RSS

QUELLA CAREZZA DELLA SERA

09 Lug

QUELLA CAREZZA DELLA SERA

Perché ad un certo punto ho deciso non tanto di fare lo scrittore, che è un giudizio che lascio ad altri, ma di dedicarmi alla scrittura, che è un dato di fatto?
Una delle motivazioni è che da sempre leggendo un racconto, un romanzo, una poesia o anche ascoltando una canzone, mi è venuto naturale creare nella mia testa un film, dare un volto e un nome ai personaggi.
Così ad un certo punto la mia testa era talmente piena di reginelle in costume tipico napoletano, di capitani sdraiati senza vita in un solco, di malati che scendevano i piani di un ospedale di ascensori che non finivano mai i loro viaggi, che ho dovuto liberarmene scrivendo le loro storie, quella dei miei personaggi, dapprima, ed ora anche quelle di altri personaggi che ho fatto miei, per lasciare posto anche ad altri pensieri.

images
Una canzone che mi ha sempre colpito e commosso è, appunto, quella del titolo.
È una canzone datata anche se evergreen, per cui vorrei raccontarla a chi non la conosce o l’ha scordata.

* * *

Eravamo solo in tre in casa: mamma, papà ed io.
Ricordo i primi anni della mia infanzia: papà era il mio idolo, il mio eroe, avrei voluto stare sempre con lui, giocare con lui e lui solo, non con i miei insulsi compagni dell’asilo.
Invece lui tornava tardi la sera, ogni sera sempre di più, ma io lo aspettavo e, ovunque fossi, qualunque gioco stessi facendo, quando sentivo il rumore del motore della sua auto e poi la sua voce, potete giurare che abbandonavo ogni cosa e correvo da lui, gli sorridevo, mostrando i buchi dei dentini caduti, poi scappavo in giardino e gli gridavo di cercarmi, di scovarmi.
Lui a volte era stanco per il lavoro, ma mi veniva a cercare ugualmente.

imagesgfSpesso il gioco era breve, perché mamma ci chiamava per la cena e se non andavamo subito si arrabbiava.
Poi, dopo aver mangiato, io avrei voluto giocare ancora col mio eroe, ma mamma mi portava a letto e, nonostante le mie suppliche, mi spegneva la luce e mi lasciava solo.
Io avevo paura, paura di uomini neri, di mostri che dimorano sotto il letto dei bambini, creature che si nutrono di buio, ma volevo essere un eroe come il mio papà ed allora non chiedevo alla mamma di restare fino a che mi fossi addormentato.
Sapevo, però, che di lì a poco sarebbe venuto papà a darmi un bacio e una carezza, che per me valevano quanto il nostro gioco a nascondino in giardino, che per me era una giungla e noi gli esploratori, interpreti magnifici ed unici di quelle straordinarie avventure.
Passarono così i primi anni della mia infanzia, ma anche se ero piccolo, mi accorgevo che qualcosa si era guastato nella nostra famiglia, che mamma e papà non erano più gli stessi.
A volte a letto, al buio, li sentivo discutere, qualcuno piangeva.
Papà tornava sempre più tardi e una sera non tornò, non lo vidi più.
Passavano giorni, settimane, mesi e, a volte, sentivo un rumore di motore, allora balzavo su, ma poi il motore si allontanava.
Allora correvo piangendo dalla mamma, anche se un eroe, un esploratore, non dovrebbe piangere e le chiedevo dove fosse il mio papà, perché non tornasse.

lite_coniugi
Sapevo di non essere un bravo bambino e forse era per quello che lui non mi voleva più vedere, ma se lui fosse tornato io sarei diventato buonissimo.
E non avrei più avuto paura del buio.
A volte quando andavo dalla mamma a chiederle di lui, vedevo un ombra passarle sul volto, e non era il buio della sera; lei mi stringeva forte, mi baciava, ma non rispondeva alla mia domanda: forse neppure lei sapeva cosa dire, forse ci sono cose che un bambino non può capire..
A volte piangeva anche lei ed allora ci abbracciavamo e piangevamo insieme, in silenzio, senza dirci nulla.
Col passare degli anni mi rassegnai, capii che non sarebbe mai più tornato, che era inutile vegliare al buio sperando che quei motori si fermassero davanti al cancello del giardino..
Crescendo cominciavo a capire qualcosa in più della vita ed avevo elaborato nella mia mente due ipotesi: o che se ne fosse andato a vivere altrove, magari con un’altra donna, forse con degli altri figli, oppure che fosse volato in cielo, magari con la sua macchina.
Più volte lo chiesi alla mamma, ma lei non mi rispose mai, quasi a volere negare a se stessa quale fosse la realtà di quell’assenza definitiva.
Col tempo, diventando grande, mi rassegnai, smisi di piangere, smisi di sperare.

391_supp_10070_410Adesso ero un ragazzino, non più un bambino, avevo amici coi quali giocare, ma ad altri giochi, più adatti a quell’età: il nascondino, il gioco dell’esploratore, mi sembravano così lontani, così insulsi.
Smisi definitivamente di chiedere alla mamma dove fosse andato il babbo, ma non smisi di pensarlo, di aspettarlo, sperando che un giorno sarebbe ritornato; allora non mi sarebbe importato di sembrare piccolo: sarei corso a nascondermi in giardino, fingendo che tutti quegli anni non fossero mai passati.
Del resto mi pareva che non fosse giusto tormentare la mamma su quell’argomento e che lei col tempo si fosse spenta, spenta dentro.
Però in tutti questi anni c’è una cosa che non ho mai scordato, ed è il calore della grande mano di papà sulla mia guancia, la carezza che era l’ultimo saluto del giorno che moriva.
Quella sì, mi manca, più della voglia di avventure, la voglia di fuggire con lui, come lui, il mio papà che non rivedrò mai più.

08b1a2c092

Annunci
 
1 Commento

Pubblicato da su luglio 9, 2014 in Racconti

 

Tag: , , , , , , ,

Una risposta a “QUELLA CAREZZA DELLA SERA

  1. viola

    luglio 9, 2014 at 7:42 am

    Questo post é pieno di tenerezza , di un bambino cresciuto prima del tempo.Il vuoto che ti ha lasciato la separazione dei tuoi genitori , é un trauma che si porta dietro per sempre .Io ho perso mio padre al età di quattro anni per una morte naturale , e mi mancato la figura paterna come riferimento per un crescita felice.Ti abbraccio

     

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: