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PER AMORE

01 Giu

PER AMORE

Pietro si avvicinava ai quarant’anni con la consapevolezza di non avere avuto nulla dalla prima metà della sua vita: non il successo che sperava, non un amore vero a cui ambiva.

Era da sempre un amante della musica, non di un genere in particolare, ma di tutta quella che gli dava emozioni, perché lui viveva di emozioni.

indexDa piccolo aveva voluto imparare molto presto a suonare la chitarra, tanti lo fanno, ma lui era diventato bravo, bravo davvero.

Avrebbe voluto tenere concerti, andare in televisione, avrebbe voluto che tutti conoscessero il suo nome, ma anche se lui era molto bravo, sono in tanti a suonare la chitarra , più o meno bene, e se non si hanno appoggi importanti è difficile emergere.

Adesso per campare dava lezioni di chitarra e di musica in generale a domicilio a ragazzini ricchi, uno dei quali, magari, date le conoscenze dei genitori, sarebbe arrivato dove non era arrivato lui senza avere il suo talento.

Matilde di anni ne aveva quasi dieci di più: lei sì che si era realizzata.

Dopo la morte del marito, che l’aveva lasciata sola con un figlio ora quindicenne, aveva preso lei in mano direttamente le redini della fabbrica ereditata dallo scomparso, fabbrica che del resto prima ancora era appartenuta al padre di Matilde, prima cioè che il genero prendesse in sposa lei e l’azienda di famiglia.

Nonostante la crisi e le difficoltà, gli affari andavano discretamente, e questo perché lei era veramente abile in quel compito così poco femminile.

Aveva successo, denaro, un figlio meraviglioso, ma le mancava l’amore, anche uno parziale, un compagno con donnacapo-175x175cui parlare, con cui condividere le piccole soddisfazioni quotidiane: un cinema, il teatro, una cena fuori, il tutto sempre e solo nei rari momenti lasciateli liberi dal lavoro.

Ma forse proprio per le sue scarse frequentazioni mondane, non aveva trovato nessuno che potesse riempire il vuoto lasciatole dalla vedovanza.

Tancredi, suo figlio, era una cosa rara: era un ragazzo di una bellezza sconvolgente, con occhi blu, capelli biondissimi e lunghi sulle spalle, lineamenti sottili e delicati, una bellezza perfino troppo esagerata per un maschio.

Gli uomini, infatti, non devono essere belli: a volte i lineamenti irregolari, una certa rudezza delle spigolosità del viso, li rendono  più… maschi, più interessanti.

Troppa bellezza in un ragazzo, un giovane, un uomo, dava l’idea di ambiguità.

Tancredi non aveva più il padre, come detto, stroncato da un attacco di cuore mentre era alla sua scrivania a lavorare, la stessa sulla quale adesso Matilde lasciava i suoi anni e la sua femminilità, ma per il resto aveva tutto, anche se non si poteva dire che fosse viziato.

Tutto, tutto, proprio no: forse era un male di famiglia, ma anche lui non aveva veri contatti umani, non aveva veri amici, troppo bello, troppo ambigua la sua bellezza perché i coetanei riuscissero a guardare oltre essa.

Ed anche lui cominciava ad avvicinarsi all’età in cui si cerca un rapporto speciale, un affetto, baci e carezze che non siano il bacio e la carezza della buona notte della madre.

La donna vedeva l’intristirsi del figlio, la sua solitudine, la dannazione della sua bellezza ed allora gli dava qualunque altra cosa lui chiedesse.

L’amore no, quello avrebbe dovuto cercarselo da solo.

Una collaboratrice gli parlò di Pietro, glielo raccomandò, visto che il giovane Tancredi voleva imparare a suonare la chitarra: a volte la musica riesce ad essere un’amante surrogata di chi non ha altro.

imagesFacile accontentarlo: gli comperò una chitarra classica ed una elettrica e prese accordi telefonici con l’uomo.

Lui sarebbe andato a casa loro due volte alla settimana a dare lezioni al ragazzino: oltre che maestro di musica sarebbe stato, forse, per lui anche una compagnia; se non un padre, un fratello maggiore.

Lei era spesso fuori, ma se le capitava di rientrare prima del previsto li trovava lì, sul divano del salone, con le chitarre in mano a suonare insieme, a ridere insieme: Tancredi le parve rifiorito, più felice.

È facile essere felici quando si è meno soli, quando qualcuno divide con te le tue piccole cose quotidiane, i segreti, le emozioni.

Quando le accadeva di trovarli lì, anch’essa si sedeva con loro, li ascoltava suonare, parlarsi, ridere, rideva finalmente anche lei.

E piano, piano, s’innamorò di Pietro.

Cominciò ad aumentare le occasioni di rientro anticipato, a fare inviti a cena all’uomo: facile mantenere il pressing su di lui con la scusa del figlio.

Andavano tutti e tre a sentire concerti, non importa se di musica rock o classica, condividevano molto tempo libero, tempo che la donna non avrebbe potuto permettersi.

In occasione di una Pasqua, Matilde invitò Pietro a trascorrere con lei e il ragazzo una settimana al mare, in una villa che quasi mai usavano.

Fu allora che la donna gli si rivelò, gli esternò il proprio amore e gli propose di sposarla.

Pietro tentennò: certo per lui quell’opportunità avrebbe significato, come si suol dire, appendere il cappello e per di più a un attaccapanni importante, sistemarsi economicamente e definitivamente, avere una famiglia, ma lui non l’amava e, siccome era una persona onesta, glielo disse.

“Lo so, non importa – rispose la donna – ma almeno avrò un compagno e, bada bene, non un oggetto da esibire in pubblico, nelle occasioni mondane, ma un uomo con cui parlare, uno che mi faccia ridere come è riuscito a far ridere mio figlio e poi così anche lui, oltre ad un amico, avrà un padre, lo avrà di nuovo”.

Pietro si prese qualche tempo per riflettere, col permesso di lei ne parlò anche col suo allievo, oramai abbastanza grande per capire certe situazioni, poi decise di accettare, ma ponendo due condizioni inderogabili: niente sesso, perché non sarebbe mai stato capace di farlo con una persona che non amava, gli sarebbe parso di prostituirsi e, a scanso di equivoci, camere separate in cui dormire.

Adesso fu il turno di Matilde di pensarci bene: erano condizioni pesanti e, in un certo qual modo, bizzarre per un matrimonio, ma l’amore non è fatto solo di sesso, tanto che a volte gli sopravvive ed allora, seppure a malincuore, lei accettò.

Lo fece per amore.

Passarono i primi mesi di matrimonio, il viaggio di nozze fatto in tre, con Tancredi al seguito e la relazione, anche se inusuale, procedeva bene, anche senza sesso, anche in camere separate.

Alla fin fine ognuno aveva ciò che voleva e di cui abbisognava, o almeno si accontentava di quello: Matilde aveva un marito seppure part – time, Pietro si era fatto una famiglia, come giusto per la sua età, anche se non del tutto sua e finalmente aveva la tranquillità economica, anche se continuava a dare lezioni di chitarra per non sentirsi un parassita e Tancredi, infine, aveva trovato ora un secondo padre, con meno cromosomi in comune, ma con più tempo da dedicargli.

Matilde non si era mai presa prima di allora un minuto di riposo, mai una vacanza tutta per sé, ma adesso, con hotel-parco-dei-principi-salento-13la crisi, il lavoro era calato, c’erano sempre più tempi morti e lei, passati i cinquant’anni, aveva bisogno di pensare anche un po’ alla propria persona.

Scelse una beauty farm: fanghi, massaggi, qualche trattamento estetico, per sé, è vero, ma anche e soprattutto per il suo Pietro che l’attendeva in città, il suo compagno di serate sul divano, di cene al ristorante, di serate mondane, ma non di letto.

Chissà… forse dopo il trattamento, quando lei sarebbe stata più bella, sarebbe sembrata più giovane, forse, allora… sarebbe ricorsa perfino, se necessario, alla chirurgia estetica, non per sé, ma anche quello per lui, per amore suo.

L’uomo si era dimostrato un ottimo padre per il ragazzo: gli voleva bene, ma sapeva anche riprenderlo, se necessario; se solo si fosse dimostrato anche un marito completo… se non altro lui non era un cacciatore di dote, non l’aveva sposata per i suoi soldi.

In certi luoghi una donna ci deve andare da sola e Pietro era rimasto a casa con Tancredi, il ragazzo, il figlio di Matilde, per fargli compagnia e prendersi cura di lui, anche se di giorno c’erano una cameriera e una cuoca a curarsi della casa e dei suoi abitanti.

La sera stessa della partenza della donna i due uomini superstiti videro insieme un film in DVD e, terminato questo, si apprestarono ad andare a letto, con calma, tanto l’indomani sarebbe stata domenica, non c’era scuola per il ragazzo.

Pietro andò in bagno per primo, si spogliò, si lavò ad andò a letto, non nel suo, nella sua camera, ma in quello di lei, il grande letto matrimoniale da troppo tempo con una metà vuota.

Intanto anche Tancredi era andato in camera sua, si era spogliato completamente e poi, sentito che il bagno era libero, era andato a lavarsi e prepararsi per la notte.

Nella penombra Pietro vide in controluce la sagoma elegante e perfetta del giovinetto entrare in camera, fare il giro del letto e infilarsi sotto le coperte, insieme a lui, entrambi nudi.

In un momento furono avvinghiati: pelle contro pelle, labbra contro labbra, febbre contro febbre; entrambi avevano atteso tanto questo momento, forse fin dal primo momento che si erano conosciuti, che si erano piaciuti.

Fino ad allora, però, non c’era stato nulla fra di loro, nulla di fisico, se non qualche carezza e qualche bacio furtivo: promesse.

Non era sesso fine a se stesso, non solo quello, per lo meno.

Ora, finalmente, potevano essere un’unica fusione emotiva, senza paure, senza vincoli, senza limiti.

A volte bisogna sapere aspettare, ma ne vale la pena, se lo si fa per amore, qualsiasi tipo d’amore.

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Pubblicato da su giugno 1, 2013 in Racconti

 

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