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QUESTIONE DI SPONSOR

07 Gen

QUESTIONE DI SPONSOR

Renzo preparò un paio di borse di plastica ben bene ripiegate e le mise nello zainetto dove teneva i documenti della macchina e si apprestò ad andare a fare la spesa al supermercato, poi tornò in cucina e prese, da sotto di una delle calamite attaccate al frigorifero, la lista delle cose che doveva acquistare.

Era sempre così, ogni sabato da quando Eleonora se n’era andata…
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In realtà era stato lui a buttarla fuori di casa, stufo di come lei era diventata: arrogante, brontolava di continuo, lo insultava, lo rimproverava per qualsiasi cosa ed intanto lei non faceva null’ altro che girare per casa in ciabatte e vestaglia, eternamente con la sigaretta fra le dita.

E lui non sopportava più neppure il fumo, oltre a lei.

Renzo l’aveva amata quella donna, ma arriva il momento di capire quando si è giunti al capolinea di una storia, quando né amore, né passione riescono a fare sopportare i difetti dell’altra persona.

Se non altro, almeno la spesa settimanale, prima la faceva lei: ora anche questa toccava a lui.

Aveva scelto l’ora di pranzo, perché è quella in cui c’è un po’ meno ressa in un giorno in cui, comunque, tutti coloro che lavorano vanno al supermercato.

Prese le borse, presa la lista, assicuratosi di avere il portafogli nella tasca interna del giubbotto, chiuse la porta alle proprie spalle e si avviò con un sospiro e con nessuna voglia a togliersi dai piedi quell’incombenza.

Dopo tanti sogni, tanti progetti, la sua vita si era ridotta a quella routine: la spesa il sabato, il bucato nel pomeriggio e poi stirare la domenica, con la radio accesa su “Tutto il calcio minuto per minuto”, in attesa solo che la domenica finisse e di tornare al suo lavoro che, almeno, gli sgombrava la testa dai rimpianti e dalle delusioni di una vita mediocre.

Renzo, oramai, trascorreva le giornate perennemente di malumore, un malumore malinconico che non faceva altro che alienargli ancora di più le amicizie e la vita sociale: tanto, per quello che gli importava…

S’infilò nel parcheggio sotterraneo del supermercato e dovette fare più giri per trovare un posto, ovviamente lontanissimo dagli indexascensori che portavano al piano terra.

Si munì di un carrello e iniziò i suoi acquisti, che lo identificavano subito come un uomo che viveva da solo: acqua minerale di quella speciale per i calcoli ai reni, dei primi piatti surgelati, un sacchetto di panini da mettere in frigorifero per tutta la settimana, formaggio, mozzarella, yogurt, una confezione di uova, burro, olio, un tris di pizze, anch’esse surgelate, detersivi e un igienizzante per pavimenti.

Niente carne, né pesce, visto che era vegetariano, ma neppure verdure fresche, dato che non aveva né tempo, né voglia di mettersi a pulirle e cucinarle.

Il suo medico gli aveva detto che con quella dieta si sarebbe rovinato la salute: per quello che gli importava anche di quella…

Con gli anni, insieme alle illusioni, aveva perso anche la stima di se stesso al punto di non volersi bene, come non ne voleva più ad alcun altro essere umano.

L’unica presenza viva nella sua vita era rimasto uno spelacchiato canarino che aveva visto tempi migliori e che, oramai, non cantava neppure più.

Nell’avanti – indietro fra le corsie dovette combattere con carrelli lasciati in modo da ostruire il passaggio e con bancali che impedivano l’accesso ai prodotti, proprio a quelli che servivano a lui, naturalmente.

Finalmente giunse alle casse con la pazienza ridotta ai minimi termini; scelse la fila più corta che, come spesso accade, era la index3più lenta: persone che pagavano pochi euro con la carta di credito, vecchiette che rovesciavano sul nastro scorrevole l’intero borsellino per soddisfare la richiesta di monetine della cassiera, massaie che sbagliavano regolarmente il codice del bancomat.

Finalmente, comunque, venne il suo turno, solo che a metà conto la cassiera si scusò e si assentò per andare a prendere un nuovo rotolo per il registratore di cassa: anche questo era un classico, il nastro che finiva sempre quando toccava a lui.

Durante la breve assenza della donna (gli era toccata proprio quella che cercava sempre di evitare perché conosceva come scortese e maleducata), l’uomo grosso e dagli spessi occhiali che era dietro di lui gli infilò nel carrello, non visto, una confezione di polpa di manzo e due trote eviscerate.

Forse, se avesse guardato bene quell’uomo, Renzo avrebbe riconosciuto, nonostante gli occhiali e la barba posticcia, un attore e presentatore piuttosto famoso e che a lui non piaceva affatto (ma a lui piaceva ben poco e ben pochi).

La cassiera continuò a battere gli articoli, fino alla carne e al pesce.trota_eviscerata

“No, scusi, ma quelli non sono miei, non li ho mai presi!” esclamò Renzo.

“Come non sono suoi, sono nel suo carrello, quindi sono suoi. Non mi dirà che ce li ha messi il signore dietro di lei: non è che vuole fare il furbo?”.

Renzo sentiva la rabbia montargli ad ondate: la gente lo guardava come fosse un delinquente: “Intanto il furbo lo farà qualche suo parente, non si permetta di parlarmi così e chiami il direttore!” disse alzando sempre più la voce in un crescendo isterico.

Venne il direttore e non solo lui, visto che metà supermercato gli si era assembrato intorno.
“Paghi e la faccia finita – lo apostrofò l’attore travestito – crede di essere solo in tutto il supermercato? Noi abbiamo altre cose da fare!”.

Renzo stava per replicare, ma intervenne il direttore: “Ha capito o no che deve pagare? Che li abbia presi o no li deve pagare per due motivi: il primo è che sono nel suo carrello, il secondo è che lei è su candid camera, sorrida alla telecamera!”.

Tutti i presenti, al corrente della burla, ridevano, applaudivano, gli davano fastidiose pacche sulle spalle, mentre la sua rabbia index6montava sempre di più.

A questo punto la cassiera disse una frase che avrebbe dovuto evitare, perché era la classica goccia che fa traboccare il vaso: “Caro signore, c’è cascato dentro proprio in pieno, come un bambino!” e tutti ridevano, ridevano di lui, alle sue spalle e l’attore antipatico batteva le mani e rideva anche lui fragorosamente; fu allora che Renzo afferrò una delle bottiglie di acqua per i reni, la fracassò sulla cassa, zittendo d’improvviso tutti, e col pezzo rimastogli in mano sgozzò l’odiosa cassiera.

In pochi minuti venne una volante a portarlo via, inebetito, estraneo a tutto ciò che, oramai, gli avveniva intorno.
Ma non arrivò alla porta, perché stramazzò al suolo colto da un infarto.

Il regista commentò con il suo attore principale: “Peccato, tanto lavoro rovinato. Non ha firmato neppure la liberatoria e noi abbiamo buttato via ore di lavoro per nulla!”.
“Forse non e proprio da buttare…” esclamò questi sibillino.

* * *

Amici – diceva il presentatore ridanciano e dal grosso nasone – non cambiate canale, perché nella puntata di stasera, dopo il telegiornale, vi faremo vedere cosa è successo durante la registrazione di una candid camera; un divertimento che si è trasformato in una tragedia che ha, purtroppo, causato ben due vittime, a causa dello scarso senso dell’umorismo delindex888 protagonista.Vi faremo vedere il filmato integrale, per cui avvisate tutti i vostri amici di seguirci fino alla fine, ma prima la parola al nostro sponsor”.

Quella sera la trasmissione, quel TG satirico, fece il record di ascolti, rendendo felice lo sponsor, che era lo stesso della candid, che aveva speso bene i propri soldi: domani anche le sue vendite avrebbero toccato un nuovo record.

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Pubblicato da su gennaio 7, 2015 in Racconti

 

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