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NEL BUIO

21 Ott

NEL BUIO…

 

Un giorno Aldo realizzò di essere rimasto solo: tutti i suoi parenti erano morti o abitavano altrove e all’improvviso la sua casa gli parve enorme, così come lo è enorme la solitudine.

Ora va detto che lui, se di notte doveva alzarsi per andare in bagno, girava sempre per la casa al buio, per non disturbare, e persino adesso che era rimasto solo aveva mantenuto l’abitudine di non accendere la luce.

Nonostante l’intontimento dato dal sonno interrotto che, però, cercava prepotentemente di riprendersi i suoi spazi, riusciva sempre e comunque a captare le minuscole fiammelle di vita della notte nella casa: piccole luci, a volte i led o le spie degli cessoapparecchi elettrici accesi, quali il frigorifero o il congelatore o il decoder del televisore e il loro sommesso ronzio, oppure impercettibili scricchiolii della casa, delle sue pareti che si assestano, un po’ come facciamo noi quando dormiamo, che ci muoviamo per cercare la posizione più comoda e le nostre ossa, tanto più sono vecchie, tanto più cigolano.

E quella consapevolezza della casa che viveva, respirava, si muoveva, gli era quasi di compagnia, lo faceva sentire un po’ meno solo e non gli causava paure, le ataviche paure del buio e del silenzio che da sempre, forse dall’alba dell’umanità ci portiamo dietro; a volte i rumori non erano quelli soliti, quelli a cui era abituato, ma presto anche quelli nuovi entravano a far parte del data-base della casa, di quelli che Aldo riconosceva poi come suoi.

Se veniva la signora che, ogni quindici giorni, gli dava una mano ad evitare che la casa diventasse troppo invivibile, a volte succedeva che spostasse alcune cose, magari minimamente, ed allora le bottiglie appoggiate sopra il congelatore, quando questo attaccava il compressore urtavano fra di loro e tintinnavano.

Altre volte la signora spostava oggetti diversi che così, al di fuori dal loro disordine, Aldo non riusciva più a trovare e chiedere alla donna dove li avesse messi gli sembrava brutto, quasi un rimprovero.

Altre volte ancora, però, gli spostamenti erano inspiegabili: perché mai un floppy disk  con delle foto personali avrebbe dovuto essere prelevato dalla sua scatola e, dal locale dove l’uomo teneva il computer, andare a finire in un’altra stanza, per la precisione in quella da letto?

Certo, poteva essere suonato il telefono mentre lui stava maneggiando il dischetto, cosicché lui era corso a rispondere con quello in mano, dimenticandoselo poi lì, solo che… il suo telefono non era mai stato nella camera da letto

E perché una rivista, per così dire, un po’… particolare, avrebbe dovuto essere pescata dal proprio nascondiglio segreto e messa in bella vista per terra, accanto al letto, come se lui passasse le sue notti a sfogliarle?

D’altra parte Aldo era più che sicuro che la donna, che peraltro conosceva da decenni e che l’aveva anche aiutato ad accudire i suoi genitori fintanto che questi erano in vita, non era il tipo da frugare in giro e poi lasciare queste tracce della sua indagine; era più che probabile, anche se strano, che fosse lui stesso, magari complice l’età, a spostare le cose, a lasciarle in giro, a dimenticarsene.

Solo che la cosa cominciava ad accadere un po’ troppo di frequente e ciò preoccupava Aldo sul proprio stato di salute mentale: buiodemenza senile precoce? Speriamo di no, si diceva, ma poi le cose sparivano e ricomparivano altrove, dove non avrebbero dovuto.

Che ci fossero in casa dei poltergeist, spiritelli dispettosi che si divertivano a fare scherzi di cattivo gusto, anche mettendolo in imbarazzo? No, la cosa lo faceva sorridere, lui era una persona razionale e non credeva a nulla di soprannaturale, né ufo, né parapsicologia e, a stento, credeva nella religione, forse più per abitudine e per convenienza che non per vera fede e  convinzione.

Adesso, però, quando la notte, sempre più spesso, si alzava per andare a svuotare la vescica, i rumori erano decisamente cambiati: più che scricchiolii, cigolii, piccole vibrazioni degli elettrodomestici, parevano sussurri, risa in sordina, bisbigli come… di creature della notte e del buio.

Allora tornava a letto e non riusciva più a riprendere sonno: un po’ l’età, un po’ perché rimaneva in ascolto per captare quelle nuove voci notturne della casa, ma sembrava che, quando lui era sveglio e vigile, tutto tacesse e le creature dispettose della notte sapessero che lui non dormiva e facessero di tutto per non farsi scoprire.

E intanto, però, gli oggetti continuavano a sparire o a cambiare di posto.

A volte la notte, al buio, Aldo fingeva di dormire ed invece ascoltava, cercava di captare e decifrare quelle risa: prima i rumori consueti della notte erano compagnia, ora, invece, questi nuovi lo infastidivano, come tutto ciò che è irrazionale e non ha una spiegazione.

Un paio di volte era successo che c’erano stati anche echi di terremoti lontani e non è bello svegliarsi col letto che trema e il lampadario che oscilla e con quelle voci sgradevoli che ridevano della sua paura; e se fossero state veramente creature catturanotturne? Aldo, sveglio al buio, cercando di trovare la miglior posizione nel letto, provava ad immaginarle e non gli apparivano come dei folletti simpatici, di quelli col cappello a cono, ma come, invece, delle creaturine piccole ma cattive, maligne, con denti aguzzi pronti ad azzannarlo se solo si fosse addormentato e loro si fossero stancate di quella convivenza.

Ancora una notte di bisbigli, risa e il giorno seguente qualcosa non era più al suo posto, era introvabile oppure era in bella vista mentre non avrebbe dovuto esserlo.

No, ma diamo i numeri? Poteva veramente pensare che la sua casa fosse invasa da mostriciattoli pensanti, umanoidi che l’avevano preso di mira? Ci potevano essere zanzare, moscerini, ragnetti, forse qualche scarafaggio, ma di certo non gnomi, folletti, trolls o peggio…

L’ultima cosa che Aldo era solito fare la sera, prima di spegnere la luce, l’applique accanto al letto, era di togliersi gli occhiali e riporli sulla mensola posta sopra il suo giaciglio, ma una mattina questi non erano più lì: non poteva certo essere stata la signora delle pulizie, che non veniva da oramai dieci giorni e, comunque, non lo faceva di notte e neppure ladri notturni che, in quel caso, si sarebbero introdotti in casa sua, con tutti i rischi del caso, soltanto per rubare i suoi occhiali.

Senza lenti si sentiva handicappato così, per prima cosa, inforcò quelli vecchi e mise al collo gli altri, quelli per leggere: andava un po’ meglio ed allora poteva iniziare la ricerca: si sdraiò a terra per guardare sotto il letto, nulla; allora spostò tutto: branda, materasso, rete, tolse le lenzuola, il tutto senza risultato.

Solo a metà mattina, quando oramai non ci sperava più, ritrovò i preziosi quanto costosi occhiali multifocali nella credenza, dietro al barattolo del caffé; era certo che non poteva averli lasciati lì lui, neppure per sbaglio, salvo che, realmente, non fosse indexstato affetto da una di quelle malattie che, piano, piano, ti riducono il cervello in poltiglia.

Con l’inoltrarsi della giornata l’incidente passò nel dimenticatoio: c’erano altre cose più importanti: bollette da pagare, e-mail da spedire, magari polemicamente, a varie persone; forse col passare del tempo stava proprio diventando insofferente e insopportabile, quello sì, ma senile e arteriosclerotico no, di quello ne era sicuro.

Con l’avvento imminente della notte le preoccupazioni relative alle voci, però, ritornarono; alle due o alle tre, forse, Aldo si alzò: eh, sì, il bagno, sempre lui e sempre al buio, come di consueto.

Lui si fermò un attimo sulla porta della camera e avrebbe giurato che qualcuno, subito al di là di questa, ridesse sottovoce e che qualcun altro gli ripetesse il verso.

Un passo e fu di nuovo silenzio, poi un’accelerazione verso il bagno e, alla luce della inspiegabile luminescenza notturna della casa gli parve che qualcosa (o qualcuno) sfrecciasse attraverso il corridoio, poi tutto tornò di nuovo normale.

La mattina seguente arrivò una raccomandata e non ci fu verso di trovare una penna per firmare.

Un’altra notte, alla una si svegliò, si alzò a piedi nudi e nel massimo silenzio si mise dietro la porta della camera in ascolto e in pre-allarme: di nuovo quelle voci, quelle risa maligne che mettevano i brividi; poi tutto tacque all’improvviso ed allora ci furono dei passi pesanti, passi di qualcosa di ENORME che aveva terrorizzato le creature più piccole e gelato il sangue di Aldo.

segni-zodiaco-oroscopo-mostri-arte-digitale-damon-hellandbrand-05-700x831Qualcosa che veniva a prenderlo, che era lì per lui; si appiattì contro il muro ed imbracciò un’asse che teneva dietro la porta, conscio che, dal rumore di quei passi, la sua improvvisata arma avrebbe fatto ben poco danno: i passi eran sempre più vicini, il suo era terrore puro, poi all’improvviso tutto tacque e la notte fu riconsegnata al buio e al ronzare del frigorifero.

Cosa erano quei rumori, quelle creature del buio? Forse mostri creati dal suo subconscio per espiare i piccoli o grandi peccati nascosti; ricordò un quadro di Goya: “El sueño de la razon produce monstruos”, il sogno della ragione che genera mostri.

Ci sono, per Aldo come per tutti, scheletri segreti e nascosti che si pagano, prima o poi nella vita: anche lui ne aveva, e quindi doveva pagare, convivere con mostri piccoli e grandi che, forse, lui stesso aveva generato e che, non era da escludere, una notte o l’altra, nel buio, l’avrebbero assalito, ucciso magari, quando si fossero stancati di lui.

Il mattino seguente una delle sue riviste segrete e nascoste era in bella vista sul tavolo della cucina…

patty_diavolo

 

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Pubblicato da su ottobre 21, 2016 in Racconti

 

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