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UN BREVE VIAGGIO

14 Ago

UN BREVE VIAGGIO

Il treno correva veloce sulle rotaie senza incontrare ostacoli: così diverso dai tram e le automobili a cui Giordano era abituato in città: forse per questo il treno gli era sempre piaciuto, per quel suo senso di libertà inarrestabile, come un gabbiano d’acciaio.
indexMa probabilmente questo lo vedeva solo lui.
Molti anni prima il treno lo prendeva più spesso: treno per andare allo stadio, per andare a pescare, per andare in vacanza.
In treno potevi dormire, cullato dal suo rumore monotono sulle giunzioni delle rotaie, un rumore che non dava noia, ma era una specie di dolce litania, di ninna nanna.
Molte cose adesso erano cambiate nella vita di Giordano e anche i treni non erano più gli stessi, anche la loro tipologia, alla quale era abituato: accelerato, diretto, direttissimo, rapido; ora si parlava di interregionale, intercity eccetera, perché pare che il progresso sia cambiare il nome alle cose che conosci, così che anche quelle vecchie sembrino nuove.
Una cosa non era, però, mutata: l’odore che c’è sulle carrozze.
Sui treni c’era sempre quell’odore particolare, un po’ di grasso grafitato, forse il lubrificante di certe parti meccaniche, un po’ di panini al salame, quelli che si comprano nelle stazioni, al volo, dai venditori sulla banchina.
Anche questo odore, alla fine, diventa rilassante e concilia il sonno.
Ma perché, dopo tanti anni, Giordano era di nuovo su di un treno?
Perché quel viaggio verso destinazioni che gli erano note e che aveva fatto decine di volte?
Aveva ricevuto la telefonata, la prima di una serie di appuntamenti e rinvii, già da qualche mese: una vecchia zia acquisita era mancata, lasciandogli una parte di eredità, secondo il volere del marito morto molti anni prima, solo che nel frattempo la zia, della quale non ricordava neppure il viso, era stata abilmente manovrata dai propri parenti e l’eredità si era ridotta a un lascito imagesrisibile, rispetto a quanto programmato a suo tempo dal vero zio.
Oltretutto lo studio legale che gestiva l’eredità era in Liguria, ecco dunque il perché del viaggio, per pochi euro che, comunque era una soddisfazione sottrarre alle grinfie avide dei parenti della zia scomparsa.
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Vent’anni prima, forse anche trenta o più, lo stesso treno, che allora si chiamava direttissimo, gli stessi odori, gli stessi panorami, vent’anni di meno, la felicità di una settimana pasquale di vacanza al mare.
Gli amici di allora, quando gli amici esistevano ancora nella sua vita, la spiaggia, le interminabili partite a pallone su questa, gli scherzi, la voglia di divertirsi, la voglia, soprattutto, di vivere.
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Ecco, il treno si lancia fuori da una galleria e, all’improvviso, appare il mare, una calma lama di luce creata dal sole appena spuntato dietro le colline.
La spiaggia, che per lo stesso effetto del sole, sembra d’oro è deserta oggi è un giorno feriale, bambini e ragazzi sono a scuola, le donne a fare la spesa, gli altri al lavoro e Giordano sul treno che corre veloce verso quell’illusione di eredità, verso i ricordi, verso un passato che si vorrebbe dimenticare, perché rende più duro e insopportabile il presente.
Finalmente la stazione, l’arrivo: altri odori, il pitosforo, l’oleandro, il mare.
I vicoli sono anch’essi deserti, il paese d’inverno è troppo grande senza i turisti e gli abitanti, i pochi che non hanno impegni di lavoro o studio, in quella mattina, sembrano spariti.
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Giordano non andava lì in vacanza, ma spesso ci veniva in bicicletta, dal paese vicino, simulando una tappa del giro d’Italia per TYP-271332-594532-bicicletta01gmovimentare la noia del percorso, una decina di chilometri.
Le gare con gli amici per aggiudicarsi il gran premio della montagna; poi le solite mete: i portici coi loro negozi, il piccolo locale piastrellato di bianco con la farinata venduta a poche lire all’etto: sensazioni e sapori mai più ritrovati.
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Il locale non c’è più, al suo posto una moderna “pizza al taglio”, chiusa nella stanca mattina senza gente in giro; fra poco arriverà allo studio legale, poi la banca, l’apertura della cassetta in presenza di quelle persone odiose ed egoiste che hanno spolpato le volontà dello zio, poi tutto sarà finito, potrà ritornare a casa, ricominciare a dimenticare il passato.
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Bruno, Luigi, Enrico e… come si chiamava il quarto amico? Ne avevano fatte insieme! Allora erano ragazzi, ora saranno uomini; aveva saputo che uno si era impiegato in banca, un altro lavorava al bar della stazione dell’altro paese, quello da cui partiva il suo personale giro d’Italia; Enrico aveva sposato una ragazza di Capoverde e il quarto? Era sempre quello di si scordava il nome.
Si sentiva quasi tradito dal fatto che loro fossero cambiati, cresciuti, che si fossero integrati, dimenticando le notti sul molo a 10157300_10203217338224913_563973091_nfare casino, a raccontarsi barzellette sconce, a cantare canzoni dialettali piene di doppi sensi,
Si erano persi di vista ed era meglio così, perché non è bello ricordare che si scivola lentamente verso la parte più inutile della vita ed ognuno è lo specchio degli altri e per gli altri.
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Finalmente era arrivato nella piazza dove aveva sede lo studio legale, dove c’era anche la banca: Shakespeare ha detto “Se tutto è finito quando questo è finito, allora è bene che si finisca presto”.
La cassetta fu aperta in forma ufficiale: come previsto conteneva ben poco dell’originale: sarebbe stato comunque troppo poco per quello che era costato in rimpianti e ricordi che non potevano più essere rivissuti.
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Si erano lasciati male coi suoi amici: una stupida lite sul porto, poi altri eventi lo avevano portato lontano e non c’era stato modo di chiarirsi, così loro nel suo ricordo sarebbero stati giovani per sempre, perché sarebbero rimasti quelli che ricordava, ragazzi senza mogli esotiche e banche e lavoro.
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Ecco, le ultime firme e tutto era finito, non doveva più sopportare quel dolore di ricordare gli anni felici.
cassetta-di-sicurezza-banca2Poi tutto avvenne come se si fosse riavvolto un film in cassetta: i vicoli, la stazione, un altro treno.
Sulla banchina adesso era pieno di ragazzi e ragazzini appena usciti da scuola, felici di essere quello che erano, inconsapevoli di quanto li aspettava negli anni a venire.
Poi il treno partì, nuovo riavvolgimento: le gallerie ingoiavano il mare e restituivano le città, la campagna una volta agricola e ora industriale e, infine, la grande stazione, la sua.
Era a casa.
Il viaggio era stato breve, non più di un’ora e mezza, ma era stato lungo trent’anni, trent’anni in un’altra dimensione spazio – temporale
Aveva qualche euro in più in tasca, ma quanto gli era costato!
E ancora non ricordava il nome del quarto amico: oramai probabilmente non lo avrebbe ricordato mai più.

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Pubblicato da su agosto 14, 2014 in Racconti

 

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