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UNA MADRE IN ATTESA

11 Giu

UNA MADRE IN ATTESA

Teresa sedeva paziente, con le mani in grembo, ed aspettava.
Mentre aspettava, tanto non aveva altro da fare che quello, ripercorse un’intera vita fatta di attese.

incintaUna madre aspetta sempre: del resto non aveva aspettato quel figlio per nove mesi? Tutto era iniziato con quell’attesa.

Poi per tutta la vita aveva atteso il figlio ritornare a casa: prima, quando faceva le scuole elementari (erano solo a un paio di centinaia di metri da casa) e Nicola aveva rifiutato che lo si accompagnasse e lo si venisse a prendere perché si vergognava di fronte ai suoi compagni di essere trattato come un bambino dell’asilo.

Lei, la madre, aveva acconsentito: in fondo erano altri tempi, non c’erano pericoli, il traffico era scarso, soprattutto all’ora in cui terminavano le lezioni, metà pomeriggio e non erano neppure tempi di adescatori di bambini appostati fuori dalla scuola, eppure una madre attende sempre con un po’ di apprensione, è l’istinto di protezione di tutte le madri, delle chiocce che riparano i pulcini sotto il proprio corpo, di quei pesci che al primo allarme ricoverano i piccoli nella loro bocca, di mamma canguro che si porta il piccolo con sé nel marsupio, spesso anche quando questo è diventato troppo grande e fatica ad entrarci.

Poi vennero gli anni della scuola media e dello sport e lei aspettava il suo ritorno dagli allenamenti, dalle partite, sempre temendo che potesse farsi male giocando, che potesse aver un incidente con la bicicletta, prima e col motorino, dopo

E ancora gli anni del liceo, le uscite serali fino a notte tarda e lei aspettava, aspettava, stava nel letto con gli occhi chiusi, anzi semi-chiusi, fingeva di dormire, ma non riusciva a farlo fintanto che non sentiva la porta di casa aprirsi, chiudersi, fino a che uscita-scuola-bambini-586x380vedeva la luce del corridoio accendersi e poi spegnersi, fino a che sentiva scorrere l’acqua nel bagno, poi tacere e restituire la notte al silenzio.
Allora, solo allora riusciva a dormire, tranquillizzata da quei rumori che significavano “va tutto bene”.
Erano altri tempi, c’era ancora la leva obbligatoria e il suo Nicola fu fatto abile e dovette partire, andare a centinaia di chilometri da casa: quanto ci aveva pianto!

Ma se non altro voleva dire che era un ragazzo sano, buono per il re e per la regina, come si suole dire.
Attese per tanti mesi che ritornasse, anche se ogni tanto veniva a casa in licenza, ma non era come averlo sempre lì, sott’occhio, pronta a proteggerlo, a dare la propria vita per lui, se necessario.

Mancava poco al suo congedo e una sera lei aspettava il marito che tornasse dal lavoro, ma lui non tornò più: aveva scelto altre strade, una donna più giovane, una che non era così apprensiva, sempre lì ad aspettare quel figlio di cui lui, in fondo, era un po’ geloso, geloso delle attenzioni della moglie per lui.

Lui non poteva capire cosa voleva dire aver portato quel figlio dentro di sé: un amore può essere grandissimo, ma comunque col tempo si affievolisce, diventa abitudine, ma quello per un figlio no, perché c’è un legame di sangue, di geni, di cromosomi, un cordone ombelicale che non si lacera mai del tutto.

271Nicola, finalmente tornò a casa dal militare: non era cambiato, era sempre il suo bambino, solo… più uomo.

Teresa sapeva che, prima o poi, lui si sarebbe fatto una famiglia sua, se ne sarebbe andato, ma poi sarebbe ritornato a trovarla, perché i figli tornano sempre, anche loro sentono il cordone ombelicale che li tira verso casa.

Magari sarebbe andato a trovarla la domenica, oppure ogni quindici giorni, o anche solo una volta al mese, forse unicamente per Natale e Pasqua, ma non importava: lei lo avrebbe atteso rispettando la sua nuova vita, con gli occhi chiusi come quando fingeva di dormire, senza dirgli nulla, senza rimproverarlo, senza fargli pesare la cosa, solo felice, alla fine, di riaverlo lì con lei. I capelli di Teresa, intanto, cominciavano ad imbiancare.

Gli anni passavano, lei sarebbe rimasta da sola, senza un marito, senza un figlio, ma almeno quest’ultimo sarebbe tornato da lei, ogni tanto.

Teresa era una donna intelligente e mite, per certi versi fatalista, conscia dello scorrere della vita e degli eventi di questa e non faceva mai pesare le sue attese.

Ed un giorno Nicola si sposò, se ne andò di casa: meglio così, avere la madre per fra i piedi troppo spesso mina il rapporto con la nuova compagna e quella era la sua vita, il suo futuro.

Con tanto tempo libero nelle attese sempre più lunghe, Teresa aveva preso a frequentare con più assiduità la parrocchia: da quando era madre, ma soprattutto da quando era rimasta da sola, le sembrava di capire maggiormente la Madonna, di matrimimmedesimarsi in lei, di pensare che anche lei avesse provato le stesse ansie dell’attesa, con in più la consapevolezza che avrebbe perso molto presto quel suo figlio speciale.

Quanto dolore doveva avere provato!
I genitori non dovrebbero mai sopravvivere ai propri figli.

E a furia di aspettare, un giorno Nicola tornò da lei: il suo matrimonio era finito, succede spesso, troppo spesso e lui che avrebbe potuto rimanersene da solo a vivere la sua vita adulta, che oramai si avviava a diventare matura, invece tornò da lei, quasi che il cordone ombelicale fosse un elastico che più tu cerchi di allontanarti, più ti tira indietro.

In fondo Teresa se lo aspettava: non ne gioì, ma comunque era felice di poter vivere l’ultima parte della sua vita con la sua unica creatura, col suo amore più grande.

Lei aspettava ogni sera in silenzio il suo ritorno, cercava di fargli trovare la casa il più accogliente possibile, ma col passare degli anni le forze le venivano meno e quando Nicola vide che la madre non ce la faceva più, cominciò a sostituirsi a lei in molti compiti domestici: faceva la spesa, cucinava, lavava i piatti, faceva il bucato e stirava.

Per gli altri lavori, quelli più pesanti, trovò una donna ad ore che, oltretutto, avrebbe fatto un po’ di compagnia alla mamma.

Ma lei attendeva solo la compagnia del figlio, quelle poche ore la sera, insieme in salotto davanti alla televisione, fino a che la testa le cadeva sulla spalla per i troppi anni che le pesavano.

Allora Nicola l’accompagnava a letto.

Teresa ripassava di continuo tutte queste tappe della sua, della loro vita che, malgrado gli abbandoni subiti era stata tutto donna-maggiore-anziana-sedia-rotelle-con-il-figlio-attento-23190811sommato una vita serena e felice. Adesso attendeva ancora, ma sarebbe stata l’ultima attesa.

Al primo momento si sentì smarrito, ma succede a tutti, poi la vide e si rasserenò: non era solo, c’era la sua mamma ad attenderlo.

Certo che era cambiato: era il suo bambino, ma adesso era più vecchio di lei, meglio così, vuol dire che aveva avuto una vita lunga, più della sua.

Senza la presenza della madre forse lui avrebbe avuto paura, ma con la sua guida, come quando era piccolo, ogni paura passava subito.

Lei gli si fece incontro: non aveva più difficoltà a camminare, non usava più il bastone, lo carezzò sul viso il suo bambino, lo prese per mano e finalmente potè avviarsi con lui su quel viale bianco e senza fine verso una vita insieme e senza più attese.

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Pubblicato da su giugno 11, 2016 in Racconti

 

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