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UN PRINCIPE PER AMICO

07 Mar

UN PRINCIPE PER AMICO

principe

L’amico del cuore di Mattia era un principe bellissimo, si chiamava Igor, aveva i capelli biondi come il grano maturo e gli occhi azzurri come il mare d’estate, ma a volte i capelli erano neri e gli occhi nocciola.
Poteva essere alto come un gigante o piccolo come Mattia, tanto lui lo aveva creato e dunque lui poteva decidere di giorno in giorno quale aspetto il suo amico dovesse avere durante i loro giochi

* * *

Pertanto questa corte decide che nella causa di separazione che Cristina Martini e Giorgio Santerni il di loro figlio Mattia di anni sei venga affidato ad entrambi i genitori a settimane alterne. Così è deciso e pertanto la causa è chiusa” aveva sentenziato il giudice che si credeva un Salomone e non capiva, evidentemente, nulla di bambini, del loro bisogno d’amore e che questi non sono valige sempre pronte a spostarsi da un luogo all’altro.
Un amore a settimane alterne non raddoppia, ma dimezza e poi mamma Cristina e papà Giorgio dovevano lavorare: una per indexmantenersi, l’altro per pagare gli alimenti e così lui, quando non era a scuola, era affidato a donne di servizio o baby sitter e quelle non avevano né tempo, né voglia di giocare con lui e di dargli amore: loro l’avevano già una famiglia con dei figli propri.

A scuola c’erano le maestre e loro un poco di bene gliene volevano, un po’ lo ascoltavano, ma oltre ai loro figli, a scuola avevano tanti altri bambini a cui dare retta e non potevano essere tutte per lui.

Ma per fortuna una sera era arrivato il principe Igor a giocare con lui, ad ascoltarlo, a consolarlo quando era triste, a dividere con lui i suoi giochi e i suoi momenti di felicità.

Mattia aveva un piccolo dilemma, il primo della sua giovane vita: doveva presentare Igor ai suoi genitori oppure tenerlo tutto per sé?

Mamma e papà l’avevano sempre riempito di raccomandazioni standard e distratte: non dare confidenza a sconosciuti, non accettare nulla da loro, quando ti fai un nuovo amico, faccelo conoscere, facci conoscere i suoi genitori.

Ma forse Igor era diverso: lui non era un estraneo, lui viveva con Mattia in entrambe le sue case; a volte era sì un po’ strambo: dormiva sotto il letto oppure in piedi dentro l’armadio a muro o gli compariva mentre era a gabinetto o stava facendo il bagno, mettendolo un po’ in imbarazzo, ma solo un po’, perché era il suo amico del cuore, l’unico che lo ascoltava e non era curioso, né pettegolo, ma forse mamma e papà non sarebbero stati d’accordo che lui avesse un amico che stava insieme a lui anche in quei momenti così intimi.

Chissà quanti anni aveva il principe Igor? Non glielo aveva mai chiesto: era grande, cioè piccolo più o meno come Mattia, ma era saggio, molto più di un principe di sei anni, soprattutto perché sapeva ascoltarlo senza stancarsi mai e comparire soprattutto nei momenti in cui Mattia era più triste, aveva più bisogno, impedendogli con la sua presenza di mettersi a piangere.

C’era sempre quel fatto dei genitori: essendo principe Igor doveva essere figlio di un re ed una regina, ma dove vivevano? Perché non si preoccupavano che il principino passasse le sue notti in un armadio o sotto un letto? E poi i re e le regine vivono nei

Mother together with the son. It kisses the son on a forehead. Probably it is ill.

Mother together with the son. It kisses the son on a forehead. Probably it is ill.

castelli, ma nella città dove stava Mattia di castelli non ce n’erano; forse il principe Igor era anche lui figlio di un re e una regina separati che non avevano troppo tempo per occuparsi di lui.

Mattia insegnò al principe tanti giochi ed altrettanti questi ne insegnò a lui: stavano proprio bene insieme, Mattia si riteneva fortunato ad aver un amico con il quale non litigava mai, non come i compagni di scuola sempre pronti a fare a botte: una volta Pietro gli aveva storto due dita solo perché era arrabbiato con Nicolò.

Se quello era un principe, Mattia si sentiva un cavaliere ed insieme compivano imprese mirabolanti.

Ma che vantaggio c’è ad aver un amico tanto simpatico e disponibile se non lo puoi presentare agli altri? Così Mattia decise di parlarne a Dorotea, la donna che faceva i mestieri a casa del padre, una donna grande e grossa, con un vocione da orco, che quando lui le parlò del principe proruppe in una grossa risata da scuotere i vetri e se ne andò a spicciare in un’altra stanza scuotendo la testa e continuando a ridere.

Quella fu l’unica volta che Mattia vide Igor triste: non si tratta così un principe, non si ride di lui.

Dai sei agli otto anni Mattia visse sballottato da una casa all’altra, trascinandosi dietro lo zainetto della scuola, la borsa dei suoi giochi preferiti ed il suo amico principe che lo seguiva su un bellissimo cavallo celeste con la criniera d’oro.

Poi qualcosa cambiò: sentiva i suoi genitori litigare al telefono, la mamma non sembrava contenta quando lui andava da lei, poi seppe che le era stato offerto un nuovo lavoro in un’altra città e che Mattia impediva il suo trasferimento; ne parlò anche con Igor che scosse la testa in modo severo, partecipando al suo dispiacere per quell’ennesimo rifiuto.

Spesso, quando era da papà, lui chiamava una ragazza a fargli compagnia la sera dopo cena, ma quella lo infilava a letto imagesminacciandolo di prenderlo a schiaffi se si fosse azzardato ad alzarsi e si sbatteva sul divano a guardare la televisione masticando chewing gum.

E poi ci fu un altro mutamento di situazione: spesso la sera veniva a casa di papà una signora bionda, bella e buona, che lo abbracciava, lo baciava, gli portava dei regali e a volte veniva a cena, a volte stava lì anche a dormire.

Poi, un giorno, andò con papà in macchina a casa di mamma a prendere tutte le sue cose, i vestiti, i giochi, i libri e lui rimase sempre a casa del padre, perché la mamma si trasferiva in un’altra città per il suo nuovo lavoro.

Anche la mamma, prima, quando Mattia era a casa sua, certe volte faceva venire un signore a mangiare e dormire, ma quello era antipatico, non lo abbracciava, neppure gli dava retta.

Quando andò a vivere definitivamente con papà Giorgio, anche la signora bionda venne ad abitare con loro:

“Ti posso chiamare mamma?” le chiese un giorno timidamente Mattia, perché un bambino di otto anni ha bisogno sì di un indexprincipe per amico, ma anche di una mamma; lei lo abbracciò, lo baciò e pianse: “Ma certo, amore mio: da oggi sarò la tua mamma”.

Sai, ti voglio dire un segreto – le sussurrò un giorno Mattia nell’orecchio: non che ci fosse qualcuno che li ascoltasse, ma i segreti si dicono sottovoce – io ho un amico principe, si chiama Igor”.

Lei non rise, non scosse la testa, sembrava interessata davvero: “Se vuoi te lo faccio conoscere, ma non puoi incontrare il re e la regina, perché quelli non li conosco neppure io”.

Oh, sì: ho sempre sognato di conoscere un vero principe!” gli rispose entusiasta la sua nuova mamma.

Mattia partì di gran carriera, girò tutta la casa, guardò nell’armadio e sotto il letto, dietro la tenda della doccia, ma Igor non c’eraindex44 più, se n’era andato, perché oramai Mattia non aveva più bisogno di lui, ora aveva finalmente una mamma ad ascoltarlo. Igor non c’era più, ma anche se c’era mamma – nuova e lui era finalmente felice, un po’ gli dispiacque: stava bene con lui, gli voleva bene.

A volte è dura diventare grandi se questo vuole dire perdere la fantasia.

 

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Pubblicato da su marzo 7, 2016 in Racconti

 

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