RSS

LA MORTE DELLA BELLEZZA IN QUATTRO TEMPI

31 Gen

LA MORTE DELLA BELLEZZA IN QUATTRO TEMPI

 

355

 

Nel cortile di Giuliano c’era un albero, uno solo.

A dire la verità il cortile era abbastanza grande e ben tenuto da potersi definire un giardino, solo che non c’era la vegetazione di un giardino, a parte un tappeto erboso, ma solo quell’albero, con ai suoi piedi erba mista a pacciame, a seconda del periodo dell’anno.

Adesso era quasi la fine dell’inverno e Giuliano, che abitava in quel condominio fino da un’età in cui non ci sono ancora ricordi, guardava l’albero al momento ancora nudo e spoglio: era la prima cosa che faceva al mattino, guardare l’albero come per scorgervi un cenno di rinascita della natura, della vita e dei sensi.

E quella mattina notò dei piccoli rigonfiamenti in cima ai rami più sottili e giovani, gli abbozzi delle prime gemme.
In tutti quegli anni di osservazioni aveva imparato che quando cominciano a comparire queste, bastano poi pochi gradi di temperatura in più e qualche giorno di sole con pochi minuti di luce che crescevano ogni giorno e le gemme avevano un’evoluzione incredibilmente rapida.

* * *

Primo tempo.

primavera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto come previsto: sole, luce, pallido tepore e le gemme diventano sempre più numerose, poi s’ingrossano, si aprono, nascono le prime foglioline che presto non si possono più contare, che s’ingrandiscono quasi a vista d’occhio.

Le foglie ora fanno la funzione di… foglie: sono verdi, quindi operano la fotosintesi, ripetono l’eterno miracolo di trasformare acqua e anidride carbonica, attivate dalla luce e dalla clorofilla, in sostanza organica, glucosio, che diventa steli, ramoscelli, rami, tronco.

Poi nel ciclo della pianta sbocciano i fiori: è oramai primavera sia astronomicamente che biologicamente; l’albero nel cortile di Giuliano è un florilegio di colori: il marrone scuro del legno, il verde brillante delle foglie, più scuro sopra e più chiaro nella pagina inferiore, i fiori rosa, gli stami gialli.

E siccome i fiori hanno la funzione riproduttiva, poi arriva chi li deve aiutare a trovare altri fiori, altre piante della stessa specie: gli insetti; api gialle e nere, farfalle variopinte e poi cicale e grilli, che cantano le une di giorno e gli altri di notte..

* * *

Secondo tempo.

estate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora le giornate hanno già quasi raggiunto la loro massima durata, si è vicini al solstizio d’estate: fa caldo.

I fiori dell’albero nel cortile, che ora è più allegro, che dà un tocco di bellezza al grigio condominio, stanno sfiorendo, punteggiando il verde monotono dell’erba ai piedi della pianta di macchie bianche e rosa, ma al posto di questi, del loro sacrificio, iniziano a spuntare i primi frutti col loro colore rosso acceso.

Con i frutti arrivano anche gli uccelli, a volte chiassosi, ma simbolo di vita in un cortile che altrimenti parrebbe quello dell’ora d’aria di un carcere; gli uccelli, invece, sono proprio il simbolo della libertà: vanno, vengono e non hanno colpe per cui li si possa imprigionare, anche se qualcuno lo fa.

Ci sono piccoli passeracei, merli nero – brillanti, colombi, tordi e perfino un pappagallo sfuggito da una qualche gabbia: chissà se saprà affrontare le temperature più rigide quando verrà il momento?

Giuliano è spesso triste, ma da un po’ di tempo ha trovato il rimedio alla tristezza: la bellezza, seppure quella modesta bellezza in scatola: nei momenti di malinconia, di rimpianto, di magone, come si dice a Milano, si affaccia alla finestra, guarda i colori dei fiori, delle foglie, dei frutti, vede volare gli insetti, le leggiadre farfalle, gli uccelli casinisti, forse si sente di fare un po’ parte di quel mondo, che tutto sia stato preordinato solo per lui.

Così le giornate passano più serene, per quanto possibile, più veloci.

Troppo veloci.

* * *

Terzo tempo.

autunno2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La bellezza, la felicità, le stagioni, la vita, sono tutti concetti effimeri.
In un attimo, dopo un inverno che pareva infinito, sono volate la primavera e l’estate, gli uccelli non si vedono più perché l’albero ha esaurito i frutti.

Loro, i pennuti, hanno fatto il loro compito eterno: se gli insetti servono a portare il polline altrove, ad altre piante, ad altri fiori, loro hanno avuto il compito di portare lontano i semi, creare altra vita laddove vita non c’era ed ora sono andati verso altre mete misteriose, guidati da un istinto eterno, immutabile.

Come fanno i bambini che non conoscono dolore per anni, non conoscono il brutto degli addii definitivi fino a che, nella loro adolescenza, uno dei nonni non se ne andrà per sempre, tutti:

Giuliano e chi sa guardare, vedono che parte della vita se ne è andata, ha lasciato il campo a quella che verrà.

Sono morti i grilli e le cicale e le farfalle, altri ne nasceranno, ma ora il giardino, l’albero, sono un poco più tristi.

Resiste ancora per un po’ una certa bellezza, non più quella esplosiva di primavera ed estate, ma quella dai colori più tenui, spenti, silenziosi e un po’ malinconici dell’autunno.

Se tira vento, se la pioggia batte forte, è una cascata di colori, di foglie marroni, gialle, alcune ancora in parte verdi.

C’è chi trova questo momento, questi colori perfino più belli di quelli estivi accecanti, ma è l’ultimo alito di questa, l’ultimo respiro.

* * *

Quarto ed ultimo tempo.

inverno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piano, piano, poi sempre più velocemente la vita scompare, il giardino torna ad essere un cortile, muore la bellezza.
È proprio così,

Giuliano lo ha scoperto osservando quei quattro momenti, quei quattro atti ripetitivi ed immutabili che uccidono la bellezza, forse perché all’uomo non è concesso di adagiarsi e di goderne troppo a lungo.

Forse un’Entità superiore ha deciso che il compito dell’uomo è la contemplazione sua, dell’Entità, per questo è stato creato, non per godere delle cose belle, ma effimere della natura.

Anche l’uomo come gli insetti, i fiori, i frutti, le foglie, gli uccelli, ha un suo compito preciso e terminato questo anche l’uomo muore, per liberare un posto, perché altri debbano venire a contemplare una transitoria bellezza, perché possano soddisfare l’ego di chi l’ha creata.

Anche l’uomo comincia a morire in quattro tempi e la prima a morire è sempre la bellezza della gioventù.

vecchio-giovane

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su gennaio 31, 2016 in Racconti

 

Tag: , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: