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IL TALISMANO

22 Giu

IL TALISMANO

Gli piaceva quel termine appena imparato: apotropaico, cioè scaramantico, portafortuna e lui, Giordano, alla fortuna ci credeva.

Soprattutto perché non ne aveva mai avuta.

* * *

Mamma, mammina…”. “Che c’è, amore mio?”. “Mamma, mamma, non trovo più il mio tesoro: l’avevo sepolto qui!”.

sassi“Amore, erano solo due sassi, anzi due vetri colorati lavorati dal mare e dal tempo e una vecchia scatola arrugginita; su, vieni, andiamo a cercarne degli altri…”

* * *

E un giorno Giordano passeggiava sulla spiaggia, rimuginando su tante cose, tante occasioni perdute, tante persone arrivate e passate come in un air terminal; era desolato e rimpiangeva di non avere mai avuto l’occasione, quella della vita, quella che te la cambia, la vita.

Non pretendeva un cambiamento radicale, solo un po’ più di fortuna e di serenità.

Nulla di particolare, probabilmente quello che chiedono tutti, quello di cui si lamentano tutte le persone normali.

Ma Giordano era un po’ diverso dalle persone normali e comuni: lui era un sognatore, uno che s’immaginava, nel sonno, prima di esso oppure anche mentre faceva altro, storie meravigliose, avventure straordinarie con lui protagonista ed allora sognava anche, l’aveva fatto più di una volta, proprio di trovare un oggetto apotropaico, magari un talismano oppure una bacchetta magica o la mitica lampada abitata dal genio che, in cambio della propria libertà, avrebbe esaudito i suoi desideri.

E quel giorno, proprio quello, passeggiava sulla spiaggia, una spiaggia triste e inutile perché fuori stagione e sognava mentre camminava senza una meta precisa, così, solo per tirare sera in un giorno troppo piattamente uguale a mille altri vissuti ed altrettanti a venire e d’un tratto inciampò, si fece anche male, perché il suo piede nudo, scarpe e calze le teneva in mano, andò a cozzare contro qualcosa di metallico, lo spigolo di un oggetto che emergeva dalla sabbia umida ed odorosa di sale e di alghe in decomposizione.

Dopo una serie di improperi, di maledizioni che erano rivolte anche a lui stesso che, per seguire i propri imagespensieri, non aveva guardato dove andava, rischiando di farsi veramente male, si chinò a guardare cosa fosse l’oggetto colpevole del suo piccolo infortunio.

Ne spuntava troppo poco dalla sabbia perché si potesse capire di cosa si trattasse, così lui si mise a scavare la sabbia bagnata per disseppellirlo.

L’acqua filtrava da sotto le sue mani, riempiva la piccola buca, lavava e sporcava l’oggetto, ma alla fine questo si rivelò essere un piccolo scrigno; forse definirlo così era anche troppo: in realtà era solo una vecchia scatola di latta, forse un tempo contenente caramelle o dolciumi, con sul davanti una piccola chiusura adatta ad inserirvi un minuscolo lucchetto che, però, se mai c’era stato, ora non c’era più.

Giordano fu incuriosito da quella scatola: nella sua mente uno scrigno sepolto nella battigia era un misterioso dono lasciato lì da qualche entità che aveva, finalmente, ascoltato le sue lamentazioni ed aveva deciso di esaudire le sue suppliche.

Trepidante e con il cuore che batteva forte, andò a sedersi sulle assi di una vecchia passerella reduce dell’estate passata; le mani gli tremavano mentre sollevava la piccola chiusura e poi  il coperchio.

Forse conteneva gioielli, pietre preziose, forse un misterioso talismano vecchio come il tempo.

All’interno, però, c’erano solo due sassi, anzi due vetri colorati di quelli levigati dal mare, uno verde ed uno rosa scuro, un po’ come in quella canzone di tanti anni prima, di quando era bambino.

Forse era un po’ deluso, ma poi pensò che un talismano non doveva per forza avere un aspetto prezioso, essere rifulgente, per manifestare i suoi effetti, ma poteva anche essere insignificante come due vetri da spiaggia.

In realtà neppure Giordano sapeva se credere o meno a quella fiaba che stava vivendo; ne comprendeva l’assurdità e che mai avrebbe potuto raccontare ad alcuno del ritrovamento di un oggetto magico, non senza passare per matto, ma in fondo credere e provare costava così poco…

Si rimise ai piedi calze e scarpe e, col suo oggetto magico, il suo scrigno coi vetri, si avviò verso la macchina, verso casa.

Qui giunto prese un panno e pulì, strofinandoli con delicatezza, i vetri colorati ed anche il loro contenitore e mentre lo faceva, come aveva fatto Aladino nella fiaba, esprimeva una serie di desideri, di richieste all’entità magica e soprannaturale che gli aveva mandato quel dono, ardente nella convinzione che almeno alcuni (tre? Il numero magico?) venissero esauditi.

scatRipose lo scrigno sulla libreria, ma poi decise che nessuno lo doveva vedere, oltre lui, nessuno ne doveva rubare il potere ed allora lo nascose nel suo guardaroba, fra calze e magliette.

Va detto che Giordano era disoccupato; aveva ricevuto, a dire il vero, alcune proposte di lavoro che, però, aveva rifiutato perché poco convinto, salvo poi rimanere con mille dubbi se avesse fatto bene oppure avesse gettato via delle occasioni preziose.

Andò a letto e, col sonno, dimenticò il suo ritrovamento, le sue aspirazioni, i suoi desideri.

Il giorno seguente, al suo risveglio, ricevette subito una telefonata, un’offerta di lavoro.

Stavolta non ebbe esitazioni: era un segno, era uno dei suoi desideri e, se il talismano glielo aveva avverato, lui doveva accettare perché non sarebbe stata una fregatura.

Così si presentò, accettò il lavoro ed iniziò subito il suo compito con rinnovata energia e voglia di fare.

Che fortuna aveva avuto a trovare lo scrigno! Ora tutto sarebbe cambiato, stava cambiando, ne era certo.

Il nuovo lavoro gli piaceva, i colleghi e le colleghe erano simpatici; cominciò ad uscire con loro, a farsi nuovi amici, anzi, amici in assoluto, perché prima non poteva dire di averne.

E questo era il secondo desiderio.

Una delle nuove colleghe gli piaceva in particolar modo per la sua dolcezza, per il suo sorriso, la sua capacità di comprensione e con lei iniziò qualcosa di più che una semplice amicizia.

Il terzo desiderio: l’amore.

La sua vita era veramente cambiata: forse era stato il talismano trovato sulla spiaggia, forse, semplicemente, una rinnovata fiducia in se stesso e negli altri.

Aveva visto esaudirsi i suoi tre desideri, era certo che dovevano essere tre e non di più: è sempre così nelle storie e non si può essere esosi, chiedere troppo alla magia.

Forse era il momento di lasciare che altri godessero della sua stessa fortuna.

Raggiunse la stessa spiaggia e, non visto, seppellì lo scrigno più o meno dove l’aveva trovato.

Tornò a casa, aveva vissuto una fiaba? Nessuno poteva dirlo, ma in fondo aveva ottenuto ciò che desiderava e costava così poco crederci…

* * *

Mamma, mammina – gridava il piccino correndo sulla spiaggia – è incredibile: ho ritrovato il mio tesoro, quello spiaggiache avevo perduto la scorsa volta. Lo scrigno con le due gemme!!

La madre sorrise di tenerezza: “Oh, amore mio, sei stato proprio fortunato: ora devi esprimere dei desideri, chissà che lo scrigno sia un talismano magico e li esaudisca”.

“No, non ora: adesso ho te mammina; terrò i desideri per quando sarò grande e vorrò un bel lavoro, degli amici e una fidanzata bella come te”.

Poi le saltò al collo e la baciò.

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Pubblicato da su giugno 22, 2013 in Racconti

 

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