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FAHTMA

24 Set

Fahtma

 

Mi chiamo Fahtma, ho sedici anni e non un solo giorno della mia vita ha conosciuto pace e giustizia.

Sono nata in un paese da sempre in guerra: guerre di religione, guerre di territorio, ma soprattutto guerre manovrate dalle grandi potenze per i loro fini politici ed economici.

images3La mia è una famiglia povera e, come tutte le famiglie povere, è, anzi, sarebbe meglio dire era, molto numerosa.

Ora mio fratello Yasser, otto anni, è morto, schiacciato da un carro armato mentre giocava con dei coetanei: hanno detto che tirava sassi contro i militari.

L’altro mio fratello, Emir, invece di anni ne aveva diciotto la scorsa primavera, quando gli hanno sparato mentre seguiva con la nostra bandiera il funerale di un suo amico.

Non bastassero questi due lutti, negli ultimi anni ho perso anche due zii più la nonna e il nonno materni, rimasti sotto le macerie della loro casetta bombardata “per errore” da una cosiddetta bomba intelligente che aveva sbagliato bersaglio: inutile che le bombe siano intelligenti se è stupido chi le manovra.

Ho sedici anni, come ho detto; so che le ragazze della mia età, in occidente, vanno a ballare, escono con gli amici (qui da noi non si può, perché sono vietati gli assembramenti di più di due persone), sognano i primi amori, so che il loro cuore palpita continuamente, come il nostro: solo che il loro batte d’amore, il nostro di intifadapaura.

Anch’io, quando ero bambina, sognavo vestiti eleganti, un bel ragazzo che mi facesse la corte, una vita serena da dividere fra la scuola e le compagnie dei miei coetanei.

Ma la mia scuola ora è solo un mucchio di sassi fumanti, metà dei miei ex compagni sono morti oppure sono in prigione.

Ho sedici anni, ma mi sento precocemente vecchia di dentro: ho conosciuto la morte, il dolore, la paura e troppo presto li ho guardati negli occhi.

In piena notte spesso ci tocca fuggire da casa perché arrivano i missili lanciati dall’altra parte della frontiera, così andiamo a letto vestiti per essere più rapidi a fuggire.

Spesso passiamo le notti all’aperto e qui da noi le notti sono molto fredde e non servono certo i missili a scaldarle.

Anche le stelle sono fredde e lo è anche la luna: non c’è più nulla di bello e romantico qui nella nostra terra.

images2Tante volte, ripensando al passato, a quando i miei fratelli erano ancora tutti vivi, a quando ci si ritrovava tutti insieme ai banchetti di matrimonio, ho sognato ad occhi aperti un futuro di pace, dove i bambini conoscano il gioco e lo studio e non la morte, dove le persone ritornino a sorridere e ad amare, dove non esista la paura ogni volta che si sente il rombo di un motore o il battere della pala di un elicottero.

Ma questo futuro non arriverà mai, perché noi non interessiamo a nessuno, siamo un popolo povero e nessuna nazione né orientale, né occidentale ha interesse a prendere le nostre difese.

Così cerchiamo di difenderci da soli, lanciando sassi contro i missili, contro le macchine di morte, ma è come con le mosche e gli scarafaggi: anche se ne elimini uno, ne spuntano diecimila e così sai che tutto ciò non avrà mai fine e che né tu, né i tuoi figli, sempre che tu abbia voglia di fare nascere un bambino in questo paese, vedrete mai la pace e il mondo che hai sempre sognato.

Così ci si abitua alla guerra e alla resistenza come modo di vita quotidiano, si aspetta da un momento all’altro la morte tua e dei tuoi cari come una logica conseguenza e quasi non si sente più dolore.

Nonostante tutto c’era, però, un ragazzo che mi piaceva, Omar, ma ci siamo lasciati dieci giorni fa, di comune indexaccordo, perché non c’è spazio per l’amore dove c’è solo odio e disperazione.

Due giorni più tardi Omar è stato ucciso con una fucilata in faccia da un soldato, solo perché guardava troppo verso la caserma: non rivedrò più i suoi occhi neri e il suo sorriso di quando ci incontravamo.

E’ stato per tutto ciò, per la morte di Omar, di Yasser, di Emir, per salvare gli altri miei fratelli ed amici, che ho capito che in questo mondo e in questa terra non c’è spazio per i sogni, ma solo per l’azione, e ho quindi deciso di agire.

Ora sono qui, assieme alle donne che vanno coi militari per poter sfamare i propri figli: ho sedici anni, sono 1555685carina, chi può sospettare cosa porto nascosto sotto i miei vestiti, a contatto col mio corpo di vergine?

Ho sedici anni e il mio tempo oggi si fermerà per sempre a questa età, ma molto presto i miei cari saranno vendicati e spero che forse, un giorno, magari grazie anche al mio sacrificio, i miei fratellini vedranno la pace ed un mondo più giusto, dove anche loro possano giocare, studiare ed amare.

 

32 Palestina bambini e la morte

 

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Pubblicato da su settembre 24, 2013 in Racconti

 

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