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CHE COSA E’ DIO

22 Nov

CHE COSA È DIO?

Giordano aveva tante passioni nella vita, ma nessuna di queste eccessiva: anzi, lui detestava i monomaniaci, di qualunque cosa lo fossero.

Il suo pensiero era che la vita era emozioni, fantasia e le emozioni devono essere molteplici.

Ed allora lui leggeva, ma poi alternava i libri alla musica, alla televisione, al computer, a mille altre cose.

E anche sul computer non si fissava solo sui social network o sulle ricerche sulle enciclopedie, ma curiosava un po’ su tutto.

Spesso amici e parenti gli mandavano delle presentazioni, fatte da un insieme di diapositive: slides, era il termine di moda, ma per lui erano comunque diapositive; queste presentazioni gli piacevano molto, perché spesso lo commuovevano, per esempio quando erano “slides” di bambini o animali, cuccioli, soprattutto.

33885_358455417574971_1997325874_nAnche la dolcezza, la tenerezza, il ricordo, la nostalgia facevano parte delle emozioni che voleva provare, perfino le lacrime lo erano e poi la sua fantasia lo portava a tempi lontani, quelli, purtroppo, talmente spensierati da passare nel tempo di un batter d’occhi di qualche divinità.

Ovviamente, quando riceveva queste presentazioni, alcune da luoghi lontani che erano essi stessi fantasia ed emozione del pensiero, come per esempio il Messico o l’Australia, provvedeva, tramite la posta elettronica, a diffonderle agli amici, ai parenti, perché le emozioni sono inutili se non vengono condivise: quando si fa partecipare qualcuno a ciò che ci colpisce dentro, questo si moltiplica in modo esponenziale.

E un giorno gli arrivò quell’insieme di immagini di fotografie scattate dal telescopio spaziale Hubble: mio Dio, quali meraviglie erano quei corpi celesti che invece, visti dalla terra, appaiono soltanto come dei minuscoli puntini di luce, come i baluginii negli occhi quando li strizzi e li riapri di colpo!

Le guardò e riguardò, s’innamorò di Nettuno, di quella sfera blu intenso e uniforme, si perse nei buchi neri, nelle nebulose.

E poi… gli sembrò…

Le riguardò e non ebbe il coraggio di condividere, almeno questa volta, ciò che la sua mente, forse, più che i suoi occhi, gli mostravano in quelle spettacolari immagini.

* * *

Era stato tanto tempo prima, a scuola, il periodo, forse, della scuola media; studiavano la geografia dell’Europa e lui vedeva nella Gran Bretagna una rana accovacciata e nella Scandinavia un tigre in caccia: era felice di quelle sue scoperte e, come era nella sua natura, volle condividere ciò che gli appariva così lampante e lo fece gbcon il suo compagno di banco, il suo miglior amico.

E questo lo derise, allora chiamò altri compagni a raccolta, a testimoni che non vaneggiava, ma anche questi lo schernirono, gli scandindiedero del visionario, del matto.

E poi ci si mise anche la professoressa di italiano, storia e geografia, che lo richiamò e poi gli diede una nota, così, solo per dare un dispiacere a sua mamma.

Resistette fino a casa, poi pianse di rabbia, perché non aveva potuto condividere, e condividere è moltiplicare…

* * *

Così, stavolta, almeno all’inizio, non divulgò la sua scoperta, la tenne per sé, ma in quella nebulosa (come si chiamava? l’aveva già dimenticato) aveva visto un demone alato, con tanto di corna ed ali da pipistrello ed era là, a guardare lo spazio, a guardare quel pianetino così lontano, con quegli esseri ancora più piccoli, invisibili da lassù, ma forse non per lui, pronto a cercare clienti per il suo particolare villaggio vacanze.

Forse era per il colore rosso di fondo che dominava l’immagine, ma più la guardava e più era convinto, come lo era stato un tempo e lo era anche adesso della tigre e della rana, che quello fosse un demone, forse sorpreso anche lui da quell’indiscreto scatto dell’ignaro telescopio.

Forse lui vedeva quegli animali, quei personaggi, nell’universo perché era un prescelto, perché qualcuno doveva capire e poi spiegare, come si spiega un teorema ad un bambino, che senza un bravo insegnante non sarebbe in grado di capire cosa dice il libro di testo.

1039709Ecco, pensò, è qualcosa che si ripete nel corso dei secoli, fino a che le persone capiranno: gli antichi non vedevano, forse, in stelle lontane fra loro milioni di chilometri, animali e persone, ed anche scene animate, come Orione, il grande cacciatore che aveva ucciso il toro, o l’orsa, trasformata così da una dea invidiosa?

In ogni epoca (quanto durassero queste epoche non era né tempo, né affare umano) c’erano stati dei prescelti a vedere, predestinati allo scherno, ma votati alla loro missione.

E allora sì, lui l’avrebbe detto ciò che aveva visto, ciò che aveva capito da ragazzino a scuola e ora da uomo, avrebbe gridato a tutti, magari in televisione, magari passando per matto, che Dio non è solo un’entità spirituale, astratta, invisibile, ma Dio è il cielo, la terra, la natura, è ogni molecola ed ogni montagna, ogni goccia ed ogni mare, che Dio non lo si può incontrare in forma umana, perché Dio è l’universo e noi siamo cellule di Dio e le stelle, i pianeti, le nebulose, sono molecole di Dio.

E Dio sono gli animali scolpiti in quell’isola e in quella penisola, ed è l’angelo cattivo e invidioso, non precipitato nel sottosuole, ma nello spazio sconfinato ed è i pesci, la vergine, la libra, il granchio e lo scorpione e Orione e i due dioscuri, i  gemelli Castore e Polluce e… e… e…

E le comete, forse, sono le sue lacrime quando gli facciamo del male, facendo del male a noi stessi.

E allora Giordano seguì il suo destino, lo raccontò alla gente ciò che aveva visto e scoperto e molti lo derisero, orionpochi gli credettero, ma comunque lo avevano ascoltato, almeno fino alla prossima epoca di rivelazione.

Per allora Giordano non ci sarebbe stato più, sarebbe stato solo una cellula morta di Dio, sostituita da altre più giovani e fresche, ma allora avrebbe saputo la verità.

Quel giorno, forse, qualcuno guardando una nebulosa, una stella, una costellazione, vi avrebbe visto lui, Giordano, il predicatore matto, rientrato ad essere una parte del Dio universo.

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Pubblicato da su novembre 22, 2013 in Racconti

 

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