RSS

A MANO ARMATA

12 Dic

A MANO ARMATA

“Commissario, c’è stata una rapina a mano armata: vogliono noi” Trentin, come sempre, era piombato in ufficio dal suo superiore senza bussare, ma a questo il commissario Grieco ci era abituato.

Stavolta niente mezze parole, niente indovinelli dal suo braccio destro; gli sarebbe venuto da dire, come faceva un noto uomo guerrini_orso_maria_attore_001_jpg_epyupolitico: “E che c’azzecca con noi?”, ma lui non aveva un grande senso dell’umorismo: “Cosa c’entriamo noi? – domandò quindi semplicemente – mandino quelli dell’antirapina!”.

Alfonso Grieco, uomo di un po’ più di mezza età, era commissario capo della squadra omicidi alla questura di Milano da parecchio, forse troppo tempo e la sua mezza età oramai guardava preoccupata l’altra metà, quella meno bella, quella finale e che probabilmente era di certo anche molto meno di metà.

Nel suo cassetto, da mesi oramai, giaceva la domanda di pre – pensionamento: era lì fino da quando gli avevano sparato, da quando aveva rischiato di morire per mano di Salvatore Compare, detto Turiddu, o come diceva Trentin, l’ispettore suo braccio destro: “Compare Turiddu”.

Grieco non voleva più vedere brutture, ne era oramai stanco: uomini, donne, bambini, uccisi, violati, fatti a pezzi, era stanco di vedere solo morte e dolore intorno a sé, di poter solo dare alle famiglie delle vittime l’illusoria e misera consolazione di una giustizia che poi per questi è vendetta e null’altro e che consolazione non ne dà, ma forse aiuta a dormire, poi.
“No, vogliono noi perché c’è stato anche un omicidio durante la rapina”.

Ecco, dunque: ancora morti, ancora altro dolore, ma lui non era un poliziotto d’azione: lui era uno che indagava, analizzava, risolveva con abilità, esperienza e fortuna, magari e pertanto non aveva mai portato la pistola che giaceva anch’essa addormentata nel cassetto, accanto alla domanda di pensionamento. Quella volta, però, ebbe una spinta, una premonizione, forse, e prese l’arma e la mise in una fondina che attaccò col gancio apposito ai pantaloni; non ricordava neppure più se sarebbe stato in grado di togliere la sicura, di sparare, lui non era tipo da periodiche esercitazioni di tiro al poligono, né era sicuro se la sua arma fosse ancora in grado di farlo o, premendo il grilletto, sarebbe uscito solo uno sbuffo di polvere.

Di solito quando arrivavano loro: lui, Trentin e Jovine, magari anche il dottor Palermo e il tenente Marchetti, sul luogo del crimine non c’erano altri e loro potevano svolgere il proprio lavoro d’indagine e sopralluogo in santa pace, ma questa volta le cose erano mirko-ranu-ad-avanti-un-altrodiverse: davanti alla banca, accanto a un corpo pietosamente coperto da un lenzuolo (e Grieco si chiese chi aveva sempre un lenzuolo pronto), c’erano gli uomini dell’antirapina, bardati ed armati come se dovessero interpretare un telefilm poliziesco americano e c’era anche il magistrato ed altri funzionari che non conosceva e, comunque, preferì ignorare..

Ma non era tutto: al di là delle transenne, vale a dire del nastro teso dagli agenti primi intervenuti, c’era una folla di curiosi incoscienti e incuranti del fatto che quando volano pallottole queste non hanno mica un indirizzo e un destinatario scritti sopra e poi, subito dietro le strisce di nastro bicolore, c’erano giornalisti arroganti che volevano oltrepassare lo sbarramento, invocando il diritto di cronaca e cameraman e cronisti televisivi e freelance.

Grieco avrebbe voluto andarsene da quel caos nel quale era impossibile lavorare, magari tornarsene al suo ufficio, tirare fuori la famosa domanda e firmarla, ma era lì, era il suo lavoro (è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo, avrebbe detto nel telefilm americano una voce fuori campo) era il suo senso del dovere che lo faceva rimanere, estraniandolo da tutto e tutti: magari la domanda l’avrebbe firmata dopo…

Era arrivato anche un tipetto tutto sussiegoso, un negoziatore, armato di megafono e di telefono cellulare ultima generazione: imagesquesti e gli agenti in tenuta d’assalto si occupavano dei rapinatori ancora dentro la banca, mentre Grieco e il patologo esaminavano il corpo della vittima, una guardia giurata, uno che probabilmente guadagnava perfino meno di un poliziotto per difendere i soldi delle banche.

Pensare ai morti: questo è il lavoro di un commissario della omicidi, mentre gli altri prevengono o cercano di limitare i danni, lui arriva sempre dopo, quando c’è da punire, mai da salvare.

Il negoziatore impettito e fiero di sé stava parlando al telefono con qualcuno dentro la banca; Grieco poteva sentirne solo metà di quella conversazione, l’altra mezza gli toccava ricostruirla dalle risposte di mister presunzione: “Tutto si può aggiustare, ma dovete stare calmi”.

Pausa di silenzio mentre il rapinatore gli diceva qualcosa, poi: “Il magistrato sta arrivando, è lui che ha l’ultima parola sulle trattative, io non posso promettervi nulla”.

Pausa; forse era odioso, ma il suo mestiere lo sapeva fare, senza anima, senza etica, pronto a mentire, ma lo sapeva fare: “Il più alto in carica? – si guardò intorno, come se fosse a un videotelefono, ma non c’era alcun bisogno di farlo – c’è qui un commissario della omicidi, anzi il commissario capo: glielo passo”. Lo tiravano dentro per i capelli in una fase che non era la sua, che non era sicuro di saper gestire: guardò il negoziatore con astio.

“Mi dica: no, come le ha detto il… collega, nessuno può garantirle nulla se non il magistrato che sta arrivando – (quale magistrato? Lì ce n’era già uno che non era intenzionato a dare né denaro, né aerei) – io posso solo riferirgli quando sarà qui le vostre richieste, ho capito, denaro, auto ed aereo”.

Non era vero, non si accettano le richieste di un rapinatore, semmai gli si fa sparare da un cecchino, ma si usa prendere tempo, come se i rapinatori possano nel frattempo morire di vecchiaia o possa intervenire un deus ex machina che invece non arriva mai.

Poi Grieco ebbe quell’uscita che fece fare al negoziatore tanti e tali gesti con le braccia da farlo assomigliare a un trampoliere rapina-banca-montepaschi-ostia-16-maggio-2014-0-2che cerca di prendere il volo dal nido: “Se rilascia le donne e, se ce ne sono, i bambini, entro io come ostaggio – pausa – va bene, porto anche un altro dei miei”.
Prima di doversi sorbire tutta la filippica da colui che l’aveva chiamato in causa, prese Trentin per un braccio e si avviò verso la banca; la porta si aprì ed uscirono tre donne, un’impiegata e due clienti e un bambino: quattro contro due, la convenienza c’era e poi un vecchio per un bambino era convenienza doppia.
Grieco entrò senza esitazione con Trentin, che invece di esitazioni ne aveva, ma avrebbe seguito il capo anche nella bocca dell’inferno.
“Le pistole, a terra!” impose l’uomo con voce oramai isterica: doveva essere un dilettante, aveva ucciso, non sapeva come uscirne, forse quella di chiedere auto, aereo e soldi l’aveva vista in un film.

Trentin depose la sua, Grieco disse: “Io sono un investigatore della omicidi, non la porto mai, i morti non sono un pericolo”.

L’altro gli credette, segno ulteriore che era un dilettante: il commissario tanto portava l’impermeabile e così non si vedeva il rigonfiamento al fianco destro, un po’ sul davanti.

A terra giaceva un altro uomo ancora incappucciato, mentre il suo interlocutore si era tirato il passamontagna sulla testa ed aveva il viso scoperto, singhiozzava sempre più isterico, brutta roba: “Io non ho fatto niente, è stato lui – e indicò il cadavere del complice – a uccidere la guardia di fuori e poi voleva uccidere anche me: è legittima difesa, no?”.

“Questo lo vedremo, ma ora lasci l’arma a terra e si consegni: avrà tutte le attenuanti del caso, magari anche la legittima difesa”. Mentiva, ovviamente.

2011-12-42404_1-jpgL’uomo cominciò a tremare: “No, non è vero, lei e quelli fuori mi volete morto perché ho ucciso uno dei vostri, ma io vi ammazzo tutti!”.

A parte che una guardia giurata tecnicamente non era uno dei loro, “ho ucciso”, aveva detto, quindi si era tradito, forse se ne era accorto, forse no, ma comunque la mano che teneva l’arma tremava pericolosamente ed era puntata alla testa di Trentin, che essendo più giovane del commissario, forse lui giudicava più pericoloso.

Lui aveva messo il giovane ispettore in quella situazione di pericolo, toccava a lui tirarlo fuori.
Grieco starnutì: “Allergia, mi scusi, ma devo soffiarmi il naso”; sbottonò l’impermeabile come per estrarre dai pantaloni il fazzoletto e invece fece per la prima volta ciò che non aveva mai fatto in tanti anni.

* * *

Il commissario stava cenando con minestrone surgelato davanti al televisore, acceso ma muto come un pesce, o come un colpevole; se l’era sempre chiesto: che cosa avrebbe provato se mai fosse venuto il momento?

Alcuni, dopo, fanno ricorso a un terapeuta, ma lui, che pure era un uomo pacifico e non violento, era sereno.

Era stata in pericolo la vita di Trentin, un ragazzo a cui voleva bene, con una vita davanti, non poteva fare altro; fosse stato per rapinaautodifesa, forse non avrebbe sparato.

E poi glielo doveva: una volta Trentin aveva ucciso per lui: adesso sarebbero stati pari, ma in queste cose è meschino pesare l’equilibrio.

Nessuno è mai pari e certe cose si fanno e si rifanno senza pensare ai bilanci.

Per una volta la vittima era la sua, ma riuscì a dormire senza incubi perché chi minaccia i tuoi amici non merita di vivere.

E alla domanda di pre – pensionamento nel cassetto quella notte non pensò neppure un istante.

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su dicembre 12, 2016 in Racconti

 

Tag: , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: