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UNA BREVE ESTATE

08 Feb

UNA BREVE ESTATE

 

Potremmo dire che Autunno amava Estate, fintanto che non conobbe Primavera, ma forse è meglio fare un passo indietro e chiamare le persone con il loro nome.

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Autunno, in realtà si chiamava Rodolfo e se l’abbiamo identificato con l’Autunno, è stato perché la sua età anagrafica loavvicinava, come concetto, a tale stagione.
Da una decina d’anni Rodolfo – Autunno, aveva una relazione con Estate, vale a dire con Tiziana, che di anni ne aveva circa trenta, vale a dire quasi una ventina meno dell’uomo.
All’inizio, però, quando si conobbero, lei ne aveva poco meno di venti e lui non ancora quaranta ed il loro era stato un grande amore, condito da una ancor più grande passione: quando i due si incontravano, non più di una volta alla settimana, poiché lei era, comunque, fidanzata con un coetaneo noioso, c’era in loro una vera esplosione di sensi.
indexPer Rodolfo, in particolare, nulla in amore era tabù, nessun centimetro del corpo di lei gli era ignoto ed ognuno di questi era una potenziale zona erogena; Rodolfo la cercava con frenesia, amava sfilarle i vestiti e la biancheria in un modo che portava la ragazza ad eccitarsi già durante quell’operazione preliminare.

Poi Rodolfo cominciava a cercare con le mani tutti i punti che, al solo sfioramento, provocavano in Tiziana un brivido lungo e piacevole al punto di essere quasi doloroso.
Dopo il contatto fra le loro epidermidi erano le loro bocche, le loro lingue a cercarsi e quella dell’uomo scavava con sapienza ogni angolo, piega, fessura del corpo della giovane.
Erano anche i tempi, ovviamente, in cui la grande passione si alternava agli altrettanto grandi litigi e alle feroci discussioni condite da urla e pianti di entrambi.
Ma piano, piano arrivò lui, l’assassino delle passioni e degli amori, il malvagio signor Tempo, che riesce a spegnere anche i sentimenti più impetuosi, facendoli degradare all’infimo grado dell’abitudine.

Rodolfo e Tiziana continuavano a vedersi una volta alla settimana, continuavano a fare l’amore, anche se, però, adesso ciò non accadeva più tutte le volte e se non c’erano più le passioni e gli slanci di un tempo, quasi che il sesso fosse una formalità da sbrigare per forza e che entrambi non vedevano l’ora finisse. Autunno ed Estate erano oramai avanti, come stagioni, e nel mezzo della loro breve durata.
Soprattutto Rodolfo, nella sua condizione di uomo e data l’età non più giovanissima, stava perdendo rapidamente interesse in quel rapporto quasi spento del quale, però, non poteva fare a meno, essendo l’unico rimasto nella sua non più verde carriera di amante che così tanto aveva dato e tanto poco ricevuto.
Anche Tiziana, d’altra parte, non riusciva a rinunciare a quell’unica evasione dalla noia dell’altra relazione, quella “ufficiale”, e index2troppo convenzionale, quella spinta, voluta, gradita alla sua famiglia, quella con una persona priva di trasporto e fantasia. Un uomo sa quando si avvicina il momento di ammettere, con se stesso, che una stagione della propria vita si avvia al termine, ma quando ciò stava per succedere a Rodolfo, gli capitò di incontrare Primavera.
Primavera era Federica, detta Chicca, bionda diciottenne che, forse, dimostrava anche meno della sua verde età.
Non si sa, e del resto poco importa, come si conobbero: sta di fatto che Rodolfo vide per un attimo, forse per un ingannevole riflesso, rialzarsi il sole che si avviava verso il buio invernale.

Federica detta Chicca, la Primavera, poco o nulla conosceva dell’amore, ma ne aveva una voglia sfrenata, in quell’affacciarsi alla propria vita e al fiorire dei propri sensi.
Era comunque timorosa: all’inizio giocava a provocare l’uomo per poi ritrarsi come una chiocciola nel proprio nicchio e ci volle del bello e del buono perché l’esperienza e la ritrovata passione di Rodolfo facessero breccia nel muro che, all’ultimo momento, la ragazza ergeva fra di loro.
Eppure era lei stessa un vulcano in attesa di esplodere, fremente di sensi che non riuscivano più a giacere in profondità ed attendevano solo il momento di sprigionarsi, proprio come l’esplodere della natura a primavera.
Fu così che, ad un certo punto Autunno ritrovò la primavera incipiente, rivisse lo sbocciare quotidiano di nuovi fiori che già aveva conosciuto dieci lunghissimi anni prima.
Già, dieci anni, un compasso insormontabile: allora era un Autunno da venire con un’Estate dal grano già biondo, adesso era un tardo Autunno pronto a scivolare verso il definitivo inverno, che vedeva sempre più lontana da lui quella primavera dal grano ancora verde.

index44Quando Rodolfo si vedeva con Tiziana, nel loro incontro settimanale, era sempre lei a sollecitare un rapporto che a lui non suscitava più nessun palpito, se non sostituendo nella sua mente l’oggetto delle sue tiepide carezze.
Da una parte l’abitudine, dall’altra un rapporto che gli sembrava ogni giorno più assurdo e difficile: quanto ci sarebbe voluto perché Chicca, oramai non più restia a lasciarsi andare ai propri sensi, si accorgesse che altre nuove stagioni sorgevano, che altri stimoli avrebbe potuto trovare altrove?
Fu Rodolfo, con la morte nel cuore e con una pena indicibile, a lasciar sfumare nell’oblio quel sogno di nuova stagione, rassegnato a non opporre una inutile resistenza al novembre incipiente. Gli ultimi mesi della sua stagione sarebbero stati un dolce e crudele ricordo del passato, accanto a quell’estate che, oramai, aveva bruciato i suoi fiori e aveva visto il suo grano interamente raccolto.

A volte Rodolfo si guardava in giro, vedeva nuove primavere sbocciare, s’illudeva che potessero ancora sorridere a lui.
Altre volte, poi, cercava di ricordare il numero dei suoi giorni, ma erano troppi e non ci riusciva più, allora rientrava nei ranghi ed un giorno si ritrovò a piangere su come sarebbe stato triste quando l’Inverno avrebbe soppiantato l’Autunno.

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Pubblicato da su febbraio 8, 2015 in Racconti

 

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