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LA VITA E’ MERAVIGLIOSA

06 Mag

LA VITA È MERAVIGLIOSA

Fu il diciotto del mese di marzo che Luca Ojardi scoprì, per la prima volta, che la vita è meravigliosa.

Luca da tempo era rimasto da solo e a fargli compagnia, oramai, c’era soltanto la televisione, quella scatola di finto legno, oramai dalla forma un po’ antiquata, con le sue pubblicità, le telepromozioni, i litigi, veri o finti che fossero, fra giovanotti e ragazze che, pare, non avessero altro da fare nella vita che venire a sciorinare i loro panni, sporchicci, peraltro, davanti a uomo-maturo-che-si-rade-davanti-allo-specchio-63738962centinaia di migliaia di persone.

Luca la mattina si alzava, andava in bagno, senza alcuna fretta, si lavava, si radeva, si vestiva e poi, mentre si scaldava il caffé, accendeva la televisione che non avrebbe più spenta fino all’ora di andare a letto: anzi, tante volte si addormentava davanti alla sua unica compagna, la testa appoggiata sugli avambracci mentre dall’altra parte quella gente strana blaterava a nessuno.

Tutto sommato lui non si curava più di tanto di cosa trasmettessero, pur di sentire una voce che rompesse il monotono silenzio dello squallido monolocale dove il disordine e la sporcizia stavano piano, piano, vincendo la loro guerra privata e presto avrebbero alzato la loro bandiera sulla collina di piatti accumulati nel lavello; da tempo Luca non aveva più neppure la forza di opporsi alla loro avanzata.

Ogni tanto, più per abitudine che per altro, cambiava canale, non fosse altro che per controllare se le pile del telecomando funzionassero ancora.

Fu così che il giorno in questione capitò casualmente su un canale, che non sapeva neppure quale fosse, dove era in onda una trasmissione a carattere scientifico: quella era diversa dai tronisti litigiosi e dagli aspiranti ballerini, così prestò attenzione agli argomenti che vi si stavano trattando.
Se non altro sarebbe servito a distrarlo dai suoi pensieri, oramai sempre più frequenti e sempre più frequentemente neri, dai indexbilanci sulla sua vita, come era stata e come era diventata: squallida e piatta.

Il presentatore, sempre che quello fosse il termine che si usava ancora, aveva un’aria seria e professionale e gli fu subito simpatico; parlava di un accordo economico fra le nazioni occidentali, quasi un patto d’onore, che avrebbe scongiurato la povertà e la miseria e avrebbe, in questo modo, ridotto drasticamente anche i reati.

Lui, Luca, era stato prima partigiano e poi sindacalista, ma non di quelli che pensano solo la proprio tornaconto, imboscati pronti a riciclarsi e a vendersi al miglior offerente, bensì uno di quelli che aveva proposte tanto concrete da essere avversate un po’ da tutti: ora quelli avevano scoperto ciò che lui aveva sempre proposto, ma non era geloso o arrabbiato, solo soddisfatto che qualcosa, alla fine, si muovesse.

Poi il presentatore simpatico passò ad alto: ora si parlava di salute e delle nuove, recentissime scoperte che avevano finalmente sconfitto malattie prima ritenute incurabili.

A Luca s’inumidirono gli occhi: troppi dei suoi cari e dei suoi amici se n’erano andati prematuramente e ora c’erano, finalmente, le cure che per loro erano, però, oramai inutili.

Piangeva e sorrideva nel pensare a quanto dolore veniva evitato a molte persone.
partigianoScordò il disordine della sua casa, le difficoltà del suo vivere e tirare avanti, perché era riuscito a veder realizzato, prima di andarsene per sempre, ciò che aveva sognato e sperato per tutta una vita troppo rivolta agli altri per essere felice.

Ma la trasmissione condotta da quell’angelo in completo blu, non era ancora finita: c’erano altre meraviglie, si erano risolti, almeno in parte, grandi problemi sull’ambiente, sulla famiglia…
Già, la famiglia: anche lui ne aveva avuta una, ma si era dissolta da tempo insieme al suo idealismo anacronistico.

Lei se n’era andata coi loro due figli, stanca della sua mediocrità e lui non li aveva più rivisti, né loro lo avevano più cercato.

Luca pianse ancora: perché la gente non può essere felice per questo breve soggiorno sulla terra?
Perché tutti cercano di complicarsi la vita e di essere infelici, come quegli imbecilli che non facevano altro che litigare davanti ad una telecamera, ignorando quali sono i veri problemi esistenziali?

Se non altro nel suo dissidio con la sola donna che avesse mai amato, dissidio dovuto al suo pensare sempre agli altri, c’era stata una dignità, una totale riservatezza: mai un’alzata di voce, mai un insulto anche se poi il risultato era stato quello che era stato.

Il conduttore parlava ora di un terzo mondo che non era più tale, di gente che non aveva più bisogno di lasciare il proprio paese per sopravvivere, poi parlò di altre tecnologie nuove, di scoperte meravigliose, di mezzi di trasporto sicuri che non avrebbero più insanguinato le strade.

Proprio adesso doveva essere scoperto tutto ciò?abschied_von_gestern_N

Ora che lui non ne poteva più godere, ora che era troppo tardi, eppure sapere di lasciare un mondo migliore ai suoi nipoti che non aveva mai visti, ma anche a tutti gli altri bambini, i cittadini di domani, gli era di consolazione: aveva vissuto tanto, ma quegli ultimi attimi valevano tutti i suoi centosei anni e gli spiaceva un poco lasciare un mondo finalmente vivibile.

Gli scese un’ultima lacrima, l’ultima di tante, ma la prima di gioia nella sua vita, il cuore gli scoppiava di felicità, poi smise di scoppiare e anche di battere.

Nel lavello la pila di piatti sporchi crollò sotto il suo stesso peso.

Solo alla morte non si era trovato un rimedio.

Ma forse è meglio così.

pianto

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Pubblicato da su maggio 6, 2016 in Racconti

 

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