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AQUILONI IN SPIAGGIA

02 Mar

AQUILONI IN SPIAGGIA

Estate piena, una spiaggia della ricca (e cara) Versilia, grande, ma semi – deserta: c’è la crisi ed è una località che non tutti, anzi pochi, possono permettersi.

I rari villeggianti, per lo più gente del posto o dei capoluoghi limitrofi: Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Firenze, chiacchierano, camaioresonnecchiano, leggono libri enormi ché d’inverno non c’è tempo, allora si accumulano per l’estate, mentre si prende il sole.

Nonostante tutto, la spiaggia è grande, lunga e pure se è mezzo vuota, è anche mezzo piena e sulla sua estensione totale, alla fin fine, le persone sono comunque un buon numero.

Passano un po’ di continuo venditori ambulanti: “Cocco, cocco bbello”, “Bomboloni caldi”, “Fale massaggio, signole?”, “Amico, compra orologio, io per te fa prezzo bono”.

Vucomprà, li chiamano con un po’ di disprezzo, disperati che vogliono solo sopravvivere senza delinquere, anche se poi magari la merce è falsa, ma non fanno male a nessuno, sono amichevoli, alcuni al loro paese sono anche laureati, ma qui si sobbarcano chilometri e chilometri al giorno per, magari, un paio di vendite e basta che non bastano neppure per pagare una stanza da dividere con altre sette o otto persone loro pari e così molti dormono all’aperto, ai giardinetti, sulla nuda terra, tanto c’è di peggio, per esempio la fame.

Quando sono stanchi di camminare sulla sabbia e sotto il sole, magari si fermano un poco a riposare su un paio di sedie a sdraio libere e i bagnini fingono di nulla, li lasciano fare, perché li conoscono da anni e perché c’è ancora anche gente che ha un cuore.

Qui nessuno ha mai pensato di cacciarli, sono tollerati, alcuni hanno stretto una sorta di amicizia con bagnini e bagnanti ai quali, spesso hanno raccontato le loro storie, che non sono mai storie felici e, probabilmente, non saranno neppure a lieto fine.

Lorenzo era un villeggiante, grazie alla generosità di lontani parenti che lo ospitavano al loro ombrellone, con acclusa cabina, a indexuno degli stabilimenti balneari del paese alla moda.

L’uomo stava facendo quello che fanno un po’ tutti in spiaggia: leggiucchiava, vale a dire che un po’ leggeva, un po’ osservava ciò che accadeva sulla spiaggia, bambini che giocano, belle ragazze in costume che passano, vicini di ombrellone che giocano a burraco, venditori che passano fra gli ombrelloni.

A volte sonnecchiava.

In più ascoltava musica da un lettore Mp3 e pensava, pensava a tante cose, un po’ tutte insieme, cose futili, cose importanti, cose di altre persone, cose che riguardavano la sua vita passata e futura.

Da quanti anni andava lì, in quel posto che non aveva mai imparato ad amare? Di certo troppi ed il peggio è che erano tutti uguali: le stesse facce: buongiorno, buonasera, gli stessi orari, gli stessi giorni, le stesse estati, gli stessi anni, uno dopo l’altro, ma con sulle spalle un anno di più e qualche motivazione di meno.

Noia: ecco cosa erano le sue vacanze: sole, innegabile, riposo, di certo, relax? Opinabile, ma tanta noia.

Uno s’immagina avventure estive mirabolanti, di conoscere all’ombrellone accanto al suo la donna della sua vita, oppure una persona che gliela cambierà, quella vita piatta ed incolore, come nei film detti “commedia all’italiana” degli anni sessanta, dove imagesGassman incontrava in spiaggia il “cumenda” milanese con la fabbrichetta che gli dava un lavoro di rappresentanza, la figlia e anche l’auto di lusso e lo yacht in uso.

Ed invece… solo quelle file e file di ombrelloni sempre uguali anche loro, quella piatta distesa di sabbia monotona come le vite di tutti i suoi frequentatori.

Passa un venditore di occhiali, poi uno di orologi ed infine un indiano con un enorme tableau di bigiotteria: non guardano neppure Lorenzo: sanno che lì non c’è trippa per gatti.

Poi arriva un altro asiatico, forse indiano, forse cingalese, forse pakistano, che si trascina dietro, alti nel cielo, degli aquiloni, sette od otto.

Uno è a forma di pipistrello, un altro di uccello, uno di pesce (un pesce volante, evidentemente) e così via; l’uomo è piccolo e magro, tipico della sua razza ed ogni tanto, quando il vento dà un urlo più forte, si alza da terra di alcuni centimetri: allora ride con una dentatura bianchissima, si china, raccoglie un paio di manciate di sabbia e se le infila, a mo’ di zavorra, nelle tasche della giacca nera lisa ed informe che indossa.

Ecco, Lorenzo ha improvvisamente un’idea, lo chiama, lui quasi si stupisce: quell’italiano  non ha la faccia di uno che spende, non ha neppure bambini; e invece  Lorenzo gli chiede non il pipistrello o il pesce, ma tutta la fila e poi se ne fa aggiungere per buon conto altri tre o quattro.

L’indiano, se è indiano, non sta più nella pelle: ha risolto la giornata, stasera si mangia e magari si dorme al coperto!

Prende il denaro, porge il filo – madre al suo benefattore e comincia, seduto ad un ombrellone bianco e verde, a ricostruire 3f-consoli-sebastiano-il-venditore-di-aquiloniun’altra fila da portarsi dietro per chilometri di una ricchezza borghese che lui non conoscerà mai.

Lorenzo con la sua fila di aquiloni va in riva al mare, corre come un bambino, i leggeri giocattoli catturano il vento o forse è questo a catturare loro, Lorenzo si alza, viene strappato dalla rena bagnata fra un “Ooh!” di meraviglia dei presenti, va su, in alto, fino a sparire: da quel punto di osservazione  la spiaggia non è più così deprimente, vede tutto e tutti con un solo sguardo panoramico, è felice per la prima volta dal tempo dell’infanzia.

Sempre più su, incontra gabbiani, fregate e procellarie, molto più interessanti del signore tatuato che dormiva nell’ombrellone accanto o della signora di mezza età, imprudentemente in bikini, che esplodeva ogni cinque minuti in risate da farti sobbalzare mentre parlava al cellulare.

Da lassù può vedere tutta la spiaggia col suo piccolo mondo che diventa sempre più piccolo e poi le montagne, le Alpi Apuane che improvvisamente da verdi diventano brulle e ferite dalle cave ed infine è mare, solo mare col suo azzurro da fare male agli occhi ed infine è cielo, solo cielo, e lui non lo si vede più da terra.

Questa, finalmente,  è la sua vacanza: se mai tornerà a terra, stavolta avrà qualcosa di nuovo da raccontare.

Ciao, allora le vacanze: dove sei stato?”.

“In alto, nel cielo, a conoscere la bellezza e la libertà”.

versilia

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Pubblicato da su marzo 2, 2017 in Racconti

 

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