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LE OLIMPIADI DELLE 0PERAZIONI

07 Mag

LE OLIMPIADI DELLE OPERAZIONI

Ricapitolando, io ho un mio modo personalissimo di svolgere la mia professione: e sottolineo professione, poiché, per quanto atipico sia il mio metodo, ritengo che questo venga applicato da me con la massima professionalità.
Purtroppo questo raramente viene capito, anche perché i tempi sono sempre brevi: un anno scarso al massimo, e non un corso triennale.
Io credo di essere originale e diverso sia nell’approccio interpersonale, che nel modo di gestire la didattica.
Questo non per posa, non per la voglia di cambiare ad ogni costo ed essere, per forza, trasgressivo, ma perché sono pienamente convinto che sia questa la strada giusta.
Prima ancora di dare dei concetti, occorre fare capire ai ragazzi il perché li devono recepire e questo può avvenire solo se si riesce a entrare in empatia con loro e con il loro mondo, se si riesce a fargli capire che tutto ciò che si pretende è per il loro bene e dato da persone che vogliono loro bene, che sono sempre e comunque dalla loro parte.
Se si vuole che capiscano l’importanza del lavoro dell’insegnante è necessario dare loro concetti molto più profondi che non la memorizzazione sterile di formule, date, parole: non la poesia a memoria, ma il significato che c’è sotto le parole, non la formuletta, ma i meccanismi che l’hanno creata.
In questo modo, ciò che viene insegnato rimarrà in futuro e servirà loro nella scuola superiore; se non erro, e qui emerge la mia ignoranza di cattivo e pigro cristiano, c’è anche nel vangelo una parabola che, più o meno, esprime gli stessi concetti: quella del contadino che semina, ma alcuni semi non vanno abbastanza profondi e vengono mangiati dagli uccelli o asportati dal vento, mentre solo quelli caduti in profondità danno buoni frutti.
A parte le possibili inesattezze nella citazione, credo che il concetto sia chiaro e condivisibile al di là delle convinzioni religiose, visto che è applicabile anche oltre il significato evangelico del seme come parola di Dio: io non sono Lui e il mio seme produce, tutt’al più, radici quadrate (o cubiche).
Ritornando ai miei metodi inusuali, a volte uso dei piccoli trucchi per far sì che un concetto o una regola rimangano impressi, come ad esempio per il numero o la lettera che cambiano di segno passando dall’una all’altra parte dell’uguale nelle equazioni, solevo dire che era come un cavallino goffo che salta l’ostacolo, inciampa e si capovolge.
Ma non è questo l’esempio al quale si riferisce questo capitolo: capisco che a molti lettori potrà sembrare noioso ciò che ora andrò a dire, ma a molti ragazzi e forse a qualche insegnante potrà servire. Dico questo non con la superbia di avere nel mio metodo il dono della perfezione, ma con l’umiltà di mettere a disposizione di altri un “escamotage” che spesso funziona e che non esiste su alcun testo di matematica.
Fra l’altro io uso i libri di testo solamente per assegnare gli esercizi, mentre per la teoria possiedo ed uso un mio quaderno d’appunti molto più chiari e personali.
Questo, che io ho chiamato, appunto, “Le olimpiadi delle operazioni”, serve sia a spiegare l’ordine di esecuzione delle operazioni nelle espressioni, sia a fare ricordare alcune proprietà delle potenze: ne ho già parlato nel secondo volume, e qui voglio ampliarne la spiegazione.

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– Alle olimpiadi delle operazioni, la prima prova consiste nell’ottenere, con i numeri 2 e 3, il massimo risultato: l’addizione ottiene 5, la moltiplicazione 6 e la potenza 8.
Così costruisco un podio, disegnandolo sulla lavagna, e pongo sul gradino più alto la potenza, in mezzo la moltiplicazione, in basso l’addizione. –

– Nella seconda prova si cimentano sottrazione, divisione, radice quadrata che, essendo operazioni inverse, devono usare i numeri 16 e 2 per ottenere, stavolta, il più piccolo risultato possibile: la sottrazione ottiene un modesto 14, meglio si difende la divisione con 8, ma stravince la radice quadrata con un bel 4. –

-Visto che c’è un solo podio, la radice sale sul gradino più alto insieme alla potenza, la divisione si appaia alla moltiplicazione, la sottrazione all’addizione (dato anche che le operazioni di ogni gradino sono inverse fra di loro). –

– Ora, visto che i più forti sono anche un po’ prepotenti, vogliono essere i primi ad essere considerati, così nelle espressioni prima si fanno potenze e radici, poi moltiplicazioni e divisioni e infine addizioni e sottrazioni. –

– Non solo: se ho la potenza di una potenza, scendo di un gradino, cioè moltiplico gli esponenti, se ho il prodotto di due potenze con la stessa base o il loro quoziente, scendo di un gradino e sommo o sottraggo i loro esponenti.

Infine, se ho addizione o sottrazione di potenze con la base uguale, visto che non posso più scendere, non posso applicare particolari proprietà. –

Ovviamente questo raccontino, magari un po’ puerile ma divertente (ai ragazzini soprattutto quelli di prima media ai quali è diretto, piace molto), non spiega tutto, e va integrato da altre spiegazioni: le parentesi, le altre proprietà delle potenze, ma, me lo dice l’esperienza, spesso aiuta i ragazzi a ricordare le regole e a non sbagliare perché stimola la memoria visiva.
Un vero matematico forse storcerà il naso, ma a mio giudizio conta il risultato finale e non il metodo con il quale lo si raggiunge.
Diceva un tempo il presidente dell’Unione Malacologica Italiana: ”E’ facile parlar difficile, ma è difficile parlar facile”.
Ovviamente questa storiella è a disposizione di chiunque vorrà farne uso.

Cattura

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3 commenti

Pubblicato da su maggio 7, 2016 in Racconti

 

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3 risposte a “LE OLIMPIADI DELLE 0PERAZIONI

  1. Emanuele Sciuto

    maggio 8, 2016 at 5:54 pm

    A me è piaciuta tantissimo 😃 bella idea. 😉

     
    • profmarcoernst

      maggio 8, 2016 at 6:14 pm

      grazie dell’apprezzamento. Se ti va vai a leggere anche l’alba della matematica

       

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