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L’UOMO RAGNO

29 Nov

L’UOMO RAGNO

Aveva fatto film, recitato in teatro, vinto premi: Nevio (ma lui usava un nome d’arte) era l’attore del momento, il più bravo, il più famoso.

E poi tutte le donne lo desideravano, ne erano innamorate, un po’ perché in effetti era un bell’uomo, un po’ perché la fama ti fa apparire ancora più bello.

I giornali di gossip lo inseguivano, cercavano di carpirne i lati più piccanti, non certo i meriti artistici, ma niente: lui sembrava indexirreprensibile, immune alle “affettuose amicizie”, come si suole dire, femminili o maschili che fossero. Poi, inaspettato, arrivò l’annuncio del suo avvenuto matrimonio, celebrato in gran segreto; lei, la più invidiata, forse odiata dal sesso femminile, una collega, una vera diva del teatro, una che non aveva ceduto alle lusinghe della celluloide.

Difficile, al momento, dire se il loro fosse vero amore o un matrimonio di convenienza artistica o magari pubblicitaria.

Certo la vita degli attori non è facile e per questo i loro matrimoni, spesso, durano poco tempo, poi le tournée, i viaggi, gli impegni, le conoscenze nell’ambiente stesso ne minano la solidità e tutto finisce con casse di regali di nozze messi in cantina.

Ma Nevio e Eleonora non volevano che finisse così: il loro, a dispetto delle malelingue, era vero amore e volevano che tale legame durasse per sempre e così fecero compagnia insieme, lui smise, almeno momentaneamente, con il cinema e lei, la diva, forse l’ultima vera diva, dichiarò candidamente che se fosse arrivato un figlio avrebbe dato prematuramente l’addio alle scene, gettando nella disperazione migliaia di fans.

E il figlio venne presto,bello come papà e mamma e due anni dopo arrivò una sorellina e lei, la famosa attrice, accettò di buon grado quel cambiamento: da grande attrice, a buona madre.

Certo, Eleonora adesso stava a casa, ma il marito doveva pure lavorare per mantenere la famiglia e il suo lavoro era l’attore, il solo che conoscesse ed allora c’erano le tournée, gli impegni mondani, poi riprese anche col cinema, ora che era tramontato il patto di lavorare insieme con la sua compagna.

A casa c’era per ben poco tempo: era sempre un grande attore, ma non altrettanto un buon padre, non un cattivo padre, ma bamsemplicemente un padre assente.

A tre anni di distanza, poi, da Caterina, venne Giorgio, il terzogenito.

Se i primi due figli erano belli come i genitori, sani e robusti, l’ultimo arrivato si dimostrò subito gracile e di salute cagionevole.

Una malattia genetica, una sorta di anemia con carenza di assorbimento delle vitamine che non gli dava le giuste difese, un bimbo diafano, sempre malaticcio, un bambino, forse, senza grandi prospettive per il proprio futuro, se non quelle di uscire ed entrare dagli ospedali.

Per fortuna, oltre alle attenzioni della madre, poteva permettersi uno stuolo di infermieri, fisioterapisti, medici specialisti.

Ma non un padre: lui era presente solo pochi giorni all’anno e al bambino, se non mancavano le cure, mancava il papà, il suo amore, la sua vicinanza, il suo esempio.

Quando arrivavano le festività, i Natali, i compleanni, gli onomastici, il grande attore spediva il suo segretario, che aveva voluto maschio affinché non nascessero malignità sulla sua situazione sentimentale con la moglie, a comperare ogni ben di Dio di regali per i suoi figli, per la moglie, per il festeggiato di turno. Regali belli, costosi, ma senz’anima, senza il pensiero d’amore che li dovrebbe sempre accompagnare.

I bambini crescevano con un padre assente: ne aveva spesso parlato con la moglie: “Ancora pochi anni – le prometteva – il tempo di mettere da parte il denaro per la sicurezza dei nostri figli, poi smetto e giuro che sarò un buon padre e un buon marito”. Intanto, però, gli anni passavano, i bambini si perdevano la guida di un genitore e lui perdeva l’infanzia dei suoi figli: di quelli sani e di quello malato.

Poi successe il fattaccio: il piccolo Giorgio, che aveva oramai cinque anni, che chiedeva sempre dove fosse il suo papà, ebbe una crisi: lo tirarono via dalle braccia della “signora nera” per un pelo, ma fino a quando e per quanto?

ragni_06E se la volta seguente fosse stata quella definitiva, se la prossima crisi sarebbe stata più grave?

Quando il padre fu avvertito che il bambino era in rianimazione, che era a rischio della vita, lasciò il set del film che stava girando dall’altra parte del mondo, prese il primo aereo e si precipitò a casa con il cuore a pezzi.

Forse adesso era il momento di mollare tutto: se non ci fossero stati i film e il teatro, avrebbe girato spot pubblicitari, fatto comparsate il televisione, ma ci voleva quel duro colpo per capire che cosa si era perso e si stava perdendo.

Il vero successo erano i suoi figli, quelli belli e sani e anche e soprattutto quello malato e al diavolo i premi, i contratti, le proposte di scrivere un libro sulla sua vita, o di farselo scrivere, a nome suo, da un ghost writer.

Adesso importava solo che suo figlio stesse bene, che per il tempo che gli restava, poco o tanto che fosse, avesse vicino il suo papà a dargli coraggio, a leggergli le favole la sera, a dargli il bacio della buona notte e del buongiorno.

“Papà, sei venuto?” disse il bimbo con un filo di voce; parlava male per via delle cannule nel naso, ma sorrideva più di mille imagesparole.

Certo, e non me ne andrò più: sono qui per il mio piccolino, per farlo guarire”

Papà, ma che cosa ho? Perché sono sempre malato?” già, i bambini hanno tutta una serie di perché per il padre, molti dei quali non hanno risposta.

Ecco, hai come una specie di veleno dentro”.

“Un veleno come quello dei ragni?”

“Sì, più o meno”

“Allora ci vorrebbe l’uomo ragno!”.

L’uomo non rispose, attese che il bambino s’appisolasse e corse via, fece ciò che non aveva mai fatto: entrò da un cartolaio e comperò un semplice pupazzo.

giocAl suo risveglio il bambino stava già meglio, vide la scatola con l’uomo ragno accanto a sé, lo tirò fuori: “Wow, papà, è il più bel regalo che mi hai mai comperato; mi aiuterà a guarire?”.

“Il più bello? L’unico – mormorò fra sé il famoso attore – ma non sarà più così”.

“Certo! – gli rispose – lui ti proteggerà ad anch’io lo farò standoti sempre vicino e vinceremo contro chi ti vuole fare del male”.

Poi guardò quello scricciolo così pallido che si mimetizzava fra il bianco delle coperte e delle lenzuola e gli parve il bambino più bello del mondo.

Ti voglio bene, cucciolo – gli disse con le lacrime agli occhi – ora riposa”.

Gli mandò un bacio in punta di dita e il bambino s’addormentò sorridendo sereno con l’uomo ragno stretto nel pugno.

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Pubblicato da su novembre 29, 2016 in Racconti

 

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