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IL CORSARO BIONDO

24 Feb

IL CORSARO BIONDO

Io mi sono sempre dichiarato sfortunato nella vita, ma se penso alla mia infanzia, ai miei genitori, ebbene: devo dire di essere, invece, stato fortunato e molto, almeno da bambino.

Spesso il passato ci ritorna a “flash”, immagini che non sempre è chiaro se siano reali od oniriche.

imagesUna di queste, che ricordo con frequenza (sapete, quei ricordi di sé bambini che compaiono solo dopo una certa età) è di me in braccio a mio padre (forse non volevo dormire, ma quanti anni potevo avere per essere in grado di ricordare e tanto lucidamente?) che percorreva il lungo corridoio di casa nostra cantandomi, nonostante fosse stonato come una campana, un intiero repertorio di canzoni di guerra, ma anche strane canzoni dei suoi tempi, tutte con una vera storia da raccontare in pochissimi minuti. Forse la mia preferita era, appunto, “Il corsaro biondo”, una bellissima storia d’amore che ora io vi voglio raccontare come la ricordo e con le elaborazioni della mia fantasia.

C’era una volta, perché una storia non è tale se non inizia in questo modo, un uomo burbero e scontroso, d’altra parte la moglie era morta di parto e lui si era trovato solo, col non facile compito di allevare una figlia femmina cercando, al contempo, di tenerla lontana dai pericoli, soprattutto quelli che possono essere dati da certi grilli che vengono in capo alle bambine quando divengono ragazze.

L’uomo si chiamava John Moldor ed era stato un valente capitano di navi commerciali e più volte con abili manovre aveva evitato gli attacchi di pirati e corsari.

Dopo la morte della moglie, però, con quel grattacapo di figlia da crescere, aveva dovuto smettere di navigare. Dopo poco, fortunatamente, gli era stato offerto un posto di guardiano di un faro, una luce in mezzo al mare images4arrampicata su uno scoglio di pochi metri di diametro.

Su quello scoglio padre e figlia da soli avevano trascorso gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza della ragazza, Marian. Se quell’isolamento poteva andare bene per un uomo scontroso e introverso, male, invece, si addiceva ad un fiore che stava sbocciando, che avrebbe voluto vivere, amare, danzare, divertirsi come le sue coetanee.

Fu un giorno che il padre si era allontanato in barca per andare sulla terraferma a fare provviste, e sarebbe tornato solo dopo due giorni, che un’altra barca, questa volta più grande, un vero veliero, gettò l’ancora presso il faro. Da questa si staccò una scialuppa con un solo uomo a bordo, che venne verso lo scoglio.

Quando Marian vide l’uomo che remava ebbe un tuffo al cuore, un po’ per la paura, perché quell’uomo era un corsaro, un po’ perché lui era bellissimo. A quel tempo la ragazza aveva appena compiuto i diciotto anni e Brice-Coniglio-in-versione-piratasentiva dentro il suo corpo una vera tempesta, come le peggiori che flagellavano il faro d’inverno; quell’uomo non era come tutti gli altri corsari, non aveva cicatrici o ferite, non arti mancanti, era, invece, biondo, con gli occhi chiari e l’aria scanzonata… e lei se ne innamorò.

E lui vide quella ragazzina semi selvaggia, ma inesplorata come una foresta tropicale ed anche lui, Francio il corsaro se ne innamorò. Appena la scialuppa approdò nell’unico luogo possibile, il corsaro biondo saltò a terra, carezzò dolcemente il viso della fanciulla e la baciò sulla fronte: “Ti tenevo d’occhio e ho atteso che tuo padre se ne andasse per venire a conoscerti e chiederti un favore: io non sono un delinquente, un pirata, ma un corsaro e lavoro per un governo straniero.Noi abbiamo il compito di abbordare le navi nemiche del nostro paese e saccheggiarle, ma non per noi, perché il bottino va al nostro governo che ci dà uno stipendio. Tu devi fare in modo che, fin quando saremo in queste acque il faro non si spenga mai: questa è una zona pericolosa, piena di tempeste, di secche e di scogli e, per quanto abile, non potrei mai evitarli al buio”. “Hai detto <fin quando staremo in queste acque>: vuoi dire che un giorno te ne andrai?” chiese la ragazza delusa .

“Prima o poi me ne andrò per altri mari, a portare altrove la guerra di corsa, ma mai mi scorderò di te e un giorno verrò a prenderti e portarti via con me”. “Un giorno? Perché non ora?”. “Perché la nostra è una vita troppo pericolosa per una ragazza e poi perché ho bisogno di te qui, ma appena avrò abbastanza denaro ti porterò via, comprerò per te una bella casa in campagna dove cresceremo i nostri figli”. Così detto la baciò ancora e poi risalì sulla scialuppa salutandola: “Addio sirena del mar” e s’allontanò cantando una dolce canzone d’amore.

Ben presto il corsaro biondo divenne famoso in quei mari per la sua abilità e sfrontatezza e quando Marian sentiva il suo canto accendeva il faro. Ogni volta che il padre si allontanava dal faro l corsaro biondo andava dalla sua donna e si amavano con trasporto e dolcezza.

Il corsaro Francis era una vera leggenda e a Marian il solo sentirlo nominare provocava un tuffo al cuore e una vampata d’orgoglio, perché quello era il suo uomo, il segreto che portava chiuso nel cuore.

Va detto, però, che John Moldor poteva essere brusco e scontroso, ma non era certo uno stupido ed aveva iniziato a sospettare qualcosa: anche lui aveva sentito quel canto: “Sirena del mar…” portato dalle onde ed ogni volta il faro si era subito acceso. Cominciò così a sorvegliare la figlia ed ebbe la conferma, così, dei suoi sospetti.

Un giorno finse di allontanarsi con la barca, ma approdò sull’altro lato dello scoglio e si appostò per osservare i movimenti della ragazza. Vide così arrivare la scialuppa col corsaro biondo, li vide baciarsi, li vide amarsi, ma non volle affrontare subito Francis, perché la rivalsa che meditava era più ampia.

Quella sera stessa, allontanatosi il corsaro, Molder il guardiano affrontò la figlia: “Quello tu non lo devi più vedere: è un delinquente!”.

“No, non è un pirata, è un corsaro, un soldato che combatte la sua guerra” replicò la ragazza.

Sarà come dici – insistette il padre – ma è comunque un nemico e tu non devi più vederti con lui, amoreggiare con lui come fossi una sgualdrina da taverna…”.

“È l’uomo che amo, col quale andrò a vivere ed è il padre del bambino che porto in grembo” insistette Marian, dando con soddisfazione la notizia al padre che le aveva sottratto l’infanzia e la giovinezza.

A queste parole l’uomo perse il lume della ragione, afferrò una grossa corda e con questa cominciò a percuotere la figlia, fino a che questa perse i sensi, dopo di che la chiuse a chiave nella sua camera.

Quella notte ci fu tempesta, la più terribile di quell’anno.faro-mare-tempesta

Francis, il corsaro biondo cantava:

SIRENA DEL MAR,

ACCENDI QUEL FAR…”

ma la luce rimase spenta, mentre fuori il mare e il vento urlavano morte e disperazione.

Al mattino c’era il sole e la tempesta era cessata, ma presso il faro c’erano relitti, suppellettili, muti testimoni di un naufragio.

Un peschereccio che incrociava nella zona si mise a raccogliere tutto ciò che poteva ancora servire, fin quando il raffio agganciò un corpo: era un giovane uomo dalla lunga chioma biondo grano.

“IL NAVIGANTE VIDE VAGANTE

UN CORPO SU DAL FONDO

… ERA IL CORSARO BIONDO”.

F8D1DCB21E4652FFC9832C366FBDMarian non lasciò mai il faro, perché lì, comunque, era più vicina la suo uomo e lì volle allevare il suo bambino e, nelle notti di tempesta, incurante della pioggia, restava all’aperto col suo piccolo in braccio e le sembrava che il vento urlasse quella dolce canzone:

SIRENA DEL MAR

ACCENDI QUEL FAR”.

e solo allora lei rientrava e saliva ad accendere la lampada.

ragazza-finestra

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4 commenti

Pubblicato da su febbraio 24, 2014 in Racconti

 

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4 risposte a “IL CORSARO BIONDO

  1. Patrizia

    dicembre 25, 2014 at 11:33 pm

    Dopo anni che la cercavo, finalmente ecco la storia d’amore che mi ha fatto sempre amare i corsari e i fari, la storia che mi cantava sempre mia mamma quando ero piccola. Grazie. 🙂

     
  2. arina

    luglio 5, 2015 at 12:10 pm

    Fantastico ! mia nonna mi cantava sempre questa canzone

     
  3. marina

    luglio 5, 2015 at 12:55 pm

    grazie al titolo corretto l’ho trovata su youtube cantata da Claudio Villa

     
  4. marina

    luglio 5, 2015 at 12:55 pm

     

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