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UN UOMO MERAVIGLIOSO

26 Set

UN UOMO MERAVIGLIOSO

Questa volta fu Jovine ad entrare, ma solo dopo aver bussato, nell’ufficio del commissario Grieco: chissà dov’era Trentin? Probabilmente dietro a qualche bella agente.

Di solito erano l’ispettore, oppure il centralinista, ad avvertire il commissario capo della omicidi di Milano che c’era un nuovo guerrini_orso_maria_attore_001_jpg_epyucaso: “Mi scusi capo, c’è stato un omicidio, pare, in un condominio in fondo a viale Suzzani, verso Sesto S. Giovanni, ai confini col parco nord”.

“Lo so dov’è viale Suzzani” grugnì il commissario mentre si infilava il suo vecchio trench, che poco aveva da invidiare all’impermeabile del tenente Colombo per il fatto di essere fuori moda e stazzonato dall’uso e dalla mancanza di una donna che se ne prendesse cura.

* * *

Non è una cosa nuova, capita sempre così: un uomo meraviglioso, magari un po’ canaglia, perché alle donne piacciono le canaglie, forse perché danno l’idea di essere più maschi, più virili; lei pensa che sia il grande amore, quindi un matrimonio rapido (a volte, magari, per riparare un impiccio), poi arriva la verità insieme al primo schiaffo, se va bene, oppure un pugno in faccia, ma dopo, però, ci sono i pianti di lui, le scuse, le promesse… fino alla volta seguente.
Adesso l’ex uomo meraviglioso era lì, sul pavimento, con due pallottole nel petto e altre tre o quattro un po’ dappertutto sparse nella cucina dell’appartamento al quarto piano di viale Suzzani; dal barattolo bucato dello zucchero scendeva ancora un po’ di contenuto.

Una donna, per amore, per una parvenza di tranquillità famigliare, può anche sopportare le percosse, magari mentendo a se stessa, dicendosi che in fondo, in fondo, se lo meritava, che forse era una moglie deludente, non una brava compagna e madre e serva e tutto ciò che una donna dovrebbe essere dopo il matrimonio, almeno nell’immaginario degli uomini meravigliosi e veri maschi, ma i figli no, i figli non si toccano e invece…

Tre figli, tre maschi alla cadenza classica di due anni uno dall’altro: adesso avevano, almeno all’apparenza, otto, dieci e dodici anni e tutti e tre portavano sul viso e sulla schiena i segni dell’educazione che l’uomo meravigliosamente macho intendeva dare loro.

Quello che non si vedeva erano le cicatrici lasciate nella loro anima, nel loro carattere, nella loro vita appena iniziata.images

* * *

Arrivarono più o meno in contemporanea tutte le vetture, da quella del patologo, il dottor Palermo, a quella con il commissario e i suoi due aiutanti, al furgone della scientifica con il tenente Marchetti e l’agente Tosti e poi, un po’ scostato, il furgone scuro dell’istituto di medicina legale ed infine una pattuglia con due agenti in divisa.
L’ascensore era guasto, come accadeva almeno duecento giorni all’anno là dentro, per cui quando arrivarono all’ultimo piano, il luogo del delitto, il commissario Grieco sbuffava come un mantice: i suoi cinquantasette anni si facevano sentire ed anche la recente ferita all’addome.

Diedero una rapida occhiata alla scena del delitto senza entrare materialmente nella cucina, visto che erano ancora in corso i rilievi della scientifica, Trentin prese alcuni appunti, Jovine scattò alcune foto, poi lasciarono campo libero agli uomini di Marchetti, quelli in tuta bianca, prima e da ultimo al patologo.

Il trio dei poliziotti si spostò nel piccolo salotto che fungeva anche da sala da pranzo, da sala tv e da camera da letto per uno dei bambini, il maggiore, visto che, oltre la camera matrimoniale, c’era solo un’altra cameretta molto piccola con un letto a castello e un guardaroba e nessuno spazio per un secondo letto; spesso il confine fra piccola borghesia e miseria è molto sottile e dove c’è miseria economica c’è anche miseria umana.

Ma gli uomini meravigliosi non sono disposti a fare sacrifici, magari a trovarsi un secondo lavoro, per dare un po’ più di benessere o almeno di serenità alla famiglia.

Aggressive parent

Trentin passò un blocchetto per appunti a Jovine, mentre lui era stato spedito a sentire i vicini di casa: loro sapevano tutto da sempre: impossibile non sentire i mobili rovesciati, i pianti e le grida dei bambini, le urla della donna e del marito ubriaco non potevano passare inosservati o inascoltati, ma ovviamente ognuno si faceva i fatti propri, anche perché quell’uomo faceva paura a tutti, non solo a moglie e figli.

La sola volta che un vicino si era azzardato a suonare il campanello, a cercare di intervenire, si era ritrovato con un labbro spaccato e un braccio rotto e allora e da allora tutti facevano finta di nulla e, nel caso di urla e pianti, alzavano il volume della radio o della televisione per coprirli e dare un alibi alle proprie coscienze.

A Grieco non erano certo sfuggiti i segni sul viso dei bambini e della madre e a lei non era sfuggito il fatto che lui li avesse visti: “Sa, i bambini, giocano, litigano con gli amichetti, ne hanno sempre qualcuna…” non ci credeva neanche lei alla sua bugia maldetta e lo sguardo del poliziotto la indusse a non continuare con altre dello stesso genere: perfino ora che era morto lo difendeva da brava moglie.

Ma ci provò comunque a continuare a mentire, a difenderlo: “Eravamo qui tranquilli, come sempre, quando hanno bussato, doveva essere un conoscente di mio marito – abbassò il capo, come vergognandosi – sa, lui era un uomo meraviglioso, ma aveva il vizio del gioco e non solo di quello e doveva dei soldi, credo a quell’uomo. Io non l’ho neppure visto in faccia; quando ho sentito che discutevano e che volavano anche brutte parole per le creature, ho mandato i bambini di là in cameretta, e io sono andata in camera nostra mentre loro discutevano, poi si sono spostati in cucina dove c’era la pistola di mio marito: lo so che era illegale che ce l’avesse, ma doveva pure difendersi, da quella brutta gente, lui non era mica come loro, era un uomo perbene. Litigavano, poi quell’altro, che non so come si chiamasse, ha preso l’arma ed ha sparato a mio marito”.

La neo vedova cominciò a piangere sommessamente; forse un milione di anni prima doveva essere stata una bella donna, ma maltrora era scialba, i capelli non curati, nessun trucco, nessuna cura per se stessa, solo un po’ di fondotinta per cercare di coprire i lividi sul viso.

“Signora, non insulti la mia intelligenza: la storia non sta in piedi, un balordo che per mandare due colpi a segno in una stanza di tre metri ne sbaglia quattro? non esiste proprio! sa benissimo che io so che lui picchiava lei e i bambini, mi dica come è andata veramente”.

Grieco era un poliziotto, un poliziotto vero, uno che credeva nella giustizia, non nella legge con i suoi cavilli, compromessi e sotterfugi; lui non era per i giustizieri e la giustizia fai da te, ma in certi casi la capiva e probabilmente l’avrebbero capita anche in un tribunale: figuriamoci in un paese dove nessuno sta mai in prigione troppo a lungo, dove i ricchi, i delinquenti in guanti bianchi, trovano sempre un certificato medico che testimonia che loro, poverini, in galera ci stanno male, dove gli assassini più efferati dopo pochi anni hanno la semi – libertà, figuriamoci una persona che uccide un aguzzino e un violento… forse con un bravo avvocato quella poteva essere perfino legittima difesa, ma già, gli avvocati bravi se li possono permettere solo i farabutti e i ricchi.

Il livello del pianto della donna aumentò; i tre bambini stavano in un angolo della sala abbracciati l’uno all’altro, non piangevano, parevano spenti, forse erano morti dentro da tempo, incapaci oramai di soffrire, gioire, provare emozioni che non fossero il dolore fisico e la paura.

Il commissario attese paziente che il pianto cessasse o che almeno calasse d’intensità.

La donna si alzò: “Che stupida, non le ho neppure offerto un caffé” si diresse verso la cucina ingombra di persone, ma un agente le sbarrò la strada, quella era la scena di un crimine. La donna tornò a sedersi e ricominciò a piangere; il figlio maggiore si staccò dai fratelli, adesso era lui l’uomo di casa e s’avvicinò in silenzio alla madre, non la abbracciò, le mise solo una mano sulla spalla, poi guardò con ostilità quell’uomo anziano che stava facendo piangere sua madre, proprio come faceva suo padre

Grieco si sentiva in imbarazzo, con quello sguardo che lo trivellava, ma doveva fare il suo lavoro, quello per cui era pagato, quello per cui era lì: “Mi racconti come è andata veramente”.

La donna era alla fine delle lacrime che è umanamente possibile produrre, probabilmente: “Le botte potevo sopportarle, del resto non ero una brava moglie né una brava madre, ma i bambini no, i miei bambini non si toccano, è da quando sono piccoli che indexprendono botte di ogni tipo e loro sono bravi, non fanno nulla per meritarle, anche a scuola fanno il loro dovere, allora ho preso la sua pistola e gli ho sparato”. Chissà in quale luogo remoto, ma qualche lacrima ancora riuscì a trovarla.

Fu allora, però, che Grieco notò qualcosa, un particolare, quello che fa di un poliziotto un bravo poliziotto; si rivolse ai bambini: “Mi date, per piacere, un foglio e una penna?”. Il maggiore dei tre ragazzini aprì un cassetto della credenza, ne estrasse un quaderno ad anelli, uno dei suoi di scuola, ne prese un foglio e poi estrasse da un astuccio una Bic nera e porse il tutto con ostilità all’uomo: “Signora dovrebbe, per piacere, scrivermi brevemente come sono andate le cose” e girò verso di lei foglio e penna; proprio come pensava.

La donna faticava ad impugnare la biro e la teneva fra pollice e anulare: impossibile tirare il grilletto di una pistola con quella mano fratturata e guarita male, probabilmente uno dei tanti regali dell’uomo meraviglioso.
Allora capì e lei, mentre un agente la prendeva per un braccio, ma senza metterle le manette, come gli aveva ordinato il suo superiore, si girò verso Grieco; improvvisamente il suo sguardo era diventato duro, forse troppo tardivamente: “Nessuno si deve azzardare a toccare i miei figli” e quello era un ammonimento per tutti, anche per lui, poi non disse più nulla.

Fino a quel momento aveva fatto poco per loro, ma adesso sacrificava la propria libertà per difenderli.

Quale? Chi dei bambini aveva sparato al padre, perché era quella la verità che Grieco aveva visto con un attimo di ritardo.

Solo una donna, oppure un bambino poteva sbagliare quattro colpi su sei, eppure continuare a sparare per difendere, probabilmente, non se stesso, ma la madre e i fratelli.

Il più probabile era il maggiore, quello che ora era diventato l’uomo di casa, ma nessuno lo avrebbe mai saputo, la madre avrebbe taciuto, sostenuto la propria versione per difendere, forse troppo tardi, o forse mai troppo tardi, le sue creature, come tre-fratelli-felici-che-si-siedono-sul-recinto-37712677una lupa scopertasi tale solo ora.

Grieco, con tutta la sua esperienza, non avrebbe mai saputo e creduto possibile che anche un bambino di soli otto anni può trovare nel dolore e nella disperazione la forza di tirare un grilletto.
Il commissario era stanco da morire del suo lavoro, di un lavoro che lo metteva a contatto con troppe vittime, alcune morte, altre vive.

Adesso gli toccava arrestare una persona che sapeva innocente, ma sapeva anche che era giusto così: in fondo era stata lei a farsi illudere da un uomo che credeva meraviglioso: aveva le sue colpe, ne era conscia ed avrebbe pagato per questo.

Forse non è mai troppo tardi per diventare una buona mamma. I bambini seguivano la madre portata via dai poliziotti con lo sguardo perso nel vuoto, sempre stretti come un unico essere in un angolo della stanza, senza dire nulla, come avevano concordato.

Il dolore li aveva uniti come una persona sola e se non avesse funzionato la versione della madre, allora si sarebbe fatto avanti il fratello maggiore, il vero uomo di casa.

Presto sarebbero arrivati gli assistenti sociali per prendersi cura dei tre ragazzini.

In quell’appartamento c’erano ora un cadavere e forse altri quattro morti, morti dentro per sempre.

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Pubblicato da su settembre 26, 2016 in Racconti

 

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