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VIAGGIO DI LAVORO

28 Ott

VIAGGIO DI LAVORO

 

Riccardo era in automobile, Riccardo tornava a casa dall’ennesimo viaggio di lavoro; alle sue spalle migliaia di chilometri, di fronte a lui altrettanti da fare nei prossimi giorni, mesi anni, fino alla pensione.

Era stanco: stanco di quel lavoro, di quella vita, della vita stessa che, oramai, era solo consuetudine.

come-riparare-i-tergicristalliI tergicristalli stridevano sul parabrezza: aveva smesso di piovere, li spense.

Spense anche l’autoradio che gli dava solo fastidio, che lo distoglieva dai suoi pensieri, ma forse sarebbe stato meglio per lui non pensare.

A casa lo attendeva Ornella: forse l’avrebbe accolto distratta, come sempre, o meglio, come negli ultimi tempi, perché molti anni prima non era così; un tempo lei lo accoglieva saltandogli prima al collo e poi in braccio, lo baciava con passione, gli chiedeva notizie del viaggio e sempre gli preparava qualcosa di buono per fargli riassaporare l’aria di casa.

Poi, la notte, facevano l’amore come se fosse ogni volta la prima volta, come se fosse sempre la loro luna di miele.

Ma col tempo tutto cambia, si evolve, la passione e l’amore diventano noia e abitudine.

Forse Ornella aveva un altro, ma se anche fosse stato così, non gli sarebbe importato gran ché, anzi, magari questo l’avrebbe rimessa un po’ di buon umore, l’avrebbe spinta ad avere un po’ più cura del proprio aspetto, perché stava invecchiando precocemente.

Per un attimo lo specchietto retrovisore gli rimandò la sua immagine: certo che anche lui cominciava ad ingrigire nelle basette e nella barba lunga, perché oramai non bastava più, come una tempo, radersi ogni due giorni, visto che a sera il primo millimetro di peli dava al suo volto un’aria grigia, stanca e malata, malata di solitudine e disillusione.

Poi, nel retrovisore, la sua immagine fu sostituita da quella di un piccolo fuoristrada color argento che si avvicinava.

Fra le gocce di pioggia che ancora bagnavano il lunotto, vide apparire, come sfocata, l’immagine di una ragazza bionda.

L’auto gli si affiancò, per sorpassarlo, ed egli accelerò un poco, affinché il sorpasso durasse il più possibile e lui sorppotesse guardare meglio la donna.

L’aveva vista per pochi secondi, ma gli pareva di conoscerla e di amarla da sempre.

Sentiva il cuore fargli male, come quando era al liceo e s’innamorava quasi settimanalmente delle compagne, senza mai avere il coraggio, lui, il ragazzino timido e troppo educato, di parlare anche con una sola di loro.

Ricordò una volta, durante un compito in classe di latino, che la professoressa aveva mischiato i posti e di fianco a lui aveva messo proprio quella di cui si era innamorato quella settimana: ora non ricordava neppure come si chiamasse, ma ricordava come era vestita.

Era il tempo in cui usavano le minigonne con le calze bianche al ginocchio, e lei aveva una gonna scozzese, verde e rossa e quelle calze di filo bianco che arrivavano al ginocchio e portavano lo sguardo di Riccardo al retro delle sue cosce.

Aveva sedici anni e si sentì percorso da una scossa ad alta tensione: non sapeva se era eccitazione o amore, fatto sta che quella vicinanza gli costò un tre nel compito e le risate dei compagni alla consegna degli elaborati e alla lettura dei voti.

La ragazza bionda aveva completato il suo sorpasso, Riccardo rischiava di perderla, così accelerò e la superò nuovamente, rallentando durante l’affiancamento per poterla guardare meglio ancora una volta.

Poi si fece passare di nuovo dalla donna.

Il giochetto durò fino a che lei lo guardò con un sorriso d’irritazione: stava facendo la figura del maschio latino pappagallo che appena vede una bella ragazza deve fare il cretino, così le si accodò buono, buono, accontentandosi della visione dei suoi capelli che le ricadevano sulle spalle.

autogrillSi avvicinava un autogrill e vide che la giovane metteva la freccia per entrarvi, così fece altrettanto.

Parcheggiò sufficientemente distante da lei da non essere sfacciato, ma abbastanza a portata di vista da non perderla d’occhio un istante.

Vista fuori dal Suzuki metallizzato, la donna era ancora più bella, elegante nel camminare, sensuale e dolce allo stesso tempo in ogni sua movenza.

Lei entrò nel bar e lui la seguì; la vide sedersi a un tavolino ed ordinare un caffé insieme ad uno di quei terribili tramezzini che solo negli autogrill riescono ad essere così orribili d’aspetto e di sapore.

Lui, a un tavolo poco distante, s’accontentò di rovinarsi la bocca solo con un caffé.

Ecco, pensò, ora mi alzo e le chiedo se posso sedermi al suo tavolo, se posso offrirle qualcosa, poi mi presento. Già, e poi cosa le dico: Sa, mi sono innamorato di lei durante un sorpasso e mi piacerebbe che lei venisse a vivere con me. Via, Riccardo, sii serio, hai quarant’anni compiuti e lei ne avrà quindici di meno; poi, a quest’ora hai la barba lunga ed avrai anche l’alito pesante”.

Così si limitò a fissarla, attento a distogliere lo sguardo non appena lei girava la testa nella sua direzione.

Era la sua maledizione: gli insegnamenti borghesi, l’educazione ad ogni costo, la paura di fare brutte figure, di apparire men che perfetto, e così da sempre aveva perso le occasioni migliori ed era stato scavalcato in ogni situazione e da tutti sia nella vita che nel lavoro.

La ragazza si alzò e si avviò alla cassa per pagare.

Durante il percorso prese qualcosa da uno scaffale: non doveva essere una habituè degli autogrill, se si fidava ancora ad acquistare un alimento che, sicuramente, sarebbe stato caro e di cattiva qualità.

Riccardo la seguì a distanza, come un cagnolino fedele o, se volete, come un investigatore goffo e maldestro.

Risalirono in macchina quasi contemporaneamente.images

Lui le si accodò ancora una volta.

Mancavano una settantina di chilometri alla fine dell’autostrada; forse aveva ricominciato a piovere, o forse era Riccardo che stava piangendo sulla propria vita, sulla sua vigliaccheria, sulle occasioni perdute, su un matrimonio stanco.

Alla prima uscita vide la vettura argento rallentare e mettere la freccia: sentì un tuffo al cuore “Ed ora che faccio?”.

Avrebbe potuto continuare a seguirla, uscire con lei, e, alla fine, prima che fosse troppo tardi, dichiararsi.

Avrebbe dovuto, ma non ne era capace.

La ragazza cambiò corsia ed iniziò l’uscita, Riccardo tirò dritto.

Guardò l’orologio: non era poi così tardi, sarebbe arrivato a casa prima di cena; forse non era tardi neppure per cercare di ricostruire un rapporto con Ornella.

spalle

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Pubblicato da su ottobre 28, 2013 in Racconti

 

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