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IL GIORNO DELLE PULIZIE

25 Mag

IL GIORNO DELLE PULIZIE

Un qualunque giorno d’estate col suo calore umido che ti si appiccica addosso, le ferie già iniziate, giornate di tempo libero da impiegare in qualche modo, se solo uno ne avesse le forze e la voglia, magari facendo alcune cose rimandate da tanto, troppo tempo.

Una, la prima, viene suggerita dal caos che c’è in casa e non solo dentro quella: è, forse, il giorno e il momento giusto per fare pulizia, per buttare via parecchia roba che è oramai inutile, anche se tutta porta con sé una sua storia e dei ricordi.

Certo che guardare quel disordine, quell’ammasso di cianfrusaglie era scoraggiante: era come decidersi a svuotare un lago con un setaccio bucato.

Del resto se mai s’inizia…

C’era quel cumulo, anzi quei cumuli, di vecchie riviste, per lo più dedicate a videogiochi obsoleti, dimenticati, testimoni di imagesun’epoca e di un’età in cui c’era la voglia di giocare, di credere di essere ancora in quel momento della vita in cui si ha il tempo e il diritto di farlo.

Oramai le consolle a cui si riferivano erano solo pezzi ambiti dai collezionisti, mentre i ragazzini non ne conoscono più né il nome, né la storia, né il battito del cuore nello scoprire quelle ingenue meraviglie che, allora, sembravano il massimo della perfezione e del realismo: via!

Via tutte, senza soffermarsi a guardarle, a ripensare alla storia della propria vita, ai momenti legati a quell’ammasso di carta polverosa.

Una, due, dieci borse di plastica piene di storia personale, e di denaro speso, vanno a finire nei cassonetti condominiali bianchi, quelli per il riciclo della carta.

Forse quei pazzi collezionisti di elettronica da museo ne inorridirebbero, ma oramai la decisione è presa.

Piani di scale, sudore che scurisce la maglietta, ma poi un angolo di casa, un paio di ripiani di libreria, sono liberi: forse nessuno se ne accorgerà, ma è sempre così l’inizio dell’ordine e delle pulizie definitive.

Sotto la libreria della sala ci sono un paio di vecchie cassette, ex confezioni regalo di liquori di un tempo in cui si ricevevano i regali.

Dentro queste ci sono lettere, pacchi di lettere (ora si usano gli s.m.s.): questo vuol proprio dire che si fa parte di una preistoria vecchi computerante-tecnologica!

Forse alcuni francobolli si potevano recuperare per la vecchia collezione, forse qualcuna sarebbe stato anche bello rileggerla… ma no! Via, via anche tutte quelle, senza rimpianti, anzi, con tanti rimpianti, ma senza ripensamenti.

Altre scale, altre borse nei cassonetti che ora non si chiudono più.

Per oggi basta! Sudore, caldo, stanchezza, malumore per quel doloroso separarsi dalla propria vita che, forse, da oggi non avrà più un passato e non è certo che abbia un futuro.

Un altro giorno uguale a un altro giorno; un lavoro da continuare, ma chi ne ha voglia?

Altri giorni, la voglia di finire, la voglia di non farlo mai, di sparire nel nulla perché qualcun altro lo faccia per noi.

No, nessun altro deve avere accesso a quel passato: la vita, le cose belle e brevi e quelle tristi e infinite.

Allora, forza! Un altro sacrificio di tempo inutile, per liberare un angolo di casa, un piano di libreria, una cartella di archivio della propria vita, vissuta in un’eternità e gettata in un attimo.

A chi tocca? I libri no, quelli mai, lo stesso i dischi e i CD.

Forse un po’ di quegli accumuli di vecchi computer non più funzionanti, di monitor monocromatici, che hanno conservato di tanti colori un viola malinconico o un rosso di rabbia o un giallo di tristezza.

Casa – cantina – casa – cantina e stavolta si potrà spazzare quel pezzo di pavimento che da anni non vedeva la luce.
Forse i collezionisti… Basta rimpianti: è così bello un po’ di ordine!

Ordine o vuoto?

Certo adesso non resta molto da buttare.

11430071-pile-of-multicolored-clothes-on-white-background-Stock-Photo-clothes-folded-laundryCome non resta molto? Armadi pieni di vestiti fuori moda e, soprattutto, fuori misura.

Per anni lo stesso pensiero: da domani inizio la dieta, rincomincio a correre, torno in palestra e, cari miei, riuscirò ad indossarvi di nuovo…

Cinque, sei, dieci, quindici sacchi per le organizzazioni caritatevoli, così verranno buoni per qualcuno che ne ha bisogno, ma poi le organizzazioni li vendono agli ambulanti che li rivendono come usato ricondizionato, così si getta il proprio e si acquistano i ricordi e il passato di qualcun altro.

Ora occorre lasciar passare un altro po’ di tempo.

Tanto, adesso, il lavoro fatto si vede: ciò che prima era su sedie e poltrone, ora sta negli armadi, ma così la casa sembra ancora più vuota…

Già, perché ti hanno lasciato tutti a turno, ti hanno lasciato solo con oggetti che ora stai eliminando dalla vita passata e che non entreranno in quella futura che inizierà domani.

È il momento di una pulizia più fine, più dolorosa, che ferisce come un bisturi.

Un’agenda piena di indirizzi di persone, non di cose, ma persone sparite come le cose, lasciando un vuoto che nessuno altro riesce a vedere né, tanto meno, a capire.

Previdentemente i nomi erano stati scritti a matita e così è più facile cancellarli.

Fornitori, artigiani, ex compagni di scuola, colleghi di lavoro, amici, parenti.

Di che colore è il cassonetto degli affetti?

In qualche luogo del mondo forse ora qualcuno sta cancellando con una gomma semi-nuova il tuo nome da una vecchia agenda.

Spazio, spazio per nomi che non saranno mai più scritti, per compagni, colleghi, amici che non avrai mai più.

Giorni di lavoro che sfiniscono più l’anima che il fisico, ma ormai c’è quella frenesia di finire, perché quando si comincia ad 28587f547d7204922fdbc6d4cccc383e_origestirpare il tumore che fa male, tanto vale terminare il lavoro ed arrivare alla radice.

In realtà non c’è molto altro da fare: ora l’ordine e il vuoto sono proprio palesi, poi basterà una passata di straccio e di detergente.

Per l’anima ci vorrà ben altro.

I due cellulari, ecco, testimoni di un’epoca più vicina.

Una rubrica elettronica da ripulire.
“Ti lascio il mio numero di cellulare, così ci sentiamo”.
“Il mio numero ce l’hai, io ho il tuo, così non ci perdiamo di vista”.

Questo: via! Cancello? domanda cortese il telefonino.

Basta premere “sì”.

Poi ancora, poi ancora.

Rimangono solo i numeri di emergenza e poco altro.

Si cancella il nome, si cancella il ricordo, si elimina il rimpianto.

Un qualunque giorno d’estate col suo calore umido che ti si appiccica addosso, le ferie già iniziate, giornate di tempo libero da impiegare in qualche modo, se solo uno ne avesse le forze e la voglia, magari facendo alcune cose rimandate da tanto, troppo tempo.

Oramai, però tutto è stato fatto: che resta?

Resta solo il tempo per abbandonarsi, finalmente al pianto, alle lacrime.

Chissà di che colore è il cassonetto delle lacrime?

Solo! Ma con una vita ripulita dai ricordi e dal dolore e, forse, pronta a ricominciare daccapo.

images88

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Pubblicato da su maggio 25, 2015 in Racconti

 

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