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C’E’ UN LIBRO…

01 Mar

C’È UN LIBRO…

Si può morire a vent’anni? Beh, se c’è chi muore a quell’età, vuol dire che si può!
Ma anche se uno è brillante, iscritto a giurisprudenza, bello, ha successo con le donne? Il destino non guarda belli e brutti, geni o scemi!

Ma si può morire solo perché si rompe una gamba della sedia della biblioteca universitaria e il morituro in questione cade all’indietro, battendo la testa su una cassettiera lasciata lì da un bibliotecario perché ha dovuto correre in bagno per un attacco indexdi colite?

Alessio era così: bello, intelligente, con davanti a se una brillante carriera da avvocato.
Ed Alessio era morto così, in quel modo stupido, per una serie di fatalità una più assurda dell’altra.
Ricordava, a sprazzi, come ultime cose l’enorme tomo di diritto privato, il “crack” della gamba della vecchia sedia con la targhetta metallica col numero d’inventario del comune e poi quel dolore acuto alla base del cranio, come la puntura di un’enorme zanzara maligna.
Lo ricordava mentre nuotava nel nulla, proiettato, o forse attirato verso una luce accecante.
Forse non era normale che ricordasse, ma la cosa era stata talmente rapida ed anomala, che qualcosa della vita precedente era rimasta.

Terminò il suo volo in un tempo non quantificabile: potevano essere anni o un istante, e si trovò in un luogo immenso dove la nitidezza di ciò che gli era più vicino contrastava con una nebbia perfino troppo densa per essere tale, forse una nube candida, che gli nascondeva le pareti o i confini del luogo dove si trovava.
In fondo il suo stato d’animo non era così malaccio, ma ricordava ancora troppe cose della vita precedente per non desiderarne ancora un po’: in fondo quel luogo, qualunque cosa fosse, sarebbe stato ancora lì fra dieci anni, o venti, o cento.
Da quel nulla ovattato comparve un uomo, doveva essere un uomo, ma poteva essere qualunque cosa, perché in quel luogo ciò a cui siamo abituati non esiste ed ha altre forme e nomi.

“Benvenuto, Alessio” disse una voce ( ma poteva anche non essere una voce: un pensiero? Un canto? Un’immagine?).
“Benvenuto un accidente! Con licenza parlando, anche perché fino all’altra vita avrei usato un’espressione più colorita! Cosa ci faccio qui? Io avevo ancora una vita davanti, non ho mai fatto del male e non meritavo di finire in questo modo, per una serie di fatalità stupide…” e così dicendo, Alessio, futuro brillante avvocato, sciorinò un’arringa degna del più abile degli avvocati, tanto 6da insinuare “un ragionevole dubbio” nel suo interlocutore.

“Aspetta”, gli disse questi e sparì da dove era venuto per ritornare dopo un tempo che tempo non è, visto che lì il tempo non esiste.
Ora il tono del suo interlocutore era cambiato, forse era più severo, forse più ufficiale: “Ti comunico che ti è stata concessa una seconda chance: potrai tornare a pochi istanti prima dell’incidente e ricordare l’accaduto, in modo da poterlo evitare”.

La pagina del testo di diritto privato era sempre 625; alle spalle di Alessio si udì il cigolio dello schedario.

Il ragazzo si alzò di scatto, si voltò verso l’impiegato e lo apostrofò in modo aspro: ”Tolga di qui quest’affare, prima che qualcuno ci si faccia male!”.
“Ma…” tentò di abbozzare l’ometto, che stava veramente male, ma discutere gli avrebbe portato via più tempo, così affrettò il passo dietro il suo carrello ma, giunto in prossimità delle scale e dei gabinetti, non resistette: mollò quel maledetto schedario, si voltò e vomitò sulle scale, poi s’infilò nel locale di servizio prima di non riuscire a trattenere anche altro…
Alessio raccolse i suoi appunti, attento a non sedersi su quella sedia mortale, e s’avviò all’uscita.
Assorto nei suoi pensieri, però, giunto alle scale non vide il contenuto gastrico del commesso, vi poggiò un piede mentre l’altro era sollevato e fece l’intera scalinata rotolando come una palla da bowling e, ad ogni giro, una vertebra cervicale si rompeva.
Al termine dello scalone le sue sette cervicali erano una miriade di frammenti, molti dei quali conficcati nel midollo spinale.
dieta_coliteDopo il solito viaggio si trovò nel luogo della volta precedente, di fronte alla stessa entità giudicante.
Stavolta la sua arringa fu ancora più accorata: non era giusto avere un’altra opportunità per sprecarla in quel modo becero senza, peraltro, colpe di sorta.

Anche stavolta, dopo un consulto, gli fu concesso di tornare indietro fino a pagina 625.
Prima ancora di sentire il cigolio delle vecchie rotelle, Alessio era in piedi, il block notes fra le mani, proiettato verso la scala di servizio, quella vecchia che nessuno usava, una scala piena di polvere in forma di greggi di pecorelle grigie.

Nonostante l’ansia, scese piano, con cautela, per non cadere una seconda volta.
Finalmente giunse al pian terreno: al di là della porta c’era la strada, finalmente sarebbe stato fuori a quella che non era una biblioteca, ma una trappola mortale.
Spinse la porta, ma questa si mosse solo in alto, mentre nella parte inferiore appariva incastrata, forse gonfiatasi per l’umidità; spinse più forte: nulla, spinse ancora e la porta cedette e con essa il vetro polveroso che la sormontava orizzontalmente.
Alessio alzò il capo, forse già sapendo cosa lo aspettava, giusto in tempo per vedere l’enorme e pesante lastra precipitare come una mannaia a recidergli la giugulare.
Stavolta, al presentarsi dell’entità, non si cimentò in un’arringa degna di Perry Mason: chiese solo “Perché?”.
“Vieni”, disse la voce.
Alessio varcò con questi la cortina di nubi cotonose e si trovò in un ambiente identico al precedente, solo che qui, giusto del mezzo di quel nulla, c’era un leggio di legno intagliato, con sopra un libro enorme, da far impallidire il suo “Manuale di diritto privato”.
Il leggio sembrava molto antico, antico come il mondo, come l’universo.
“Vedi – gli spiegò la voce con un tono che era fra il dispiaciuto e quello di colui che cerca il perdono – c’è un libro, questo libro, dove ci sono scritte le date di nascita e morte, morte terrestre, intendo, di tutti voi. Tu hai bene argomentato, tanto che abbiamo 10_provincialelecce(1)tentato: forse il libro, che si è scritto da solo all’inizio dei tempi, poteva correggersi da solo”.
“È mai successo?” domandò fra il curioso e lo speranzoso il giovane.
“A dire il vero, mai. Ma chissà… forse un giorno.. Comunque vedrai, qui non è poi così male…”
Alessio si chinò verso il libro, dove c’erano scritti giorno , mese, anno e ora della sua nascita e della sua morte.

Cercò poi di voltare pagina: era curioso di saper qualcosa dei suoi amici, dei suoi conoscenti, ma l’altro uomo gli cinse le spalle con un braccio e lo costrinse dolcemente a voltarsi: “Ci sono cose che nessuno, neppure io, deve sapere. Vieni che ti spiego cosa succede qui…”.

Gli cinse le spalle con un braccio e cominciò a raccontare con vocecalma, quasi ipnotica, di certo tranquillizzante.

I due sparirono oltre la nebbia, mentre il libro si chiudeva sul suo leggio ed iniziava il suo breve riposo.

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Pubblicato da su marzo 1, 2015 in Racconti

 

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