che non guarda in faccia a nessuno: misurasse, però, bene le parole e i nomi.

Ma lui, invece, quei nomi li fece, parlò di connivenze, di corruzione, di pressioni ricevute, disse tutto, poi annunciò le proprie dimissioni: non c’era disoccupato più felice e leggero di lui.

Intanto l’assassino aveva avuto un malore in carcere e i suoi avvocati avevano già richiesto i domiciliari per motivi di salute, in quanto inadatto alla vita carceraria.

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Pubblicato da su gennaio 20, 2016 in Racconti

 

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Un Natale per il commissario Grieco

Un regalino natalizio, inedito,  ai miei lettori fedeli

UN NATALE PER IL COMMISSARIO GRIECO

Come vive il Natale una persona come il commissario Alfonso Grieco?

La solitudine non è una condizione felice, ma ci si abitua, a volte se ne diventa dipendenti.

griecoCapitò un giorno che un lontano parente del commissario, lontano soprattutto geograficamente, visto che proveniva dal profondo sud, dovette venire a Milano per una visita specialistica e chiese al cugino Alfonso di trovargli un albergo a poco prezzo: il commissario non poté fare altro che invitarlo a stare da lui, sperando in un rifiuto, visto che lui comunque il bel gesto l’aveva fatto, ma il cugino Severino, invece, accettò con entusiasmo.

Ovviamente non si presentò a mani vuote, ma con una mezza valigia di prodotti alimentari del suo paese: olio, sottolii, insaccati.
Grieco non era uno che quando era a casa mangiasse proprio manicaretti e preparasse banchetti, ma tutto sommato l’olio nel minestrone ci stava bene e quando non aveva voglia di cucinare due fette di salame piccante con verdure sottolio potevano essere una cena veloce: il problema era poi digerirle e riuscire a dormire la notte.

Il problema vero, però, era che il cugino si sarebbe fermato tre notti: quello dell’arrivo, quello della visita, un giorno da turista per vedere il centro città e poi sarebbe ripartito il quarto giorno; Grieco era già stanco di quella presenza dopo la prima notte dell’ospite sul divano del suo piccolo appartamento, ma dovette comunque fingersi dispiaciuto della partenza del parente quando questo volse la prua a sud.

Questo per dire che la sua solitudine gli aveva, comunque, dato un suo equilibrio, ma c’è un periodo, comunque, in cui questa diventava un parassita pungente, vale a dire durante le festività di fine anno.

Vedere e sentire le famiglie riunite, numerose, festeggiare il Natale, o la vigilia come si usa al sud, e poi l’ultimo e il primo images2dell’anno, quando non sia ha nessuno con cui stare fa sentire i morsi della solitudine che di solito è invece compagna.

Peraltro Trentin e Jovine più volte l’avevano invitato a fare il cenone o il pranzo con loro, ma Grieco aveva sempre declinato l’invito: forse essere senza una famiglia e vedere riunita quella degli altri è pure peggio.

Visto che i due giovani poliziotti non potevano lasciare la città abbastanza a lungo per un rientro in famiglia, erano i loro genitori e parenti vari che li raggiungevano a Milano carichi di regali e poi si davano al turismo non convenzionale, andando a fotografare i grattacieli di piazza Aulenti al posto del Duomo o dell’arco della pace.

I piccoli appartamenti dei collaboratori di Grieco si trasformavano così per tutto il tempo delle feste in accampamenti con gente che dormiva su divani, su poltrone, a terra su materassini gonfiabili da spiaggia, ma l’importante era essere insieme, insieme alle persone alle quali si vuole bene.

imagesErano i primi di dicembre, le vie del centro erano già completamente addobbate con luminarie e così pure molte finestre e balconi.

Erano comparsi quegli inquietanti Babbo Natale gonfiabili arrampicantisi sui balconi con una corda e soprattutto le luci, luci di ogni colore intrecciate sulle ringhiere dei terrazzini, fisse o intermittenti emerse dal loro letargo di undici mesi in cantine, solai e ripostigli.

Grieco, la sera, spesso si affacciava, o meglio spiava attraverso i vetri quella falsa felicità a led degli altri e veniva assalito da ricordi che sovente erano rimpianti.

Su di un balcone di un condominio posto alla sinistra della sua finestra, che riusciva a vedere grazie allo spazio libero lasciato dai rispettivi cortili, c’era, come ogni anno, una miriade di microscopiche lucette intermittenti che parevano un formicaio con le sue ospiti in fervente attività: la cosa alla lunga avrebbe potuto essere fastidiosa, se non fosse stato per il colore blu cobalto di quelle luci che gli piaceva molto più di quelle color argento o di quelle cangianti dal rosso al verde al bianco.

Ogni sera a partire dalle festività di Sant’Ambrogio e dell’Immacolata comparivano nuove luminarie su praticamente ogni finestra e terrazzo: quelle buie erano probabilmente di persone anziane e sole come lui.

Venne alfine la vigilia di Natale, rumorosa, con qualche tentativo di botti a mezzanotte sparati, evidentemente, da chi non rispettava la tradizione della messa di mezzanotte.

A questa seguì il giorno di Natale e Grieco lo passò da solo con un pranzo non diverso dal solito: pasta al pomodoro e mozzarella con zucchine trifolate; neppure un panettone o un pandoro, né cioccolatini o torrone, ma anche quel doloroso giorno 61uxCSVpypL._AC_UL160_SR160,160_in cui faceva male essere da solo mentre tutti sono in compagnia, alla fine passò, finì e venne in un lampo l’ultimo dell’anno, la festa che Grieco più odiava con tutti quei botti inutili: ma la gente non pensava agli ammalati, ai neonati, agli animali?

Poi, il giorno dopo ci sarebbe stato il consueto bollettino di morti e feriti, di dita maciullate e occhi persi in quell’assurda guerra: meglio sarebbe stato che la gente avesse speso i soldi in cibo pregiato, aragoste, ravioli artigianali, zamponi o cotechini, al massimo avrebbe fatto indigestione, ma non avrebbe perso vista e dita.

Poi gli ultimi stanchi giorni prima dell’Epifania che come si sa, ogni festa si porta via.

Come sempre la vera festa è l’attesa: poi quando questa arriva è già tutto finito e passato; l’aveva cantato Leopardi e considerato Alfonso Grieco.

E dopo il sei gennaio il commissario guardando dai vetri la sera dopo cena vedeva mano a mano sparire le luminarie, tutte tranne le formiche blu che correvano frenetiche giorno e notte.

Probabilmente, pensò il commissario, i padroni di quell’appartamento erano andati via: una vacanza, un viaggio, una crociera, anche se il condominio non sembrava quello di gente che può permettersi lunghe vacanze, ma ci sono i “terroni” come lui che scendono dai parenti e si fermano a lungo se non hanno impegni di lavoro, magari pensionati che svernano dove fa un po’ più caldo e nel partire hanno dimenticato le lucette accese sul balcone.

Ai primi di marzo, con le giornate più lunghe che si avviavano all’equinozio di primavera, però, le luci lampeggiavano ancora: images5difficile che i proprietari dell’appartamento fossero in vacanza da tutto quel tempo e lo stesso a Pasqua: non esistono le luci di Pasqua e Grieco era un commissario e in fondo ed il suo lavoro era sospettare, annusare intuire.

Un vero reato, però, ancora non c’era, se si esclude lo spreco di energia elettrica, per cui tutto ciò che poteva fare era pregare i colleghi della polizia municipale di passare a dare un’occhiata, informarsi presso la portinaia… ah già, quel condominio aveva i citofoni e basta, ma ci sarà stato pure un addetto o un’addetta alle pulizie, ci saranno stati pure stati dei vicini.

Non passò molto che Grieco ebbe la sua risposta: i vigili avevano bussato, sentito quell’inconfondibile odore ed avevano chiamato i pompieri che si erano arrampicati con le loro lunghe scale ed avevano forzato una finestra verso strada ed erano entrati, trovando i cadaveri dei proprietari, legati mani e piedi.

Difficile che fosse un omicidio – suicidio o una disgrazia: quello era lavoro per la omicidi, quindi per Grieco e Trentin e Jovine e per il dottor Palermo patologo e Marchetti e la sua scientifica e proprio lì, a cinquanta metri da casa del commissario.

L’indagine vera cominciava ora: chi? Perché? Come?storia_11

Non ci volle molto perché la squadra di Grieco individuasse il colpevole nella persona di un nipote tossicodipendente della coppia: era solo in cerca di soldi per una dose e per questa aveva spento due vite.

Le feste erano finite oramai da un bel pezzo, ma nessuno nel frattempo aveva ancora pensato a spegnere le lucette blu intermittenti sul balcone.

 

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Pubblicato da su dicembre 12, 2015 in Racconti

 

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SINOSSI ROMANZI FINITI

Ecco le sinossi brevi dei miei romanzi terminati e in attesa di un editore

MORTE DI UN PRESIDE

Una mattina di scuola in un istituto milanese: prima dell’ingresso degli alunni il bidello trova il corpo senza vita del preside nel suo ufficio.
Viene chiamato il commissario capo della omicidi di Milano con la sua squadra, i suoi due uomini di fiducia.
La routine è la solita: ascoltare persone, esami della scientifica, esame autoptico.
Emerge così che l’integerrimo preside non era così integerrimo e sono diverse le persone che potevano avere un desiderio di vendetta nei suoi confronti.
Un colpo di scena sembra dare soluzione al caso, ma tutto rientra, oppure non sarà così?
Stavolta la fortuna sembra avere abbandonato il commissario.

 

UN INVESTIGATORE MOLTO PARTICOLARE

Milano, centro direzionale, un pomeriggio qualunque coi bambini che escono da scuola, una ragazzina sparisce; verrà ritrovata, ma forse sarebbe stato meglio di no, date le mutilazioni del corpicino.

Ne spariranno altre, tutte più o meno della stessa età, tutte con qualcosa in comune: gli omicidi più odiosi su cui indagare.

Con queste sparizioni s’incrocia una vecchia storia di un bambino traumatizzato.

Nella squadra che indaga c’è lo zio di una delle vittime, che è anche un credente della parapsicologia e chiede aiuto a una tavoletta ouija: sarà quella l’investigatore molto particolare del titolo, oppure l’ostinazione di una sua collega ed amica?

 

LUPI IN VALTELLINA

 

Che cosa c’entra la Valtellina, Bormio nello specifico, coi lupi che lì non si vedono da tempo immemorabile? e soprattutto cosa c’entra con la omicidi di Milano

Eran chiamati così, lupi, quarant’anni addietro, un gruppo di adolescenti che, come punizione per gli scarsi risultati scolastici, venivano mandati a trascorrere l’estate all’alpeggio con le mucche.

Le notti eran fredde, buie e per farsi coraggio indossavano pelli di lupo e per scaldarsi si dedicavano a giochi… proibiti.

Ma questo quarant’anni prima: perché ora Grieco collega la loro storia a un omicidio dei giorni nostri a cui ne seguiranno altri?

Grieco indaga e quando lo fa, quasi mai fallisce.

Un giallo particolare, mozzafiato con azione finale.

 

MORTE A BORDO

 

Il commissario Grieco è un uomo che si avvia verso la parte conclusiva della sua carriera con rimpianti e disillusioni.
Unico diversivo al lavoro sono dieci giorni di vacanza sulla riviera ligure, a Sestri Levante dove ha passato le vacanze fin dalla sua giovinezza, a rimpinzarsi di trenette e fritto misto; durante la sua vacanza gli viene chiesto di collaborare coi carabinieri locali alle indagini su di un omicidio avvenuto a bordo di un grosso yacht di lusso.

L’inaspettato prolungamento della vacanza è l’occasione per un tuffo nel passato del commissario, dei suoi anni giovanili e le sue vicende personali si alternano alle indagini, mostrando la professionalità ed anche l’umanità del commissario e della sua dolce tristezza che è poi quella di tutti coloro che sentono la propria vita attiva scivolare via verso la catarsi finale.

 

GRIECO E IL GRANDE FIUME

Perché mai un anziano pensionato a fine vita viene ucciso mentre sta pescando sul fiume? può essere utile la testimonianza di un altro pescatore che non era neppure lì vicino? e cosa c’entra una tribù nomade, sono loro i responsabili o solo un parafulmine?

La verità sarà molto più complessa. il commissario Grieco indaga…

 

LA CREPA NEL BUIO

Appena fuori Milano, in una lussuosa clinica psichiatrica privata viene ucciso il cuoco, nano, della struttura.

In un ambiente così isolato, così ristretto parrebbe un’indagine facile, ma nonostante tutto ci sarà un’altra vittima.

Grieco e i suoi uomini indagano su moventi e opportunità, ma sarà una piccola crepa nel buio, quella da cui entra la luce, in tutti i sensi, a squarciare l’oscurità, quella che darà al commissario l’opportunità di risolvere il caso.

 

MORTE IN COLLEGIO

Ancora una volta il commissario Grieco deve indagare sulla scomparsa di un bambino.

Luigino, un bambino difficile, uno di quelli che non ispirano tenerezza, uno verso cui ragazzi ed adulti mostrano risentimento, a dir poco.

Anche qui un ambiente ristretto, pochi sospetti, ma la risoluzione non sarà così semplice.

Grieco e il suo team indagano senza tregua fino all’amara risoluzione del caso.

 

LA CASA DEI SEGRETI

 

Il ritrovamento casuale di un corpo durante la ristrutturazione di una vecchia e tetra casa ritenuta maledetta, riporta alla scomparsa di alcuni bambini, mai più ritrovati, di molti anni prima.

Anche questa vittima è un bambina, di certo collegata a quelle scomparse.

Il commissario Grieco, da sempre sensibile alle vicende che coinvolgono bambini, indaga con passione e… fortuna, fino alla risoluzione del caso.

 

ASSASSINI DI ANGELI

A Milano si succedono diversi omicidi di adolescenti e pre-adolescenti e su questi vengono chiamati ad indagare il commissario capo della omicidi di Milano, Alfonso Grieco, e la sua piccola ma abile squadra.

Ben presto appare chiaro che c’è un fil rouge che lega gli omicidi: tutti i ragazzi uccisi frequentavano un centro di aiuto per il lavoro scolastici nella loro zona di Milano.
Ma chi fra le persone legate al centro può averli uccisi e perché? Un altro ragazzo, qualcuno del personale, dei volontari?
Come sempre più che la scientifica sarà l’istinto del vecchio poliziotto a districare la matassa e risolvere il caso.

Un finale mozzafiato e un ultimo momento di umanità per il duro commissario.

 

DAL PASSATO

Questa volta ciò su cui deve indagare il commissario Grieco è un cold case: su un terreno dove si stanno costruendo dei parcheggi in vista dell’expò di Milano viene trovato uno scheletro vecchio di quarant’anni, il periodo delle contrapposizioni politiche, dei moti giovanili, ma il morto era un giovane uomo di famiglia ricca, più dedito a locali notturni, donne e cocaina che alla contestazione.

Non sarà facile ricostruire ambienti, vicende e testimonianze di un periodo così lontano, ma la caparbietà del commissario lo condurrà sulla pista giusta

Ogni pista appare degna di essere seguita e il tutto avrà una amara conclusione.

 

GRIECO E IL GATTO SCOMPARSO

 

Possibile che il commisasrio Grieco debba occuparsi della sparizione di un gatto? ma se a questa segue quella della sua padrona, sì.

Il gatto ritornerà, poi sparirà di nuovo, ma la ragazza non farà ritorno e il commissario si troverà proiettato in un mondo inquietante a lui ignoto.

 

LA FILASTROCCA DEI TRE GATTI

I tre gatti, come quelli di una filastrocca, sono tre vecchi balordi che decidono di fare il colpo della loro vita, quello che cambierà l’ultima parte di questa.

Possibile che tre vecchietti riescano a violare un caveau inviolabile senza che il diavolo ci metta la coda? ma del resto cos’anno da perdere tre anziani che hanno passato metà della loro vita in prigione dove, probabilmente, hanno più amici che non fuori.

Possibile che tre mezze calzette portino a compimento un colpo del genere?

Un romanzo senza morti e feriti, lo studio di un colpo magistrale in cui il diavolo potrebbe mettere lo zampino.

 

GIUSTIZIA PER UN BAMBINO

La morte di un bimbo di tre anni in un albergo che si è rivelato un fallimento economico, parrebbe un incidente, un incendio fortuito, ma l’autopsia del piccolo rivela una verità più agghiacciante.

Chi può aver voluto uccidere una creatura che si affacciava alla vita? Ci saranno altri “incidenti” che forse non sono proprio tali, ma ammonimenti.

Ci andrà di mezzo anche un investigatore, ma una sua frase rivelata nell’agonia a Grieco aprirà uno spiraglio su una triste verità

 

VILLA DELLE TURPITUDINI

Va detto subito: un romanzo “difficile”.

Una persona irreprensibile a causa di un fortuito incontro deve confrontarsi con la sua vera natura, costringersi ad accettarla, lasciarsi andare a un piacere che soffoca la coscienza.

Sembra un vortice che trascina sempre più giù l’uomo verso un orrore senza fine, un abbandono ai sensi contro la ragione, ma quando le cose diventeranno troppo pesanti per la sua coscienza, egli forse riuscirà a ritrovarla e a ribellarsi, a costo di sacrificare il suo piacere, l’amore, la sua stessa libertà.

 

DUEMILACENTOSETTANTA A. D.

Un romanzo distopico. L’anno è quello del titolo, quasi tutto è distrutto, siamo in un post guerra, post nucleare, post tutto. Il poco che è rimasto è diviso fra il mondo dei bambini e dei ragazzi, gli unici in grado di riprodursi e non fare estinguere un’umanità stanca e il mondo degli adulti che li man tengono percHè possano procreare, ma che ad un certo punto pretendono il loro tributo in braccia lavoratrici. Un mondo senza speranze, fino a che non arriva uno strano straniero da lontano a risvegliarne un barlume…

 

 
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Pubblicato da su febbraio 10, 2015 in Uncategorized

 

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GIALLO: MORTE DI UN PRESIDE

MORTE DI UN PRESIDE

 

Se un dirigente scolastico non è integerrimo come si crede, può succedere che venga ucciso e molti suoi peccati vengano a galla e ad ognuno di essi è legato un sospetto, o magari più di uno.

forse troppi, questa volta, per il commissario Grieco: possibile che debba gettare la spugna?

C’è anche un sedicente colpevole mitomane ad ingarbugliare l’indagine

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Pubblicato da su marzo 23, 2014 in romanzo giallo

 

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GIALLO: LA CREPA NEL BUIO

SINOSSI LA CREPA NEL BUIO

 

Appena fuori Milano, in una lussuosa clinica psichiatrica privata viene ucciso il cuoco nano della struttura.

In un ambiente così isolato, così ristretto parrebbe un’indagine facile, ma nonostante tutto ci sarà un’altra vittima.

Grieco e i suoi uomini indagano su moventi e opportunità, ma sarà una piccola crepa nel buio, quella da cui entra la luce a squarciare l’oscurità, quella che darà al commissario l’opportunità di risolvere il caso.

 

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Pubblicato da su febbraio 23, 2014 in romanzo giallo

 

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GIALLO: MORTE IN COLLEGIO

Sinossi: Morte in collegio

Ancora una volta il commissario Grieco ddeve indagare sulla scomparsa di un bambino.

Luigino, un bambino difficile, uno che non ispira tenerezza, uno verso cui ragazzi ed adulti mostrano risentimento, a dir poco.

Grieco e il suo team indagano senza tregua fino all’amara risoluzione del caso-

In attesa di editore.

 

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Pubblicato da su febbraio 23, 2014 in romanzo giallo

 

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