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IL BAMBINO FANTASTICO

03 Nov

IL BAMBINO FANTASTICO

Simone era un bambino fantastico e non solo per la sua simpatia e vivacità, ma anche e soprattutto nel senso che viveva in un mondo di fantasia tutto suo, dove la realtà e la fiaba si mescolavano in un insieme spesso difficile da distinguere e separare.

catturaPer lui i film, le storie dei suoi libri, i suoi strani personaggi erano veri, reali, non creati dalla sua immaginazione di bambino.
Il piccolo Simone non era ancora in età scolare, ma già dimostrava una parlantina, una fantasia e una proprietà di linguaggio da vendere.
Era nato tardi e quindi dopo di lui non erano venuti fratellini o sorelline, pertanto viveva come un principino, non sottovalutando il fatto che i suoi genitori erano abbienti e come figlio unico di una coppia non più giovanissima, aveva tutto il necessario, il superfluo e anche di più…
…tranne forse degli amici.

Mamma lo teneva forse un po’ troppo nella bambagia, come spesso avviene per i figli unici, ma di certo i “bambini di strada” nostrani sono più liberi e più felici, anche se si sbucciano le ginocchia e magari fanno a botte e a sera arrivano a casa lerci da far paura e magari con una crosta di sangue rappreso sotto il naso.
Simone no, era sempre impeccabile, lui, pulito, senza un segno, ma senza slanci, ma era un bambino pure lui, con gli stessi istinti dei bambini, ed allora si creava da sé gli amici che non aveva, solo che non erano il solito amico immaginario, ma un esercito di nani, gnomi, troll, giganti, elfi e quant’altro ed era lui che li comandava, o meglio li guidava.

Era assolutamente necessario quel piccolo esercito: gli serviva per combattere quegli altri, i mostri, i vampiri, gli zombi, le streghe, i dinosauri carnivori; sui draghi, invece, era incerto: non aveva ancora capito se erano buoni o cattivi, per cui ancora non arloli aveva inseriti nei suoi giochi, nel suo mondo, nelle sue fantasticherie ad occhi aperti.

Poi, a sera, raccontava a mamma e papà delle avventure quotidiane e lo faceva come se queste fossero state reali.

Il fatto è che le raccontava anche ai compagni dell’asilo ed alcuni di loro dopo un po’ si allontanavano spaventati, altri lo prendevano in giro e comunque tutti lo lasciavano da solo, solo coi suoi personaggi fantastici pur se un poco mischiati per genere e tradizioni.

Simone viveva in una cittadina dove spesso i cognomi si ripetono numerosi anche fra persone che non hanno alcun rapporto di parentela fra loro, così il caso volle che lui portasse lo stesso cognome e nome e fosse nato lo stesso giorno, mese ed anno di un bambino non solo benestante, ma ricco, figlio di una delle famiglie più ricche della cittadina e forse dell’intera regione e che il padre di Simone e il padre milionario fossero essi stessi omonimi.

* * *

Erano molti anni, oramai, che i rapimenti a scopo di riscatto non erano più in voga, ma quella banda di sbandati, reputando troppo difficili per loro perfino altri tipi di crimini, decisero un sequestro.
Fra l’altro così non avrebbero pestato i piedi alle organizzazioni criminali dedite allo spaccio, alle rapine dei portavalori e altre amenità simili.

Certo un sequestro di persona non è una bazzecola, va pianificato, organizzato pensato per bene, ma tutto ciò era decisamente al di sopra delle loro capacità; erano in tre, più la donna di uno di loro che avrebbe fatto da carceriera. Quando avevano deciso il imagesrapimento non avevano neppure preso informazioni economiche sulla famiglia e quando si riunirono per decidere il riscatto da chiedere a momenti vennero alle mani: erano passati da una cifra che non avrebbe neppure coperto le spese, ad una pari al bilancio di un piccolo stato.

Poi trovarono l’intesa, ma non avevano ancora deciso il bersaglio: un imprenditore? E poi chi avrebbe pagato se le firme le aveva solo lui? La moglie? E se il marito fosse stato lieto di liberarsene?

Un bambino, un bambino andava bene: non si sanno difendere, sono facili da trasportare, sono poco affidabili nel descrivere le persone anche se, comunque, avrebbero indossato tutti dei passamontagna.

Leggendo la cronaca locale sui giornali avevano scoperto di quella famiglia straricca con un unico figlio piccolo di nome Simone; la loro documentazione consistette nel cercare l’indirizzo sull’elenco telefonico, trascurando il fatto che i ricchi tengono alla privacy, così trovarono l’indirizzo della famiglia dell’altro Simone, quello non così ricco da valere un sequestro.

* * *

Simone era nel cortile dell’asilo alla guida di un esercito di troll intenti a scacciare un mostro… indefinibile, oltre l’immaginazione della maggior parte delle persone, oltre l’iconografia di tutti i mostri conosciuti e quegli uomini lo chiamarono, gli dissero di andare con loro, ma lui li vide con la stessa faccia del mostro inseguito dai troll e dai nani e corse a dirlo alla maestra, ma questa, conoscendo la sua fantasia, gli fece una carezza e non gli credette.dung
Alla sera lo raccontò alla mamma e al papà: “Oggi c’erano dei mostri che mi volevano rubare, ma i troll mi hanno difeso”. Anche mamma e papà sorrisero, ma un po’ preoccupati da quel figlio che non sapeva discernere realtà e fantasia.
La banda degli improvvisati delinquenti ci riprovò una settimana più tardi, ma stavolta invece di chiamare il bambino, approfittando di un momento in cui la maestra stava parlando al cellulare col fidanzato, o marito od amante che fosse, saltarono la cancellata, presero il bambino e lo portarono via.
Simone non si scompose più di tanto: in fondo aveva vissuto avventure ben più pericolose ed emozionanti, come quella volta che i pirati sulla nave fantasma trainata dai draghi volevano saccheggiare casa sua, ma gnomi e fate e maghi li avevano scacciati a colpi di incantesimi: “Io vi conosco, siete quelli della settimana scorsa; lasciatemi andare o chiamo l’esercito dei dinosauri buoni e dei giganti ad ammazzarvi di botte!”.
Sorrisero a quella immagine, ma c’era un problema: il piccolo era più sveglio e fisionomista di quanto pensassero: avuto il riscatto avrebbero dovuto ucciderlo, anche se non era previsto dal piano originale.
trollsMa il peggio per loro fu quando il telegiornale diede la notizia del rapimento: una telecamera del traffico li aveva ripresi mentre portavano via Simone (e meno male che avevano i passamontagna, seppure ancora col cartellino del prezzo sui quale alla scientifica stavano lavorando) e fu allora che scoprirono dello scambio di persona.
Le immagini mostrarono prima il questore, poi la famiglia del mancato sequestrato, tutti contenti, tranne i genitori di Simone… due.
I banditi non avrebbero avuto il loro riscatto e il bambino andava comunque eliminato e lo dissero litigando fra loro, urlando, tanto che anche Simone sentì.
Fu allora chiamò in aiuto i suoi amici, il suo esercito.
I rapitori stavano ancora litigando quando la porta della baracca dove si erano rifugiati cedette: un gigante l’aveva sfondata con un sol colpo di clava e dietro di lui una moltitudine di troll, gnomi e nani irruppe armata con ogni tipo di arma convenzionale e non.
Il più tonto dei troll aveva anche una bomba atomica che, fortunatamente, non sapeva come usare, così la brandì a mo’ di clava colpendo a destra e a manca nemici e compagni.gob
Uno dei rapitori schiattò sul colpo a quella visione incredibile, un altro impazzì e fuggì correndo e non se ne seppe mai più nulla.
La carceriera fu schiacciata da una trave del soffitto urtata dalla testa del gigante che la spezzò come uno stuzzicadenti, mentre l’ultimo fu calpestato da un brontosauro cavalcato da cinquecento gnomi.
Quando la polizia arrivò, grazie al cartellino del prezzo dei passamontagna, trovò la baracca semi crollata, tre dei quattro rapitori schiattati e il piccolo Simone che li aspettava seduto tranquillo su una poltrona sfondata da un’unghiata di un t – rex pentito.
Lui lo raccontò a tutti come erano andate le cose: lo disse ai poliziotti, lo disse a mamma e papà, ai nonni, ma non gli credettero.

* * *

“Signore e signori buonasera e benvenuti a questa edizione straordinaria del telegiornale. Si è fortunatamente risolta in modo positivo la vicenda del rapimento avvenuto per errore del piccolo Simone T. di cinque anni. Un fortuito crollo della catapecchia dove i malviventi avevano rinchiuso il bambino ha ucciso tre di loro, mentre un quarto è ancora latitante. Illeso, invece, il piccolo protagonista di questa vicenda che avrebbe potuto concludersi tragicamente. Il bambino sostiene che a salvarlo e distruggere la baracca siano stati i suoi amici troll e gnomi e altre creature fantastiche e per una volta, felici che il bimbo sia salvo, scusateci ma vorremmo credere anche noi alle fiabe. Buonasera”.

poliz

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Pubblicato da su novembre 3, 2016 in Racconti

 

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