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MO’ VENE NATALE…

22 Dic

MO’ VENE NATALE…

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E arriva così anche quel giorno: di solito il 22 dicembre, l’ultimo prima delle vacanze di Natale.

www-buon-natale-amoreOsservo i miei alunni e questi hanno già negli occhi la festa, assaporano le dormite più lunghe al mattino, i più golosi pensano al pranzo natalizio, ma tutti indistintamente aspettano frementi i regali ed i giochi con gli amici.

Molti pensano che vedranno zii e cuginetti e nonni che, magari, vivono lontani; se non arrivasse in fretta la campanella dell’uscita non li terresti più fermi.

Guardo con tanta malinconia i loro sogni ad occhi aperti e ricordo i miei di Natali, e non parlo di molti anni fa.

Fino a quando c’era ancora mia mamma si iniziava per tempo a preparare l’albero, il presepe, i pacchetti infiocchettati, e poi alla vigilia arrivavano dalla Toscana i nipotini (ora sposati entrambi e con figli) e la sera si cenava a casa mia con loro, con mio fratello, con gli altri nipoti ed eravamo tanti, proprio come si deve essere a Natale, e dopo cena c’era lo scambio dei regali.

Poi, il giorno di Natale, andavamo tutti dalla suocera di mia sorella e si ripetevano il pranzo e lo scambio di regali-natale-emozione3nuovi doni, e poi, finite le interminabili portare e il panettone e il torrone, c’era anche la classica tombola.

Certo un modo poco alternativo di festeggiare la ricorrenza, ma così deve essere: poi ci si prende in giro per tutto ciò, ma in fondo siamo tutti troppo attaccati almeno a quest’ultima tradizione.

A Santo Stefano,  infine, c’era il terzo festeggiamento a casa di mia zia, in provincia di Bergamo, ed anche lì il pranzo, i doni e tanta gente vociante ed ebbra di gioia.

Si finiva quella tre giorni gonfi di cibo, stremati, ma felici: si sarebbe voluto che il tutto non finisse mai, che si ripetesse ogni giorno dell’anno.

Poi è morta la mamma, ma io ho cercato di mantenere la tradizione famigliare sobbarcandomi tutto da solo la dolce fatica del pranzo della vigilia e di parte di quello di Natale, nonché il compito di acquistare tutti i regali, ma c’era, almeno in me, un velo di tristezza in più, perché nulla poteva essere più come prima.

C’era sì ancora tanta gente a tavola, ma anche un posto vuoto.

Poi, come sapete, se n’è andato in silenzio e nel silenzio anche mio padre… e allora tutto è veramente finito.

91078_1100165_Cimitero_c_8818466_mediumI nipoti sono rimasti a festeggiare con le mogli e le loro famiglie, altri parenti sono mancati, comprese la zia di Bergamo e la suocera di mia sorella e il tavolino della sala sul quale troneggiava fino quasi a Pasqua l’albero addobbato di luci sfere e ghirlande, è vuoto da allora.

Così da tre anni il giorno di Natale sono solo; se il tempo, la salute e le forze lo permettono vado al cimitero del paesino dove sono tutti: mamma, papà, zia e zii e nonni e un cugino e là, nel silenzio di quel piccolo camposanto, rivivo per un attimo il Natale in famiglia, mi sembra quasi di sentire le risa, le chiacchiere, ma poi il silenzio, il freddo e la solitudine mi ripiombano addosso come un sudario.

E’ vero che ho più volte ricevuto inviti da conoscenti per il giorno e il pranzo di Natale, ma, credetemi, è peggio vedere le altre famiglie riunite, si sente maggiormente la mancanza di quelli che non ci sono più e il fatto di non avere vicina la propria.

Allora ci si dicono quelle frasi tipo: ”In fondo è un giorno come un altro”; canta Roberto Vecchioni: ”Non c’è giorno così lungo che non venga sera…”.

E’ vero, però è dura.

Perché ho confessato tutto questo? Non per me, lo sapete, ormai, che io non mi antepongo mai agli altri: non sono l’unico al mondo che passa dei Natali tristi e nostalgici, ci sono molti anziani, emarginati, immigrati o pranzo-di-natale_2emigrati nella mia situazione, anzi, peggio.

Allora vi prego, quando sarete a tavola a festeggiare, felici, inebriati dalla confusione, dedicate un secondo a pensare a chi è solo, a chi soffre di malinconia proprio in questo giorno che dovrebbe essere felice per tutti: sarà per loro e per me il più bel regalo di Natale, per alcuni forse il solo.

 

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Pubblicato da su dicembre 22, 2013 in Racconti

 

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