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C’ERA LA NEVE…

15 Dic

C’ERA LA NEVE

 

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C’era la neve a Milano, tanta neve.

Era il gennaio dell’ottantacinque e fui chiamato in una scuola, quella dove avrei conosciuto Simone e di altre imagesesperienze precedenti a quell’incontro, ma allora era la prima volta in assoluto là.

Il mattino dopo la chiamata mi avviai di buon’ora, in tram, perché c’era la neve e di andare con la Dyane 6 neanche a parlarne; ma il tram arrivò solo a tre fermate dalla scuola, perché c’era la neve e dovetti proseguire a piedi; e a scuola mi dissero che questa era chiusa per ordine del provveditore, perché c’era la neve.

E allora tornai a casa, a piedi, perché c’era la neve e i tram non andavano più: oramai ce n’erano novanta centimetri, ma pochi giorni dopo ritornai, poiché la scuola aveva riaperto anche se c’era ancora tanta neve ai bordi delle strade: sarebbe rimasta ancora lì a lungo.

neve

E poco tempo dopo mia madre entrava in ospedale e il piazzale di Niguarda era anch’esso pieno di neve.

E poi l’operazione: io ero in un’altra scuola: Affori? Comasina? non mi ricordo più – erano tutte uguali le scuole sito_scuola_locc_i000031dell’estrema periferia, brutti prefabbricati metallici gelidi d’inverno e bollenti d’estate, ma allora non era estate: c’era la neve.

Chiesi il permesso fra l’ultima lezione e un consiglio di classe e andai in ospedale e quel giorno moriva mia madre, si, perché i mesi da allora a settembre, quando se ne andò definitivamente, non furono più vita per lei, né per noi figli, né per mio padre.

Alla mattina alle sei io e mio padre, ormai solo noi (mia sorella era tornata in Toscana dai suoi figli, mio fratello aveva il suo lavoro e poi per carattere non ha mai esternato le sue vere emozioni e i suoi sentimenti), ci recavamo all’ospedale.

E c’era ancora la neve, sarebbe rimasta per molto sul piazzale dell’ospedale Niguarda, forse per sempre.

indexInvece, poi, sul piazzale dell’ospedale questa si sciolse col sole della primavera incombente e io aspettavo un sole che la sciogliesse anche dentro di me.

Bastava una carezza, ma non è mai arrivata, bastava una frase: ”Ti voglio bene...”, ma di chi?

Sono passati diciassette anni per sentirmi dire quella frase: come sapete se avete letto il libro (i miei figli di un Dio minore n.d.a.) fino a qui me l’ha scritta una ragazzina di tredici anni, senza malizia, maè stata troppo lieve per sciogliere definitivamente tutta la neve dell’ottantacinque e quella mai scesa del novantanove, quando mancò mio padre.

Lieve come un soffio, un alito tiepido, il passare di un fantasma che credi di avere sentito vicino, ma che dimentichi subito.

E la neve a Milano non cade quasi più da tempo, eppure c’è ancora.

Nel mio cuore.

inde

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Pubblicato da su dicembre 15, 2013 in Racconti

 

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