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RITA STELLA DEL NIGHT

05 Ago

Rita, stella del night

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Rita è la star del night club “Alhambra”. Rita, naturalmente, non è il suo vero nome, ma un nome d’arte: se l’è scelto per la fluente chioma rossa che ricorda Rita Hayworth, la famosa “Gilda” dello schermo.
Rita canta e balla col suo vestito aderente di lamé, scollato, ma non troppo, sulla splendida schiena. Rita non mostra nulla del suo corpo, lasciando ogni cosa all’immaginazione dei suoi moltissimi ammiratori. Rita non balla solamente, ma scivola, vola quasi sul palco ed ogni uomo impazzisce di desiderio, così come ogni donna è combattuta fra ammirazione e invidia.
Tutto è perfetto in lei: non un capello fuori posto, il trucco calibrato, non pesante né volgare, l’abito rosso di stile vagamente orientale, che sembra una seconda pelle e che sfrutta abilmente il vecchio gioco del vedo non vedo.

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Tutte le sere, da quando c’è Rita, ogni posto all’Alhambra è occupato e prenotato da tempo. La notizia di questa nuova star è corsa di bocca in bocca, spandendosi a macchia d’olio: ognuno in città vuole vedere e ascoltare questo sogno patinato, insperato, inarrivabile.
Molti uomini hanno provato a conquistare Rita, che ogni sera vede il suo camerino traboccare di corbeilles di fiori, bottiglie di champagne e, non di rado, gioielli; ma Rita non si concede e, soprattutto, non si vende a nessuno.
Questa è la sua salvezza, poiché tale atteggiamento così riservato evita la reazione delle mogli dei frequentatori che, altrimenti potrebbe essere come quella ben nota delle donne della canzone “Bocca di rosa”.
Dalle undici di sera fino alle due, talora alle tre del mattino, Rita balla, canta, ma soprattutto si mostra agli occhi e ai sogni del popolo delle tenebre.
Ma è dopo la chiusura del night che inizia la vera vita notturna della città, ed anche questa gira intorno a Rita.
Una serata al night, non finisce mai, infatti, con la chiusura del locale, ma prosegue spesso fino all’alba. Rita ha dovuto truccarsi, vestirsi (nessun altro all’Alhambra può vantarsi di avere un camerino personale: le ballerine, i cantanti, gli illusionisti devono dividersi l’angusto spazio in tre o quattro, ma Rita no, Rita è la star e ha posto quello fra le condizioni per lavorare lì e non altrove), e quindi non ha cenato; così, dopo lo spettacolo, tutti gli artisti del night e molti habitué vanno a cena formando un’unica tavolata nell’unico ristorante della zona aperto fino al mattino: poi per molte ballerine di fila ed entraineuse la serata si conclude in un letto sconosciuto, ma con un piccolo gruzzolo in più nel portafogli, però non per Rita: nessuna somma è ancora riuscita a conquistare il suo letto né tantomeno il suo cuore.images
Durante la cena il cibo, il vino e la stanchezza, fanno sì che ogni freno inibitorio si anestetizzi: la serata, anzi, la nottata, trascorre fra confessioni scabrose, barzellette spinte, maldicenze su, ovviamente, gli assenti e soprattutto tante risate false e spesso volgari.
Rita sembra quasi fuori posto in quest’ambiente, con la sua moderazione, la sua educazione, la sua riservatezza, così atipiche per il suo ambiente.
Rita è gentile, ma non parla mai della sua vita privata, non sparla di nessuno e non racconta storielle oscene, eppure tutti cercano la sua compagnia, la sua cultura, la sua intelligenza.
Quando riesce a distogliere i commensali dai loro discorsi vuoti e ad impostare una discussione seria, anche i più alticci ascoltano interessati. “Avresti dovuto fare l’insegnante”, era stato una sera il commento di uno dei presenti, ed aveva suscitato l’ilarità di tutti.
Ma non di Rita.
Quando verso le quattro, talora le cinque, i compagnoni si lasciano, c’è sempre qualcuno che offre un passaggio a Rita, magari tentando un’ultima, disperata avance.
Rita accetta, poiché non è sicuro girare da soli a quell’ora, ma non si fa mai lasciare sotto il portone: anche sul suo indirizzo vuole mantenere il consueto riserbo.
Con la fatica e il sonno che appesantiscono i polpacci, Rita fa l’ultimo sforzo della serata: i quattro piani a piedi della casa, che è vecchia e senza ascensore.
Vorrebbe buttarsi sul letto senza spogliarsi, fra tre ore suonerà la sveglia dell’altra sua vita, ma prima di quel breve riposo deve ancora prepararsi per l’indomani.
parrucca-corta-turchese-verde-acquaPosa la parrucca rossa su quella testa di polistirolo che le sembra sempre di più lo specchio della sua vita: amorfa e senza slanci, si sfila il vestito che si accascia a terra con un frusciare leggero, si leva il reggiseno imbottito. Poi una seduta attenta davanti allo specchio da toeletta per togliere ogni traccia di trucco: non potrebbe certo presentarsi alla scuola dove insegna con tracce di mascara o di rossetto!
Infine una doccia veloce (eppure i vicini si sono lamentati più volte perché fa scorrere l’acqua a quell’ora!), durante la quale si rade e già pensa alla lezione di filosofia dell’indomani: già, nessuno sa che l’integerrimo professore del locale liceo classico la notte si traveste, che è un “diverso”, che ha una doppia vita e che la seconda è assolutamente immorale, almeno così sarebbe giudicata se solo la gente sapesse la verità, che lui stesso sarebbe una persona immorale.53_sup_10090_0000052
Se la cosa venisse a galla, nessuno gli affiderebbe più i propri figli. Così Renato–Rita si sdoppia ogni sera: lo deve fare perché deve ancora pagare parte del funerale della madre e lo stipendio da insegnante non basta, ma soprattutto lo deve fare perché chi è come lui non può fare altro che regalarsi ogni sera il sogno di essere nato con un sesso corrispondente alla sua vera natura.

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Fra poche ore sarà al suo posto, puntuale e integerrimo, a nascondere il suo segreto sotto una maschera più pesante di quella indossata da Rita alla sera, a nascondere la passione struggente per quel cialtroncello

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ripetente di quinta che neppure si accorge di lui e fa il cretino con tutte le ragazzine insulse della scuola, con le quali spreca la sua giovinezza, mentre lui potrebbe dargli molto di più, e che infiamma i suoi sogni più nascosti, la sua vera natura che lo costringe ad essere due persone diverse.

E nessuna delle due è felice.

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Pubblicato da su agosto 5, 2014 in Racconti

 

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