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DI COSA E’ FATTA LA LUNA

28 Mag

DI COSA E’ FATTA LA LUNA

Leonardo prese la mano di Chiara fra le sue, la guardò negli occhi e sospirò d’amore; poi volse lo sguardo in alto e vide la luna piena e questa gli parve un poco più grande del solito: anzi, era veramente enorme quella sera, forse per la dolce indepresenza che stava accanto a lui, forse per quelle altre che c’erano accanto alla luna stessa.

Ampliando il suo sguardo e guardando, infatti, intorno ad essa, vide le stelle a migliaia ed ebbe un leggero capogiro ed allora capì per la prima volta quale sarebbe stata la sua missione, il suo unico scopo di esistere e si rese conto di cosa avrebbe fatto per il resto della sua vita, perché era quello che voleva veramente fare: raggiungere la luna per vedere di cosa era fatta!

* * *

Improvvisamente ricordò anche di una sera di tanti anni prima, quando lui era solo un bambino; i suoi genitori erano usciti e lo avevano lasciato solo in casa: era triste, aveva paura ed allora si affacciò alla finestra e li vide andare via, poi alzò lo sguardo inde vide la luna piena in cielo, per la prima volta, come non l’aveva mai vista fino ad allora e non gli importò più nulla di essere stato lasciato a casa da solo.
Rimase a bocca aperta a guardarla per ore, forse; con la fantasia della sua età ingenua, la vide come l’allegro faccione di un clown che gli sorrideva e gli faceva compagnia affinché non fosse più solo e non si sentisse triste.
Si addormentò così, davanti alla finestra, in ginocchio sulla seggiola, col capo appoggiato sulle proprie braccia incrociate, sorridendo alle facezie che quella luna – clown gli aveva raccontato e che solo lui aveva potuto ascoltare, il prescelto fra milioni di persone.

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* * *

 

Già, raggiungere la luna! ma non è come dirlo: doveva allora accontentarsi delle spiegazioni freddamente scientifiche degli astrofisici ed accettare che la luna fosse un ammasso di rocce e polveri?
No, non poteva essere così: lui l’aveva sentita rallegrarlo da bambino, l’aveva vista sorridere al suo primo amore dei diciott’anni, per cui lui sapeva che la luna doveva essere fatta di qualcosa d’altro, qualcosa di più spirituale.
Passarono gli anni: ora Leonardo non era più un bambino e neppure un adolescente; anche Chiara, quel tenero, primo batticuore era passata e dopo di lei ce n’erano state altre, ma nessuna come lei, con quell’incanto di notte di plenilunio ad accompagnare le loro prime carezze.
Quello che non era, però, passato era il suo desiderio di raggiungere il disco giallo che da sempre l’aveva accompagnato e difeso.
Leonardo studiò, si diplomò, si laureò e poi si arruolò in aeronautica divenne pilota, uno dei migliori e nessuno sapeva che era perché lassù fra le nuvole si sentiva un po’ più vicino alla sua amica ed amante segreta.images (2)
Così quando uscì il bando di concorso per diventare pilota di astronavi interplanetarie, si iscrisse immediatamente e con la forza di una volontà superiore fu ammesso al corso nel quale si classificò di gran lunga al primo posto: se ci fosse stata l’occasione di un viaggio spaziale, sarebbe toccato a lui, a lui e nessun altro.
E l’occasione capitò: Leonardo aveva da poco compiuto i trentacinque anni, ma era rimasto puro nei sogni come bambino; purtroppo il viaggio non prevedeva un allunaggio, ma solo di sfiorare il satellite in una spedizione di assistenza alla costruzione di una stazione spaziale.
Se non altro era l’occasione di essere vicino alla luna come non avrebbe potuto altrimenti stare.
Dopo mesi di preparazione tecnica e fisica, venne il giorno della partenza: il cuore gli batteva forte come ad una ragazza che si va a sposare.
Tutto andò per il meglio e, usciti dall’atmosfera, senza l’inquinamento luminoso, lo spettacolo fu stupefacente: tutte quelle stelle, la luna, il sole che convivevano contemporaneamente in un’immensità misteriosa.
In basso la terra sembrava così piccola e misera, con le meschinità dei suoi abitanti!
Ci volle solo poco più di un giorno perché l’orbita lo portasse al punto di massima vicinanza alla luna: Leonardo pianse prima di commozione, ma poi di felicità quando la vide così vicina, coi suoi sorrisi, col suo invisibile, accattivante, trucco da clown.
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Era lì, a un passo, e lui non la poteva toccare.
Ma era il comandante, il più esperto dell’equipaggio e allora finse un guasto e si propose di uscire all’esterno per ripararlo.

Dal controllo a terra non poterono fare altro che acconsentire e, così, Leonardo, il comandante Leonardo, Leonardo il sognatore, si preparò ad indossare il suo abito nuziale.
Un abito un po’ inconsueto, fatto di una tuta color argento, di un casco, e di bombole per respirare.

* * *

Da bambino non era in quel modo che aveva immaginato il suo raggiungere la luna: lui aveva progettato, così come aveva scalaletto una volta in un fumetto, di costruire una scala in materiale ultra – leggero e di arrivare lassù con le proprie forze, perché ciò che si conquista con fatica ha sempre un sapore diverso.

 

* * *

 

Leonardo entrò nel locale di depressurizzazione, fece un sospiro ed uscì deciso a ricevere l’abbraccio dell’universo.
Il piano era semplice: si trattava solo di vedere se tutte le leggi fisiche che aveva studiato, erano teoria o realtà.

* * *

Forse una delle persone più importanti della sua vita, più di un padre e di una madre che spesso lo lasciavano solo in casa, più di Chiara che lo aveva considerato solo un passatempo da adolescenti, era stato il suo professore di scienze di terza media, quello che li massacrava di leggi di astronomia e di fisica, ma che tutti stavano ad ascoltare a bocca aperta, quello che tutti amavano come un padre e che per molti era stato padre, fratello e amico: “La prima legge della dinamica, o principio d’inerzia, dice che un corpo, in assenza di attriti, mantiene il suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, fintanto che non interviene una forza esterna a mutare tale stato” …

* * *

Ma nello spazio non ci sono attriti e così, appena fuori dalla capsula spaziale, Leonardo recise il cosiddetto “cordone ombelicale, il lungo cavo che lo legava all’astronave, e si diede una spinta verso la sua trepidante amante.
“Un corpo mantiene il suo stato di moto…”
Sapeva che quello sarebbe stato un viaggio senza ritorno, perché nessuno avrebbe mai potuto venire a recuperarlo e perché presto le bombole si sarebbero esaurite, ma valeva la pena sacrificare la sua vita al suo sogno, perché è già un privilegio averne uno e poterlo realizzare.
Non avrebbe saputo dire per quanto tempo nuotò nel nulla, ma vedeva la superficie lunare avvicinarsi sempre più.
“…fintanto che non interviene una forza esterna…” la superficie lunare fermò la sua inerzia, proprio come aveva detto il suo prof. Il cuore sembrava impazzirgli nel petto fino a voler schizzare fuori: difficile dire se era per il fatto di aver finalmente raggiunto la luna o perché cominciava ad trovarsi in difficoltà respiratoria, ma ci vuole così poco per lui a scegliere l’opzione più romantica!
Rimase immobile, senza fiato, poi azzardò qualche passo: al primo si alzò dalla superficie una nuvola di polvere che subito divenne l’immagine di sé bambino col naso davanti ala finestra a guardare la luna.imag
A quello successivo apparve Chiara che gli carezzava i capelli e poi fidanzatini, bambini vestiti d pompiere, musicisti che aspiravano al successo, scrittori e pittori, tutti con le loro ambizioni ed infine anche il suo prof che spiegava sempre con un sorriso e che aveva il sogno di una scuola diversa.
Allora finalmente, capì che la luna si era formata mettendo insieme tutti i sogni di tutti i sognatori del mondo: per quello, quando uno la guarda con aria sognante, questa sembra sempre un po’ più grande.
“Ciao, benvenuto – gli disse il faccione sorridendogli – è tanto che ti aspettavo e mi sentivo così sola… ma ora sei qui, e staremo insieme per l’eternità”.

.
“Mira sempre alla luna, male che vada avrai comunque visto le stelle.” (Anonimo)

Luna

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Pubblicato da su maggio 28, 2014 in Racconti

 

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