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IL POETA

21 Giu

IL POETA

Il giovane si chiamava Giorgio, era Giorgio per l’anagrafe, ma per tutti quelli che lo conoscevano lui era Giorgione.
Aveva solo 22 anni, ma ne dimostrava qualcuno in più.

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L’accrescitivo del suo nome era dato dal fatto che era alto quasi due metri e venti centimetri e pesava oltre centonovanta chili.
Fino da bambino era stato isolato dai suoi coetanei, quasi che fosse un mostro pericoloso, proprio per la sua diversità. Lui la prendeva con filosofia, anche se nel suo animo sensibile soffriva non poco la sua condizione e il suo isolamento.
Per lui non c’era l’oratorio la domenica, lui era troppo grosso per giocare a calcio o pallacanestro. Non senza un po’ di cattiveria, l’insegnante di educazione fisica della scuola media gli aveva consigliato il pugilato o la lotta: ma Giorgione era troppo buono e gentile per concepire uno sport basato sulla sopraffazione fisica dell’avversario.

Così, fino dall’adolescenza, aveva riempito le sue lunghe ore da solo in casa, nella sua cameretta, con lo studio e la lettura.
Giunto, poi, all’adolescenza, anche lui sentì il bisogno di condividere le proprie emozioni, quel terremoto di cambiamenti fisici e psichici che sentiva dentro di sé, con un’altra persona, ma le ragazze del paese erano solo capaci di deriderlo.
Non era mai neppure riuscito a parlare con una di loro, figuriamoci una passeggiata, magari mano nella mano.
Così lui cresceva, cresceva in tutti i sensi, e soffriva quella mancanza di rapporti umani, fossero essi amicizia o amore.

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Cominciò allora a sfogarsi scrivendo: scriveva poesie d’amore bellissime, ma poteva solo leggerle al proprio cuore.
A 22 anni, appunto, era arrivato a laurearsi, studiando sempre da solo a casa sua, poiché si vergognava di recarsi all’università, di sopportare i sorrisi e gli sguardi curiosi delle persone sul treno, dei compagni di corso all’università.
Già erano una sofferenza gli esami, davanti a docenti che lo guardavano con commiserazione, quasi fosse un povero ritardato ed ancora più male gli faceva poi, quando questi si stupivano della sua intelligenza e della sua preparazione.
La discussione della tesi in filosofia pose fine almeno a questa sofferenza.

Per la laurea Giorgione ricevette in regalo dai genitori un computer, col quale riuscì a trovare un lavoro che poteva fare nella riservatezza della sua camera, ma soprattutto il computer gli serviva per ordinare le sue poesie in libri che nessuno avrebbe mai letto, perché nessuno avrebbe mai pubblicato, perché lui non voleva che nessuno pubblicasse un libro solo perché era il libro del “mostro”.

Col tempo, vincendo la sua timidezza e il suo imbarazzo, cominciò a “chattare” con altri ragazzi, ma soprattutto con ragazze.
Qualcuna gli chiedeva una sua foto, ma lui si scherniva, dicendo che non possedeva una web-cam, cosa peraltro vera.
Pian piano si lasciò andare e mise on line alcune delle poesie, non certo quelle troppo intime o che descrivevano in qualche modo il suo aspetto e la sua condizione.

Dopo le prime poesie inserite nel suo sito, i contatti da parte di ragazze si moltiplicarono in modo esponenziale: riceveva continue proposte di incontri, alcune, per la verità, anche piuttosto spinte, molte che si dichiaravano pazzamente innamorate e che sarebbero state disposte a sposarlo anche subito: spesso gli inviavano foto anche troppo esplicite ed erano tutte bellissime, troppo belle per uno come lui.

Così troncò di colpo la sua presenza in rete.

Ma i mesi passavano e la solitudine faceva male, così prese il coraggio a due mani e riprese i contatti, ricominciò a inserire le sue meravigliose poesie.
E ricominciarono a centinaia i contatti con ragazze di ogni parte d’Europa.
Una, però, lo colpì: le cose che diceva, anzi, che scriveva, erano straordinariamente in sintonia col suo modo di vivere e di pensare… e Giorgione s’innamorò di quella giovane sconosciuta, Cinzia: un amore a dir poco originale, scoppiato fra due solitudini che non si erano mai viste o incontrate.

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Fu la ragazza che, raccolto il suo coraggio che non era molto più di quello del giovane, gli propose un incontro.

Lei abitava in un paese vicino ed avrebbero potuto incontrarsi a metà strada, alla stazione di un paese situato fra i loro due.
Giorgione ci pensò a lungo, cercò di dissuadere Cinzia: perché rovinare tutto, le scrisse? Perché rischiare di non piacersi, quando era così bello il loro rapporto?
Ma lei insisteva: perché mai avrebbe cambiato qualcosa vedersi in faccia, quando si erano già visti nell’anima.
Lei sapeva che non gli sarebbe piaciuta fisicamente, ma era certa che, per quello che aveva letto nella sua anima, per lui non sarebbe stato così fondamentale.

Aveva ragione, ma Giorgio non aveva paura delle proprie reazioni, ma di quelle di lei.

Certo che tergiversare portava solo entrambi a soffrire; forse, allora era meglio incontrarsi e che se doveva finire, finisse. Era quasi un’eutanasia sui propri sentimenti.

Decisero di vedersi la settimana prima di Natale.

Lui stampò e fece rilegare per lei tutte le sue poesie e inserì sotto il nastro del pacchetto un bocciolo di rosa.

Lei aveva comperato per lui una camicia, taglia “L”.

Decisero che non si sarebbero presentati con alcun segno distintivo: il loro amore li avrebbe fatti riconoscere.
Giorgio fu il primo ad arrivare al luogo dell’incontro.

Quando vide sopraggiungere il treno su cui c’era Cinzia, la sua Cinzia, fu tentato di fuggire.

Tutto stava per finire, avrebbe voluto piangere, ma già tutti lo stavano guardando come un fenomeno da circo Barnum, e no, anche questa soddisfazione non gliela avrebbe data: “Venghino signore e signori a vedere il mostro che sa anche piangere…”.
La individuò subito, l’avrebbe riconosciuta fra mille: era minuta, graziosa ma molto minuta, troppo per lui: non più di un metro e cinquanta per quaranta chili.

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Si voltò, voleva nuovamente fuggire.

Anche lei lo individuò, lo avrebbe fatto anche senza il pacchetto con la rosa e, al momento, rimase interdetta.
Poi lo chiamò, aveva ripensato alle cose che lui le scriveva, alle sue poesie… e lo vide bellissimo.

Si abbracciarono fra l’ilarità generale della gente presente, ma loro non se ne accorsero neppure.

primo p(65)

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1 Commento

Pubblicato da su giugno 21, 2014 in Racconti

 

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Una risposta a “IL POETA

  1. alepeluso

    giugno 21, 2014 at 8:30 pm

    L’ha ribloggato su alessandrapeluso.

     

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