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IL SANTO

02 Mag

IL SANTO

 

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Va detto subito che Bernardo era sicuramente un uomo buono.
Era nato ed era sempre vissuto in un paesino delle colline venete, dove coltivava un piccolo orto e una vigna che gli davano quanto gli serviva per vivere ed avanzava anche qualcosa da vendere, visto che non è sufficiente mangiare, ma ci sono anche altre spese nel quotidiano di una persona.
capannaLui, peraltro, non si concedeva nulla di superfluo e, se a fine mese gli era rimasto qualcosa, quel surplus serviva ad aiutare chi era ancor meno fortunato di lui.
Non aveva mai avuto una vita facile: fin da bambino era stato di salute cagionevole, ma aveva sempre sopportato tutto con rassegnata serenità.
Dopo la sua nascita la madre non aveva potuto avere altri figli, così che in famiglia erano soltanto in tre e Bernardo, fin da bambino, aveva preferito aiutare il padre in campagna, per quanto glielo consentiva la sua salute, piuttosto che andarsene a giocare con gli amici.
Poi, alcuni anni più tardi, padre e madre si erano ammalati in sequenza, nell’arco di pochi mesi, e lui li aveva accuditi e curati fino alla loro morte.
Rimasto solo al mondo, Bernardo si era isolato sempre più, tanto che, in paese, cominciò a correre voce che lui conducesse quella vita ritirata poiché si dedicava alla meditazione e alla preghiera: in realtà la sua era una forma di timidezza, degenerata fino a sfiorare la misantropia.
Comunque, nonostante ciò, lui era un uomo buono, sempre pronto ad aiutare gli altri e, allo stesso tempo, restio a chiedere aiuto per sé in caso di bisogno.
Ben presto, dopo l’etichetta di eremita, gli toccò quella di sant’uomo, senza che avesse fatto nulla per meritarla: anzi, avrebbe volentieri voluto avere una vita normale, ma il suo carattere e le vicende vissute in passato glielo impedivano.
Si sa come vanno le cose in un piccolo paese: una voce, una parola detta, magari, avventatamente o per scherzo, viene santo-subitospesso ingigantita nel passare di bocca in bocca.
Così una persona poteva essere un delinquente, un pedofilo, un tossico o un santo a seconda delle simpatie e degli umori dei suoi concittadini, in particolare delle vecchie comari e degli anziani che sovente, sembra non abbiano altro da fare, nell’attesa del trapasso, che farsi i fatti degli altri.
In tal modo Bernardo divenne ben presto, per tutti, il santo eremita.
Chi aveva problemi di salute o familiari, lo fermava per strada e, con un fastidio che lui riusciva a dissimulare, gli raccontava i suoi guai e i suoi malanni e, immancabilmente, concludeva il racconto con la richiesta. “Dica una preghiera per me, visto che sicuramente a lei l’ascoltano lassù!”.
Poi, come vogliono, spesso, il caso e il gioco delle probabilità, a volte succedeva che la persona risolveva veramente i suoi problemi ed allora il merito era tutto di Bernardo, il santo eremita.
Ci fu anche qualche bottegaio scorretto che si fece stampare immaginette, portachiavi ed altri accessori con l’immagine di Bernardo: a dire il vero con un’immagine che gli assomigliava ben poco ma, del resto, lui mai avrebbe accettato di farsi fotografare, schivo com’era.
Ed intanto i furbi negozianti, visto che la cosa serviva ad arricchirli, alimentavano ancora di più le voci sulla santità dell’uomo.
La voce si diffuse dal paese fino a quelli vicini: la gente accorreva per conoscere il santo vivente che faceva i miracoli e i bottegai si fregavano le mani e si riempivano le tasche con il loro scorretto commercio.
La gente, persone sconosciute, si assiepava davanti alla sua casetta, inginocchiandosi e invocando grazie, spesso calpestandogli l’orto e il suo lavoro di mesi, anche se non venivano mai a mani vuote, ma portando ceste di verdure formaggi, pollame e, addirittura, cuori d’argento come ex-voto, coi quali gli avevano ricoperto completamente l’uscio di casa!
Bernardo non cercava più neppure di rifiutare i doni, ma ne ridistribuiva la maggior parte fra i veri bisognosi e forse in questo indexconsisteva la sua reale santità: nella bontà e non nei miracoli attribuitigli.
D’altra parte lui, personalmente, aveva sempre giudicato i miracoli una profonda ingiustizia, degna degli uomini e non dei santi: come si può scegliere fra tanti supplicanti chi esaudire e chi no, chi far guarire e chi lasciar morire?
Così lui ragionava e così avrebbe fatto se, realmente, fosse stato in grado di fare miracoli e agire in modo soprannaturale: o tutti, o nessuno.
Oramai, però, era iniziato un processo irreversibile e fra i tanti supplicanti qualcuno guariva per motivi che, forse, un giorno la fisiologia avrebbe spiegato ed allora il merito era del Santo Bernardo; chi, invece, non guariva si sentiva comunque più sereno e riavvicinato alla fede e alla speranza per il solo fatto di aver conosciuto di persona un vero Santo.
La cosa, a un certo punto, arrivò, tramite la gerarchia ecclesiastica, fino a Roma e al Vaticano, che inviò un’ispezione per vedere come stessero le cose veramente.
Gli emissari papali parlarono con l’uomo che negò decisamente la propria santità e la capacità di compiere miracoli.
La sua modestia e ritrosia colpì gli inviati che spesso avevano avuto a che fare con falsi santi, profeti, statue piangenti e sanguinanti, muri che mostravano, al posto delle macchie d’umidità, Cristi in croce e Santi oranti, cosicché il loro rapporto fu positivo e favorevole per un futuro, eventuale, processo di beatificazione dell’uomo.
Oramai la sua fama era tracimata dal paese e dai dintorni e finita su rotocalchi nazionali che, in mancanza di scandali e tradimenti, si dedicavano ora al soprannaturale e all’uomo buono che guariva persino i malati terminali.
Presto alle redazioni dei giornali cominciarono ad arrivare centinaia di lettere con segnalazioni di prodigi compiuti da Bernardo: c’era chi giurava che, col solo sguardo, aveva fatto fiorire una pianta secca, con una preghiera aveva fermato una tromba d’aria che avrebbe distrutto i vigneti, con un soffio aveva richiamato in vita un congiunto, appena spirato, dello scrivente.
La vita di Bernardo era così diventata un inferno, altro che santità! Non gli era concesso un solo attimo di tregua, fino al giorno in cui, nottetempo e approfittando di un temporale che aveva tenuti lontani i pellegrini, egli fuggì con una sacca contenente pochi indumenti, oltre ad un poco di cibo e di denaro.
Così divenne, suo malgrado, un vero eremita, ma per la gente del paese la sua sparizione significò che era stato assunto direttamente, anima e corpo, in paradiso.
La sua casa fu trasformata in museo, al posto del suo orto fu eretta una cappella e il tutto divenne un luogo di pellegrinaggio e di culto e, davanti al suo santuario fiorirono bancarelle di ricordi ed oggetti di culto del Santo.
Lui visse ancora molti anni nell’anonimato, in una capanna che si era costruito in un luogo isolato e ben lontano dal suo paese, accontentandosi di poche cose frugali, quali frutti selvatici ed erbe spontanee e, a volte, qualche uovo di uccello trovato in nidi lasciati incustoditi.
Poi, diventando anziano, il suo fisico si indebolì e una fredda, anzi, gelida notte d’inverno, s’addormentò e non si svegliò più.imag
Dopo alcuni anni il corpo di Bernardo fu ritrovato: le privazioni che gli avevano ridotto il fisico pelle e ossa, il clima freddo e asciutto della montagna, l’avevano mummificato e conservato con la sua consueta aria serena.
Qualcuno lo riconobbe e si sparse la voce che il suo corpo era stato rimandato sulla terra per poter essere venerato.
Gli fu così costruita un’apposita teca, fu ricoperto con vesti preziose di porpora e d’oro e gli fu posta in capo una tiara tempestata di gemme e ritornò così, alla fine, nella casa della sua infanzia e della sua intera, o quasi, esistenza.
Ancora oggi i pellegrinaggi continuano incessanti; è stato pefino costruito un piccolo aeroporto nei pressi del paese e le ferrovie stanno istituendo una linea ferroviaria speciale per i malati e i fedeli.
In Vaticano la pratica della sua beatificazione è, oramai, una mera formalità: presto sarà San Bernardo, avrà un giorno tutto suo sul calendario (forse non tutto suo, perché i Santi sono tanti, ma, magari, lo avrà in compartecipazione con un Santo vero) e, probabilmente, continueranno le segnalazioni di miracoli e guarigioni inspiegabili.
E tutto ciò soltanto perché era stato un uomo buono e un po’ chiuso, ma forse è proprio questa la vera santità: il modo di vivere, non i falsi miracoli.

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Pubblicato da su maggio 2, 2014 in Racconti

 

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