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VECCHI AMORI

24 Apr

VECCHI AMORI

Erano giovani, erano folli, erano innamorati.

Lui, Gianni, un inguaribile romantico, incapace da sempre di andare con una ragazza, fosse pure a prendere un caffé o a un cinema, senza innamorarsene; lei, Titti, con quel nome che ricordava l’uccellino dei cartoni animati, in realtà una ragazza già donna, dotata di spirito pratico, già conscia di ciò che voleva.

A volte gli estremi si attraggono, a volte, invece, no.

Quando si conobbero lui s’innamorò subito di lei, e ti pareva! Mentre lei, sì, provava un certo trasporto, perché lui era buono, Catturadolce, premuroso a volte fino all’assillo, ma prese informazioni su di lui capì che non avrebbe potuto essere altro che un divertimento, un passatempo momentaneo.

Anche nell’intimità Gianni cercava soprattutto la soddisfazione di lei, si beava del suo piacere, lei invece pensava a se stessa e giunta alla meta se ne fregava di lui e del suo di piacere.

Li aveva presentati un amico comune, poi sparito dalle loro vite, Gianni si era, dunque, innamorato, come sempre faceva, ma stavolta era diverso; gli pareva di sentire una bolla che gli premeva all’interno, scombussolandogli la respirazione, il battito cardiaco, la voglia di mangiare: desiderava solo nutrirsi di lei, della sua vicinanza, dell’odore e del sapore della sua pelle morbida come velluto, liscia come seta.

A lui piaceva restare così, a lungo abbracciati ad accarezzarsi, baciarsi, mentre lei voleva andare subito al dunque, dopo di che non le interessava più nulla e il più delle volte se ne andava immediatamente dopo, ritornava a casa sua in mezzo ai suoi amici, così diversi da Gianni, così più divertenti.

La famiglia di lei: la famiglia di lei non lo aveva visto di buon occhio fino dal primo momento; non lo giudicavano all’altezza, non lo giudicavano un buon partito, non era al pari del loro ceto sociale.

Durò… quanto? Due anni? Forse tre, poi lei sparì, senza neppure il coraggio di lasciarlo apertamente, di dirgli in faccia che era stanca di lui, della sua mitezza, del suo essere diverso da tutti e da ciò che lei cercava.

L’uomo che Titti voleva doveva essere uno da presentare in giro, nella sua cerchia di amici e amiche, uno integrato, al passo con matri tempi, uno che gli altri e soprattutto le altre potessero invidiarle.

Di carezzarla, baciarla, amarla era capace chiunque.

Così scelse la sicurezza: Claudio, gliene aveva anche parlato e lui ci aveva sofferto.

Claudio era l’uomo giusto secondo la madre di Titti, l’uomo con una posizione, quello da sposare, con cui mettere su famiglia e garantirsi la casa al lago, le crociere, le sessioni di shopping sfrenato e di lusso.

Gianni la cercò, arrivò ad appostarsi fino dalla mattina presto davanti a casa di lei, seminascosto, ma Titti sembrava proprio sparita, il suo numero di cellulare, quello dove lei non voleva che lui la chiamasse, era stato disattivato.

Di chiedere notizie ai genitori o alla sorella di lei, neanche a parlarne: lo detestavano, probabilmente avevano esultato per quell’allontanamento.

Dopo un po’, un bel po’, Gianni si rassegnò, anche se non accettò mai la cosa: lui poteva innamorarsi sempre, ma amare una sola volta.

Essendo anch’egli fatto di carne, ebbe altre donne, relazioni e passioni fugaci ed in tutte sperava di rivedere un’altra Titti, ma Titti ce n’era stata solo una ed ora non c’era più.

Passarono anni grigi e squallidi, fatti di un lavoro non sempre costante e pieno di problemi, di relazioni fugaci e senza slanci, di una triste malinconia che ristagnava maleodorante da qualche parte nella sua anima e nella sua mente.

Verso i cinquant’anni Gianni rimase definitivamente solo: niente più relazioni fugaci, parenti che erano mancati, altri lontani e imagesconduceva la vita di tutti gli uomini soli di mezza età: lavoro, quando c’era, casa, televisione, il mercato al sabato e il supermercato la domenica mattina, quando c’è il tempo di andarci, quando non è super affollato perché la domenica mattina alle nove la gente, reduce dai locali alla moda, dai cinema, dalle serate in compagnia, dorme.

Se c’è una cosa ancora più triste di un supermercato, è un uomo di mezza età che spinge un carrello semivuoto, solo con l’indispensabile per una sola persona, con in mano la lista della spesa scritta su un mezzo foglio di recupero.

E fu lì, al supermercato, che la rivide, o meglio, che lei rivide lui, lo riconobbe lei, perché il tempo con le donne non è mai molto generoso: “Ciao, Gianni, non mi riconosci? Sono Titti, ma sono così cambiata?” gli chiese delusa.

“No, scusa, è che ero soprappensiero: sei sempre bellissima! Come stai? Hai dei figli?”.

“Sono sola: figli non ne abbiamo voluti io e Claudio, all’inizio e poi non ne sono venuti. Ora siamo separati, io vivo sola, i miei non ci sono più e mia sorella vive in Inghilterra. Lavoro, tiro avanti. E tu, ti sei sposato, hai una famiglia?”.

“No, non ce l’ho e non l’ho mai avuta: sono solo anch’io con i mille problemi che la vita ti riserva mano a mano che si va avanti”.

“Dai! Che bello è stato incontrarti e poi qui, al supermercato: pensa, eravamo clienti dello stesso super e non lo sapevamo, non ci siamo mai incontrati e magari ci siamo mancati per poco! Adesso non perdiamoci di vista un’altra volta, rivediamoci, magari per un caffè!”.

Perdersi di vista? Come se farlo allora fosse stato un caso fortuito, non lei che aveva scelto la sicurezza invece dell’amore; comunque Gianni accettò la proposta, si rividero in un bar a metà settimana, si sedettero a un tavolino appartato, dove ci potesse essere un po’ d’intimità; parlarono del più e del meno, di tante cose, di conoscenti comuni, ma non di loro del loro addio: quello, almeno a Gianni, faceva troppo male perché nessuno gli avrebbe restituito tutti quegli anni sprecati a cercarla, adbar aspettarla.

Terminarono i caffè e anche gli argomenti: Gianni si rese conto che i vecchi amori non ritornano più, perché è la giovinezza non ritorna.

Fu lei a lanciare la proposta: “Se vuoi domenica prossima vengo a casa tua, come una volta”. Se non altro ebbe il buon gusto di non ammiccare.

“Mi dispiace – le rispose lui con una pena enorme nel cuore – ho cambiato casa, non abito più là”.
Non aggiunse altro, si alzò, le voltò le spalle e se ne andò per sempre.

E cambiò anche supermercato.

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Pubblicato da su aprile 24, 2016 in Racconti

 

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