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LO ZAINO INVISIBILE

23 Mar

LO ZAINO INVISIBILE

 

(tratto da uno dei miei libri sulla scuola)

 

Nonostante sia trascorsa un’eternità, riesco ancora a ricordare la mia prima elementare: il grembiulino nero, il collettino rigido bianco, il fiocco blu.

Allora la scuola incominciava il primo di ottobre, San Remigio, e i bambini che iniziavano la prima elementare imageserano, perciò, detti remigini.

Ovviamente avevo, e ne ero orgoglioso, un bell’astuccio con matite colorate nuove (i pennarelli non esistevano ancora), temperamatite, gomma, cannuccia e pennini, sì, perché alle elementari non si usava ancora la biro, bensì penna e calamaio, quest’ultimo inserito nel banco e contenente una poltiglia che dell’inchiostro aveva ben poco e che il bidello a metà mattina veniva a rabboccare.

Oltre l’astuccio avevo poi l’abbecedario, un paio di quaderni (quelli piccoli) a righe e quadrotti, i quadretti grossi e il tutto era contenuto in una cartella verde che sembrava di pelle, ma era poco più che cartone pressato con un motivo che doveva simulare il cuoio.

La cartella aveva, oltre il manico, anche le cinghie per metterla sulle spalle.

In terza, poi, oramai distrutta la cartella verde dalle battaglie coi compagni, ebbi il mito di tutti i bambini di allora: quella in vero pelo di cavallino pezzato!

Terminarono le elementari con l’esame d’ammissione, ed andai alle medie: allora c’era la possibilità di scegliere indexfra l’avviamento professionale, dove si studiavano dattilografia, stenografia, computisteria, economia domestica (per le ragazze) e la media classica con il latino, ma senza scienze e le “educazioni” che esistono ora: io frequentai questa, per cui, a dodici anni ci toccavano da tradurre Cesare e il suo “De bello gallico”, cronaca in latino delle guerre da lui disputate, che era di una difficoltà disarmante.

Le materie, in quel tipo di scuola, erano dunque poche, cosicché bastava una cinghia di gomma elastica per i libri e i quaderni (più la sacca, di quelle tipo marinaio, il giorno in cui c’era l’unica ora di ginnastica, che ora si chiama educazione fisica).

Ora ci sono gli zaini della Barbi, del wrestling, di tutti i personaggi dei cartoons e dei telefilm; e poi quelli con zainoruote e manico telescopico, e ancora zaini più seri simili a quelli da montagna, tutti rigorosamente traboccanti di libri al punto di suscitare ricorrenti polemiche sul loro peso.

Vanno ora anche di moda degli zainetti piuttosto piccoli, monospalla che costano quasi il doppio degli altri più grandi e capienti e fanno sì che ai ragazzi manchi sempre qualche libro o quaderno, perché non ci sta dentro.

A volte, poi, vedo i miei alunni arrivare con lo zaino dei libri, un secondo con l’abbigliamento da palestra e, magari, la cartelletta di tecnica o artistica: così arrivano in classe già sudati e sbuffanti.

Ma non sono solo questi gli zaini che i ragazzi portano a scuola: ce n’è un altro che essi non sono ancora capaci di vedere, mentre io sì, l’ho imparato tanti anni fa, e vorrei insegnare anche a loro come guardare per poterlo scorgere.

E’ uno zaino magico, un po’ alla Harry Potter: ogni giorno gli alunni arrivano a scuola con anche questo sulle spalle ma, almeno di questo non si accorgono, perché non pesa nulla anzi, è proprio vuoto, almeno all’inizio; ma quando, sei ore più tardi escono da scuola, lo zaino, pur sempre privo di peso, non è più vuoto: ogni giorno, infatti, si riempie di qualcosa di nuovo: una poesia, un teorema, alcuni vocaboli stranieri, un testo letterario, una regola grammaticale.

Succede questa cosa magica e meravigliosa e i ragazzi non se ne rendono mai conto, eppure giorno dopo giorno lo zaino si riempie, anche se non arriverà mai al limite della propria capienza (figuratevi che non è pieno neppure quello dei loro insegnanti); così, di volta in volta, i proprietari dello zaino invisibile sono un po’ più ricchi imagessssdi nozioni, di cultura, di sapere.

Un’altra magia di questo zaino nascosto alla vista è che, contrariamente a quelli che, dicono i medici, danneggiano la crescita regolare degli adolescenti, perché troppo pesanti, esso, più si riempie e più aiuta, invece, a crescere bene.

Io ho visto questi zaini, ma ho dovuto aspettare di essere adulto ed insegnante per farlo: ecco, al di là di tante nozioni, buona parte delle quali inutili, mi piacerebbe insegnare ai miei alunni come e dove guardare perché anch’essi si possano accorgere della sua presenza.

Per ognuno di loro sarà diverso, sì, perché pagando in fantasia si può scegliere forma, colore e disegno che si preferisce, ma per tutti avrà la stessa caratteristica di riempirsi quanto più uno lo sa vedere, e di non costare nulla, anzi, di arricchire il suo proprietario.

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1 Commento

Pubblicato da su marzo 23, 2014 in Racconti

 

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Una risposta a “LO ZAINO INVISIBILE

  1. sergio935

    agosto 28, 2017 at 7:53 am

    Antichi ricordi e utili considerazioni. Mi è piaciuto.

     

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