RSS

IL BAMBINO DI RIO

08 Lug

IL BAMBINO DI RIO

rio

Luisao aveva undici anni, Luisao faceva parte della popolazione brasiliana bianca, anzi lui era biondo con una folta capigliatura riccia che avrebbe avuto bisogno di un taglio e di uno shampoo.

Lui viveva a Rio de Janeiro, in tutta Rio, perché non aveva una casa: lui era un bambino di strada, un meninho de rua.

Prima, molto prima, tanto da non ricordarsene quasi, viveva in una favela, una delle più povere e malfamate; poi suo padre era stato ucciso in uno scontro a fuoco fra bande e poco dopo sua madre era stata arrestata per spaccio e prostituzione e la sua casa di assi e fango demolita dai poliziotti in cerca di droga che, se avessero trovata, si sarebbero tenuti loro per rivenderla.

Lui era fuggito prima che lo prendessero per sbatterlo chissà dove.

Da allora Luisao viveva per strada, dormiva dove capitava, magari su un divano sfondato vicino a qualche discarica abusiva, mangiava dove e quando capitava.

meninho

Spesso si metteva fuori dalle panetterie poco prima dell’ora di chiusura, chiedendo del pane o delle focacce avanzate, quelle che il giorno dopo non sarebbero più state vendibili perché rafferme, ma molti, quasi tutti, lo cacciavano via: se si fosse sparsa la voce che distribuivano l’avanzato a fine serata, avrebbero avuto file di decine di bambini e non solo di bambini, la sera davanti alla bottega; comunque qualcuno qualcosa gli dava, ogni tanto.

Altre volte andava fuori dai ristoranti a mendicare ciò che i ricchi signori avanzavano nel piatto quasi intonso: arrosto, pollo, pesce.

C’erano sere in cui mangiava fino a farsi venire mal di pancia ed altre in cui andava a dormire con lo stomaco che brontolava dalla fame.

Una volta, erano più di due giorni che non mangiava, si spinse fino alla zona dei night; vide un uomo uscire un po’ brillo: aveva il portafogli più fuori che dentro dalla tasca posteriore dei calzoni.

Lui gli arrivò alle spalle silenzioso come un gatto e fece per sfilarglielo, ma l’uomo se ne accorse; con una mano lo afferrò per la collottola della canottiera lurida e con l’altra gli mollò un tremendo ceffone.

Poi lo trascinò in un vicolo semibuio, sempre senza mollargli la maglietta e qui cominciò a prenderlo a pugni sul faccino terrorizzato.

Dopo il secondo cazzotto Luisao era già intontito, al terzo svenne e non seppe quanti altri gliene arrivarono.

Si risvegliò nel vicolo con la testa che gli doleva, un occhio chiuso e la vista sfocata: ci volle quasi un mese perché lividi e gonfiori passassero, ma se non altro così faceva pietà alla gente e per tutto il mese rimediò sempre qualcosa da mangiare, ma poi tornò normale e la pacchia finì.

Luisao non aveva un posto fisso, gli piaceva cambiare e una sera capitò in un vicolo con altri bambini di strada: lì almeno, si sentiva abbastanza al sicuro.

Gli si sedette accanto un ragazzo più grande, forse di sedici o diciassette anni che conosceva di vista; era uno 11_ragazzi-di-strada_672-458_resizea cui i soldi non mancavano mai, perché era abile a rubare e aveva provato anche a insegnarlo a Luisao, ma non c’era stato niente da fare: il bambino non era abbastanza svelto e delicato di mano e la cosa gli era appena costata cara.

Il ragazzo grande gli chiese come si chiamasse, poi gli mise una mano sulla gamba nuda e cominciò a carezzarlo.

Luisao non capiva bene cosa facesse: lui non ricordava mai di aver avuto carezze, poi il ragazzo gli infilò la mano dentro i calzoncini, nelle mutande e cominciò a carezzarlo là sotto; non gli piaceva molto che quello frugasse nelle sue intimità, ma il suo nuovo amico tirò fuori una banconota da cinque con la mano libera e gliela porse e lui, allora, lo lasciò fare, perché con quei soldi avrebbe mangiato due giorni, forse tre.

Poi l’altro gli avvicinò la bocca alla sua, gli premette le labbra contro le sue: questo gli faceva un po’ schifo, lo disgustava sentire la saliva di un altro in bocca, ma aveva paura che se si fosse ribellato quello si sarebbe ripreso i soldi; dopo un po’ il ragazzo grande staccò le labbra dalle sue, lo sentì respirare forte, forte, poi rallentò e smise, ritirò la mano, si alzò e se ne andò.

I soldi erano finiti e Luisao aveva di nuovo fame; allora andò sul retro di un ristorante verso la spiaggia e quando uscì il cameriere per gettare dei rifiuti, gli chiese i soliti avanzi.

Quello scoppiò a ridere, mostrando un paio di denti d’oro e molti di più marci: “Vattene, qui non c’è niente per te: se vuoi mangiare, vatti a prostituire sul lungomare!”.

Il bambino resistette ancora due giorni, ma poi la fame era troppa ed allora seguì il consiglio: andò sul bambinilungomare, senza sapere bene cosa lo aspettasse, probabilmente quello che gli aveva fatto il ragazzo nel vicolo; in fondo c’era di peggio, come la fame o i pugni in faccia.

Così bianco, così biondo e carino, una grossa macchina si fermò subito; l’uomo aprì il finestrino allungandosi sul sedile: “Quanto vuoi?”.

“Tu quanto mi dai?” l’uomo si mise a ridere: “Sali!”: lui salì.

L’uomo lo portò a casa sua, una villa grande come non ne aveva mai viste. Lo fece entrare, poi lo condusse in bagno, aprì la doccia e gli disse di spogliarsi: lui lo fece e s’infilò sotto il getto piacevolmente tiepido: lui non l’aveva mai fatta una doccia, di solito si lavava in mare, anche se l’acqua salata non pulisce molto, ma almeno ti evita croste, irritazioni e infezioni.

L’uomo si spogliò: aveva un membro circonciso enorme, almeno rispetto a quello del bambino ed era già eccitato; cominciò a lavare Luisao, a insaponarlo, poi gli ordinò: “In ginocchio!” lui obbedì, ma il membro dell’uomo era pericolosamente vicino al suo viso.

Dai apri la bocca”, gli disse, ma per tutta risposta Luisao strinse forte le labbra. L’uomo lo prese per i capelli e gli mollò un ceffone che gli fece vedere stelle, astri e uccellini cinguettanti: allora aprì la bocca, voleva evitare un nuovo pestaggio come quello che aveva subito.

Dopo un po’ l’uomo lo tirò, sempre per i capelli, fuori dalla doccia, gli mise addosso un telo e lo asciugò: così pulito era ancora più bello; lo trascinò quasi fino in camera da letto, aveva fretta del suo corpicino.

Qui lo fece sdraiare su un letto grande come il piccolo non ne aveva mai visti, lo fece mettere a pancia sotto, gli aprì le gambe e Luisao sentì che gli spalmava una crema là in mezzo alle natiche, poi si sentì trafiggere da qualcosa di enorme per lui: lanciò un grido, ma l’uomo lo ignorò e cominciò ad andare su e giù dentro di lui.

Dopo un po’ il dolore si affievolì, l’uomo finì in fretta, ma a Luisao parve che fossero passate ore: fra sé e sé giurò che non lo avrebbe fatto mai più, a costo di morire di fame.

L’uomo lo spinse in bagno, dove ammucchiati a terra c’erano i suoi miseri stracci, lo fece rivestire, lo pagò aggiungendo un piccolo extra per il ceffone che gli aveva dovuto dare: in fondo un po’ gli spiaceva averlo picchiato, aver arrossato quel faccino così bello e poi lo accompagnò alla porta: “Alla prossima” gli disse con gli occhi che luccicavano ancora di lussuria.

Te lo sogni” pensò il bambino, poi contò il denaro: era una piccola fortuna: ci avrebbe mangiato abbondantemente per un mese, forse.

Quell’uomo era un porco, ma pagava bene, era generoso, solo che adesso gli faceva tanto male là dietro: mise imagesuna mano nei pantaloncini e la ritrasse tremante per la paura di vederla completamente sporca di sangue.

Lentamente, perché gli faceva molto male anche a camminare, si avviò verso la spiaggia, era lontana, ma lui era abituato a camminare, solo che con quel dolore che provava ogni dieci passi doveva fermarsi e grossi lucciconi gli scendevano dagli occhi: in quei momenti sembrava proprio quello che era, un bambino, un bambino solo, indifeso, impaurito, costretto ad essere ciò che non era, cioè un adulto indipendente ed autosufficiente.

Finalmente raggiunse la spiaggia deserta nella notte afosa di Rio; in un angolo protetto si spogliò completamente ed entrò in acqua.

Il mare era tiepido, ma comunque gli rinfrescò il bruciore e il male che provava là sotto.

Con cautela e delicatezza si lavò via il sangue, lo sporco appiccicaticcio che l’uomo gli aveva lasciato addosso, poi uscì dall’acqua, andò ai suoi vestiti, prese le sue mutande, senza elastico, di un paio di taglie più grandi e di colore indefinibile, le portò in acqua e le lavò sfregandole fra le manine, quindi se le mise addosso così, bagnate, risalì la spiaggia, cercò un angolo riparato e si mise a dormire sulla sabbia usando i suoi vestiti come cuscino.

Vivendo per strada Luisao aveva appreso una certa filosofia e sapeva che qualsiasi dolore, prima o poi, passava, anche quello che gli aveva provocato l’uomo che gli aveva dato i soldi; i dolori fisici, perché di dolori morali lui non ne aveva mai provati, perché non avendo nulla, neppure l’affetto di una persona, non sentiva nessuna mancanza, quindi nessun dolore.

Il dolore morale è figlio di ciò che si possiede: nessuna proprietà, nessuna persona, nessun dolore.

La sera seguente il piccolo si avventurò nella zona residenziale: c’erano villette con panni stesi in giardino ad asciugare, anzi erano già asciutti, ma nessuno si era premurato di ritirarli.

Rubò un paio di mutande che gli sembrava potessero essere della sua misura e che, se non altro, avevano l’elastico ed erano pulite; poi adocchiò un paio di calzoncini da bagno con una tasca con cerniera lampo: prese anche quelli, si nascose nell’angolo buio e protetto della casa, si levò i calzoni e le sue vecchie mutande ed indossò quelle pulite e sopra di queste i calzoncini da bagno, poi aprì la tasca e vi nascose il suo piccolo capitale, richiudendo la lampo, quindi sopra si infilò i suoi bermuda sdruciti.

In questo modo il suo capitale era al sicuro, non poteva perderlo e non glielo potevano rubare: in fondo se l’era guadagnato e come!

bandaPassarono alcuni giorni ed incontrò Joao lo zoppo: era un bambino come lui, della sua età, solo più alto, nero, con capelli crespi che si faceva rasare a zero dagli amici per evitare i pidocchi, sì perché lui viveva con una banda di altri bambini in una casa diroccata e quando si è in tanti c’è possibilità di prendere pulci e pidocchi.

Zoppicava perché era caduto mentre faceva surf insieme agli altri sul tetto di un tram: l’avevano curato e ingessato, a loro modo, i suoi amici, quelli della sua banda, perché un meninho di rua non può andare in ospedale, non è ammesso là dentro. “Ciao biondo – lo canzonò amichevolmente il suo amico – Come ti va? – non attese risposta – guarda di nasconderti: c’è una banda di meninhos che va in giro a rapinare i tassisti minacciandoli con cocci di bottiglia come fossero coltelli e gli autisti si stanno organizzando per fargliela pagare e mica distinguono loro se i bambini sono quelli che li hanno rapinati oppure degli altri”.

Luisao seguì il consiglio e si nascose per alcuni giorni: la seconda notte ci fu la spedizione punitiva e una ventina di bambini vennero uccisi a colpi di pistola dai tassisti e la polizia non mosse un dito: quelli avevano solo fatto loro un favore: li eliminassero tutti quei piccoli parassiti!

Poi tutto si quietò e Luisao potette ritornare a girare per la sua città; in fondo lui era un bambino per certi versi molto più ingenuo e indifeso dei suoi coetanei, ma gli piaceva vivere da solo, aveva scelto così e quindi nessuno gli aveva insegnato nulla della vita, ma a sopravvivere quello lo aveva imparato per conto suo.

Era passato quasi un mese dal suo incontro con l’uomo della villa grande e i soldi stavano finendo.

Nel frattempo Luisao aveva compiuto dodici anni, anche se lui non lo sapeva neppure: del resto cosa importa l’età che hai? È la vita che ti fa bambino o adulto o vecchio, ma quelli come lui difficilmente lo diventano vecchi.

Incontrò casualmente di nuovo il suo amico, il solo, Joao: quello che sapeva solamente annunciare disgrazie, ma che gli era utile.

“Ehi biondo stai attento: a breve ci sarà uno scontro fra bande: nasconditi, perché è pericoloso; se vuoi puoi venire da noi, alla casa”.

Luisao lo ringraziò della dritta e dell’offerta, ma ancora una volta se la sarebbe cavata da solo, Joao era un amico, gli era simpatico, ma quelli della sua banda no: il suo amico gli aveva raccontato delle cose che facevano fra di loro nel loro rifugio: un po’ come quelle dell’uomo della villa e a lui non piacevano.

Si nascose in un posto che sapeva e subito quella notte ci furono spari che durarono fino all’alba e anche favelastavolta dei poliziotti non c’era traccia; anzi anche quei malviventi morti ammazzati facevano loro un favore: meno lavoro, nessuno li avrebbe rimpianti, nessuno avrebbe invocato giustizia per lor

Quando quella specie di guerra fu terminata e quando tutto fu silenzio, Luisao si avventurò fuori dal suo nascondiglio: in fondo era un bambino e come tale era curioso; c’era pieno di cadaveri, ma non lo impressionarono, perché lui ne aveva già visti, si fece coraggio e si avvicinò ad uno di essi, lo toccò col piede, ma questo non si mosse: era proprio andato.

In giro non c’era nessuno, nessuno lo vedeva, allora gli frugò nelle tasche ed estrasse un rotolo di banconote: con quelle sì che avrebbe campato per mesi.

Poi trovò delle bustine con della polvere bianca che pareva zucchero; ne aprì una e assaggiò la polverina, ma la sputò perché faceva schifo anche se gli aveva subito dato una certa euforia e si sentiva leggero nella testa.

Lasciò le bustine e prese la pistola color argento col calcio di madreperla, poi gli trovò in una tasca anche tre caricatori di riserva pieni: prese anche quelli e se ne andò: “Grazie amico, scusa ma a te questa roba non serve più” disse come orazione funebre verso il bandito suo benefattore.

Una pistola! Possedeva un’arma, ma non sapeva usarla; poteva chiedere a qualcuno, magari a Joao, ma no, gliela avrebbero rubata con la scusa che lui era un bambino, che poteva fare del male a qualcuno o farsene lui, magari spararsi in un piede.

small_dsc5812knovikovaLuisao sapeva poco della vita, ma conosceva bene la sua città, Rio, ne conosceva luoghi e segreti, così raggiunse un posto isolato e sicuro dove poteva esercitarsi con la pistola.

Dopo averla studiata un po’ capì come togliere il caricatore: almeno avrebbe risparmiato munizioni mentre ne imparava l’uso.

Non gli ci volle molto per imparare come mettere e togliere la sicura, come mandare il proiettile in canna: decise di provare a sparare un colpo, uno solo dopo tanti a vuoto (il grilletto era un po’ duro per le sue piccole dita); sparò e si trovò col sedere per terra, allora capì che non doveva irrigidirsi, ma assecondare l’arma.

Adesso era pronto: aveva qualcosa da fare.

Andò nella zona dei night, la seconda sera vide uscire l’uomo che lo aveva massacrato di botte: “Ehi, figlio di puttana!” gli gridò.

Quello si girò furioso e si mise ad inseguirlo: forse lo riconobbe, forse no, ma se lo avesse preso lo avrebbe ucciso a botte.

Il bambino si infilò nel vicolo semibuio dove era stato picchiato e quello dietro, guadagnando terreno, ma come girò l’angolo si trovò la pistola spianata davanti al viso: “Ehi piccolo, guarda che scherzavo,non volevo farti nulla, dai mettila via che ti puoi fare male, anzi, dalla a me”.

Prima che finisse la frase, che potesse tentare qualcosa, la pallottola gli portò via mezza faccia.

Veloce come il lampo e prima che qualcuno arrivasse, Luisao gli prese i soldi che portava in tasca uniti da un fermaglio d’oro: quello sapeva a chi venderlo.

Fra quei soldi e quelli del bandito morto era ricco, oramai: niente più carità, niente più prostituzione, ma aveva ancora una questione irrisolta.

Passeggiava sul lungomare, con la sua arma infilata dietro i pantaloni a dargli sicurezza; ogni tanto qualche macchina si fermava, ma lui rifiutava le proposte, così biondo era come un’insegna al neon per gli amanti del genere.

Finalmente arrivò quello che sperava, l’uomo della villa, si fermò, aprì il finestrino allungandosi sul sedile: “Guarda chi si rivede, dai, piccolo, monta che andiamo a divertirci: stavolta ti do di più, ti pago bene”.

In quel momento il lungomare era deserto ed era una fortuna.???????????????????????????????????????

Forse l’uomo neppure la vide la pistola, né sentì lo sparo che gli aprì un buco in fronte.

Luisao girò intorno alla macchina, aprì la portiera, gli prese portafogli, orologio d’oro, cellulare che avrebbe rivenduto allo stesso che gli aveva pagato bene il fermaglio d’oro, poi fuggì via.

Aveva sentito che dai segni delle mani i poliziotti potevano trovare i ladri e gli assassini, così raggiunse un luogo dove c’erano dei senzatetto, ma di quelli grandi, adulti, gente pericolosa, pazzi, drogati, ma lui aveva la pistola..

Qui c’era un bidone con dentro pezzi di legno che bruciavano: prese il portafogli con gli assegni e le carte di credito, peccato sprecare quel ben di Dio, ma un bambino, un meninho de rua non poteva certo usarli.

Gettò il tutto nel fuoco e se ne andò soddisfatto quando li vide contorcersi e carbonizzarsi.

Tre colpi andati a buon fine, tanto denaro, forse, per una vita intera.

Luisao sentiva il piacevole contatto del metallo contro la pelle della sua schiena e l’altrettanto piacevole gonfiore del denaro nel taschino segreto che pareva scoppiarne, ma anche se qualcuno se ne fosse accorto, ora sapeva come proteggere se stesso e le sue proprietà.

Adesso l’avrebbero rispettato tutti, grandi e piccoli; nessuno l’avrebbe più scacciato, nessuno si sarebbe azzardato mai più a toccarlo o a picchiarlo o ad approfittarsi di lui: adesso non era più un bambino di dodici anni, adesso era un uomo, perché adesso lui aveva una pistola.

 

 

(questo racconto è contenuto nell’ultima silloge “A volte il dolore” insieme ad altri 30 racconti. chi fosse interessato all’acquiso al prezzo di 10 € me la richieda tramite commento o sul mio profilo FB)

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su luglio 8, 2013 in Racconti

 

Tag: , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: