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DOTTORE, MI AIUTI!

23 Mar

DOTTORE, MI AIUTI!

Quante ne ha viste e ne deve vedere uno psichiatra!

Quante ne aveva viste e ne avrebbe dovute vedere Ruggiero Lamanna, professione psichiatra esercitata come libero professionista.

Ma la storia di Ugo, il suo ultimo paziente, era veramente pazzesca, veramente al limite.

dsm-vNon appena aveva ricevuto per il primo incontro quell’uomo problematico, verosimilmente psicotico, aveva capito che non sarebbe stata una passeggiata fare qualcosa per lui.

Non era il suo abbigliamento, anonimo, non odori particolari, tic, niente di così plateale, almeno per la gente comune, ma lui non era gente comune, lui era del mestiere e c’era un insieme di piccoli indizi, forse una sensazione, ma temeva che i problemi del suo paziente nuovo fossero peggio delle peggiori aspettative.

Eppure Ugo era una persona gentile, educata, sicuramente di una certa cultura, ma sembrava, oltre che disturbato, disperato, veramente disperato, come uno che non dorme da giorni e che non vive da mesi.

Aveva due occhiaie come chi ha proprio smesso di dormire ed anche se era pettinato e pulito, lavato e stirato, aveva un’aria trasandata, forse… emotivamente.

Salutò cortesemente, dandogli una mano diafana e tremolante: “Buongiorno, dottore, mi aiuti, sono disperato!”.

Il nuovo paziente aveva una voce fra l’esausto e il rassegnato: solo ad ascoltarlo ti tirava in terra: “Mi dica, mi esponga il suo problema con calma e chiarezza: sono qui per ascoltarla ed aiutarla, se possibile”; la voce del dottor Lamanna era professionalmente pacata e tranquillizzante come quella di un ipnotizzatore.

Ugo iniziò il racconto: “è da mesi che mi segue”.

“Chi la segue?”.4mini03lupomannaro

“La cosa”.

“La cosa?”.

“Io la chiamo così: non l’ho mai vista, ma so che mi segue e mi vuole sbranare, perché lei è feroce, si nutre di carne e sangue umano, allora io mi faccio seguire in periferia, nelle zone più povere e buie, dove è pieno di senzatetto, così lei sbrana loro e lascia in pace me, ma la sera dopo rincomincia a seguirmi, perché non è mai sazia. Finora sono riuscito a salvarmi, ma tutto quel sangue, tutti quei morti ce li ho io sulla coscienza!”.

Non riuscì a continuare, scoppiò in singhiozzi irrefrenabili che il medico non riusciva ad arginare con alcuna parola, con nessuna arma della sua esperienza professionale; poi Ugo scappò via, forse sarebbe ritornato, forse no.

Di persone disturbate il dottor Lamanna ne aveva viste, ma questo era proprio un caso al limite: forse se non fosse tornato sarebbe stato meglio, la vedeva dura guarirlo, forse non si sarebbe potuto evitare un ricovero in una struttura specializzata.

Ed invece il suo paziente tornò, dopo una settimana, all’ora prevista.

Si vedeva subito che stava ancora peggio della volta precedente.

Aveva con sé un grosso involto, probabilmente un libro dentro ad un sacchetto di plastica di quelli da boutique.

Si sedette sulla poltrona che aveva mostrato di preferire al divanetto – dormeuse classico degli psichiatri o degli psicoanalisti e non attese domande, cominciò subito a parlare, ciancicando nel frattempo con le mani la sommità della busta di plastica:

“Questa volta sono state prostitute, tre in una settimana; i barboni hanno una loro rete, si passano la voce e sembrano essere spariti, forse hanno cambiato città o si sono nascosti in qualche fabbrica abbandonata. Le prostitute, invece, devono lavorare e si prendono i loro rischi: quelle tre poverette non ce l’hanno fatta ed è colpa mia. Forse dovrei lasciarlo fare, lasciare che sbrani me, ma poi, comunque, andrebbe da qualcun altro, quindi…”.

mirrors4“Scusi – lo interruppe il terapeuta – ma la scorsa volta è fuggito senza darmi modo di parlarle: ma perché lei esce di sera, se pare che la cosa, come la chiama lei, giri solo con il buio?”.

“È il mio lavoro – rispose lui stancamente – guardiano notturno in un museo, sorvegliante non armato, giusto per dissuadere sbandati dall’introdursi nella struttura, magari solo per dormire al coperto.

Oh, lo capisco, so che non mi crede, per questo le ho portato questo…”; così dicendo aprì la borsa di plastica e ne estrasse un grosso album da fotografie, lo aprì: era pieno di ritagli di giornali, parlavano tutti, effettivamente, di senzatetto, di tossicodipendenti, di prostitute trovati morti, uccisi in modo truculento, ma data la natura delle vittime, nessuno si sbatteva più di tanto e perfino i giornali non accennavano all’ipotesi di un serial killer.

Tantomeno di una bestia semi umana, un mostro sbrana persone.

“Mi crede ora?” domandò con poche speranze.

Il dottor Lamanna esaminò attentamente il volume e i ritagli che conteneva: era tutto più chiaro: un classico caso di transfert.
Il suo paziente era stato attratto da quelle notizie, forse proprio per misericordia, perché nessuno si curava di quel popolo di invisibili ed allora si era convinto che l’autore degli omicidi fosse una cosa innaturale e che fosse lui ad attirarla: qualcuno così avrebbe avuto la colpa di quelle morti indifferenti a tutti gli altri e non vendicate.

Il dottor Lamanna guardò e riguardò l’album fino al suono del timer che segnalava la fine della visita: “Ci pensi, tornerò, se riesco, mi aiuti o è finita, lei è la mia ultima speranza” disse Ugo, ma non ci credeva neppure lui e s’avviò all’uscita.

Non tornò più. Lo trovarono in un vicolo della periferia estrema, sgozzato, il ventre squarciato, il fegato e altri organi mancavano; non c’era quasi più sangue eppure sul luogo del ritrovamento del cadavere non ce n’era così tanto a terra.
Il dottor Lamanna lesse la notizia sui giornali e rimase sconvolto: questo non si spiegava, questo non era un transfert, questo 12era fuori dal razionale.

Certo quel poveretto aveva risolto definitivamente il proprio problema.

Ora che il morto non era un disadattato, un senzatetto o un senza nome forse qualcuno, comunque, avrebbe indagato; certo la faccenda non era spiegabile e le cose inspiegabili a lui davano fastidio.

Rifiutava categoricamente l’idea della “cosa” che si nutriva di persone, ma se, solo per pura ipotesi, così fosse stato ora la bestia era fuori, libera ed in cerca di nuove prede.

C’era da pensarci.

Il professionista uscì dallo studio un po’ tardi: aveva avuto pazienti dopo l’orario d’ufficio; era una serata fredda, nebbiosa, buia, poca gente in giro.

Lui andava al suo ambulatorio a piedi, doveva percorrere strade poco frequentate e ad un certo punto sentì dei passi dietro di sé, passi pesanti, passi non umani e un brontolio simile ad un ruggito.

Fu a questo punto che cominciò a correre terrorizzato, doveva andare verso un luogo dove liberarsi del suo inseguitore, magari verso un posto frequentato da drogati…

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1 Commento

Pubblicato da su marzo 23, 2015 in Racconti

 

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Una risposta a “DOTTORE, MI AIUTI!

  1. malosmannaja

    marzo 23, 2015 at 8:15 am

    bella la constatazione lapidaria “questo non si spiegava”. ecco, il momento esatto in cui la nostra interpretazione del mondo si rivela fallace, quello sì che fa paura… ficcante pure il finale dove la colta umanità del medico si risolve in un ben più verace e animalesco “mors tua, vita mea”… : )))

     

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