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MUFFA

23 Feb

MUFFA

Una volta nei condomini c’erano, sui singoli balconi o sulle scale, sotto la finestra che le arieggiava e dava luce, le canne di caduta per la spazzatura, dove si gettava di tutto: carta, plastica, ma una volta ce n’era poca, vetro se non andavano riportati i vuoti al negozio che li rimborsava e poi tutti gli altri rifiuti domestici.

Poi venne la raccolta differenziata, per l’ecologia, ci hanno detto, in realtà il vetro, la plastica, la carta, le pile esauste si vendono imagesbene: noi sgobbiamo, ci riempiamo la casa di sacchetti e pattumiere e c’è chi ci guadagna e in cambio della nostra collaborazione ci aumentano la tassa sui rifiuti…

L’ultima perla del comune era stata una pattumiera marrone con coperchio gentilmente fornita dalla nettezza urbana in comodato d’uso, insieme ad una fornitura di sacchetti talmente ecologici che si biodegradavano, il più delle volte, direttamente sul pavimento di casa e il tutto per i rifiuti organici avanzati dalla cucina: scarti di frutta, verdura, carne e pesce, gusci d’uova, fondi di caffè e bustine di tè.

 

Un mix maleodorante che tenere in casa è certamente tutto fuorché ecologico e salubre.
Lauro, però, se non altro non mangiava né carne, né pesce, né frutta, che sono i rifiuti più facilmente deteriorabili e di conseguenza maleodoranti e, vivendo da solo, usava praticamente solo surgelati, soprattutto le verdure.
I suoi rifiuti organici erano croste di formaggio, caffè, a volte bucce di zucca quando faceva il risotto, visto che era difficile trovare la zucca surgelata e poco altro: ah, sì, qualche guscio d’uovo, non più di un paio alla settimana.
Le briciole di pane quelle, invece, le buttava sul terrazzino a piccioni, merli e passerotti, i quali, indistintamente, ricambiavano la index7cortesia con quantità industriali di deiezioni su un po’ tutto il balcone, compresa la ringhiera e i fili per stendere il bucato che ogni volta doveva così lavare con acqua calda e detersivo, gettando poi via lo straccio o la spugnetta adoperati.

Già Lauro aveva un’alimentazione sballata, poi con l’età questa gi aveva causato una colite cronica: gli pareva di avere un grosso insetto che si spostava per tutto il suo addome, causandogli dolori lancinanti a volte a destra, altre a sinistra, altre ancora bilaterali forse per par condicio, a volte ai reni, altre al fegato o alla vescica.

Così ogni tanto cercava di depurarsi con verdure bollite e mozzarella, alimenti che peraltro, grazie alla fermentazione e al lattosio, favorivano i suoi problemi enteralgici.

Un giorno prese dal frigorifero una mozzarella, ma si accorse che, essendo finita verso il fondo, era vecchia, scaduta e il sacchetto che la conteneva era gonfio di gas della fermentazione.

Non è mai bello gettare il cibo, ma ancora meno mangiare cose avariate, quindi, a malincuore, Lauro bucò il sacchetto, sperando non esplodesse, versò il liquido di governo nel lavello e gettò la mozzarella che puzzava di acido nella pattumiera marrone dei rifiuti biodegradabili.

mozzaIn ogni caso in frigorifero ce n’era un’altra non scaduta.

Il giorno seguente l’uomo dovette aprire la pattumiera per gettare i fondi di caffè e s’accorse che in una sola notte sulla superficie dei rifiuti si era sviluppata ed era cresciuta una spessa muffa grigiastra, forse alimentata proprio dalla mozzarella inacidita; l’uomo ricoprì il tutto coi fondi di caffè e richiuse il coperchio: il livello dei rifiuti organici nel sacchetto era ancora troppo basso per scendere in cortile a gettare il sacchetto biodegradabile, che già cominciava a degradarsi, nel cassonetto condominiale.

 

Il giorno seguente Lauro si alzò dal letto e come primo atto della giornata si apprestò a bere il caffè mattutino: non ne era avanzato dal giorno prima; lui di solito faceva una moka grande e poi scaldava il caffè ogni volta che voleva prenderne uno, ma la sera prima aveva finito quello nella caffettiera e si era dimenticato di rifarlo.

Dannazione!

Alla mattina presto si ha voglia di bere un caffè, non di farlo, ma per berlo bisogna farlo e dunque, volente o nolente, si apprestò alla bisogna.

Aprì la caffettiera, ne estrasse il filtro e andò alla pattumiera per gettare i fondi: inorridì e gli passò la voglia di caffè, la muffa era fuoruscita dalla pattumiera organica ed era arrivata ad invadere metà parete; avrebbe dovuto pulire il tutto con la candeggina, ma mokaLauro odiava la candeggina fin da quando, da piccolo, la madre gli faceva lavare le mani sporche d’inchiostro delle scuola con il maledetto ipoclorito: le mani venivano pulite, ma l’odore pungente rimaneva per ore.

Ci avrebbe pensato più tardi a fermare l’espansione della muffa, ora, visto che non poteva bere il caffè, aveva voglia di tornare a letto.

S’ addormentò, si destò due ore più tardi e decise che doveva:
a) fare il caffè, magari gettando i fondi nel water, altrimenti non sarebbe riuscito a ragionare senza la sferzata della caffeina
b) munirsi di guanti di gomma, mascherina anti polvere e anti spore, bacinella, spugna, acqua bollente e candeggina e pulire via quello schifo dal muro della sua cucina.

La muffa era cresciuta ancora e adesso arrivava a un paio di metri d’altezza sulla parete, ci voleva una scaletta, o anche il muffatraballante sgabello a tre gradini su cui teneva, nel salotto, la lampada anti – zanzare.

Bardato come uno della polizia scientifica di C.S.I. cominciò a pulire il muro del cucinotto partendo dall’alto… e non si accorse che intanto la muffa a una velocità impressionante si stava arrampicando sulle sue gambe dal basso.
Quando s’accorse di cosa stava accadendo era troppo tardi: s’agitò, cadde dallo sgabello, la muffa lo ricoprì in un attimo e gli entrò in bocca, nel naso e lo soffocò e se ne nutrì.

In tre giorni la colonia micro – fungina aveva invaso tutta la via dove un tempo risiedeva il defunto Lauro, in cinque giorni si era estesa all’intero quartiere e, nonostante l’intervento della nettezza urbana, era inarrestabile, era troppa, prendeva forza dal suo volume, dai suoi membri riuniti in colonia come un tutt’uno.

In quindici giorni la strana muffa conquistò tutta la città senza trovare ostacoli e senza lasciare più alcuna altra forma di vita, vegetale o animale che fosse, poi strisciò alla conquista della regione, del paese, invase segretamente navi, treni, aerei e si diffuse in tutto il mondo.

Silenzio.

indexDopo alcuni mesi c’era ovunque solo un lugubre silenzio, interrotto soltanto dal vento che soffiava lieve fra le fibre grigiastre dei metri e metri di muffa che ricopriva ogni cosa inanimata del pianeta: quelle animate non esistevano più.

Nel quieto e drammatico silenzio un messaggio telepatico di una razza superiore risuonò nell’etere: “Operazione invasione completata, il pianeta è nostro, ma abbiamo ancora fame: dirigersi sul prossimo pianeta abitato. Passo e chiudo”.

Chi ha detto che i funghi non possono avere una loro intelligenza?

 

Lo spazio, forse, è pieno di forme di vita che non conosciamo.

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Pubblicato da su febbraio 23, 2016 in Racconti

 

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