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KARL SI ERA ARRUOLATO

16 Feb

KARL SI ERA ARRUOLATO

 

Aveva solo sedici anni, studiava, aveva una vita davanti, eppure aveva rinunciato a tutto per arruolarsi, era andato volontario nell’esercito, era andato in guerra sapendo che stava rischiando la sua giovane vita che, di fatto, indexdoveva ancora iniziare, perché tutto ciò che aveva detto il piccolo imbianchino austriaco l’aveva conquistato, perché pur nella sua adolescenza Karl coltivava il sogno di una grande nazione fatta da individui incontaminati, puri e perfetti.

E poi c’era da combattere contro tutti quei miscredenti in primis i francesi, e gl’inglesi che pretendevano di tarpare loro le ali, di limitare il loro spazio vitale, l’anelito di riunirsi ai popoli fratelli, quelli della loro stessa razza pura, quella ariana.

Lui un giorno si era guardato nudo allo specchio: si era visto bello, biondo, con un fisico perfetto: sarebbe stato un vero peccato contaminare quella perfezione, quella bellezza, misciandole a razze inferiori, impure.

Non era solo un discorso personale: era una questione nazionale e lui amava la sua nazione, i suoi fratelli della razza eletta.

Si vedeva così bello allo specchio che cominciò a carezzare le sue stesse carni, che si eccitò alla visione di se stesso: per tutta la vita non avrebbe amato altro che se stesso.

Nella sua nazione, che già era stata umiliata dai miscredenti nella prima guerra mondiale, che forse da sempre era stata umiliata per invidia delle razze inferiori, c’erano troppe contaminazioni purulente: addirittura negri, zingari, omosessuali: era naturale che andassero eliminati, così come si curano le malattie, come si combattono virus e batteri, per il bene della collettività, per la salute pubblica.

Karl si era arruolato quando oramai la guerra stava prendendo una piega disperata, tanto da dover ricorrere ai images4ragazzini, ai sedicenni come lui che avrebbero dovuto pensare ai giochi, all’amore, alla vita, non alla morte e all’orrore delle guerre.

Karl sognava il fronte, d’imbracciare un moschetto con la baionetta in resta, voleva la prima linea, il contatto fisico col nemico, voleva inebriarsi dell’odore di quel sangue infetto e impuro, voleva purificare la sua nazione, l’intera Europa, magari il mondo con ettolitri di sangue inglese e francese e col sangue dei soldati americani, soprattutto quelli neri.

Forse si sarebbe infettato con quel sangue malato, certamente impuro rispetto a quello dei tedeschi e dei loro fratelli, ma un sogno va oltre le esigenze, la stessa vita del singolo.

Sì, per tutto questo Karl si era arruolato, come migliaia di altri suoi compatrioti, di suoi coetanei, per questo, per un sogno.

Ma invece no, non lo avevano mandato in prima linea, dove pure gli uomini scarseggiavano, dove c’era bisogno di petti da offrire al nemico, dove occorreva fermare l’epidemia straniera: Karl, che si era arruolato per andare al fronte, era stato mandato invece di supporto in un campo di concentramento in Polonia, dove pensava che la sua opera sarebbe servita a meno, ma comunque tutto faceva parte della grande pulizia etnica, del grande sogno.

Karl arrivò al campo e vide da vicino gli ebrei, i comunisti, i neri, gli zingari, gli omosessuali ed alcuni erano biondi come lui, ma avevano ben poco dell’uomo, come era lui: molti erano scheletri che a stento reggevano il corbis - sacchi -pigiama a righe e poi tutti: biondi e zingari, comunisti e neri, non avevano più lo sguardo, erano spenti come le candele di una chiesa alla sera, quando il sagrestano chiude le porte e fa il giro con lo spegnimoccoli.

Karl si era arruolato per la gloria del suo paese, magari per essere un eroe, uno dei tanti che avrebbero salvato il proprio paese e l’intera Europa dalla perdizione e dalle ideologie astruse che volevano tutti uguali, non si era arruolato per vedere quello sfacelo, quell’umiliazione di esseri che un tempo erano stati persone, che avevano amato, gioito, sofferto come lui, come quelli di razza ariana.

Lui era un soldato bambino e i bambini, lo sapeva, non sono né ladri, né comunisti, né omosessuali.

I bambini sono solo bambini e non complottano contro lo stato e non sono né neri, né zingari.

Eppure lì i bambini venivano spogliati, rasati, usati come bestie nei laboratori e poi gasati e cremati.

No, non era quello il sogno di Karl, non la brutalità, non la crudeltà, non l’orgia del potere, il reputarsi in diritto di Povero_bambino250.1326983282commettere qualsiasi infamia fosse pure per una causa che lui continuava a ritenere giusta.

Un bambino biondo, non nero, non zingaro, lo prese in simpatia, forse perché lo vedeva così giovane, così più vicino a lui rispetto a quegli altri uomini in divisa che non gli risparmiavano botte ed insulti.

Il bambino si chiamava David e aveva otto anni, ma un bambino di otto anni non sa ancora lavorare, quindi è inutile, è solo una bocca da sfamare e con la guerra che si stava mettendo male, non c’era da mangiare neppure per i soldati, né per i civili nelle città semi – distrutte, figuriamoci per un bambino inutile ed ebreo.

Così il destino di David era segnato, ma David non lo sapeva e neppure Karl lo sapeva.

I giorni passavano lenti ed ogni si sentivano i cannoni nemici sempre più vicini.

Tutti sapevano come sarebbe andata a finire e l’ordine era che prima della fine fosse almeno terminato lo sterminio dei prigionieri: un’inutile, estrema vendetta finale.

Ogni giorno c’erano nuove uccisioni, nuove atrocità, nuovi soprusi, ma Karl che ora aveva visto di persona, che aveva toccato con mano, Karl che aveva anche pianto, aveva un piano per salvare almeno il suo piccolo amico David, sapeva dove nasconderlo quando si fosse avvicinato il suo momento; non poteva tornare indietro, non poteva e non voleva ripensare alle sue ideologie, non poteva fermare la follia dell’imbianchino e dei suoi complici, ma forse poteva riscattarsi salvando almeno quel bambino, un bambino che non avrebbe mai più avuto una famiglia, forse neppure una casa, ma che aveva diritto a vivere la sua fanciullezza e poi il resto della sua vita e quando fosse stato grande non sarebbe diventato né nero, né zingaro e neppure un pericolo per lo stato, sarebbe stato solo un ragazzo come lui, e poi un uomo come il padre di Karl e infine un vecchio come il nonno di Karl.

I russi e gli americani erano alle porte e Karl, che ora non aveva più un sogno, ma solo un piano, lo mise in atto per salvare David, per riscattare quello che altri avevano fatto e gli avevano fatto fare e pensare.

Karl prese il bambino per mano e, coi favori della sera, lo condusse verso il nascondiglio, verso la salvezza, ma qualcuno lo vide, lo fermò.

Allora Karl, che non aveva mai ucciso un nemico, imbracciò il fucile contro un commilitone, un fratello ariano.

L’altro fu più veloce e Karl cadde e non udì e non vide il secondo colpo, quello diretto al bambino biondo che non era un nemico: era solo un bambino.

Karl si era arruolato per una causa sbagliata, ora Karl era morto da eroe e un angelo gli aprì la porta del paradiso: era un angelo biondo di otto anni, di nome David.

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Pubblicato da su febbraio 16, 2014 in Racconti

 

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