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AMORE PER SEMPRE

13 Apr

AMORE PER SEMPRE

Vivevano in un piccolissimo villaggio su una delle montagne più alte del mondo, due giovani: Rupa e Raja.

A dire il vero il loro non era neppure un vero villaggio: non c’erano certo negozi, né un pronto soccorso, né altro che poche misere casupole, poco più che capanne, che nessuno capiva come potessero resistere ai metri di neve che cadevano per buona parte dell’anno e ai venti impetuosi di tempesta dell’alta quota.

Raja e Rupa si innamorarono l’uno dell’altra verso i quindici anni, l’adolescenza, la primavera del breve anno che è la vita.

Erano in pochi a vivere lassù, ma anche fossero stati milioni, loro si sarebbero incontrati ed amati comunque, perché così doveva essere, perché forse così era scritto in un misterioso libro che pochissimi eletti conoscono.

Il loro era un amore tenero e forte, destinato a durare perché non basato sulla passione, ma sul sentimento e quello supera ogni ostacolo e si mantiene vivo e saldo anche quando i corpi avvizziscono, quando la passione si addormenta di un sonno definitivo.

Infatti era un amore, il loro, fatto di lunghe passeggiate mano nella mano, qualunque fosse il tempo, sia che ci fossero prati fioriti oppure distese immacolate di neve e questo loro amarsi era fatto di assordanti silenzi che dicevano più di qualunque parola. Amore per loro era condividere le emozioni delle cose belle che vedevano.

Poi successe, un paio di anni dopo la scoperta di questo sentimento reciproco così forte, che ci fu uno strano inverno seguito da una ancor più bizzarra primavera, che lassù è sempre un’appendice pericolosa dell’inverno: ci furono dunque giornate di gelo intenso alternate ad altre piacevolmente tiepide.

Va detto che Rupa era una ragazza forte, come spesso lo sono le donne di montagna, mentre Raja, invece, era un giovanetto delicato, etereo, di certo meno forte della sua amata e di salute non sempre stabile.

Così accadde che un giorno in cui Rupa era impegnata ad aiutare la madre in certi lavori di casa, Raja, in attesa del momento di vedersi, decise di fare una passeggiata da solo, ma quando si avventurò sulla superficie gelata di un ruscello questa, resa instabile dal tepore della giornata precedente, cedette e il giovane finì in acqua, un’acqua ghiacciata dal suo scorrere eterno dal ghiacciaio alla valle.

Per fortuna il livello di questa era basso e Raja ne uscì da solo, ma dovette tornare al villaggio completamente fradicio e nel frattempo, con l’avvicinarsi della sera, la temperatura si era improvvisamente abbassata di molti gradi. Il ragazzo giunse alla propria abitazione stremato, si spogliò, si asciugò meglio che poteva, ma con sempre meno forze ed infine si avvolse nei panni più caldi che aveva e si mise a letto.

Quando Rupa non lo vide arrivare al loro appuntamento serale, andò a cercarlo a casa sua e lo trovò a letto, addormentato o forse in deliquio; gli sfiorò la testa, bruciava già di febbre, allora Rupa corse a chiamare gli adulti, tutti quelli che le riuscì di trovare e tutti accorsero e videro e toccarono il ragazzo e scossero la testa.

Lassù non c’era un dottore, non un pronto soccorso e con quel tempo bizzarro e il pericolo di valanghe era impossibile scendere a valle a un villaggio più grande e con una postazione medica. Servivano medicine e non le avevano, potevano solo sperare e pregare e così fece Rupa, che era sinceramente credente: andò alla casupola che fungeva da tempio e con le lacrime agli occhi pregò gli Dei in cui ella credeva ed alla fine uno le rispose.

Era solo un Dio minore, però, non poteva intercedere per salvare Raja, anche perché la vita e la morte erano lasciate al caso, ma promise alla ragazza che avrebbe fatto in modo che il loro amore durasse per sempre grazie alla reincarnazione.

Dopo alcuni giorni il giovane Raja morì e fu un grande dolore per tutto il villaggio, affrontato, però con la forza degli umili e dei montanari, solo la sua Rupa non seppe darsi pace e dopo la cerimonia funebre fuggì fino ad arrivare a uno strapiombo dove, memore della promessa del Dio che si era commosso al suo dolore, si gettò e così anch’essa morì.

* * *

Secondo la legge divina che governa la reincarnazione, il caso volle che Raja diventasse un fiore ed allora Rupa, come promessole, fu trasformata in farfalla e vissero insieme un brevissima stagione, ma poi la primavera finì, il fiore appassì e la farfalla terminò anch’essa la sua breve esistenza ed allora

Il fiore che era stato Raja fu trasportato dalle montagne al mare e lì divenne ostrica e allora Rupa diventò la sua perla, vissero, questa volta, una stagione più lunga, fino a quando una mano di pescatore strappò l’ostrica al mare e la perla all’ostrica.

Ed allora lui divenne scoglio e lei corallo e vissero così molti e molti anni col vago ricordo di vite passate e nulla riusciva a separarli, neppure i marosi più violenti. Un giorno, però, la terra tremò e l’onda del terremoto era ben altro che una mareggiata e il corallo fu strappato al suo scoglio e lo scoglio al mare e precipitò negli abissi.

Raja e Rupa furono allora sponda e fiume e quando venne la siccità cambiarono ancora forma, secondo la promessa eterna fatta loro e lo fecero per mille e mille volte e per mille e mille anni, ma tutto sulla terra è effimero, tutto tranne l’amore di due giovani dall’animo puro.

Questo riusciva a vincere ogni fuggevolezza e a questo punto, davanti a ciò, anche il supremo fra gli Dei si commosse ed intervenne in prima persona.

E questa volta Raja divenne cielo e Rupa una stella ed allora il loro amore fu veramente per sempre.

Se si guarda di notte il cielo quando è terso e limpido si può ancora vedere là in mezzo una stella più luminosa delle altre che occhieggia felice a quel cielo.

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Pubblicato da su aprile 13, 2017 in Racconti

 

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