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LA DECISIONE DI PAOLO

23 Gen

La decisione di Paolo

 

Paolo ha trentacinque anni, è un uomo piacente, atletico, con solo qualche etto, ma non di più, di troppo.

Paolo è vestito di tutto punto: camicia celeste, giacca leggera, un elegante soprabito da mezza stagione.

Del resto è il suo abbigliamento usuale: lui è un rappresentante, viaggia molto per lavoro e deve essere sempre ordinato nel vestire e nell’aspetto personale.

Paolo è sulla soglia della camera matrimoniale e guarda Alice dormire: come sempre, quando lui si alza, lei, dormiche lavora part-time solo al pomeriggio, continua a dormire di quel suo sonno profondo e sereno, rannicchiata in posizione fetale, oppure disposta in diagonale ad occupare l’intero letto.

Alice ha ventinove anni; la sua dolcezza, l’intelligenza e la positività nei confronti della vita, fanno sì che non ci si accorga che lei è soltanto graziosa invece che bellissima.

Paolo e Alice vivono insieme da sei anni e fra loro non c’è mai stato uno screzio: sono sempre stati, secondo un luogo comune del quale non si può fare a meno, due corpi e un’anima.

Se un difetto si può trovare in loro, è quello di mostrare una certa pigrizia e di essere abitudinari.

Come, ad esempio, il fatto degli orari mattutini: Paolo si alza alle sette, si prepara e, nel frattempo, Alice si mette in diagonale nel lettone e continua a dormire fino alle nove.

Lui, prima di uscire, le lascia un bigliettino con fiorellini disegnati e una frase sdolcinata che lei dovrà trovare o, per punizione, si auto-priverà della colazione (che lui prima di uscire le ha già preparato sul tavolo della cucina).

Ma non è mai accaduto: è sempre riuscita a scovare i posti assurdi dove lui le nasconde il messaggio, siano essi dentro il freezer, sotto un cassetto attaccato col nastro adesivo, o magari in fondo a una delle sue scarpe da trekking: è uno dei loro giochi di eterni bambini innamorati.

Ora sono le sette e trenta, Paolo è vestito impeccabilmente, anche se ha la barba lunga, ed ha una valigia nel corridoio, solo che non sta andando a lavorare, anche perché è domenica. Lui la sta lasciando per sempre.

Fra di loro, come detto, non c’è mai stato uno screzio.

Il motivo per il quale Paolo sta fuggendo come un ladro, è che si è innamorato di un’altra persona, solo che questa non è una donna, ma un ragazzo di diciott’anni.

Paolo ha conosciuto il suo angelo biondo appena pochi mesi prima, in palestra.

E’ bastata una richiesta di aiuto per un esercizio alla panca col bilanciere, per fare nascere una simpatia, dopo 11982236-palestra-uomo-personal-trainer-con-attrezzature-allenamento-con-i-pesidivenuta amicizia.

Poi, una sera, casualmente si sono ritrovati da soli nello spogliatoio e in seguito nelle docce: Paolo, che mai, neppure da adolescente aveva avuto rapporti con coetanei del suo stesso sesso, nemmeno una masturbazione di gruppo (che nell’adolescenza è perlomeno frequente, se non la regola), si era trovato per la prima volta eccitato nel vedere il giovane nudo.

Questi, a sua volta, notata l’eccitazione, gli si era avvicinato ed aveva cominciato ad accarezzarlo, poi si erano baciati e da quel momento Paolo era precipitato nella voragine sconvolgente dei sensi.

Avevano, in seguito, così deciso di andare a vivere insieme, trasferendosi in un’altra città per non causare altro dolore e imbarazzo alle persone a loro care.

Per entrambi la decisione era stata sofferta, ma inevitabile.

Alice avrebbe dormito ancora a lungo: poi, quando si sarebbe alzata, avrebbe cercato il solito biglietto, forse dimenticandosi che era domenica e il suo compagno avrebbe dovuto essere in casa.

O forse avrebbe pensato, mentre cercava il bigliettino come una bambina alla ricerca delle uova di cioccolato il baci_gay_giorno di Pasqua, che lui era sceso a prendere il giornale, o magari un dolce per festeggiare la giornata festiva che, finalmente, potevano passare interamente insieme.

Questa volta, però, la ricerca sarebbe stata semplice: il biglietto era sul tavolo e non conteneva né fiorellini, né smancerie, solo una parola: “Perdonami”.

Mentre pensa queste cose, guardandola dormire, Paolo sta piangendo.

E’ già in ritardo.

Il suo angelo lo aspetta con la sua valigia altrettanto piena di vestiti e vuota di ricordi.

Ancora si chiede se è giusto ciò che sta per fare, ferire mortalmente chi non ha colpe, la persona che altro non gli ha dato se non amore, esporla al ridicolo, ai sussurri, alle malignità.

Deve ancora decidere, nonostante tutto, chi dei due sia più giusto che soffra.

Poi prende la sua decisione: lentamente si spoglia, dopo aver nascosto la valigia e stracciato il biglietto: a disfare il bagaglio ci penserà più tardi, magari mentre lei farà la doccia.

Riesce ad infilarsi nel poco spazio nel letto lasciatogli dalla figura minuta, e, supino, le mani incrociate sotto la nuca, attende che Alice si svegli. Lui, l’altra parte della sua natura, avrebbe atteso invano, ma poi avrebbe capito.

Non sarebbe più andato in palestra, non si sarebbero mai più incontrati.

Paolo aspetta il risveglio di Alice: per allora, forse, si sarà asciugata anche la lacrima che gli sta carezzando la barba malfatta.

uomo che piange

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Pubblicato da su gennaio 23, 2014 in Racconti

 

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