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L’UOMO CHE FISSAVA IL MARE

16 Lug

L’UOMO CHE FISSAVA IL MARE

 

Era un’abitudine che aveva fin da bambino: scappava via, sfuggendo alla sorveglianza della mamma e andava giù verso il mare, dove c’era solo erba dietro le spalle e acqua davanti al suo sguardo e nient’altro e nessun bimboaltro, poi si sedeva su una duna coperta da cespugli riarsi dal sale che gli graffiavano le gambe nude e fissava il mare per ore e ci si perdeva e aveva un mare azzurro di fronte ed uno verde alle spalle.

Quando si riscuoteva, di solito, s’accorgeva che il sole ci si stava tuffando nel suo mare, allora correva a casa e spesso le prendeva per il ritardo, per aver fatto preoccupare tutti, ma non importava: il suo rapporto con quell’infinito misterioso pieno di fantasmi di pirati, avventurieri, naufraghi e cercatori di tesori era troppo importante per lui.

Un giorno, però, cambiarono casa e paese, andarono in una città lontana dal mare anni luce e per Mattia fu come spegnersi quel portarlo via dal mare.

Ma ci ritornò: dovette passare molto tempo, ma ritornò ad abitare nella sua cittadina di mare, rimasta come allora, con le sue dune deserte, coi cespugli salati e secchi, col mare sempre azzurro, ma ora, che lo poteva guardare con occhi più adulti, con altri misteri che solo a lui e solo in parte era disposto a rivelare.

Mattia aveva passato i settanta, ma aveva conservato quella capacità di guardare, d’immaginare, di sognare e d’amare, di amare il mare.

* * *

All’improvviso s’accorse che non era più seduto sulla duna di sabbia e sterpi, ma era sul ponte di un grosso cargo, vestito con tanto di cerata e di cappello nord-ovest; infatti il mare era in tempesta, pioveva, il cielo era oscurato da nuvole di burrasca.

LOG SHIP LEO FORREST IN DISTRESS (FOR RELEASE)C’erano onde altissime, il comandante gridava gli ordini per coprire il ruggito spaventoso del mare, delle onde che si abbattevano sul ponte.

Un tempo avrebbe dato ordine di gettare olio in mare, ora, invece, cercava con consumata abilità, di tagliare le onde mostruose e dava ad ognuno la posizione da tenere per evitare di perdere uomini.

Ma Mattia non lo ascoltava: si lasciava sferzare dalla violenza delle onde che per lui erano l’abbraccio di un’amante appassionata e furiosa; non poteva muoversi, era più in comunione col mare adesso di quando vi entrava per un bagno, per una nuotata.

Quelle erano carezze, questo un amplesso,

Poi arrivò quell’onda altissima, la nave sbandò, Mattia non vide più nulla, si sentì strappare via dalla nave e fu di nuovo fra le braccia dell’amante che sapeva dare un piacere troppo vicino al dolore.

* * *

Il sole stava tramontando, lasciando una scia di stelline tremolanti sul mare appena increspato dalla brezza serale; Mattia si alzò dalla sua non troppo comoda seduta sulla cima della duna e si avviò a casa: doveva cambiarsi, era bagnato fradicio.

solitudMa il mattino seguente era di nuovo là, col suo vecchi cappello di paglia in testa; adesso il sole era alle sue spalle e poteva guardare il mare oltre l’immaginabile, scoprirne i segreti più intimi, i suoi misteri, vederne i suoi tesori nascosti gelosamente.

* * *

Il veliero, su cui viaggiava per raggiungere le Indie con le quali commerciava, aveva fatto naufragio: uno scoglio appena sotto la superficie, invisibile e in pochi minuti l’imbarcazione si era prima inclinata, poi capovolta, infine era affondata.

Lui era riuscito a riunire dei pezzi di fasciame, aveva trovato una cima e li aveva legati insieme per farne una zattera e non sapeva che fine avessero fatto tutti gli altri occupanti del veliero.

Adesso, però, era solo con il mare, vedeva solo mare, davanti a sé, dietro di sé, da ogni lato.

Nessuna terra in vista; la superficie, ora calma, luccicava di milioni di minuscole creature, poi passò una nuvola di piccole meduse ed una tartaruga seguiva il branco e se ne cibava.

Sull’altro lato della zattera un banco di piccoli pesci azzurri schizzò fuori inseguito da un predatore, forse un connetto, una palamita, uno squalo; all’orizzonte il dorso maestoso di una balena soffiò un alto spruzzo di acqua e vapore.

Era il mare che viveva, che si mostrava a lui, che era pronto ad accoglierlo.

Era una cortigiana suadente che lo blandiva per adescarlo e, come tutte le cortigiane, gli prometteva di essere velaun’amante perfetta, di mostrargli il piacere e i suoi misteri come niente e nessuno avrebbe saputo potuto fare.

Mattia sporse una mano dalla zattera, sentì la piacevole frescura dell’acqua e, subito dopo questa fu sabbia rovente.

* * *

Un’altra giornata era finita, era il momento di rientrare: a domani, amico mare, a domani.

Iniziò un altro giorno, un giorno di sole, di mare fintamente tranquillo, sì perché il mare si fa suadente per attirarti, ma è infido come un gatto o come un serpente.

* * *

Il fragile guscio del peschereccio rollava sotto la spinta delle onde; tutti erano al loro posto, ognuno col proprio compito.

Era il momento di salpare la rete che aveva accarezzato, scavato, frugato il fondale; l’argano faceva un baccano infernale, puzzava di nafta e metri e metri di cavo si arrotolavano ordinatamente sul rullo, poi la rete arrivò, fu alzata, girata sul ponte e ne fu aperto il fondo.

Migliaia di creature del mare caddero guizzanti sul ponte, agonizzanti: pesci, granchi, polpi e seppie, molluschi con conchiglie variopinte, ma il mare no, riuscì a scappare dalla rete, dal ponte, ritornò all’altra parte di se stesso, perché nessuno può comandare il mare, legarlo, imbrigliarlo, farlo prigioniero.

Mattia, incurante degli ordini urlati sopra il borbottare del motore diesel, si accucciò verso le aperture sulle murate, con le mani a coppa cercò di fermare il mare, ma questo gli sfuggiva fra le dita.

Il mare vince sempre sull’uomo.

* * *

Lo stomaco borbottava per la fame, le labbra erano riarse per la sete, un altro giorno era trascorso, senza che marel’uomo se ne rendesse conto, travolto dal suo compito di pescatore di onde.

Andò a casa, ma la mattina all’alba fu di nuovo là.

La brezza era più tesa, faceva più fresco e il mare, seppure abbastanza calmo, al largo cominciava a muoversi, a mostrare creste di pizzo di schiuma.

Stavolta Mattia non si sedette al solito posto, sulla duna più alta, ma discese fino al mare, a piedi nudi, arrivò alla battigia, lasciò che il mare lo carezzasse, lo blandisse ancora una volta.

Lui lo sapeva che il mare è una donnaccia di malaffare, bugiarda, ma che a volte riesce anch’essa ad amare; avanzò e quando il mare gli afferrò le caviglie, capì che non lo avrebbe più lasciato.

Avanzò fino alle ginocchia, alle anche, al petto, al mento, poi fu acqua anch’esso, perché tutti siamo fatti per lo più di acqua, ma lui era diverso, lui stesso era mare, l’aveva sempre saputo inconsciamente ed al mare era tornato.

Il mare ci ripensò: si calmò, sazio della sua preda, il vento, suo fratello e succube, cadde.

Sulla superficie ora immobile rimase solo un vecchio cappello di paglia.

2507042-cappello-di-paglia-sulla-spiaggia-che-viene-lavato-via-mare-da-surf

 

 

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Pubblicato da su luglio 16, 2013 in Racconti

 

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