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SOLLEONE

17 Dic

SOLLEONE

Jason guardò fuori dalla finestra dai vetri azzurrati: il sole splendeva alto e fuori doveva fare un caldo infernale, ma lì dentro, nell’ufficio climatizzato a dovere, la temperatura era perfetta: né troppo caldo, né troppo freddo.
Oramai da anni lo strato di ozono si era assottigliato fino a dimensioni risibili e il sole non aveva, dunque, quasi più filtro.
Inoltre l’astro che illuminava la terra, almeno a partire dal duemilacento aveva cominciato a cambiare colore e si stava avviando a indexdiventare una “gigante rossa”.

Col passare del tempo si sarebbe poi espanso fino ad inglobare almeno i primi quattro pianeti, quindi la Terra vi era compresa, rendendo anch’essi incandescenti.

Dopo questa fase si sarebbe ritirato, consumando le sue ultime riserve d’idrogeno e divenendo così una luminosissima nana bianca ed infine si sarebbe spento fino a divenire una nana nera, uno dei tanti corpi celesti giunti definitivamente al termine della propria evoluzione.

Queste cose Jason le aveva imparate a scuola, il cui corso intensivo durava non più di una cinquantina di notti durante le quali voci subliminali sciorinavano dati, informazioni, nozioni, fino a portare gli utenti alla cultura universitaria desiderata.
Lui era stato istruito in economia e marketing, ma non per questo aveva dimenticato le nozioni di astronomia.
L’unico problema era che il processo di spegnimento del sole avrebbe dovuto avvenire in circa mezzo milione di anni, mentre invece aveva deciso di accelerare improvvisamente e al sole e ai suoi pianeti non rimanevano che al massimo cinquantamila anni.

Forse anche le stelle si ammalano e muoiono prima del tempo stabilito, proprio come le persone.
Jason sapeva che la sua vita era prevista della durata di circa duecento anni: non pochi, ma comunque non è mai bello sapere slider-arredamento-ufficio-direzionale-4quando sarà la data della tua morte.

Già da tempo era in programma un piano di evacuazione del pianeta: si stavano costruendo astronavi da milioni di posti e si era individuato il succedaneo della terra, lontano migliaia di anni luce dal sistema solare: meno male che si era anche scoperto il modo di accorciare le distanze e i tempi di viaggio; comunque dei terrestri partiti per la nuova destinazione nessuno l’avrebbe vista, ma ci sarebbero arrivati i loro discendenti, insieme a tutto il bagaglio di conoscenze e di storia della Terra.

Anche la partenza non era poi così imminente e nessuno dei terrestri attuali sarebbe mai salito sulle enormi navi – città.
In fondo cinquantamila anni sono pur sempre un bel tempo a disposizione per pianificare ogni cosa a modo; però quell’accelerare dell’evoluzione del sole era stato letale per molti: si erano moltiplicate le malattie, si era sfiorata l’estinzione del genere umano e, fortunatamente, studi fino ad allora rimasti segreti erano stati pubblicati in tempo per salvare il salvabile.

Ciò nonostante, molte cose erano cambiate, compresa la gestione politica del pianeta che, adesso, era in mano ad un unico consiglio mondiale che aveva imposto, senza che fossero votate da alcun parlamento rappresentativo del popolo, tutta una serie di misure cautelative che nessuno, peraltro, si sognava di contestare, visto che erano misure urgenti a tutela della collettività.

image.phpSta di fatto che Jason in settant’anni di vita, cinquanta dei quali passati a lavorare per la stessa impresa, non aveva mai fatto una vacanza.
Spesso aveva visto al cinema o in documentari le spiagge caraibiche, quelle polinesiane o hawaiane, con il mare azzurro – violetto (a causa del riflesso di quel sole rosso), con le palme che si sdraiavano verso di esso, con le popolazioni locali che offrivano collane di fiori e bibite multicolori ai turisti e da sempre aveva sognato una vacanza in quei luoghi, anche se per quelli come lui era vivamente sconsigliata, se non proprio proibita, l’esposizione a quel sole rovente e malato.

La vita, così perfetta, così programmata, era diventata una vera monotonia e Jason sognava qualcosa di diverso per la seconda parte di essa, per i centotrent’anni che gli rimanevano.

Al di là delle vetrate c’era l’imprevisto, al di qua, la noia.

Ora, finalmente, gli era stata concessa una vacanza di due mesi: non ne avrebbe avuta un’altra per i prossimi trent’anni, quando avrebbe festeggiato il suo primo secolo di vita. Lui sognava quel momento che si avvicinava, ma sembrava anche non arrivare mai: forse su quelle spiagge avrebbe anche trovato una compagna, si sarebbe sposato ed insieme sarebbero andati in quel luogo dove ci si riproduce.

Dopo un mese avrebbero avuto il loro bambino e lui, con una famiglia, finalmente avrebbe ottenuto anche la riduzione dell’orario di lavoro da quindici ore al giorno a sole dodici.012947598-aa371da1-cb6f-421c-8e75-5888f8d332af

Sognava tutto questo col naso attaccato alle finestre azzurre e perfettamente pulite, quando suonò la sirena di fine pausa; ancora sette ore di lavoro, poi a casa, poi un breve riposo, altri diciassette giorni chiuso in quell’ufficio ed esaminare conti e numeri e poi…

I giorni passavano lenti, piatti, senza novità: i telegiornali non avevano mai notizie nuove da dare, se non i risultati delle gare sportive, tutte rigorosamente al coperto, visto che “si sconsigliava vivamente l’esposizione al sole”.
Anche le previsioni del tempo erano sempre le stesse: “Si prevede bel tempo, temperatura in lieve aumento, mari calmi e vento assente”.

Arrivarono così gli ultimi giorni, sempre più lenti e, alla fine, anche l’ultimo, con gli applausi e le felicitazioni (forse anche l’invidia) dei colleghi più giovani che, non avendo ancora raggiunto i cinquant’anni di lavoro, non avevano diritto ad alcuna vacanza.

Jason salutò tutti, ringraziò per gli auguri, scese nel garage della ditta e salì a bordo della sua auto a cuscino d’aria, capace di viaggiare su strade, terreni sconnessi, perfino sull’acqua, e si recò a casa.

Già da giorni aveva preparato i bagagli, ma in fondo per una vacanza che ci vuole? Bermuda, costumi da bagno, camicie uominidi ghiaccio3colorate e ciabatte di gomma e, soprattutto, tanta voglia di godersi quei giorni fuori dall’ufficio, dalle sue regole, dalla sua asettica perfezione.

Si era studiato l’itinerario per mesi, forse per anni, aveva fatto il pieno d’idrogeno al suo mezzo e programmato il pilota automatico, visto che il viaggio sarebbe durato diversi giorni e lui non intendeva fermarsi a dormire e perdere così tempo prezioso: avrebbe riposato in macchina, mentre il pilota guidava per lui alla velocità stabilita: con la nuova tecnologia non c’era pericolo d’incidenti.

Nelle ultime ore aveva telefonato almeno tre volte all’albergo sull’isola hawaiana che aveva, alla fine, scelto per i prossimi mesi per essere sicuro che tutto fosse a posto.
Aveva sul suo conto abbastanza crediti per fare la vita del signore ed anche questo l’avrebbe facilitato nella ricerca di una compagna: oltre l’attrazione, il denaro non guasta mai per nessuna. Partì all’alba eccitato come un bambino e, all’alba del quinto giorno arrivò sull’isola; le spiagge in quella stagione non erano particolarmente affollate: meglio, più tranquillità e meno concorrenza con l’altro sesso.
Prese possesso della sua camera e subito si cambiò e si recò in spiaggia; anche se non stava sotto l’ombrellone, la temperatura non era poi così insopportabile: si sdraiò al sole sul lettino assegnatogli e si addormentò.

Quando, dopo qualche ora, si svegliò e cercò di alzarsi, cadde però a terra: si guardò i piedi e questi non c’erano più! Cercò di prendere la bibita azzurra dal tavolino, ma gli cadde la mano con tutto il bicchiere.
Si stava letteralmente sciogliendo al sole; i polimeri di cui era fatto non avevano retto alla lunga esposizione al sole e i legami chimici che li univano si stavano sfaldando: ad essere androidi ci sono vantaggi e svantaggi!

androide

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Pubblicato da su dicembre 17, 2014 in Racconti

 

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