RSS

LA RANA E LO SCORPIONE

24 Giu

LA RANA E LO SCORPIONE

 

Manuel era un pre-adolescente bellissimo, ma purtroppo per lui era cattivo nell’animo, malato, perverso.

Sì, perché il diavolo è il più grande imbroglione che ci sia, ti inganna, ti fa vedere ciò che non è, si nasconde, si cela dietro la bellezza e il piacere, ma sempre diavolo è: te ne accorgi quando è troppo tardi.

Renzo era un giovane insegnante, giovane si fa per dire perché aveva trentotto anni, ma data l’età media dei docenti lo si poteva indexconsiderare giovane e come tanti altri insegnanti giovani e vecchi, troppi, per la verità, era disoccupato, precario dalla laurea, umiliato da un sussidio di disoccupazione da fame e che presto sarebbe terminato perché le leggi in Italia funzionano così, all’incontrario: più hai, più ti danno, meno hai, meno ti spetta.

I due erano destinati ad incontrarsi.

Il giovane insegnante di materie letterarie aveva riempito tutto il riempibile di cartelli: “Laureato impartisce ripetizioni di Italiano, Latino, storia, geografia, filosofia ad alunni scuole medie e superiori. Disponibile anche per aiuto compiti, compagnia pomeridiana sostegno per ragazzi in difficoltà” e sotto una fila di tagliandini da strappare con numero di telefono ed orari in cui chiamare.

Ne aveva messi dal fornaio, dal cartolaio, appesi fuori dalle scuole della zona (questi erano spariti quasi subito ad opera degli studenti stessi, a scanso del pericolo che i genitori li avrebbero costretti ad andare a ripetizione).

Quelli rimasti Renzo li controllava ogni giorno ed in effetti alcuni tagliandi erano stati presi, strappati dal cartello, ma di telefonate non ne aveva ancora ricevute.

Poi, finalmente, una arrivò: “Buonasera professore, ho letto il suo cartello nella bottega della signora Graziella, la prestinaia e forse lei mi può aiutare: ho un ragazzo di quindici anni che mi fa dannare, non vuole studiare, ne combina una ogni giorno, sia a casa che a scuola e noi non sappiamo più cosa fare. Ho anche un figlio più piccolo che lui tormenta, fa il prepotente e se quello si ribella sono botte…”.

Seguì un elenco di altre malefatte, spesso interrotto da scoppi di pianto della povera donna che, forse, non avrebbe dovuto lasciare che le cose arrivassero a quel punto, forse avrebbe dovuto intervenire quando il ragazzo era ancora un bambino; per quanto ne sapeva Renzo, che un po’ di pedagogia l’aveva studiata, un celebre educatore aveva detto: “Datemi i primi otto anni di un bambino e tenetevi il resto”, frase che stava a significare che è difficile cambiare un trend educativo dopo tale età.

Ma oramai quello che era fatto, era fatto e si trattava ora di mettere almeno delle pezze, anche se non sarebbe stato facile.01542202

Seguirono le informazioni sulle richieste economiche dell’uomo; la madre del ragazzo non pretendeva una promozione, a quel punto dell’anno: le bastava che il figlio restasse il più possibile fuori casa e lontano dal fratellino martirizzato.

Fu fissato un appuntamento conoscitivo a casa dell’insegnante.

A dire il vero Renzo era un po’ preoccupato dalla situazione: lui era una persona tranquilla e non aveva nessuna voglia di iniziare una guerra con un adolescente difficile; la madre gli aveva detto che, d’accordo col marito, gli avrebbero lasciato carta bianca, poteva anche usare le maniere forti, usare le mani, la cinghia, il battipanni, quello che voleva, purché lo tenesse sotto controllo. Renzo non aveva nessuna intenzione, però, di arrivare a tanto, un po’ per convinzione e carattere, un po’ perché, comunque, era un reato e lui, come detto, non aveva voglia di grane.

Al giorno ed ora prestabiliti suonò il campanello e si presentarono la donna e il figlio; il ragazzo era totalmente diverso da ciò che ci si aspetterebbe da un giovane bullo, da un piccolo delinquente in erba, non era tanto alto, ma con un fisico pressoché perfetto, lunghi capelli biondi lisci, occhi azzurri ed espressivi, brillanti, che non parevano proprio emanare cattiveria.

Anche il suo sorriso era amichevole; Renzo porse la mano alla donna, poi al figlio che la prese, ma subito lo abbracciò come un vecchio amico e lo baciò sulle guance: certo il bacio è una forma di saluto che i ragazzi usano, ma raramente con un estraneo, adulto per di più, ma se non altro questo voleva forse dire che il ragazzino era ben disposto verso una persona che, in fondo, veniva assunta per aiutarlo, non per fargli nulla di male.

Parlarono un po’, Renzo fece un discorso di responsabilità e di raccomandazioni al suo nuovo allievo ed alla fine la donna se ne andò, non senza un sospiro di sollievo e di speranza, lasciando il figlio nelle mani di quel giovane che le era andato subito a genio.

Mentre Renzo l’accompagnava alla porta, la donna si girò e, sottovoce gli sussurrò: “Non si lasci ingannare…” nulla più, poi se ne andò e i due rimasero soli.

Manuel si alzò dalla poltrona al rientro in sala del suo, come dire, educatore? insegnante? “Bene, che si fa? Ce l’hai un bel film porno che ce lo vediamo insieme?”.

Renzo sorrise, come se il ragazzo avesse fatto una battuta: “Che ne dici, invece, di un ripasso delle tre declinazioni in latino?”.

pornoManuel sbuffò, ma seguì l’uomo nel suo studio.

Alla fine quella prima giornata terminò, non senza continui segni d’insofferenza del ragazzo, ma alla fine i risultati erano stati incoraggianti; si diedero appuntamento per il pomeriggio seguente, con la raccomandazione del materiale scolastico da portare e al momento del saluto Renzo porse di nuovo la mano a Manuel, ma questo, come prima lo abbracciò e baciò con due schiocchi sulle guance.

Forse – pensò fra sé l’uomo – è solo un ragazzo che ha bisogno d’affetto, può darsi che abbia sofferto la gelosia dei bambini verso il fratello minore, quando all’arrivo di questo  si sentono defraudati dell’affetto dei genitori”. Comunque il suo compito non gli appariva più così terribile come aveva paventato: l’allievo gli mostrava simpatia, forse affetto, andavano d’accordo e non era stato difficile farsi prestare attenzione.

Manuel tornò il giorno seguente coi libri e quaderni concordati, solito abbraccio e baci, poi iniziarono il lungo pomeriggio che, però, ad entrambi parve volare.

Poi ne seguirono un altro e un altro ancora; i primi risultati scolastici di quella collaborazione erano buoni: un paio di voti più che sufficienti: forse si poteva ancora salvare anche l’anno scolastico.

Un giorno durante la lezione squillò il telefono e Renzo, scusandosi, andò a rispondere in un’altra stanza; quando tornò trovò il ragazzo intento a guardare un giornale che intuiva dovesse essere pornografico, mentre teneva una mano infilata nei pantaloni: “Manuel, che cosa fai? Un po’ di ritegno!”.

“Perché, che cosa c’è di male?Perché non ce lo guardiamo insieme e magari ce ne facciamo una insieme?”.

“Non dirlo neanche per scherzo!” e detto questo gli prese il giornaletto, lo chiuse e lo gettò su una poltrona dello studio.

Manuel lo guardò male, si alzò e con ostentazione riprese il giornale e lo infilò nello zaino sbuffando.

Guarda, mi dispiace che tu abbia frainteso i nostri ruoli, forse è colpa mia che non ho saputo mettere dei confini, dei paletti: amici sì, complici no”.

Il giovane non replicò, ma da quella volta niente più baci al momento del saluto, neppure una stretta di mano: “Meglio così…” pensò Renzo, ma sentiva che qualcosa si era, se non rotto, almeno allentato.

Le lezioni adesso erano un po’ più svogliate; i voti continuavano a non scendere sotto il sei, ma non era solo una questione di sacchetto-marijuanavoti

Poi ci fu quella brutta faccenda: Manuel fu sorpreso a scuola nei bagni insieme a un compagno mentre, coi calzoni abbassati guardavano il famoso giornale che Renzo si pentì di non aver buttato via (ma di certo Manuel se ne sarebbe procurato un altro); i due ragazzini si stavano sollazzando a vicenda e, dopo averli fatti ricomporre, furono spediti dal preside.

Di lì a poco arrivarono i quattro genitori, convocati d’urgenza e, tramite il bidello, arrivarono anche i loro zaini: alla presenza dei genitori questi furono svuotati e da quello di Manuel saltarono fuori un altro paio di giornali non solo pornografici, di più, oltre a un

sacchettino di erba, che non era certo erba salvia per il condimento ed anche un coltello a serramanico di una lunghezza preoccupante.

Sarebbe poi risultato che il suo partner era stato costretto al rapporto con il ricatto, minacciando di rivelare ai suoi genitori e a tutti che si faceva le canne.

L’alternativa che il preside diede ai genitori di Manuel, mentre al suo compagno di giochi proibiti veniva comminata una sospensione di quindici giorni, ma il suo zaino era pulito, fu fra un’espulsione ignominiosa o un silenzioso ritiro da scuola, più conveniente per il buon nome della famiglia e dell’istituto.

Ovviamente i genitori scelsero per questa soluzione; a casa ci furono urla, qualche sberla, pianti della madre e anche del ragazzo, che accusò Renzo di avergli fornito tutto, dall’erba ai giornali al coltello, perfino lo accusò di approfittarsi di lui quotidianamente.

Il padre perquisì minuziosamente la cameretta del ragazzo e quello che trovò nascosto non era ciò che ci si aspetta da un quindicenne dal volto angelico (neppure da uno brutto, se per questo), ma semmai da un vecchio maiale pervertito.

Per ogni evenienza Manuel portato da un medico che lo visitò, ma negò qualsiasi tipo di violenza subita e neppure di consenzienza: del resto avevano seri dubbi che Renzo c’entrasse qualcosa, conoscendo troppo bene il figlio, ma dovevano comunque, come genitori, controllare, avere una conferma.

In ogni caso il rapporto alunno – insegnante era finito, anche perché c’era il problema della scuola: nessuna di quelle pubbliche lo accettò, perché malgrado la segretezza le voci trapelano e poi, comunque c’era da preservare il fratellino da quel ragazzo già così pervertito alla sua giovane età.

Trovarono un collegio di quelli severi tanto quanto cari: avrebbero sorvegliato, messi al corrente della vicenda del motivo del suo allontanamento dalla scuola precedente, che non familiarizzasse troppo coi compagni, non nel senso che lui avrebbe voluto, ma Manuel sapeva come in un collegio certe cose siano quasi all’ordine del giorno: tutto sommato non gli era andata male.

http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-teenage-boy-train-looking-out-window-image43508237

Renzo andò comunque a salutare Manuel alla stazione, col permesso dei genitori del ragazzo, perché malgrado tutto gli voleva ancora bene: “Perché tutto questo? – gli chiese – stavamo bene insieme, lavoravamo bene, eravamo felici, lo era tua mamma, la tua famiglia, andavi bene a scuola, perché hai voluto rovinare tutto, perché hai fatto questo a tutti, al tuo compagno, e poi a scuola, per di più?”.

Manuel fece un sorriso senza anima su quel volto peraltro bellissimo e quasi angelico, alzò le spalle, ci pensò su un attimo, poi gli rispose: “Perché sono fatto così, perché sono cattivo, è la mia natura”.

 

* * *

 

Un giorno uno scorpione doveva attraversare uno stagno per andare sulla sponda opposta, ma non sapeva nuotare; allora vide una rana e la chiamò: “Ehi, tu, rana, mi daresti un passaggio dall’altra parte?”.

La rana rispose: “Ma io ti conosco, tu sei uno scorpione, sei velenoso, come posso fidarmi di te? E se poi mi pungi?”.

“Fidati – la rassicurò lo scorpione – non ti pungerò”.

La rana, poco convinta, ma in fondo d’animo generoso, lo fece salire sul suo dorso e cominciò a nuotare verso la sponda opposta, ma giunti a metà percorso lo scorpione la colpì col suo pungiglione velenoso.

hqdefault

Alla povera rana subito si annebbiò la vista e capì che era la fine: “Perché hai fatto una cosa così stupida – gli chiese – ora moriremo entrambi”.

Lo scorpione rispose con fatalismo: “Lo so, mi spiace, ma sono uno scorpione e sono fatto così, non posso farci nulla, è la mia natura”.

A volte il diavolo si maschera dietro la bellezza, a volte anche uno scorpione può non suscitare ribrezzo, ma essere accattivante e perfino gradevole, ma sempre scorpione è.

 

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su giugno 24, 2016 in Racconti

 

Tag: , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: