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IL COLLEZIONISTA DI POLVERE

03 Set

Il collezionista di polvere

Era la fine degli anni ’70 quando, per la prima volta, in un bar comparve, al posto del calciobalilla, il primo videogame elettronico.
Si trattava, allora, solo di un quadratino colpito da due stanghette opposte, ma era l’inizio di una nuova era che, da quel images2momento, ci ha portato a tecnologie meravigliose, ma che in un futuro imminente ci imagesmostrerà cose ancora più mirabolanti.
Andrea si trovava al bar della stazione di un paese della riviera del levante ligure, quando vide per la prima volta il videogioco e ne rimase affascinato.
Ben presto arrivarono nei bar e nelle sale giochi che nascevano come funghi, i vari Pac-man e Space invaders, ma, soprattutto, arrivarono le consolle domestiche.
La prima ad essere messa in commercio, fu proprio quella con le due stanghette e il quadratino, in varie versioni a uno o due giocatori, con una linea mediana presuntuosamente chiamata “rete”, tanto che quella opzione del gioco era il tennis, mentre quella tradizionale veniva chiamata calcio, oppure, più esoticamente, hockey.
Andrea allora non era già più un ragazzino, eppure, non appena il costo di questi videogiochi diventò abbordabile, acquistò il suo primo “Pong” domestico, guardato con sospetto in casa, nel timore che tutti quei colpi potessero danneggiare il televisore.
Ovviamente fu la felicità dei suoi amici, improvvisamente cresciuti di numero, che volevano sperimentare quel nuovo divertimento.
Non molto tempo dopo, mentre i videogiochi da bar si erano perfezionati e moltiplicati a dismisura, in visita alla fiera campionaria Andrea vide la prima consolle seria, con giochi che, a quel tempo, sembravano quanto di più vicino alla realtà si potesse creare; il costo, però, era, per quei tempi, proibitivo.index2
Ci vollero ancora diversi mesi perché potesse acquistarne una usata, con diverse cartucce comprese in un prezzo, che comunque non avrebbe potuto permettersi.
Così Pong andò in pensione, ma non fu né regalato, né rivenduto (e chi avrebbe voluto un gioco oramai così obsoleto?), ma fu riposto sul fondo di un armadio guardaroba, sotto un mucchio di magliette e calzoncini sportivi.
Da quel momento l’evoluzione dell’elettronica applicata al divertimento, acquistò una velocità che definire vertiginosa è riduttivo e, nel frattempo, spuntarono i primi computer domestici: non più quegli ingombranti armadi che si potevano vedere nei film o nei documentari, ma apparecchi poco più grandi di una macchina per scrivere.
La cerchia dei nuovi amici di Andrea, quelli come lui appassionati di videogames ed elettronica, sperimentava di tutto, continuando ad acquistare e rivendere computer e consolle, non appena ne veniva lanciato sul mercato un nuovo modello.
Andrea no, non se lo poteva permettere, anche perché era piuttosto restio a rivendere gli oggetti che gli avevano tenuto compagnia per tante ore, quasi che questi avessero dei sentimenti e una loro propria dignità.
Comunque, spesso Andrea veniva coinvolto dagli amici che gli offrivano a cifre allettanti gli apparecchi che loro consideravano pacman_biggià obsoleti, così anche lui, se non nella stessa maniera degli altri maniaci, migliorava la qualità delle consolle e dei computer, il tutto senza, però, disfarsi di quelli sostituiti, che si accumulavano in vari angoli della casa.
Il sarcastico commento degli amici era: “Cosa fai, collezioni polvere?”.
In realtà, soprattutto quando abbandonò definitivamente le consolle per i computer, cercò di rivendere gli elaboratori superati, ma nessuno li voleva, se non a cifre che Andrea giudicava offensive per quegli amici elettronici che tanta compagnia gli avevano fatto e che, tutto sommato, l’avevano aiutato a crescere senza invecchiare, tenendosi al passo coi tempi.
Altri angoli della casa venivano occupati dai vecchi computer, altra polvere per la sua collezione, come tutti continuavano a rilevare, canzonandolo.
Parallelamente Andrea era quasi costretto a seguire un’altra evoluzione dell’intrattenimento collegato all’elettronica: cominciò con l’acquistare un videolettore, poi un videoregistratore, seguito da un secondo che gli consentiva di duplicare qualche videocassetta.
Ma poi vennero i lettori DVD, i videoregistratori in tale formato e, non appena i prezzi divenivano accessibili alle sue possibilità, Andrea non perdeva l’occasione di mettersi al passo con la tecnologia.
Il problema era, essenzialmente, che Andrea era un uomo solo e un po’ chiuso, come era stato un giovane solitario ai tempi del primo pong, e quella forma di passatempo gli consentiva di non sentire troppo la condizione della sua solitudine.
Anche videolettori, registratori e via dicendo, si andavano ad accumulare nel ripiano del mobile della sala sotto il televisore.
La sua casa, oramai troppo grande per una persona rimasta irrimediabilmente sola, era un misto fra un cimitero dell’elettronica e un piccolo museo storico dell’intrattenimento multi mediale.
E su ogni cosa gravava uno strato di polvere oramai difficile da eliminare col semplice piumino da spolvero.y0dtuda9
Come è nell’ordine normale delle cose, anche Andrea cominciò ad invecchiare, circondato sempre più dai suoi oggetti e sempre meno da affetti, da amici che erano morti, partiti, o semplicemente si erano allontanati; pareva, la sua, una casa dove solo fantasmi aleggiassero fra un ammasso oramai incredibile di schede, circuiti, schermi accatastati come reliquie in una catacomba.
Oramai anche l’ultima donna di servizio di Andrea si era licenziata, rifiutandosi di cercare di tener pulita quella che oramai non aveva più l’aspetto di una casa civile.
Andrea si trascinava tutti i sacrosanti acciacchi dell’età: non era più in grado di spostare quei vecchi cimeli e la polvere accumulata su di essi non era certo un toccasana per i suoi polmoni di vecchio, martoriato da anni di aria di Milano.
Così, infine, mentre i nuovi computer erano oramai un piccolo proiettore che creava immagini tridimensionali in mezzo alla stanza e mentre i videogiochi si erano miniaturizzati dentro a telefoni cellulari e orologi, venne il giorno in cui Andrea si spense, serenamente, anche se tristemente solo.
Fatto passare il giusto tempo dal suo funerale, vale a dire pochi giorni, i suoi parenti si presentarono per prendere possesso della casa e delle poche cose che potessero avere un minimo valore commerciale: tutto il resto sarebbe finito sui camion della nettezza urbana.
“Ma cosa faceva Andrea – chiese un amico che aveva accompagnato nella grande casa un cugino dell’uomo da poco mancato – indexcollezionava la polvere?”
“Già- rispose il lontano cugino ridendo – ed ora la sua collezione di polvere va nel museo della nettezza urbana”.
Nel giro di pochi giorni arrivarono gli uomini in tuta verde, giubbetto arancio e mascherina sul viso, ed incominciarono a sgomberare tutti quegli oggetti, molti dei quali per loro non rappresentavano nulla, poiché erano antecedenti alla loro nascita.
Nessuno di loro, né dei parenti di Andrea, si soffermò a guardarli attentamente, altrimenti avrebbe visto una cosa strana: quegli oggetti, quelle cose inanimate, polverose e, probabilmente, non più funzionanti, sembravano sorridere, andavano sereni, come lo era stato il loro amico e custode, verso l’ultima dimora: erano soltanto delle cose, eppure c’era stato chi li aveva accuditi ed amati, sì, perché anche se erano solo oggetti, anche loro pretendevano un po’ d’amore.

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Pubblicato da su settembre 3, 2014 in Racconti

 

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