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Un Natale per il commissario Grieco

12 Dic

Un regalino natalizio, inedito,  ai miei lettori fedeli

UN NATALE PER IL COMMISSARIO GRIECO

Come vive il Natale una persona come il commissario Alfonso Grieco?

La solitudine non è una condizione felice, ma ci si abitua, a volte se ne diventa dipendenti.

griecoCapitò un giorno che un lontano parente del commissario, lontano soprattutto geograficamente, visto che proveniva dal profondo sud, dovette venire a Milano per una visita specialistica e chiese al cugino Alfonso di trovargli un albergo a poco prezzo: il commissario non poté fare altro che invitarlo a stare da lui, sperando in un rifiuto, visto che lui comunque il bel gesto l’aveva fatto, ma il cugino Severino, invece, accettò con entusiasmo.

Ovviamente non si presentò a mani vuote, ma con una mezza valigia di prodotti alimentari del suo paese: olio, sottolii, insaccati.
Grieco non era uno che quando era a casa mangiasse proprio manicaretti e preparasse banchetti, ma tutto sommato l’olio nel minestrone ci stava bene e quando non aveva voglia di cucinare due fette di salame piccante con verdure sottolio potevano essere una cena veloce: il problema era poi digerirle e riuscire a dormire la notte.

Il problema vero, però, era che il cugino si sarebbe fermato tre notti: quello dell’arrivo, quello della visita, un giorno da turista per vedere il centro città e poi sarebbe ripartito il quarto giorno; Grieco era già stanco di quella presenza dopo la prima notte dell’ospite sul divano del suo piccolo appartamento, ma dovette comunque fingersi dispiaciuto della partenza del parente quando questo volse la prua a sud.

Questo per dire che la sua solitudine gli aveva, comunque, dato un suo equilibrio, ma c’è un periodo, comunque, in cui questa diventava un parassita pungente, vale a dire durante le festività di fine anno.

Vedere e sentire le famiglie riunite, numerose, festeggiare il Natale, o la vigilia come si usa al sud, e poi l’ultimo e il primo images2dell’anno, quando non sia ha nessuno con cui stare fa sentire i morsi della solitudine che di solito è invece compagna.

Peraltro Trentin e Jovine più volte l’avevano invitato a fare il cenone o il pranzo con loro, ma Grieco aveva sempre declinato l’invito: forse essere senza una famiglia e vedere riunita quella degli altri è pure peggio.

Visto che i due giovani poliziotti non potevano lasciare la città abbastanza a lungo per un rientro in famiglia, erano i loro genitori e parenti vari che li raggiungevano a Milano carichi di regali e poi si davano al turismo non convenzionale, andando a fotografare i grattacieli di piazza Aulenti al posto del Duomo o dell’arco della pace.

I piccoli appartamenti dei collaboratori di Grieco si trasformavano così per tutto il tempo delle feste in accampamenti con gente che dormiva su divani, su poltrone, a terra su materassini gonfiabili da spiaggia, ma l’importante era essere insieme, insieme alle persone alle quali si vuole bene.

imagesErano i primi di dicembre, le vie del centro erano già completamente addobbate con luminarie e così pure molte finestre e balconi.

Erano comparsi quegli inquietanti Babbo Natale gonfiabili arrampicantisi sui balconi con una corda e soprattutto le luci, luci di ogni colore intrecciate sulle ringhiere dei terrazzini, fisse o intermittenti emerse dal loro letargo di undici mesi in cantine, solai e ripostigli.

Grieco, la sera, spesso si affacciava, o meglio spiava attraverso i vetri quella falsa felicità a led degli altri e veniva assalito da ricordi che sovente erano rimpianti.

Su di un balcone di un condominio posto alla sinistra della sua finestra, che riusciva a vedere grazie allo spazio libero lasciato dai rispettivi cortili, c’era, come ogni anno, una miriade di microscopiche lucette intermittenti che parevano un formicaio con le sue ospiti in fervente attività: la cosa alla lunga avrebbe potuto essere fastidiosa, se non fosse stato per il colore blu cobalto di quelle luci che gli piaceva molto più di quelle color argento o di quelle cangianti dal rosso al verde al bianco.

Ogni sera a partire dalle festività di Sant’Ambrogio e dell’Immacolata comparivano nuove luminarie su praticamente ogni finestra e terrazzo: quelle buie erano probabilmente di persone anziane e sole come lui.

Venne alfine la vigilia di Natale, rumorosa, con qualche tentativo di botti a mezzanotte sparati, evidentemente, da chi non rispettava la tradizione della messa di mezzanotte.

A questa seguì il giorno di Natale e Grieco lo passò da solo con un pranzo non diverso dal solito: pasta al pomodoro e mozzarella con zucchine trifolate; neppure un panettone o un pandoro, né cioccolatini o torrone, ma anche quel doloroso giorno 61uxCSVpypL._AC_UL160_SR160,160_in cui faceva male essere da solo mentre tutti sono in compagnia, alla fine passò, finì e venne in un lampo l’ultimo dell’anno, la festa che Grieco più odiava con tutti quei botti inutili: ma la gente non pensava agli ammalati, ai neonati, agli animali?

Poi, il giorno dopo ci sarebbe stato il consueto bollettino di morti e feriti, di dita maciullate e occhi persi in quell’assurda guerra: meglio sarebbe stato che la gente avesse speso i soldi in cibo pregiato, aragoste, ravioli artigianali, zamponi o cotechini, al massimo avrebbe fatto indigestione, ma non avrebbe perso vista e dita.

Poi gli ultimi stanchi giorni prima dell’Epifania che come si sa, ogni festa si porta via.

Come sempre la vera festa è l’attesa: poi quando questa arriva è già tutto finito e passato; l’aveva cantato Leopardi e considerato Alfonso Grieco.

E dopo il sei gennaio il commissario guardando dai vetri la sera dopo cena vedeva mano a mano sparire le luminarie, tutte tranne le formiche blu che correvano frenetiche giorno e notte.

Probabilmente, pensò il commissario, i padroni di quell’appartamento erano andati via: una vacanza, un viaggio, una crociera, anche se il condominio non sembrava quello di gente che può permettersi lunghe vacanze, ma ci sono i “terroni” come lui che scendono dai parenti e si fermano a lungo se non hanno impegni di lavoro, magari pensionati che svernano dove fa un po’ più caldo e nel partire hanno dimenticato le lucette accese sul balcone.

Ai primi di marzo, con le giornate più lunghe che si avviavano all’equinozio di primavera, però, le luci lampeggiavano ancora: images5difficile che i proprietari dell’appartamento fossero in vacanza da tutto quel tempo e lo stesso a Pasqua: non esistono le luci di Pasqua e Grieco era un commissario e in fondo ed il suo lavoro era sospettare, annusare intuire.

Un vero reato, però, ancora non c’era, se si esclude lo spreco di energia elettrica, per cui tutto ciò che poteva fare era pregare i colleghi della polizia municipale di passare a dare un’occhiata, informarsi presso la portinaia… ah già, quel condominio aveva i citofoni e basta, ma ci sarà stato pure un addetto o un’addetta alle pulizie, ci saranno stati pure stati dei vicini.

Non passò molto che Grieco ebbe la sua risposta: i vigili avevano bussato, sentito quell’inconfondibile odore ed avevano chiamato i pompieri che si erano arrampicati con le loro lunghe scale ed avevano forzato una finestra verso strada ed erano entrati, trovando i cadaveri dei proprietari, legati mani e piedi.

Difficile che fosse un omicidio – suicidio o una disgrazia: quello era lavoro per la omicidi, quindi per Grieco e Trentin e Jovine e per il dottor Palermo patologo e Marchetti e la sua scientifica e proprio lì, a cinquanta metri da casa del commissario.

L’indagine vera cominciava ora: chi? Perché? Come?storia_11

Non ci volle molto perché la squadra di Grieco individuasse il colpevole nella persona di un nipote tossicodipendente della coppia: era solo in cerca di soldi per una dose e per questa aveva spento due vite.

Le feste erano finite oramai da un bel pezzo, ma nessuno nel frattempo aveva ancora pensato a spegnere le lucette blu intermittenti sul balcone.

 

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Pubblicato da su dicembre 12, 2015 in Racconti

 

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