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PAZZO DI GELOSIA

12 Mar

PAZZO DI GELOSIA

 

Era sera, c’era già un buio aumentato dal cielo nuvoloso e dalla pioviggine che bagnava il volto di Luca, occultando così all’eventuale vista di chicchessia le sue lacrime.

Ma tanto non c’era nessuno per strada, solo lui, pazzo, pazzo di gelosia.

Nella tasca destra del giubbotto la piccola pistola pesava come un macigno e gli bruciava nella mano come se avesse sparato per ore.

imagesInvece non lo aveva mai fatto: suo padre l’aveva comperata per sicurezza, suo padre era un avvocato penalista non privo di nemici, ma non l’aveva mai adoperata, neppure per provarla o per esercitarsi.

La teneva riposta al sicuro in cassaforte e non immaginava che il suo unico figlio ne avesse scoperto la combinazione; soldi non ne aveva mai presi, ma la pistola sì, perché non ne poteva più di quella gelosia che lo consumava e lo rendeva pazzo.

E la sua rabbia montava tanto più, quanto più pensava alla sua storia recente:

Sabrina, marco e lui erano amici da sempre, fin dall’asilo, cresciuti porta a porta delle pretenziose villette a schiera, anche se la sua era un po’ più distante da quelle dei suoi amici di sempre; amici, ma ora, con quello che gli avevano fatto…

Erano amici loro e lo erano le loro famiglie, che in quel momento erano al ristorante insieme a festeggiare il compleanno della madre di Marco.

I figli erano oramai grandi ed avevano scelto di rimanere a casa, ma per motivi diversi: Marco e Sabrina per consumare la loro tresca, per amoreggiare, fare quelle cose ignobili e vergognose alle sue spalle e lui per farla finita una volta per tutte con quella situazione insostenibile.

Già, cresciuti insieme fin da piccoli, a giocare insieme, fare le vacanze estive insieme, i Natale, i capodanno, le settimane bianche e poi senti che piano, piano, l’amicizia si trasforma in amore.

E poi credi che l’amore sia corrisposto e, invece, magari è solo sesso.

Era così che lui aveva scoperto l’amore, la passione il sesso, completo e senza inibizioni, senza vergogna, ancora più bello perché praticato alle spalle delle famiglie, tenendo all’oscuro il terzo membro di quel trio che pareva legato a filo doppio, indissolubile.

Ma nulla, neppure l’amicizia più grande e forte resiste davanti all’amore ed ancora meno davanti alla passione.15199175-tre-amici-adolescenti-con-escursioni-zainiIl sesso è bello e maledetto ed è un cane feroce che, una volta liberato dalle catene, dai pregiudizi e dalle 3267477-escursionisti-sul-verde-pratoconvenzioni, non puoi più tenere a bada.

Stupido lui che aveva creduto di essere corrisposto nello stesso modo, che non aveva ancora realizzato che in amore c’è sempre chi ama di più e chi tradisce.

E stupido lui che non aveva mai pensato che la sua stessa familiarità, trasformatasi in amore, in ogni faccia dell’amore, non avrebbe potuto colpire allo stesso modo anche i suoi amici, oramai ex amici, e fra breve ex in ogni senso.

C’erano solo poche centinaia di metri dalla villetta della sua famiglia a quella di Sabrina, dove avrebbe trovato anche Marco, dove era sicuro, sarebbe stato tutto un fremere di abiti, di mani, di umori, di labbra e di mani.

C’erano solo pochi metri, ma che parevano miglia e miglia, come pure la piccola 7.65 (almeno pensava di sapere che fosse quello il calibro dell’arma) aumentava il suo peso ad ogni passo.

Memore delle pistole giocattolo che aveva avuto da bambino, aveva tolto la sicura e tirato indietro il carrello per mettere il colpo in canna; non poteva lasciar nulla al caso, non poteva permettere che l’arma non sparasse subito e che, magari, lui fosse disarmato.

Teneva la pistola in tasca e la mano sul calcio, lontana, però, dal grilletto: non era nelle sue intenzioni spararsi, magari, inavvertitamente, nelle parti basse.

Ah, l’istinto di conservazione della propria attrezzatura, tipico dei maschi! Eppure era da là sotto che originavano gran parte dei suoi mali, forse di tutti i mali del mondo.

Ma dopo aver provato il sesso ed aver sperimentato buona parte delle sue manifestazioni, non se ne può più fare a meno.

Forse gli sarebbe stato più facile uccidersi, dopo, che non mutilarsi.

Luca era consapevole che non ci sarebbe stato un dopo: non era un criminale incallito, uno con un piano di fuga, di latitanza, con persone pronte a fiancheggiarlo; avrebbe fatto ciò che doveva, che aveva lucidamente pianificato e poi fosse quello che fosse, sarebbe tornato a casa, avrebbe aspettato che lo venissero a prendere o che, se fosse stato fortunato, le indagini avrebbero preso altre strade.

Del resto nessuno sapeva del loro amore e poi del tradimento di quei due: nessuno avrebbe sospettato che i tre amici, cresciuti come fratelli, avrebbero a coppie sperimentato una forma più intima, per così dire, di amicizia.

Adesso era davanti alla villetta di Sabrina, vedeva la luce accesa nel salone, gli pareva di vederli avvinghiati, membra e labbra, sul divano, come se le pareti fossero state trasparenti.

images2Se li conosceva bene quei due idioti non avevano neppure pensato di chiudere la porta a chiave, convinti che avrebbero avuto ancora alcune ore prima del ritorno dei genitori di lei.

Meglio così: non avrebbe dovuto bussare, attendere che Marco si ricomponesse, che tirasse su la zip dei jeans per venire ad aprire: sarebbe entrato ed avrebbe sparato prima di poter avere anche solo una parvenza di ripensamento.

Marco e Sabrina erano sul divano: lui con la mano sotto il suo golfino, lei con la sua infilata nella patta dei pantaloni dell’amico – amante.

Rimasero per un attimo in quella posizione ridicola e imbarazzante quando se lo videro davanti, l’arma quasi totalmente nascosta nella mano: così piccola, così letale.

La pisola sparò con un rumore che, a chi non è abituato, pare un boato: in realtà la piccola 7.65 emette poco più di uno schiocco, ma si sa, nella sera silenziosa anche quello suona e rimbomba e assorda e tutto il vicinato può sentire, ma chi se ne importava, oramai, a questo punto?

Marco cadde a terra con più stupore che dolore sul volto e poi toccò a Sabrina, lei, la piccola sgualdrina che aveva rubato a Luca il suo unico e grande amore, l’amico col quale aveva scoperto il sesso, quella forma di sesso che pochi avrebbero capito e tollerato.

È duro amare, scoprire di farlo in modo diverso, è duro, anche se molti pensano che a quattordici anni non sia possibile amare e che si possa impazzire di gelosia.

Luca si reimmerse nel buio, nella pioggia, nella sera straziata dall’urlo delle sirene e dalle luci dei lampeggianti; cosa gli sarebbe accaduto?

Non lo sapeva e non gli importava, ora che aveva perso l’amore e le illusioni della sua prima adolescenza.

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1 Commento

Pubblicato da su marzo 12, 2013 in Racconti

 

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Una risposta a “PAZZO DI GELOSIA

  1. pier

    marzo 13, 2013 at 7:15 am

    originale, tocca un argomento attuale. Come dicevano i nostri nonni de gustibus non est disputandum.

     

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