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LA MIA STORIA

25 Apr

LA MIA STORIA

Prendo spunto dalla domanda di una gentile amica lettrice che mi chiedeva da quanto e perché scrivo.

Ho sempre avuto dentro questo fuoco sacro: a 10 anni volevo scrivere una storia che iniziava: “era il 32 febbraio e un uomo alto più di due metri con un lungo cappotto camminava sotto il sole cocente…” poi, però, non sapevo come andare avanti: lasciai perdere.

Comunque ero sempre stato piuttosto bravino nei temi.

A quindici anni cominciai a scrivere poesie, a poco più di venti, racconti (fra cui “quando muore un cane”); poi ebbi un periodo di quiescenza.

Recita un detto: a quindici anni tutti scrivono poesie, dopo continuano solo i poeti e gli imbecilli.

Ripresi alla fine del secolo scorso; facevo spesso un sogno inquietante, quello di un ascensore che ci metteva un’infinità per scendere due piani e, arrivato a terra, invece di aprire le porte, continuava in orizzontale per un tempo infinito.

Ne scrissi un racconto ed esorcizzai il sogno, che infatti non ho mai più fatto.

Nel frattempo, almeno fino a che mancò mia madre, facevo le mie vacanze in Liguria e andavo quotidianamente a pescare in barca con un ragazzino dodicenne per compagno.

Questi un giorno mi raccontò che aveva incontrato un vecchio pescatore del luogo che gli aveva detto una cosa buffa su un altro pescatore suo avversario; il padre del ragazzino gli disse: “Tu prendi un quaderno e segnati queste cose, magari da grande ne farai un libro”.

Mi venne in mente questo episodio quando cominciai ad insegnare ed avevo storie, aneddoti, ma anche riflessioni sul mio lavoro, sull’ambiente, sui ragazzi: così venne fuori “I miei figli di un Dio minore”, seguito poi dal numero due.

Poi scrissi altri racconti e li riunii insieme ad alcune poesie nella mia prima silloge.

Da allora non mi sono più fermato.

Una delle persone che acquistava i miei libri, un giorno, mi disse: “Tu proprio non ti sai impegnare in qualcosa di più lungo dei racconti” e siccome la persona che mi stampava a mie spese i libri era anche editore, mi aveva detto che senza contributo stampava solo comici e gialli, accettai la sfida di entrambi e scrissi “morte al conservatorio”.

Da allora ho scritto quattro volumi sulla scuola, quindici sillogi di racconti e tredici romanzi gialli, di cui due pubblicati da questo editore, mentre gli altri attendono pazienti…

Avevo anche in progetto di scrivere una storia della matematica un po’ romanzata a modo mio, abortita, e un manuale inusuale di educazione sessuale fatto di domande, vere, dei ragazzi delle scuole medie: questo l’ho finito, ma non la stamperò mai, per lo meno non a mie spese, per scarsità di richiesta.

In sostanza questa è la mia storia di scrittore, se così posso osare definirmi.

Da ultimo posso dire che ho vinto cinque premi letterari, ho fatto otto piazzamenti fra il secondo e il terzo posto, un sesto, numerose segnalazioni e ingressi in finale.

Un mio giallo era stato anche selezionato per la fase finale di un concorso indetto da radiorai, ma avrei dovuto andare più volte in radio e mi mancava il tempo: comunque son soddisfazioni.

L’esperienza e la sofferenza di una vita oramai lunga hanno fatto il resto, suggerito i temi e le parole.

Ovviamente tutto ciò ha avuto ragione d’essere grazie a coloro che hanno letto e continuano a leggere (ed apprezzare) ciò che scrivo e quindi anche a chi sta leggendo questa storia: a tutti un ringraziamento caloroso.

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Pubblicato da su aprile 25, 2013 in Uncategorized

 

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