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QUADRO DI VITA FAMILIARE

16 Apr

QUADRO DI VITA FAMILIARE

 

Davide aveva avuto una giornata difficile, una delle tante, oramai, fatta di mille problemi sul lavoro, con altri ancora maggiori sul piano personale e su qualsiasi questione grande o piccola che gli si era presentata nel corso del giorno, ma ora era finalmente sera, stava a casa sua, sprofondato nella sua vecchia poltrona, a un metro dalla televisione, una televisione più da subire che da godere.
imagesD’altra parte tutta la vita di Davide, da un certo punto in poi, si era rivelata difficile come non avrebbe mai preventivato, sì, perché da bambini, da adolescenti e poi da ragazzi, la strada è sempre liscia, anche se allora non ce ne si rende conto e sembrano macigni i granelli di sabbia e voragini le piccole buche invisibili della strada che si percorre quotidianamente.
Quando si cresce ci si rende conto, invece, di quello che si è perso, di quanto tempo si è sprecato su problemi che problemi non sono, in discussioni che avvelenano la vita e che sono di una perfetta futilità davanti a ciò che si presenterà realmente di lì a pochi anni.
Davide aveva soprattutto un grosso problema relazionale: era solo, aveva un bisogno disperato, come tutti, del resto, di essere amato di esserlo pienamente, per quello che era, coi suoi pregi e i suoi difetti ed era stanco di dovere amare sempre e soltanto lui senza mai essere ricambiato.
Ci si era macerato, ne aveva pianto per giorni, per mesi, per anni, vedendo i compagni, prima e i colleghi, poi, lasciare, ad un certo punto, la vita zingara e selvaggiamente libera per lasciarsi catturare dalla regolarità, dalla stabilità affettiva, forse un po’ noiose e monotone, ma sicuramente dotate di un sano effetto tranquillizzante, soprattutto dopo che è trascorsa l’età dell’avventura e dell’incoscienza.
Lui no, invece aveva voluto sempre essere diverso: aveva preteso di rimanere eternamente l’adolescente anarchico, non politicamente, ma caratterialmente, senza legami e senza regole imposte da altri, per poi ritrovarsi così ad affrontare da solo ogni problema, ogni situazione e senza avere nessuno con cui condividere neppure le poche cose belle che si presentano, a volte, sul nostro percorso.
Ora, quell’ennesima giornata pesante, fatta di frustrazioni, del suo essere solo contro il mondo, l’aveva una volta di più fiaccato nel morale già provato e reso più stanco e più vecchio di quanto fosse in realtà, facendolo passare dalla condizione di adulto bambino, a quella di uomo vecchio nell’animo.
“Sai, – disse la voce serena e un po’ tremula della madre alle sue spalle, che stava sfogliando un catalogo – ho pensato checyclette sarebbe bello comperare una cyclette!”.
Lui era sprofondato nella sua poltrona e nei suoi pensieri, quasi avvolto dai braccioli dell’una e dai ricordi degli altri, ma la voce ben nota lo richiamò indietro, cioè alla realtà, al giorno e all’ora corretti.
In quel momento decise che era ora di cambiare qualcosa del suo carattere, di dare, forse proprio da quel giorno, ora e minuto, una svolta alla sua vita.
Alcuni anni prima, a quella richiesta, se non altro un po’ bizzarra, della madre, avrebbe reagito male, magari accusandola di voler buttare via il denaro in spese inutili, per un oggetto che presto sarebbe diventato più un appendiabiti che un attrezzo ginnico; forse solo il giorno prima si sarebbe messo a gridare, si sarebbe alzato dalla poltrona per andarsene in un’altra stanza, per poi pentirsi del suo scatto, per poi rinchiudersi in bagno a piangere sul proprio carattere maledettamente impulsivo e illogico che lo spingeva a ferire le persone, soprattutto quelle a lui più vicine.
Il padre, come sempre, avrebbe ascoltato la discussione in silenzio e in silenzio avrebbe sofferto; lui, che sapeva di fisica, aveva una teoria, ed era quella che nella loro famiglia mancava ciò che lui definiva “il volano”, vale a dire uno strumento che limasse gli estremi, visto che si passava dall’amore sfrenato, alle urla e alle liti per futilità tipo quella di una spesa forse evitabile, magari inutile, ma certamente piccola e per la quale non valeva sicuramente la pena di creare tensioni: anche la serenità ha un valore.
Certo, era vero che una cyclette era abbastanza inutile, che forse sarebbe stata usata, nonostante gli entusiasmi e i buoni propositi, non più di un paio di volte, per poi essere abbandonata in mezzo ai piedi, magari proprio per inciamparceli, i piedi, o per picchiarci le dita proprio quando capitava di essere scalzi, ma se una donna anziana, una persona che aveva sofferto, che aveva vissuto anche la guerra, che aveva lavorato per una vita per non fare mancare alla sua famiglia nulla, neppure l’ordine e la pulizia, una che sapeva dare solo amore a un figlio come lui, voleva spendere una cifra, in fondo, modesta, aveva il diritto di farlo e, soprattutto, di farlo in serenità senza scatenare un putiferio familiare o sentirsi umiliare dal figlio che, nonostante tutto, amava con tutto il cuore.
“Sai, mamma, che non è una cattiva idea? – le rispose con tutta la dolcezza e l’entusiasmo di cui era capace pur in una giornata difficile come era stata quella – a te, che oramai esci poco, farebbe certamente bene un po’ di moto, soprattutto per famigliadavantiallatvla tua circolazione; se vuoi anche domani andiamo insieme a cercarla: prendo una giornata di ferie e ti accompagno io”.
Non poteva vedere sua madre, che era sul divano alle sue spalle, ma la sentiva sorridere, forse perché non si aspettava quell’accondiscendenza immediata del figlio: era la prima volta che era così facile andare d’accordo ed era così bello, tanto bello che Davide si mise a piangere.
In fondo non era vero che lui non aveva nessuno che lo amasse: una madre è molto, tanto, perfino più di quanto si possa sperare e desiderare, peccato che lui se ne rendeva conto proprio ora che era solo, che lei era morta…
Morta? ma se lei era morta, allora chi…?
Sentì una fitta acuta alla vescica e alla zona cervicale e si svegliò da quel sogno che gli aveva regalato una attimo di dolcezza, di nostalgia e di consapevolezza.
C’erano voluti tanti, troppi anni ed un sogno, come tanti che se ne fanno e poi quasi sempre si scordano al mattino, per capire quanto fosse veramente importante la famiglia, quanto possa essere bello non complicarsi la vita in discussioni futili, di fronte alle cose veramente importanti, eppure così semplici che si presenteranno nella vita.
Voleva dirlo a tutti, alla sua mamma, al padre, ma loro non c’erano più: ora era veramente solo, abbandonato anche dal suo sogno.
Andò in bagno ed orinò non senza difficoltà e dolore ed aveva ancora un po’ di vertigini date dalla cervicale, ma soprattutto in quel momento provava un grande, enorme, dolore di vivere.

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Pubblicato da su aprile 16, 2014 in Racconti

 

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