RSS

PARTIRONO IN VENTI

17 Feb

PARTIRONO IN VENTI

 

Dopo i mesi del caldo rovente, una mattina arrivò quel refolo d’aria che mette un brivido alla schiena: l’estate stava finendo.

Era durata tanto, era stata un’estate calda e soleggiata, ma ora, all’improvviso, aveva deciso di ritirarsi e lasciare il posto ai freddi e alle nebbie autunnali e poi ai geli invernali.

ganzos-volando_800-300x225Chi era ancora in villeggiatura doveva rientrare al lavoro, alla propria città, probabilmente ancora calda, ma lì, sul lago, le avvisaglie dell’autunno arrivano sempre un poco prima e gli animali erano stati i più lesti a percepire il cambiamento climatico stagionale.

Loro non leggono giornali, non sanno di previsioni del tempo, capiscono solo il caldo e il freddo, la luce che cala di durata e quel bisogno di partire al più presto per nuovi lidi, per nuovi climi prima di venire bloccati da gelo e tempeste.

Se fossero dei ricchi uomini senza nulla da fare prenderebbero navi da crociera oppure aerei per raggiungere luoghi più caldi e adatti a svernare, ma loro sono uccelli migratori e per trovare climi più adatti a reperire cibo, a costruire nidi per riprodursi e perpetrare la loro specie, devono sobbarcarsi centinaia o migliaia di chilometri con le loro sole forze.

Forse, anzi probabilmente, non tutti ce la faranno.

Quello di cui parliamo è uno stormo di media consistenza, una ventina di membri fra maschi e femmine, anatidi che non sanno di avere un nome di genere e specie, sanno solo riconoscere i propri simili, quelli con cui accoppiarsi, riprodursi, riproporre la magia della vita e della varietà degli animali.

Loro non parlano, forse anche i loro versi non servono a comunicare, ma solo ad esprimere emozioni, ma comunicano in modi e percorsi ancora misteriosi agli uomini; non si chiamano per interrogarsi se devono partire o meno, se è quello il momento buonocane_cacciatore: lo fanno e basta; in volo starnazzano per mantenere tutte la stessa velocità, ma fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e che mare….

Un viaggio così lungo non è facile, è pericoloso e non è mai bello lasciare il proprio nido, ma a volte lo si fa per poter sopravvivere.

Quasi subito un cacciatore di frodo sparò e ne uccise una e ferì una seconda che morì poi con la sola magra soddisfazione che il cacciatore non l’avrebbe avuta. ma lo stormo non si fermò, andarono avanti, seppure scioccate dallo sparo, dalla morte delle compagne, perché la forza del voler vivere è più potente dello shock.

Quando furono sopra il mare le sorprese una tempesta, troppo lontano dalla costa per potersi riparare a terra: furono disperse, si persero di vista e quando si ricompattarono in una zona più calma altre tre compagne erano perite.

Avanti, bisogna andare avanti, perché lo scopo della vita è viverla e perpetrarla.

duck_hawking_peregrine_falcon_caccia_anatra_falco_pellegrino_peregrinus_01cGiunti in vista della terra ferma, stanche, sfinite, quando altre due non ce l’avevano fatta a vincere la fatica, furono attaccate da un uccello predatore, senza nulla di personale, ma anche lui doveva vivere, nutrirsi, riprodursi.

Una compagna di viaggio non riuscì a sfuggirgli.

Quando toccarono un nuovo specchio d’acqua in quel luogo più caldo, ma che non era il loro, altre due compagne non erano riuscite a superare lo sfinimento del viaggio. Alla fine dovettero anche conquistarsi uno spazio a colpi di becco fra la fauna locale che non vedeva di buon occhio i nuovi arrivati, che non sapeva di inverni gelidi e senza cibo.

Erano partite in venti ed erano arrivate in dieci, ma alla fine le anatre superstiti si sarebbero riprodotte, avrebbero rimpiazzato i una-nuotata-marrone-di-due-anatre-su-acqua-70730061caduti con i nuovi nati e forse la loro specie sarebbe stata salva.

Il loro era un piccolo stormo, ma il cielo era pieno di altri stormi ed anche di altri predatori e di tempeste, di gelo, di cacciatori, ma da sempre e per sempre bisognava partire, andare avanti, osare.

 

* * *

 

In un luogo che la maggior parte delle persone non conosce, che la maggior parte di queste non sa neppure pronunciare, c’era un villaggio; lì non venne l’inverno, perché non c’è mai inverno, ma c’era la guerra e ci sono la siccità, la fame, la miseria.

Lì ancora cavalcano i quattro cavalieri dell’apocalisse.

Poi un giorno venne un aereo e bombardò le case, la misera scuola, rimasero in pochi, ne restarono trecento, senza case, senza scuola e non importa di che colore era la bandiera sulle ali dell’aereo, tanto nessuno al mondo si cura di un villaggio sirisperduto di gente che chiede solo di sopravvivere, di perpetrarsi.

Dissero che era stato un errore, ma lo andassero a dire ai morti, a chi aveva perso la casa, cioè tutto ciò che aveva.

Rimasero in trecento e decisero di partire, di andare a cercare il cibo, l’acqua, la pace, la sopravvivenza.

Quel poco che era gli rimasto fu loro carpito dai trafficanti di speranza.

Lasciavano i loro cari, vivi e morti, le loro tradizioni, la loro lingua, ma l’istinto diceva che dovevano migrare, anche se con la morte nel cuore.

Camminarono fino a sfinirsi, salirono su barche che a mala pena stavano a galla, furono trattati peggio di bestie e molti non  resistettero, soprattutto i vecchi, i bambini, gli ammalati, ma durante il viaggio due bambini vennero anche al mondo.

Erano partiti in trecento, ma non tutti arrivarono, anzi non lo fece la maggior parte di loro.

Poi là dove giunsero li chiamarono pezzenti, ladri, clandestini, dicevano che puzzavano, forse era vero: succede quando si o-barconi-migranti-facebookdorme fra ruderi e macerie, quando non si hanno case con doppi servizi e tre televisori e riscaldamento per l’inverno e l’aria condizionata per l’estate.

Il loro destino da ora in poi era di essere trattati non come persone con i dolori e i sentimenti di queste, ma come animali, forse anche peggio…

Ma c’era anche in loro, come negli uccelli migratori, quell’istinto di tutti i viventi: sopravvivere, riprodursi, dare un futuro di lavoro e di pace ai propri figli.

Uomini, come le anatre, come animali, ma forse con ancor meno considerazione da parte dei loro simili.

stormo

 

 

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su febbraio 17, 2017 in Racconti

 

Tag: , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: