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PANTA RHEI

31 Gen

PANTA RHEI (tutto scorre – Eraclito)

 

Un giorno di malumore, di pensieri affollati e nessuno di questi positivo: proprio il momento di rabbia giusto per certe cose.

Sulla mensola della cucina c’è la gondola, quella presa insieme a Venezia, talmente brutta e scontata che non indexsi poteva fare a meno di acquistarla; poi era caduta e si era rotto il pettine anteriore, nonché la testa, un braccio e il remo del povero gondoliere.

Ora è piena di polvere, rotta, orribile a vedersi: proprio il momento di gettarla, quindi è il primo oggetto che va a finire nello scatolone.

Sulla scrivania, invece, c’è la palla di vetro con la neve su un improbabile paesaggio marino; dove l’avevano presa: Sanremo? Portofino? Non si sa né come, né da dove, ma parte dell’acqua è evaporata e quella restante è diventata giallastra, forse perché la finta neve è andata in soluzione: via anche questa! Nello scatolone con la gondola, così si faranno compagnia almeno per un po’ e forse si racconteranno le storie degli amanti che andavano a portare il loro sentimento nelle rispettive città.

Del puttino che muta anzi, mutava colore al cambiare del tempo, proprio si era persa memoria: certamente anch’esso acquistato durante una gita… dove? Possibile che entrambi avessero la mania di comperare tutti gli oggetti più brutti che trovavano ad ogni viaggio, ad ogni vacanza, ad ogni week – end, ad ogni piccola incursione fuori porta?

Già, c’era stato un tempo in cui amavano entrambi, appena potevano, prendere la vecchia cinquecento (ora sostituita da una station – wagon giapponese) e fuggire dalla città, portare il loro amore, la loro follia, la loro gioia puttodi vivere, in altri luoghi, dove, al posto di chiese e monumenti, andavano a cercare bancarelle di oggetti come quelli, di souvenir per non dimenticare mai le tappe del loro amore: invece… tutto scorre.

Il puttino, che ha perso colore e brillantini, finalmente usa le sue ali per volare nello scatolone: è il suo primo ed ultimo volo, perché nell’atterraggio si spezza un’ala.

Non ci sono solamente mensole e tavolini, ma anche i cassetti a conservare i residui della loro storia: anzi, c’è un intero cassetto della petineuse in anticamera che è pieno di ricordi di un tempo trascorso e passato da, oramai, un tempo infinito.

C’è perfino palazzo vecchio di Firenze con l’oculare dove guardare le diapositive della città: un click, un’immagine sbiadita, un ricordo altrettanto sbiadito, tutto tranne l’Arno, forse un presagio di come, oltre alle sue acque, anche vita e sentimenti sarebbero scorsi via, verso luoghi sconosciuti, forse verso un mare talmente immenso da perdercisi per sempre.

Poteva mancare la torre pendente di Pisa di finto marmo? E il Colosseo di plastica che s’illuminava, prima che le pile perdessero acido e rovinassero i circuiti, di colori che cambiavano a un monotono ritmo ripetitivo?

pisaEppure, allora, li aveva fatti ridere da morire la scontatezza e la vergognosa bruttezza di quell’oggetto più adatto, forse, per turisti giapponesi e tedeschi.

Via, via tutto, nella scatola che comincia a riempirsi e a pesare.

Nel cassetto del mobile del tinello cartoline ed un intero pacco di diapositive comperate un po’ ovunque, inutili, visto che non avevano mai acquistato un proiettore per vederle, ma l’importante era sapere che c’erano; il pacco va a raggiungere il resto, perché quei momenti, quella tecnologia, sono passati con gli anni, la vita, l’amore.

La cosa più dolorosa, forse, è quella serie di piccoli album di plastica con le bustine piene di fotografie belle, brutte, sfocate, mosse, ma testimoni di attimi della vita comune che volevano fermare per sempre: inutilmente, perché si sa: tutto scorre.

Molti considerano un delitto strappare o gettare le fotografie, ma tenerle fa troppo male, porta troppi ricordi che, da belli, sono improvvisamente divenuti detestabilmente dolorosi.

E poi i mobili vanno svuotati, perché la loro casa è in vendita, anzi è già stata venduta e va liberata al più presto, i mobili trasferiti in due appartamenti diversi, equamente divisi, ma i ricordi, gli oggetti ai quali era legato un amore finito, nessuno dei due li voleva; un amore che scorre via dalle vite di due persone, lascia comunque delle cicatrici che è meglio dimenticare.

La rosa blu che, invece di appassire, si era essiccata, era parte di un mazzo che era stato il primo atto di un corteggiamento garbato ed insistente che aveva dato i suoi risultati quasi subito.

Ora, però, appariva per quello che realmente era: una cosa inutile, brutta, polverosa, da gettare perché anche i fiori passano, così come il vasetto finto antico preso in Grecia: peccato per quello, ma quando si incomincia a gettare gli oggetti, non bisogna farsi prendere da momenti di buonismo perché loro sono solo oggetti senz’anima e non soffrono quanto noi per il passato che è trascorso, scivolato via come le lente acque di un fiume calmo ed eterno nel suo portare via le proprie acque, acque come lacrime ormai prive di sapore.

Oggetti, ricordi, qualcuno proprio misteriosamente finito nell’oblio, una scatola piena: in fondo tutta una storia 39afab287f23cb644b3d9639b3162494_origd’amore è finita in uno spazio relativamente ridotto: un vecchio scatolone che conteneva pacchi di pasta o, forse di detersivo.

Sembra l’esplicazione di una legge fisica: la scatola si è riempita e la vita sentimentale di due persone si è svuotata di tutto ciò che era legato ai suoi momenti: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma… o passa.

Lo scatolone ora è pieno, pieno di vecchie bomboniere, di piattini con immagini di città inutilmente lontane, di cose che avevano avuto un significato solo per loro, fino a che tutto era scorso via, perché “Panta rhei” diceva Eraclito.

Ma anche il tempo del liceo, delle lezioni di filosofia passate a mandarsi bigliettini, è passato ed Eraclito chi era? Un filosofo o uno che, di professione, scriveva aforismi da mettere nei cioccolatini?

Lo scatolone viene deposto in cortile, vicino ai bidoni dell’immondizia, ai cassonetti della raccolta differenziata.

A guardarlo un’ultima volta, dall’alto del balcone, ha un’aria così triste!

Presto gli addetti della nettezza urbana lo porteranno via, non ci sarà più, sarà uscito per sempre dalla vita di chi l’ha gettato, perché tutto scorre, tutto passa, anche un amore che sembrava invincibile ed eterno, anche i suoi momenti ed i suoi ricordi.

bomboDopo si può tentare di voltare pagina, perché anche le pagine scorrono, una dopo l’altra, fino alla parola “fine”.

La finestra si chiude: ha i doppi vetri e così non si sente arrivare il camion della nettezza urbana.

Lo scatolone viene caricato, forse ci sarà chi frugherà lì dentro, ridarà vita ad alcuni di quegli oggetti, ma nessuno potrà mai resuscitare un amore stancamente finito.

 

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7 commenti

Pubblicato da su gennaio 31, 2014 in Racconti

 

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7 risposte a “PANTA RHEI

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